L'Arcangelo Michele: Ruolo, Storia e Veneratione

Il nome Michele deriva dall’ebraico Mikha’el, che significa: "Chi come Dio?". Il suo nome è un grido di combattimento: scudo e spada in battaglia, e un eterno trofeo di vittoria. Il titolo di "Arcangelo" viene dato solamente a San Michele, sebbene la tradizione e la liturgia della Chiesa attribuiscano lo stesso titolo anche a San Gabriele e a San Raffaele.

Un passaggio esplicito della Scrittura afferma: "Quando Michele, l’Arcangelo, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!". Nonostante tale testimonianza, alcuni scrittori hanno affermato che San Michele, grazie alla sua posizione privilegiata fra gli Angeli, dovrebbe appartenere a un ordine più alto, forse a quello dei Serafini, e non all’ordine degli Arcangeli. Altri, invece, non condividono quest’opinione.

La figura di San Michele tra gli Angeli

Secondo gli insegnamenti della Bibbia, gli Angeli avrebbero vissuto un periodo di prova, durante il quale avrebbero meritato ognuno secondo le proprie opere. Il teologo americano Padre Giuseppe Husslein mise in evidenza che la Chiesa chiama San Michele "Principe delle armate celesti" - Princeps militiae caelestis, aggiungendo inoltre: "Il fatto che i tre Angeli, che ho già menzionato, vengano chiamati Arcangeli non implica il fatto che ad essi erano affidate missioni straordinarie. Michele è l’unico al quale le Scritture attribuiscono questo titolo, ma ci sono buone ragioni per credere che egli possa essere il maggiore di tutti gli angeli".

San Michele è il principe delle armate celesti, ma ciò è sufficientemente spiegato dal potere che gli ha affidato Dio e non necessariamente dalla superiorità della natura. Alcuni teologi credono che un potere di tale natura non possa essere conferito ai Serafini e Cherubini, che sono il trono vivente di Dio, ma piuttosto a coloro che appartengono all’ordine degli spiriti tutelari e dunque i Principati, gli Arcangeli, e gli Angeli, che "vengono inviati per servire coloro che riceveranno l’eredità della salvezza".

Rappresentazione artistica dell'Arcangelo Michele in armatura

Michele l'Angelo Guerriero

Secondo Gustav F. Oehler, "questo nome: Michele - Chi è come Dio? - del principe degli Angeli non implica semplicemente un’umile conoscenza da parte dell’Angelo, ma è piuttosto un’asserzione riguardante l’angelo stesso". San Michele è sempre stato l’Angelo guerriero per eccellenza, che combatte dapprima Satana e i suoi demoni fin dall’origine, poi, nel corso del tempo, tutti i nemici del popolo di Dio. Egli è "il grande principe, che combatte per i figli del tuo popolo". Come in passato, così oggi nel XXI secolo, San Michele è il grande difensore della Chiesa di Cristo sulla terra.

Il Custode di Israele

Le parole dell’Arcangelo Gabriele, riportate dal profeta Daniele, sembrano insinuare ciò: "Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe". E ancora: "In quel tempo sorgerà Michele, il grande principe, che vigila suoi figli del tuo popolo". Un legato può parlare e agire in nome e per mezzo dell’autorità del capo supremo che lo manda e che egli rappresenta. San Michele, che aveva difeso e protetto i figli di Dio nel mondo spirituale, estendeva la stessa protezione ai figli umani di Dio qui sulla terra. Circondati e spaventati dalle nazioni ostili pagane, sulle quali Satana aveva stabilito la sua guida tirannica, San Michele non poteva restare indifferente a questa nuova forma di seduzione e ribellione, introdotta dal suo peggior nemico fra i figli degli uomini.

Nell’Antico Testamento, quindi, San Michele è l’Angelo per eccellenza, l’Angelo del Signore, l’Angelo custode nazionale degli Israeliti. Come Angelo Custode nazionale degli Israeliti, e legato speciale di Dio al suo popolo, San Michele viene introdotto con parole che rivelano il grande amore divino e la sollecitudine del Signore, insieme ai doveri dell’uomo verso gli Angeli Custodi in generale: "Ecco, io mando un Angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui".

Apparizioni e Culto attraverso i Secoli

Alcune apparizioni dell’Arcangelo Michele sono state riportate durante i secoli cristiani. Una delle più importanti è quella che viene commemorata nella Chiesa universale l’8 maggio. L’arcangelo San Michele apparve sul Monte Gargano in Puglia, nel sud dell’Italia, mentre era Papa Gelasio I (492-496). Fu eretto un santuario nel luogo dell’apparizione e divenne meta di pellegrini devoti nel secolo successivo.

Un’altra festa in onore di San Michele Arcangelo, il 29 settembre, formalmente conosciuta nei paesi anglosassoni come Michaelmas, è l’anniversario della Dedicazione dell’antica basilica di San Michele e tutti gli angeli, al sesto miglio della via Salaria, a Roma. Un’altra apparizione, simile a quella del Monte Gargano, fu onorata nel grande tempio chiamato Michaelion, vicino Costantinopoli, secondo lo storico greco Sozomeno, che scrisse verso la metà del V secolo, un secolo di grande devozione ai santi angeli in generale e a San Michele in particolare.

Mappa delle principali apparizioni dell'Arcangelo Michele

Nel rito liturgico di San Pio V, della Messa, San Michele viene descritto come l’Angelo psicopompo, che porta le anime dei fedeli defunti in cielo: "Liberali dalla bocca del leone, affinché essi non cadano nell’oscurità; Michele, portatore del santo stendardo, guidali nella santa luce". San Michele veniva invocato, in maniera particolare, nelle preghiere recitate ai piedi dell’altare dopo la Messa, prima della riforma del Concilio Vaticano II: "San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, ecc.". Questo pio esercizio di preghiera fu rivelato dall’Arcangelo Michele stesso alla Serva di Dio Antonia de Astonac.

Ogni invocazione doveva comprendere il ricordo di un Coro Angelico e la recita di un Padre Nostro e tre Ave Maria. L’Arcangelo promise ancora di ottenere da Dio che colui che l’avesse venerato con la recita di questa coroncina prima della Comunione, sarebbe stato accompagnato alla Sacra Mensa da un Angelo di ciascuno dei nove Cori.

L'Identificazione Biblica con Gesù Cristo

La Bibbia non menziona spesso la creatura spirituale di nome Michele, e comunque la menziona sempre mentre è in azione. Nel libro di Daniele, Michele lotta con gli angeli malvagi, nella lettera di Giuda disputa con Satana e in Rivelazione guerreggia con il Diavolo e i demoni. Ci sono persone che hanno più di un nome. Per esempio, il patriarca Giacobbe è chiamato anche Israele, e l’apostolo Pietro, Simone. Similmente la Bibbia indica che Michele è un altro nome di Gesù Cristo, prima e dopo la vita terrena.

Michele, "l'Arcangelo"

Nella Parola di Dio Michele è definito "l’arcangelo" (Giuda 9). Questo termine significa "angelo capo". È importante notare che Michele è chiamato l’arcangelo. Questo fa pensare che esista solo un angelo del genere. Difatti nella Bibbia il termine "arcangelo" ricorre solo al singolare, mai al plurale. Inoltre si fa riferimento a Gesù in relazione al ruolo di arcangelo. Parlando del Signore Gesù Cristo, 1 Tessalonicesi 4:16 dice: "Il Signore stesso scenderà dal cielo con una chiamata di comando, con voce di arcangelo". Quindi la voce di Gesù viene definita voce di arcangelo.

Michele, il "Comandante"

La Bibbia afferma che "Michele e i suoi angeli guerreggiarono contro il dragone . . . e i suoi angeli" (Rivelazione 12:7). Quindi Michele è il Comandante di un esercito di angeli fedeli. Anche Gesù in Rivelazione è descritto al comando di un esercito di angeli fedeli (Rivelazione 19:14-16). E l’apostolo Paolo menziona specificamente il "Signore Gesù" e "i suoi potenti angeli" (2 Tessalonicesi 1:7). Quindi la Bibbia parla sia di Michele e dei "suoi angeli" che di Gesù e dei "suoi angeli".

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