Il Polittico di Pisa di Masaccio: Storia, Ricostruzione e Innovazione Artistica

Il Polittico di Pisa, opera fondamentale di Masaccio realizzata nel 1426 per la chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa, rappresenta uno dei capolavori più significativi del primo Rinascimento italiano. Commissionato dal notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi, questo polittico, oggi smembrato e disperso in vari musei internazionali, è un punto di riferimento per la comprensione dell'evoluzione artistica del XV secolo.

Attualmente, al Museo Nazionale di San Matteo a Pisa, è possibile visitare un'installazione multimediale che ne ricostruisce virtualmente l'aspetto originale, offrendo un'esperienza innovativa per la fruizione di questa complessa opera d'arte. Questa iniziativa si inserisce in un percorso di ricerca avviato dal Direttore del Museo, Dario Matteoni, volto a sperimentare strumenti all'avanguardia per l'interpretazione delle opere.

Ricostruzione virtuale del Polittico di Pisa di Masaccio

Contesto Storico e Commissione

L'opera fu realizzata da Masaccio a tempera su tavola a fondo oro nel 1426 per la cappella del notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi, situata nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Pisa. La cappella, fresca di costruzione, era dotata di volte a crociera e colonne in marmo di Carrara, e dal 1415 ospitava i sepolcri di famiglia del committente.

Il contratto per la pittura della pala d'altare fu firmato dal notaio e dal giovane Masaccio il 19 febbraio 1426, per un importo stipulato di ottanta fiorini, di cui sessanta furono effettivamente saldati. Questo compenso, considerato elevatissimo per l'epoca, doveva coprire anche i materiali più costosi come l'oro dello sfondo e l'azzurro oltremare di buona qualità. Il notaio ser Colino, con la precisione che si addice alla sua professione, registrò tutti i pagamenti e il momento in cui Masaccio iniziò a lavorare ("la dipinse, cominciolla a dì 19 di ferrario 1426").

Masaccio, dopo aver affrescato a Firenze le Storie di san Pietro nell'omonima chiesa del Carmine, si trasferì a Pisa per l'esecuzione del lavoro, alternando brevi viaggi a Firenze. Durante questo periodo, lo scultore Donatello, allora a Pisa per la tomba del cardinal Brancaccio, e il collaboratore Andrea di Giusto, furono coinvolti nella realizzazione e nella riscossione dei pagamenti. Il contratto imponeva a Masaccio di non prendere altri impegni in città fino al completamento del dipinto, con garanti il fratello Giovanni, detto lo Scheggia, e lo scultore Giovanni Pardini da Pietrasanta. "Maestro Antone", priore della chiesa, probabilmente fungse da tramite con i confratelli carmelitani. L'opera fu conclusa il 26 dicembre dell'anno successivo, e il pittore fece ritorno a Firenze.

Struttura e Ricostruzione del Polittico Originale

Il Polittico di Pisa era una composizione grandiosa, con un'altezza stimata di circa cinque metri compreso l'altare su cui poggiava. Originariamente, era organizzato su una distribuzione di almeno cinque scomparti su un doppio registro, per un totale di dieci pannelli principali. L'inedita composizione aggiunge incertezza alla ricostruzione dell'insieme.

La descrizione del 1568 di Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue Vite, che vide l'opera ancora integra sul suo altare, è stata fondamentale per la sua ricostruzione. Vasari riferì che il polittico comprendeva al centro una Madonna col Bambino e quattro angeli; ai lati, in altri pannelli, San Pietro e San Giovanni Battista da un lato, San Giuliano (in onore del committente) e San Nicola dall'altro. La predella sottostante presentava piccole figure con storie della vita di questi santi e, al centro, l'Adorazione dei Magi.

Le tavole e le dorature del polittico erano state preparate dal falegname senese Antonio di Biagio. Nel Cinquecento, l'opera era protetta da una cortina dipinta da maestro Mariano di Piero della Valenzana.

Masaccio - il Polittico di Pisa: Crocifissione

Lo Smembramento e la Dispersione

Tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento, il complesso fu smembrato e disperso a seguito di un radicale rinnovamento degli altari, dettato dalle esigenze della Controriforma. Oggi, dei dieci pannelli principali e delle varie figure minori, ne sopravvivono in stato frammentario undici, conservati in diversi musei internazionali:

  • La cuspide centrale raffigurante la Crocifissione (Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli).
  • Il pannello centrale della Madonna col Bambino (National Gallery, Londra).
  • Due delle quattro cuspidi laterali raffiguranti San Paolo (Museo Nazionale di San Matteo, Pisa) e Sant’Andrea (Paul Getty Museum, Los Angeles).
  • Quattro tavole che decoravano la fronte dei pilastrini laterali, raffiguranti Sant’Agostino, San Girolamo e due santi carmelitani (Gemäldegalerie, Berlino).
  • Le tre tavole della predella con il Martirio di San Pietro e la decollazione del Battista, l'Adorazione dei Magi, e il San Giuliano che uccide i genitori e San Nicola che dona le tre sfere dorate (tutte a Berlino).

La lacuna più consistente per comprendere l'impatto visivo complessivo riguarda i santi che affiancavano la Vergine nel registro principale, che sono andati perduti.

I Pannelli Superstiti e le Loro Caratteristiche

La Maestà: Madonna in trono col Bambino e Angeli

Il pannello centrale del Polittico di Pisa, la Maestà, raffigurante la Madonna in trono col Bambino e quattro angeli, è conservato alla National Gallery di Londra. Fu riscoperto nel 1907 da Bernard Berenson in una collezione privata inglese e acquistato dal museo londinese nel 1916. La sua identificazione fu facilitata dalla precisa descrizione vasariana.

Nel dipinto, la Madonna tiene in braccio il Bambino con la mano sinistra, mentre con la destra gli porge un grappolo d'uva, simbolo dell'Eucarestia, motivo già presente nel Trittico di San Giovenale (1422). Il Bambino, con una manina, tocca il frutto e con l'altra porta gli acini alla bocca, succhiandosi anche le dita. La sua aureola è disegnata in prospettiva, un dettaglio innovativo per l'epoca. La Madonna indossa un magnifico mantello azzurro con orlo dorato, e il maestoso trono è ricco di dettagli architettonici "all'antica", che contrastano con la cuspide goticheggiante dell'arco del pannello.

Attorno al trono si dispongono quattro angeli: due oranti ai lati, in parte nascosti, e due musicanti in basso, seduti davanti all'alto zoccolo del trono, che suonano liuti. Uno sembra cantare, mentre l'altro, come notò Vasari, "porge con attenzione l'orecchio all'armonia di quel suono". L'effetto d'insieme è monumentale, con figure principali improntate a una massiccia statuarietà, pur mantenendo gesti ed espressioni tratte dalla quotidianità. L'illuminazione, più che il disegno di contorno, definisce la forma plastica delle figure, rendendole simili a voluminose sculture.

Masaccio, Madonna con Bambino e Angeli, Polittico di Pisa, National Gallery, Londra

La Crocifissione

La Crocifissione, dipinto a tempera su tavola, costituiva il comparto centrale superiore del Polittico di Pisa ed è oggi conservata al Museo di Capodimonte a Napoli. Acquistata dal museo nel 1901 come opera di un anonimo fiorentino, fu riconosciuta come opera di Masaccio da W. Suida nel 1906 e associata al polittico pisano.

La tavola mostra la scena della Crocifissione con tre "dolenti": la Vergine, San Giovanni e la Maddalena, quest'ultima rappresentata in ginocchio di spalle al centro, riconoscibile dal tipico vestito rosso. La Maddalena è creata quasi unicamente dal suo gesto disperato, con le braccia aperte e la schiena piegata, che le conferisce una impareggiabile forza espressiva e segna il culmine del pathos della scena, ricordando i gesti drammatici delle "lamentatrici" della tradizione mediterranea.

Il Cristo, raffigurato frontalmente, sembra avere il capo completamente incassato nelle spalle. In realtà, la tavola doveva essere vista dal basso verso l'alto, e in questa prospettiva il collo appare nascosto dal torace innaturalmente sporgente. Questo tentativo di scorciare in prospettiva il corpo del Cristo, sebbene "maldestro" o "goffo", fu un esperimento innovativo per l'epoca, testimoniando il clima sperimentale del primo Rinascimento fiorentino. La Madonna sta immobile ai piedi della croce, le mani giunte nel dolore, mentre San Giovanni, con il capo mestamente reclinato, cerca di trattenere le lacrime. In alto sulla croce è posto l'albero della vita, simbolo di rinascita.

Masaccio, Crocifissione, Polittico di Pisa, Museo di Capodimonte, Napoli

San Paolo

Il San Paolo di Masaccio, pannello del Polittico di Pisa datato 1426, si trova al Museo Nazionale di San Matteo a Pisa. Sebbene non vi siano testimonianze certificarne l'appartenenza, lo stile, il collegamento con il Sant'Andrea e la provenienza da Pisa suggeriscono fortemente che facesse parte del grande complesso. Vasari lo vide e lo descrisse entro il 1568. Fu rimosso dall'altare e disperso nel XVII o XVIII secolo.

San Paolo è raffigurato dalla vita in su, come l'altro pannello noto di questo registro, il Sant'Andrea. Il santo, con capelli lunghi e folta barba, si erge con sguardo fermo e rivolto lontano, vestito con un ampio mantello rosso, modellato da ampie campiture di colore sapientemente lumeggiate. A differenza del Sant'Andrea, il trattamento delle carni e dei tessuti ha un approccio più delicatamente sfumato e pittorico. Secondo la sua usuale iconografia, Paolo tiene con la mano destra la spada e con la sinistra gli Atti degli Apostoli.

Masaccio, San Paolo, Polittico di Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, Pisa

Sant'Andrea

Il pannello del Sant'Andrea di Masaccio, datato 1426, occupava con tutta probabilità il registro superiore destro del Polittico di Pisa ed è oggi conservato al Paul Getty Museum di Los Angeles. Il pannello riapparve in Austria nel XIX secolo e, dopo essere stato riconosciuto, passò attraverso varie collezioni private prima di essere acquistato dal Getty su consiglio di Federico Zeri.

Sant'Andrea è raffigurato dalla vita in su, con in mano la croce e gli Atti degli Apostoli, avvolto in un ampio manto color verde, modellato da ampie campiture di colore sapientemente lumeggiate. Il volto barbuto ricorda quello dei filosofi dell'antichità e si erge con sguardo fermo e rivolto lontano. Alcuni dettagli, come lo scorcio della croce e il poco slancio della figura, suggeriscono la volontà del pittore di ottimizzare queste figure per una visione dal basso, pratica comune di Donatello, amico di Masaccio.

A differenza del San Paolo, il trattamento delle carni e dei tessuti in questo pannello ha un approccio più vigoroso e scultoreo, con colori cangianti e pieghe spesse e nette che rendono la veste vaporosa e pesante.

Masaccio, Sant'Andrea, Polittico di Pisa, Paul Getty Museum, Los Angeles

Le Figurette dei Pilastrini

Le quattro figurette (38 x 12 cm) già facenti parte del Polittico di Pisa sono oggi conservate nello Staatliche Museen di Berlino. Si tratta di Sant'Agostino, San Girolamo, un santo carmelitano barbuto e un santo carmelitano imberbe. Questi piccoli pannelli vennero alla luce nel 1893 e furono acquistati dal Museo di Berlino nel 1905. La loro collocazione originale è incerta, ma si tende a immaginarli incastonati nei pilastri ai lati della cornice lignea o nello spazio tra gli scomparti superiori del polittico. Lo stile di queste figure è tipico di Masaccio, con una pennellata fluida che definisce le figure per mezzo di ampie campiture di colore, ravvivate dal tocco realistico della luce.

Stile e Innovazione di Masaccio nel Polittico

Il Polittico di Pisa è un'opera che, come sottolinea la storica dell'arte Caterina Bay, "guarda al primo Rinascimento, ma che presenta ancora tratti caratteristici dell'arte medievale". Roberto Longhi, nel suo saggio del 1940 Fatti di Masolino e Masaccio, definiva il sodalizio tra i due artisti del Valdarno nei termini di un "antagonismo" tra il vecchio e il nuovo stile. Masaccio, con la sua audacia, si ispirava ai grandi scultori contemporanei, discostandosi dal Tardogotico e aprendo al mondo nuovo del Rinascimento.

L'influenza di Donatello è evidente nella maestosa monumentalità di alcune figure, come la Madonna e i santi nelle cuspidi. Masaccio conferisce un aspetto scultoreo ai suoi personaggi, con un plasticismo definito più dall'illuminazione che dal contorno, e un realismo ripreso da figure della vita quotidiana. Maria riempie il trono con la sua mole e ha un aspetto realistico, forse ispirato da donne pisane, mentre il Bambino, grassottello e ricciuto, pur nei suoi gesti infantili, mostra un volto pensoso, legato al significato premonitore dell'uva eucaristica.

Iconografia del Bambino con l'Uva

Uno dei dettagli più notevoli e innovativi del pannello centrale di Londra è il gesto del Bambino che pilucca l'uva avidamente e poi porta alcuni acini alla bocca, succhiandosi le dita. Questo gesto, come ha chiarito monsignor Polesello, si spiega con un riferimento al Vangelo di Luca (22, 14-15), in cui Gesù manifesta il suo desiderio di condividere la cena pasquale prima del suo sacrificio, un simbolo palese dell'Eucarestia.

La critica ha individuato l'origine di questo motivo iconografico sia in Giotto (nella predella del Polittico Stefaneschi) sia in Donatello (nel San Ludovico da Tolosa). Tuttavia, il Polittico di San Giovenale a Cascia di Reggello (1422), opera più antica di Masaccio, mostra già questo dettaglio, e la sua esposizione nella basilica fiorentina di San Lorenzo contribuì alla diffusione di tale iconografia tra artisti come Giovanni dal Ponte, Giovanni Toscani e persino il giovane Filippo Lippi, che fu aiuto di Masaccio nel polittico pisano.

La Chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa

La Chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa, dove originariamente era collocato il polittico, fu costruita tra il 1324 e il 1326, diventando una delle prime chiese carmelitane d'Europa. Nel corso del Seicento subì numerosi interventi di restauro e purtroppo fu fortemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale, come testimonia il tetto a capriate in cemento.

Davanti alla facciata ottocentesca si erge la statua di Nicola Pisano, opera di Salvino Salvini del 1862. L'interno della Chiesa è una grande aula unica, lunga circa 70 metri, ricca di altari seicenteschi che custodiscono opere di artisti come Aurelio Lomi, Alessandro Allori, Andrea Boscoli e Santi di Tito. Il monastero annesso conserva ancora tracce medievali, come il bel chiostro trecentesco, recentemente restaurato, con affreschi raffiguranti le Vite dei Santi carmelitani e di Gesù. Negli ambienti della sagrestia si conservano tracce di affreschi di Giovanni da Milano e Turino Vanni (XIV-XV secolo).

Chiesa di Santa Maria del Carmine, Pisa

Installazione Multimediale al Museo Nazionale di San Matteo

L'installazione multimediale al Museo Nazionale di San Matteo, finanziata grazie a un contributo della Fondazione Pisa, ricostruisce virtualmente il Polittico di Pisa. Si propone di offrire strumenti innovativi per la fruizione delle opere d'arte. Lo sfondo su cui è appoggiata la tavola è costituito da una grande lastra in acciaio COR-TEN, bruna e disadorna, che ne enfatizza la condizione di separazione dal complesso originario, mentre l'involucro in plexiglass conferisce all'opera un aspetto artificiale. Uno schermo arricchisce l'esperienza, fornendo informazioni sulle vicende storico-artistiche del polittico. Tuttavia, come sottolinea Chiara Evangelista di Mnemosyne, "l'installazione, nonostante l'ausilio di schermate e video esplicativi, non si sostituisce alla capacità di narrazione di un essere umano."

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