Biografia di Jacopo del Sellaio

Jacopo di Arcangelo del Sellaio (Firenze, 1442 - 1493) è stato un eclettico pittore rinascimentale attivo principalmente a Firenze, noto anche semplicemente come Jacopo del Sellaio. Il suo cognome, Sellaio, deriva dal mestiere del padre, che produceva e vendeva selle. Sebbene i dettagli relativi alla sua vita giovanile e alla formazione formale rimangano in parte scarsi, Jacopo è ricordato da Vasari tra gli allievi di Filippo Lippi, con il suo contemporaneo Sandro Botticelli, che ebbe su di lui un'influenza duratura.

Ritratto di Jacopo del Sellaio o scena di bottega fiorentina del Rinascimento

Formazione e Affiliazioni

Già nel 1473, Jacopo del Sellaio è documentato mentre condivideva uno studio con Filippo di Giuliano. Entrò a far parte di varie confraternite locali, all'interno delle quali ricoprì numerose cariche. Nel 1460, si unì alla Confraternita di San Luca a Firenze, e nel 1469 divenne membro della Società dei Flagellanti di San Paolo. Dal 1472, Jacopo entrò a far parte della Compagnia di San Luca e successivamente entrò in società con il pittore più anziano, Filippo di Giuliano. I due pittori lavoravano "tra pellicciai", in via Pellicceria. Nel 1480, i due soci aprirono una bottega, che avevano affittato dagli Strozzi, nei pressi di San Miniato fra le Torri. Dal 1490 si unì a loro un altro pittore, Zanobi di Giovanni.

Stile Artistico e Tematiche

Lo stile artistico di Sellaio rivela una chiara influenza da parte di maestri precedenti come Botticelli, Lippi e Ghirlandaio. Adottò le loro linee eleganti, la colorazione delicata e l'enfasi sui dettagli narrativi. Sebbene il suo stile sia stato spesso considerato eccessivamente dipendente da questi artisti, la ripresa di volti e di tipi fisici è evidentemente il risultato di brevi, ma intensi, rapporti di lavoro e di flessibili legami tra botteghe ben avviate. I volti severi e le figure estatiche caratterizzano i suoi dipinti a carattere religioso.

La vasta produzione di Jacopo del Sellaio comprende pale d'altare monumentali, piccole pitture devozionali e dipinti legati al microcosmo domestico, come tondi, cassoni e spalliere. Una caratteristica comune sia alle pitture sacre sia a quelle profane è l'inserimento di scenette narrative sul verso delle composizioni.

Cassoni e Spalliere

Sellaio si affermò rapidamente come abile artigiano, particolarmente rinomato per le sue decorazioni pittoriche sui cassoni - mobili da riserva elaboratamente decorati utilizzati per conservare beni preziosi, spesso associati a matrimoni. Questi dipinti, com'era consuetudine, spesso ritraggono in situazioni particolarmente drammatiche donne e uomini famosi, che vengono presentati come modelli esemplari a cui riferirsi. Nei suoi numerosi cassoni e nelle spalliere dipinti per ambienti domestici, Jacopo si servì sia della narrazione simultanea sia dell'inserimento di piccole scene, allo scopo di ritrarre storie complesse basate sul Vecchio Testamento, sulla storia antica, sulla mitologia e sulla poesia.

Esempio di cassone rinascimentale con scene narrative

Tra gli esempi significativi si annoverano:

  • “Storia di Cupido e Psiche” (Boston, Museum of Fine Arts; Cambridge, Fitzwilliam Museum; Riggisberg, Abegg-Stiftung), commissionata per un matrimonio fiorentino del XV secolo. L'ultima storia ritrae l'antico matrimonio tra la principessa mortale Psiche e il dio dell'amore Cupido.
  • “Orfeo e Euridice” (Kiev, Museo statale d'arte occidentale e orientale; Rotterdam, Boymans - Van Beuningen Museum).
  • “Storia di Esther” (Firenze, Uffizi; Parigi, Louvre; Budapest, Museo nazionale ungherese), un'opera esposta agli Uffizi, il Convito di Assuero, insieme ad altri due pannelli, tra cui Ester davanti ad Assuero, per un altro cassone, e rappresentano scene dal Vecchio Testamento.
  • “Giuditta e Oloferne” (Dayton, OH, Art Institute).
  • “Riconciliazione dei Romani con i Sabini” (Filadelfia, Museum of Art).
  • “Tarquinio e Tanaquilla” (Cleveland, Museum of Art).
  • “Storia di Lucrezia” (Dublino, National Gallery of Ireland).
  • “Bruto e Porzia” (San Francisco, M.H. de Young Memorial Museum).
In collaborazione con Zanobi di Domenico e Biagio d'Antonio, nel 1472, realizzò il Cassone Nerli.

Opere Devozionali

Oltre ai cassoni, Sellaio produsse numerosi piccoli pezzi devozionali, spesso raffiguranti San Geremia (o Girolamo) e San Giovanni Battista. Queste opere mostrano la sua abilità nel rappresentare figure religiose con sensibilità e dettaglio. Le sue opere devozionali dimostrano una profonda comprensione dell'iconografia religiosa e un talento per la creazione di immagini intime ed emotivamente coinvolgenti. Sono molto noti anche le sue Madonne adoranti il Bambino (Filadelfia, Johnson Collection; New York, Metropolitan Museum of Art; Fiesole, Museo Bandini).

Dipinto devozionale raffigurante San Gerolamo o San Giovanni Battista

Commissioni e Collaborazioni

Jacopo del Sellaio lavorò per diverse importanti commissioni durante la sua carriera:

  • Il primo dipinto di cui si ha notizia è un Cristo coronato di spine realizzato per la Confraternita di San Paolo, sebbene il quadro non sia stato identificato tra le opere ancora esistenti. La figura a mezzo busto del Cristo con strumenti di tortura doveva avere senza dubbio lo scopo di invitare al rigore i flagellanti, confratelli di San Paolo.
  • Nel 1473, Jacopo e Filippo di Giuliano lavorarono alla Cappella Nenti in Santa Lucia dei Magnoli. I committenti, Agnolo Nicodemo e Simone Nenti, pagarono per due pannelli raffiguranti l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata (in situ) da affiancare a un ritratto di Santa Lucia (circa 1340) attribuito a Pietro Lorenzetti.
  • Dopo un incendio avvenuto nel 1471 nella chiesa di Santo Spirito, molte cappelle furono restaurate e poi riconsacrate nel 1484. Il paliotto della Cappella Benci, che mostra San Lorenzo in piedi davanti alla graticola fiancheggiato da due angeli, datato in questo periodo, è attribuito a Jacopo. Un fedele e un mendicante sono inginocchiati ai lati del santo.
  • Nel 1483, Jacopo iniziò a ricevere pagamenti per una pala d'altare raffigurante la Pietà con i santi Frediano e Gerolamo, commissionata dalla Confraternita nota come le Brucciate. Questo dipinto, ora distrutto (già Berlino, Kaiser-Friedrich Museum, distrutta nel 1945), era una tavola dipinta su pannello di legno di pioppo di 86,5 x 189 cm e pervenne al museo di Berlino nel 1821. I pagamenti andarono avanti fino al 1487, ma il conto non venne saldato che parecchio tempo dopo la morte di Jacopo. Nel 1506 venne chiesto al figlio Arcangelo del Sellaio di completare l'opera commissionata a Jacopo; ma solo nel 1517 Giuliano Bugiardini e Ridolfo Bigordi (del Ghirlandaio) determinarono il saldo finale. Un piccolo frammento della predella, con San Giovanni Battista, è conservato ad Arezzo.
  • Nel 1486, Lorenzo del Passera stanziò 100 fiorini per la costruzione di una cappella, un sepolcro e una pala d'altare in San Frediano, la Crocifissione con San Lorenzo e santi (in situ); si tratta del secondo dipinto citato da Vasari in questa chiesa. Un frammento della predella (Arezzo, Museo statale di arte medievale e moderna) mostra San Lorenzo che riceve i beni della chiesa e li distribuisce ai poveri.
  • Mentre era impegnato nell'opera commissionata dal Passera, Jacopo si accordò anche con la Confraternita di Santa Maria Assunta e San Sebastiano, nota come Poponcino, per la realizzazione di una pala d'altare per la chiesa di Santa Maria del Carmine. Il dipinto rappresentava l'Assunta.
  • Un decennio dopo, Jacopo collaborò con Botticelli e Bartolomeo di Giovanni alla serie di Nastagio degli Onesti (il primo e il secondo episodio a Madrid, Prado; il quarto a Firenze, collezione Pucci). La frequentazione dell'opera di Bartolomeo è ritenuta la ragione dell'apparire nella successiva produzione di Jacopo di influssi del Ghirlandaio (come nella Pietà del 1483 e nella Crocifissione e santi, circa 1490, Firenze, San Frediano in Cestello).

Il Recupero di un'Opera Saccheggiata: "Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli"

Un dipinto apparentemente perduto di Jacopo del Sellaio, la "Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli" (1480-1485), saccheggiato dalla collezione di una famiglia ebraica viennese agli albori della Seconda Guerra Mondiale, è stato scoperto dal Museo Castello di Rivoli ed è ora esposto nella Collezione Cerruti grazie a un accordo amichevole con gli eredi.

Foto della Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli di Jacopo del Sellaio

Alla morte di Gustav Arens nel marzo 1936, il dipinto, ereditato dalla figlia maggiore Ann Arens sposata con Friedrich Unger, fu sequestrato con l’intera collezione della famiglia Arens dalle autorità naziste presumibilmente dopo il marzo 1938 e restituito dietro il pagamento di un cospicuo riscatto. Con l’acuirsi della persecuzione ebraica, nel giugno del 1938 Ann e Friedrich Unger, nonché le figlie Grete e Gitte, fuggirono dapprima in Francia e nel maggio del 1939 negli Stati Uniti. A nulla servirono gli sforzi della famiglia per sdoganare e spedire negli Stati Uniti le opere d’arte e gli altri beni rimasti in deposito a Parigi; le operazioni furono ostacolate dalla burocrazia e, nel febbraio del 1942, le autorità tedesche requisirono definitivamente ogni proprietà della famiglia Unger, ivi compresa la collezione d’arte.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Unger poterono recuperare parte del loro patrimonio artistico, ma non il quadro di Jacopo del Sellaio, di cui si erano perdute le tracce. La famiglia cercò ostinatamente per decenni di rientrare in possesso del dipinto, amato particolarmente sin dall’infanzia dalla figlia minore Grete. Nel 1974 l’opera riapparve misteriosamente sul mercato presso la Galerie Fischer di Lucerna e nel 1985 a Londra a un’asta di Christie’s. Due anni dopo, ignaro degli eventi drammatici che avevano contrassegnato la peripezia del dipinto, Francesco Federico Cerruti lo acquistò da un mercante italiano che lo aveva acquistato all’asta di Christie’s.

Foto della Collezione Cerruti al Castello di Rivoli

Nel 2016, dopo la morte di Cerruti (luglio 2015), si avviarono gli accordi per l’affidamento della Collezione Cerruti al Castello di Rivoli, poi formalizzato nel 2018. Le ricerche condotte dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea hanno permesso di riconoscere nella tavola il quadro sottratto alla famiglia Unger. Nel 2018 la Fondazione Cerruti, anche a nome del Castello di Rivoli, ha contattato l’HCPO (Holocaust Claims Processing Office) dello Stato di New York, grazie al quale sono stati individuati gli attuali eredi nella famiglia di Grete Unger Heinz, figlia minore di Ann e Friedrich Unger, e nei figli di sua sorella Gitta Unger Meier: Karen Reeds, Andrea Meier e Alan Meier.

Nel 2018 è stata quindi avviata una trattativa tra le parti conclusasi felicemente nel 2020 con le finalità di mantenere integra la Collezione Cerruti, preservare il ricordo dei tragici eventi che hanno scosso l’Europa nel corso del XX secolo e permettere al pubblico di vedere il dipinto nella nuova casa museo, Villa Cerruti, gestita dal Castello di Rivoli. Oltre a un compenso finanziario da parte della Fondazione Cerruti alla famiglia, è stato concordato di narrare le vicissitudini del dipinto e della famiglia Arens e Unger ai visitatori. L'opera di Jacopo del Sellaio, un dipinto particolarmente amato da Cerruti a tal punto che l’aveva voluto accanto al letto nella camera della torre, uno spazio mistico in cui erano state raccolte molte opere devozionali e destinato al raccoglimento sulla finitudine.

Ann A., un'erede, ha dichiarato: "Sono lieta non solo che la Fondazione Cerruti abbia raggiunto un equo accordo con gli eredi della famiglia Unger, incluso un resoconto completo della travagliata storia del dipinto, ma anche che io possa ancora vedere l’opera stessa al Museo del Castello di Rivoli nel corso della mia vita.” Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del Castello di Rivoli e della Fondazione Cerruti, ha aggiunto: “Sono lieta che la Fondazione Cerruti, gli eredi di Ann e Friedrich Unger e il nostro Museo siano stati in grado di risolvere con successo una richiesta di restituzione dei beni delle vittime dell’Olocausto lunga decenni. Attraverso la nostra ricerca sulla provenienza della Collezione Cerruti - e grazie all’Ufficio Reclami dell’Olocausto (HCPO) di New York - siamo stati in grado di identificare gli eredi di questo dipinto rinascimentale andato perduto durante la Seconda Guerra Mondiale, compensarli per la loro perdita e conservare il dipinto al museo per la fruizione pubblica.”

Eredità e Valutazione Critica

La principale contribuzione di Jacopo del Sellaio risiede nei suoi squisiti pannelli per cassoni, che forniscono preziose informazioni sui gusti e le usanze della società fiorentina del XV secolo. La sua opera continua ad essere studiata e apprezzata per la sua bellezza, l'artigianalità e il significato storico, offrendo uno sguardo sulla vita e sulle credenze di coloro che commissionarono e ammirarono queste opere d’arte secoli fa. Benché le sue composizioni siano state spesso criticate per la presenza di scene marginali e aneddotiche, va sottolineato che esse richiamano di fatto elementi del monumentale ciclo degli affreschi quattrocenteschi della Cappella Sistina in Vaticano, e le opere del Ghirlandaio, di Botticelli, di Cosimo Rosselli e del Perugino.

tags: #arcangelo #di #jacopo #del #sellaio