Il Sacerdozio e la Figura del Canonico: Approfondimenti su Personalità di Nome Antonio

L'Ordine dei Canonici: Origini e Evoluzione

L’Ordine dei canonici (Ordo canonicus) nacque dall’applicazione dell’ideale monastico alla vita clericale. I canonici erano chierici (clericos) che vivevano in comunità, osservando una Regola sotto la giurisdizione del vescovo. La diffusione di questa nuova forma di vita religiosa, differente da quella monacale, si manifesta a partire dal X secolo, risultando dallo sforzo della Chiesa per far fronte alle numerose forme di indisciplina e di immoralità esistenti nel clero diocesano.

Col tempo, la maggior parte di queste comunità canonicali adottò la Regola di sant’Agostino, per cui, a partire dalla riforma gregoriana (1050-1200), vennero definite due classi di canonici: i secolari, che vivevano sotto la dipendenza del vescovo, mantenendo i loro beni, e i regolari, che seguivano una Regola, rinunciando ai loro beni e facendo anche voto di povertà. Sotto il pontificato di Innocenzo II (1130-1143), le comunità dei canonici regolari adottarono definitivamente la Regola di sant’Agostino. In questa forma, si è arrivati, nella Chiesa, alla distinzione tra l’Ordo canonicus, legato alla Regola di sant’Agostino, e l’Ordo monasticus, legato alla Regola di san Benedetto.

Infografica sull'evoluzione dell'Ordo Canonicus e la distinzione tra canonici secolari e regolari

I Canonici regolari, nonostante dessero grande importanza allo studio, al raccoglimento, alla preghiera, all’Ufficio divino e all’osservanza dei consigli evangelici, si differenziavano dai monaci per il loro apostolato ministeriale e assistenziale, aperto alla vita sociale. Questa caratteristica, inizialmente, costituì un punto di forza, però, in seguito, determinò anche la sua debolezza, per cui l’Ordine cadde in situazioni di conflitti sociali, politici e di decadenza spirituale e morale. Non è escluso che questa potrebbe essere stata una delle ragioni per cui sant’Antonio lasciò l’Ordine dei canonici.

Figure Storiche di Sacerdoti e Canonici Nomi Antonio

Sant'Antonio di Padova: Dal Canonico Regolare al Santo Francescano

Lisbona: São Vicente de Fora

Il monastero di São Vicente de Fora sorse a partire da una piccola cappella, dedicata alla Madonna e al martire san Vincenzo, fatta costruire per voto dal primo re del Portogallo, dom Afonso Henriques, nel 1147. Una ventina di anni dopo, in questo stesso luogo venne eretto un monastero che il re affidò all’Ordine regolare di sant’Agostino. Il monastero di São Vicente de Fora godette sempre dell’appoggio reale, che lo mantenne separato dal potere episcopale e, dal 1206, dipendente direttamente dalla Santa Sede. Quando, nel 1173, il monastero accolse le reliquie del martire san Vincenzo, la chiesa divenne un luogo di pellegrinaggio, per cui furono edificati un ospedale e una casa di accoglienza. Nel 1538 il monastero fu riformato e unito alla Congregazione del monastero di Santa Croce di Coimbra. Attualmente, l’edificio è di proprietà pubblica; la chiesa è aperta al culto e la struttura conventuale è affidata agli uffici della curia del patriarcato di Lisbona. Il quartiere di Alfama, in cui sorge il monastero, costituisce il cuore della città di Lisbona, e il santo protettore, san Vincenzo, è rappresentato nell’emblema cittadino dei due corvi appoggiati su una nave, che ricorda il viaggio delle reliquie del santo, durante il quale i corvi non hanno mai abbandonato l’imbarcazione fino alla tomba preparata nella chiesa.

Foto del Monastero di São Vicente de Fora a Lisbona

Coimbra: Santa Croce

Chi entra nella chiesa di Santa Croce a Coimbra, nota che l’edificio è passato per molte fasi storiche, architettoniche ed ecclesiali. Fondato nel 1131 con l’obiettivo di rinnovare la vita ecclesiale, il monastero fu da subito favorito sia dal re dom Afonso Henriques, sepolto nella chiesa del monastero, sia dal suo primo priore, san Teotonio, che ne hanno fatto un luogo di spiritualità, cultura e impegno sociale. Esente dall’autorità del vescovo locale e dotato di molti mezzi, grazie all’appoggio reale, il monastero ha potuto sviluppare con dinamismo la sua funzione.

È in questo periodo che il giovane Antonio (allora, Fernando) approda al monastero di Santa Croce, provenendo da Lisbona. Le poche notizie sulla vita trascorsa tra queste mura, che si sono potute raccogliere dalla tradizione scritta, danno di lui l’immagine di una persona distinta dalla profonda pietà, da un sincero spirito di preghiera, dallo studio intenso della Sacra Scrittura e da un umile spirito di servizio. Terminati gli studi teologici, fu ordinato sacerdote proprio nella cattedrale di Coimbra, che si trova vicina al monastero, probabilmente nel 1219. Fu in questo periodo che Fernando ebbe l’occasione di conoscere i primi frati francescani in partenza per il Marocco e proprio questo incontro fu ispiratore della sua vocazione francescana.

Foto della Chiesa di Santa Croce a Coimbra

Il Reverendo Canonico Don Antonio Di Lauro di Manfredonia

Questa mattina, alle ore 02:00, è tornato alla casa del Padre il Reverendo Canonico Don Antonio Di LAURO, rettore dell’antica chiesa di San Francesco, in Manfredonia. Il 26 giugno 2010, l'Arcivescovo Domenico D’Ambrosio esprimeva tutta la sua ammirazione ed il suo compiacimento per l’opera che il sacerdote Antonio Di Lauro aveva compiuto durante i suoi “60 anni di sacerdozio”. Da allora, altri sette anni si sono aggiunti al “ministero” che don Antonio aveva già svolto e, quello che è più importante, “nello scrigno del Paradiso”, numerosissime altre perle si sono aggiunte ed il Signore, di certo, le stimerà perché il sacerdote che ha speso una vita per gli altri occupi il suo meritato posto in cielo.

Raccontare la vita di don Antonio è assolutamente impossibile, perché riempiremmo pagine e pagine per farne un grosso volume. Da quando, nel 1938, egli ha valicato le porte del seminario, che Monsignor Cesarano aveva riaperto, al 13 agosto 1946 quando è stato ordinato sacerdote, dal 1948, cioè dopo solo due anni quando è diventato parroco del Carmine, al 1965 quando ha assunto la rettoria della Chiesa di San Francesco, il nostro amato don Antonio ha impiegato tutto il suo tempo a perseguire l’obiettivo principale ch’era “la formazione cristiana e civile delle nuove generazioni, a cominciare dai bambini” e, quindi, a rendere la “Casa di Dio” accogliente e sacra. Dai restauri della chiesa del Carmine, a quelli della Rettoria di San Francesco, dalle molteplici attività “inventate” per sovvenire alle necessità che gli impegni finanziari richiedevano, don Antonio ha dato un grande esempio di vero amore per la missione che aveva intrapresa, quando ha deciso di rispondere alla vocazione che dall’alto si stava insinuando nel suo cuore. Il bene che hai costruito “Per il popolo di Dio”, caro don Antonio, oggi stai presentando al Padre Nostro, perché ti eroghi il premio che ti sei meritato, il Paradiso!

Foto di Don Antonio Di Lauro o della Chiesa di San Francesco a Manfredonia

Il Canonico Antonio Migliaccio e il Processo di Canonizzazione

Nel 1932, il Canonico Antonio Migliaccio fondò la Congregazione delle Suore Discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù. Nonostante l'opposizione del padre, Antonio compì gli studi teologici e filosofici. Promosse il rinnovamento della Chiesa parrocchiale di Santo Stefano Protomartire in Qualiano, che si trovava in stato di fatiscenza ed era divenuta insufficiente per l'accresciuto numero di abitanti. Nel 1896 fu nominato rettore del Convitto dei Chierici, o secondo Seminario, fondato dal vescovo Caputo. Nel 1912 pensò di fondare a Qualiano un'istituzione per l'educazione delle orfane e l'assistenza agli anziani abbandonati. Nel 1970, Antonio Cece, vescovo di Aversa, accolse l'istanza della Congregazione religiosa per l'apertura del processo di Canonizzazione per il canonico Antonio Migliaccio.

Immagine storica del Canonico Antonio Migliaccio o della Chiesa di Santo Stefano Protomartire in Qualiano

Il Canonico Antonio Maria De Luca: Un Prete Rivoluzionario del Cilento

A Celle di Bulgheria, presso l’Auditorium Comunale “Arch. Giuseppe Guida”, è stato presentato il volume “Fratelli di Libertà. Un prete rivoluzionario”, che racconta la storia del Risorgimento nel Cilento attraverso l’azione del Canonico Antonio Maria De Luca, utilizzando la tecnica del fumetto per mantenere viva la memoria del sacrificio degli antenati nelle nuove generazioni. Gli autori del volume sono Antonio Mondillo (Sceneggiatura), Riccardo Innocenti (Disegni), Silena Moni (Chine), Elena Nard (Colori), Stella Elisa Cassinese (Progetto Grafico & Lettering). La prefazione è stata curata da Enzo Carelli, che ha proposto il progetto del Club Rotary e ha fornito i testi.

Celle di Bulgheria, celebrato il canonico De Luca

Antonio Maria De Luca era un uomo di Chiesa che godeva di grande considerazione per le approfondite conoscenze dottrinali, ma era soprattutto un politico accreditato di grande prestigio e autorevolezza anche fuori dal circondario, aperto alle idee innovatrici che, favorite inizialmente da uomini come Tanucci, Filangieri, Genovesi, sembravano poter aprire con gradualità il Regno a nuove forme politiche più liberaleggianti. La repressione guidata dal maresciallo Francesco Saverio Del Carretto annientò la breve esperienza della Repubblica partenopea. Il comportamento del Re Borbone, il quale, dopo aver concesso la Costituzione nel 1820 - che prevedeva l’elezione di un Parlamento dove sedeva come deputato anche Antonio Maria De Luca - divenne spergiuro e la revocò, spense nel Canonico, come in tanti altri uomini, le speranze di un destino diverso per i territori periferici del Regno, ancora fortemente sottomessi oltre che al potere politico anche all’arretratezza e alla miseria.

La diffusa insoddisazione per il ritorno alla politica assolutistica e fortemente repressiva non potevano arrestare le idee di libertà e di progresso, anche sociale, che avevano conquistato l’animo di queste menti nobili. Così, quando nel 1827 un gemito di libertà sembrò percorrere nuovamente l’Europa, anche i carbonari del Regno napoletano credettero che i tempi fossero ormai maturi per dare vita ad un nuovo moto insurrezionale. Il fulcro del nuovo moto insurrezionale fu proprio il Cilento, dove era particolarmente diffusa la potente setta carbonara dei Filadelfi, guidata proprio dal canonico Antonio Maria De Luca. Il Canonico, oltre ad essere l’anima dei moti cilentani del 1828, fu anche un antesignano del costituzionalismo, pietra miliare del suo pensiero, e un martire, insieme a tanti altri, perché difese fino alla fine le proprie idee.

Illustrazione o mappa storica dei moti cilentani del 1828

Don Antonio Nughes (1943-2018): Sacerdote, Storico e Cultore della Lingua Algherese

ANTONIO NUGHES, nato ad Alghero nel 1943 e scomparso nel 2018, ha condotto gli studi classici presso il seminario di Alghero e di Cuglieri, ed è stato ordinato sacerdote nel 1967. Ha conseguito la licenza in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica del Sacro Cuore di Cuglieri (1967) ed il dottorato in Teologia-Storia della Chiesa presso le Università Gregoriana e Lateranense di Roma (1970), con una tesi sulla fondazione della diocesi di Alghero (1503), il suo primo secolo di vita e l’attuazione della riforma tridentina in diocesi.

È stato professore di religione presso le scuole superiori di Alghero fino al 1997; direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Alghero - Bosa (fino al 2011), del Museo Diocesano d’Arte Sacra di Alghero (2000) e rettore e amministratore del Santuario Diocesano di Nostra Signora di Valverde (1999-2015). Nel 1980 ottenne dal vescovo il permesso di celebrare la messa in algherese. Da sempre impegnato nella valorizzazione e nella salvaguardia della variante algherese del catalano, nel 1982 fondò, con altri, la Escola de alguerés “Pasqual Scanu”, di cui ora è direttore. È capo redazione de L’Alguer. Periòdic de cultura i informació. Per la sua lunga attività di studio e ricerca, in campo storico, ecclesiastico, linguistico e sociale, è stato insignito dei premi Rosa Vermella (Alghero 2000), Batista i Roca (Barcelona 2001), Sechi Copello (Alghero 2007).

Sulla storia della città ha scritto numerose opere, tra cui:

  • Alghero. Chiesa e società nel XVI secolo, Edizioni del Sole, Alghero 1990.
  • El sínode del bisbe Baccallar. L’Alguer. Església i societat al segle XVI, Institut d’Estudis Catalans, Barcelona 1991.
  • San Francesco in Alghero. Chiesa e complesso monumentale, a cura di Antonio Nughes. (Testi di Ettore Floris, Antonio Nughes, Giovanni Oliva, Fiorenzo Ramponi, Aldo Sari, Antonio Serra), Edizioni del Sole, Alghero 1991.
  • Ramon Clavellet. Pàgines de literatura algueresa, I, Edicions del Sol, L’Alguer 1991.
  • Valverde raccontata nei secoli. La Madonna e il Santuario nella storia e nella tradizione popolare, Edizioni del Sole, Alghero 1994.
  • Tradizioni, usi e costumi di Alghero, de Joan Palomba. Tradicions, usos i costums de l’Alguer, Pàgines de literatura algueresa, II, Edicions del Sol, L’Alguer 1996.
  • Breve Compendi de la Doctrina Christiana de Don Pera Bianco. (Càller 1818 - edició anastàtica - Edicions del Sol - L’Alguer) a cura di Antoni Nughes).
  • Il Santuario di Valverde ad Alghero. Tradizione e Storia, Zonza Editori, Sestu 2003.
  • Alghero, Zonza Editori, Cagliari, 2005 (edizioni italiana, catalana, inglese, spagnola).
  • Santcristus de la Misericòrdia. Il Cristo venuto dal mare. IV Centenario 1606-2006. Immagini della nostra fede, a cura di Antonio Nughes, Ed. La Poligrafica Peana, Alghero 2006.
Foto di Don Antonio Nughes o di un panorama di Alghero

Altri Sacerdoti di Nome Antonio

Tra i sacerdoti contemporanei, si menziona CARTA don ANTONIO, nato a Lanusei il 17.09.1994 e ordinato sacerdote a Lanusei il 12 aprile 2026, il quale ricopre il ruolo di collaboratore nella parrocchia di N.S.

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