La Morte nella Bibbia: Tra Giudizio, Speranza e Vita Eterna

La Bibbia offre una prospettiva complessa e profonda sulla morte, trattandola non solo come la fine dell'esistenza terrena, ma anche come un momento cruciale di passaggio, legato indissolubilmente al peccato, alla giustizia divina e alla promessa della risurrezione e della vita eterna attraverso Cristo.

L'Origine e la Natura della Morte

La morte come conseguenza del peccato

Nel libro della Genesi si stabilisce una certa corrispondenza tra il ritorno alla polvere e la formazione dell’uomo. Dio ha avvertito l’uomo che il giorno in cui avesse mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male sarebbe morto (vd. Genesi 2:17; in Genesi 3:19 la minaccia diventa effettiva). La morte è il frutto, il termine, il salario del peccato (Rm 6, 16.21. 23). La legge, buona in sé, è diventata «la forza del peccato» (1 Cor 15, 56) e un ministero di morte (2 Cor 3,7).

rappresentazione biblica di Adamo ed Eva che mangiano il frutto proibito nel Giardino dell'Eden

Il destino comune dell'uomo e il ritorno alla polvere

La morte è la sorte comune degli uomini, «la via di tutta la terra» (1 Re 2,2; cfr. 2 Sam 14, 14; Sir 8, 7), identica anche quella dei re (Sir 10, 10). L'uomo è destinato a tornare polvere (Gen 3,19). Morire significa cessare di vivere. Lo spirito dell’uomo, la forza vitale che si stacca dal corpo quando questo ritorna alla polvere, si unisce a Dio che, solo, può ormai dargli la speranza di rivivere. Per sua natura, soltanto Dio è eterno, ma avendo creato gli uomini a sua immagine, Dio ha concesso loro un futuro eterno.

La morte degli animali

Nella Scrittura, la morte degli animali non è interpretata come un male. In alcuni testi biblici essa è descritta come parte dei decreti mirabili - e misteriosi - della saggezza del Creatore.

Il Concetto di Oltretomba nell'Antico Testamento: Lo Sheol

Descrizione e significato dello Sheol

L’Antico Testamento fa spesso allusione al «soggiorno dei morti» (ebr. sheol). Questa definizione può indicare:

  • Sia la tomba, il luogo di sepoltura (vd. Giobbe 17:13; Salmo 30:3, 9; Proverbi 7:27)
  • Sia la morte stessa (vd. Cantico 8:6; Isaia 28:15; Osea 13:14)
  • Oppure l’effettivo luogo dove si trovano i morti.

Il soggiorno dei morti è la dimora di tutti i morti: qui sono attesi sia i giusti che gli empi. Lo Sheol è il nostro inferno, il luogo dove si presume che il defunto «non è più» (Sal 39, 14; Gb 7, 8).

Il destino dei morti nello Sheol

Per alcuni il soggiorno dei morti è un luogo di schiavitù e corruzione (vd. 2 Samuele 22:6; Giobbe 7:9; Salmi 18:5; 23:4; 49:15-16; Isaia 38:10; 1 Pietro 3:19). L'uomo si trova alle prese dei viventi, ed ai vermi (Is 14, 11; Gb 17, 14). Ma altri (come, ad es., Samuele) vi dimorano in pace. La morte non è un annientamento totale. I morti sono nel silenzio e non lodano più Dio (Sal 88, 12 s; 115, 7; Isaia 38, 18). Dio stesso dimentica i morti (88, 6). Una volta passate le porte dello sheol (Gb 38, 17), non c'è più ritorno (Gb 10, 21 s).

Il culto dei morti e le proibizioni

Il popolo di Dio non praticava l'evocazione dei morti, né si teneva a onorare i morti o a rimanere in contatto con essi, a differenza di molti contemporanei. Le chiare prospettive bibliche sull'oltretomba aiutarono gli Israeliti a guardarsi dallo spiritismo (1 Sam 28; 2 Re 21, 6).

La Sovranità di Dio sulla Vita e sulla Morte

Dio come colui che dà e toglie la vita

È Dio che fa vivere e morire: egli è sovrano sul soggiorno dei morti. Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato e salva chi è abbattuto (Salmo 34:19). Tu conti i passi della mia vita errante; raccogli le mie lacrime nel tuo otre: non sono forse scritte nel tuo libro? (Salmo 56:9). La perdita di una persona cara è uno dei colpi più duri che un essere umano possa sopportare, ma Dio ci ha insegnato ad amare e proteggere i nostri cari, ecco perché abbiamo bisogno della sua parola nei momenti di angoscia e di vuoto, lui sarà il nutrimento.

illustrazione di una mano divina che accoglie un'anima, simbolo della sovranità di Dio su vita e morte

Giustizia divina e le conseguenze del peccato

Il Dio giusto rende a ciascuno secondo le sue opere. La realtà è più complessa, in primo luogo perché il Dio veterotestamentario viene presentato come un Dio di compassione e di amore (vd. Ezechiele 16) e, in secondo luogo, perché anche il Dio del Nuovo Testamento esercita la giustizia. Ciò avviene sia nel caso di coloro che non appartengono al suo popolo sia all’interno della Chiesa stessa.

La Scrittura cita diverse ragioni per la severità divina. Ad esempio, il re Sedechia e i suoi sudditi si ribellarono sia al Signore che al re di Babilonia, cui dovevano ubbidienza: i capi dei sacerdoti e l’intera popolazione «moltiplicarono... il Signore, Dio dei loro padri, mandò loro a più riprese degli ammonimenti, per mezzo dei suoi messaggeri, perché voleva risparmiare il suo popolo...» Nessun essere umano può degradare l’umanità in tal modo senza rischiare di trovarsi ad affrontare il suo Creatore, la cui intromissione non è mai gratuita. Ciò si manifesta nella presenza del peccato in terra.

Per ordine diretto di Dio, Giosuè è incaricato di sterminare tutti gli abitanti di Gerico, Ai, Maccheda, Lachis, Ebron ecc. Le popolazioni cananee commettevano delle mostruosità: erano soliti sacrificare i propri figli alle divinità (vd. Levitico 18:21), a vivere la sessualità in modo disumanizzante e devastante praticando l’incesto (vd. Levitico 18:7-10, 12, 14-16) e la zoofilia (vd. Levitico 18:23). Questo è il caso dei contemporanei di Noè, i cui pensieri erano «malvagi in ogni tempo» (Genesi 6:5), e degli abitanti di Sodoma e Gomorra, la cui perversione aveva toccato livelli estremi (vd. Genesi 18-19).

Dio deve ricorrere a mezzi più persuasivi, come nel caso di Giona, il profeta al quale permette di rischiare di morire annegato e fagocitato da un mostro marino. Nell’Antico Testamento un evento in particolare dimostra che il Signore può essere assai severo con il suo popolo, tanto da permettere che alcuni dei suoi ci lascino la vita: la presa di Gerusalemme per opera dei Babilonesi. Infatti, il re Nabucodonosor entra nella città e fa trucidare giovani e vecchi, devasta il tempio e deporta i prigionieri.

La morte dei giusti e l'enigma della sofferenza

Ma che dire della morte dei giusti? Se si tiene conto della solidarietà umana, è vero che ciascuno paga per se stesso (cfr. Deuteronomio 24, 16), ma come giustificare la morte degli innocenti? La loro morte ha ancora un senso? Qui la fede del Vecchio Testamento urta contro un enigma.

La Salvezza dalla Morte e la Speranza di Immortalità

L'appello a Dio e la liberazione dallo Sheol

Dio, che solo è per natura il vivente, ascolta l'appello (Sal 6, 5; 13, 4; 116, 3) e «libererà la sua anima dagli artigli dello sheol» (Sal 49, 16). La prospettiva desiderabile per colui che la vita opprime (cfr. Giobbe 3, 21-22) è che invoca a gran voce (Gb 6,9; 7,15) Dio per essere salvato dalla morte. Chi ha fatto l'esperienza concreta di una tale liberazione avrà una prospettiva di immortalità. Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà (Sapienza 3:1-3).

Dove andò Gesù nei tre giorni tra la sua morte e risurrezione?

La conversione e la vita

Dio non accorda la liberazione in modo capriccioso, ma a determinate condizioni. Non gode della morte di chi muore, ma preferisce che si converta e viva (Ez 8, 33; 33, 11). Convertitevi e vivrete. Strappa alla fossa infernale (Gb 33,19-30) chi vuole salvare la sua anima dalla morte (Ez 3,18-21; cfr. Gc 5, 20).

La liberazione definitiva e la risurrezione

Oltre al pessimismo dell'Ecclesiaste, la Scrittura vede più lontano. Vi è una liberazione definitiva dell'uomo strappato al potere della morte, una vittoria sulla morte che Dio non aveva fatta alle origini (Is 25, 8). L'orrore dello sheol (Dn 12, 2; cfr. Is 26, 19) si illumina. Il desiderio che lo sheol non fosse l'ultima dimora (Sal 16, 10; 49, 16) diventa ora realtà. Il monaco colpevole di mancanze più gravi «sia salva nel giorno del Signore». Più che la vita presente, conta ormai la vita eterna.

La Morte di Cristo: Vittoria e Nuova Vita

L'umanità sotto il potere della morte prima di Cristo

Il dramma dell'umanità ha avuto inizio alle origini con il peccato di Adamo, nostro primo padre (Gen 2,17; 3,19), causa della morte (Rm 5, 12. 17; 1 Cor 15, 21). «In Adamo» tutti muoiono (15, 22), cosicché la morte regna sul mondo (Rm 5, 14). Il diavolo è «il principe di questo mondo», «omicida» fin dall'origine (Gv 8,44). La morte è il suo frutto, il suo termine, il suo salario (Rm 6, 16.21. 23). L'uomo, prigioniero del peccato, è diventato «corpo di morte» (7, 24). Il peccato utilizza la legge per sedurci e procurarci più sicuramente la morte (7, 7-13).

rappresentazione del Golgota con le tre croci, simbolo del sacrificio di Cristo

Cristo assume la nostra morte

Le promesse delle Scritture si realizzano grazie a Cristo. La sua morte non è stata un caso, ma un evento volontario (Gv 10, 18). Gesù ha «gustato la morte» come tutti i peccatori (Eb 2, 8 s). È stato «obbediente sino alla morte» (Fil 2, 8), associandosi a tutta la razza umana. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Giovanni 3:16).

Il sacrificio espiatorio e il trionfo sulla morte

La morte di Cristo, sebbene apparenza del peccato, era in realtà un sacrificio espiatorio (Eb 9; cfr. Isaia 53, 10), una promessa (Eb 9, 15 s). La sua morte ha potuto avere questa efficacia salutare perché Egli era «la risurrezione e la vita» (Gv 11,25). Cristo è il «primogenito di coloro che risuscitano dai morti» (Col l, 18; Ap l, 5). La sua risurrezione fu il primo atto della vittoria di Cristo. La risurrezione di Cristo libera dalla schiavitù della morte (Rm 8, 2; cfr. Eb 2,15). Questo trionfo avrà una splendida consumazione nella risurrezione universale (1 Cor 15, 26. 54 ss). Dopo la risurrezione finale, coloro che sono destinati al lago di fuoco e zolfo sperimenteranno la seconda morte (Ap 20, 10. 13 s). La morte, dove sta la tua vittoria?

Il Credente e la Morte in Cristo

Morire con Cristo e vivere per Lui

Il credente è chiamato a partecipare alla nostra condizione di peccatori. In Cristo, la morte è un guadagno (Filippesi 1:21-23). Siamo in certo modo morti con Cristo (2 Cor 5, 14), e questa realtà è effettiva per ciascuno di essi. Siamo «battezzati nella sua morte» (Rm 6, 3 ss; Fil 3, 10) e la nostra vita è nascosta in Dio con Cristo (Col 3, 3). Questo è l'aspetto negativo della grazia di salvezza: morire alla legge (Gal 2,19) e a tutti gli elementi del mondo (Col 2,20).

La morte quotidiana al peccato

Morire con Cristo è, in realtà, una morte alla morte. Mentre eravamo prigionieri del peccato, proprio allora eravamo morti (Col 2, 13; cfr. 3, 1). Dobbiamo allontanarci dalle opere morte (Eb 6, 1; 9, 14). Questa è la posta della fede: non morire nei suoi peccati (Gv 8, 21). Così, la morte in Cristo è vita (2 Cor 2, 16), ed evita la seconda morte (Ap 11; 20, 14; 21, 8).

La morte corporale in prospettiva eterna

Anche la morte corporale assume un nuovo senso. Se il credente ha vissuto per lui (Rm 14, 7 s; cfr. Fil 1, 20), la morte non è più l'effetto del peccato, ma gli merita la corona di vita (Ap 2, 10; 12, 11). Beati i morti che muoiono nel Signore! Si riposino ormai dalle loro fatiche! (Ap 14, 13). La speranza dell'immortalità, un tempo enigma, ha trovato ora, nel mistero di Cristo, la sua salda base. Poiché lo Spirito di colui che ha risuscitato Cristo dai morti dimora in voi, egli, che ha risuscitato Cristo dai morti, darà pure la vita ai nostri corpi mortali (Rm 8, 11). Non ci sarà «seconda morte» (Ap 20,6; cfr. Ap 21, 8; 20, 10. 14). Per il credente, Cristo è la sua vita (Fil 1,21). Non si deve temere la morte, ma si desidera «andarsene per essere con Cristo» (Fil 1,23).

Il Giudizio Universale e la Risurrezione Finale

Quando e da chi sarà pronunciato il giudizio

Il giudizio universale, detto anche il giudizio del grande trono bianco, avverrà nel giorno della risurrezione finale, in cui il regno dei morti restituirà tutti i suoi prigionieri (vd. Apocalisse 20:12-13). Il giudizio sarà pronunciato da Dio (vd. Giobbe 20:29; Abdia 15; Ebrei 12:23; 1 Pietro 1:17) e da Gesù (vd. Atti 10:42; 17:31; Romani 2:16; 2 Timoteo 4:1, 8), che conosce i più intimi pensieri e i desideri più nascosti di ognuno.

Chi sarà giudicato e con quali criteri

Saranno giudicati tutti i vivi e tutti i morti (vd. 2 Timoteo 4:1, 8; 1 Pietro 4:5; Apocalisse 20:12-13), così come l’intero cosmo, la terra e tutto ciò che è stato creato in essa. Ciascuno risponderà per se stesso (vd. Romani 14:12) e sarà giudicato in base alle proprie azioni (vd. Apocalisse 20:12). La retribuzione sarà commisurata alle opere e conforme a giustizia.

Il corpo glorioso della risurrezione

Nel giorno della risurrezione l’uomo riceverà un vero e proprio corpo. Paolo, infatti, rivela che esso sarà incorruttibile, non soggetto a malattie e alla morte (vd. 1 Corinzi 15:42); il corpo glorioso sarà un corpo «spirituale». Forse questo corpo sarà dotato di nuove funzionalità come quello del Cristo risorto, il quale poteva apparire o scomparire improvvisamente e attraversare i muri (vd. Luca 24:31, 36; Giovanni 20:19, 26). Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (1 Corinzi 15:54-55).

Frasi Bibliche di Consapevolezza e Consolazione

La Parola di Dio attraverso le Scritture è un conforto e un modo di comprendere il mondo. La Bibbia contiene molti versetti che confortano le persone in lutto, sia per la lettura privata e la contemplazione o come promemoria da includere in un biglietto di condoglianze. Non ci sono parole che possano sostituire una presenza, né frasi pronte che possano veramente consolare. Ma a volte, in mezzo al silenzio, una parola può risuonare nel cuore. Non per cancellare il dolore, ma per portare un po' di pace. La Bibbia, in tutta la sua saggezza e tenerezza, contiene parole di questo tipo: parole che non negano il dolore, ma lo attraversano con noi. Promesse, promemoria, respiri di speranza.

La risurrezione e la vita

  • Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?» (Giovanni 11:25-26).
  • «Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. E come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Corinzi 15:21-22).
  • «Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni» (Apocalisse 20:6).
  • «Non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza» (1 Tessalonicesi 4:13).
  • «Siamo messi alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d'altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne» (Filippesi 1:23-24).

La promessa della pace e del conforto divino

  • «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me» (Giovanni 14:27-28).
  • «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto» (Giovanni 14:1-3).
  • «Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato e salva chi è abbattuto» (Salmo 34:19).
  • «Tu conti i passi della mia vita errante; raccogli le mie lacrime nel tuo otre: non sono forse scritte nel tuo libro?» (Salmo 56:9).
  • «Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti fortifico, ti soccorro e ti sostengo con la destra della mia giustizia» (Isaia 41:10).
  • «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (Salmo 23:4).
  • «Il Signore ti proteggerà da ogni male: egli veglierà su di te. Il Signore veglierà su di te quando esci e quando entri, ora e per sempre» (Salmo 121:7-8).
illustrazione biblica di Gesù che conforta Marta e Maria dopo la morte di Lazzaro

La speranza oltre il lutto

  • «Udii allora una voce potente che usciva dal trono: "Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate"» (Apocalisse 21:3-4).
  • «Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli» (2 Corinzi 5:1).
  • «Perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore» (Romani 14:8).
  • «Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 8:38-39).
  • «Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Romani 5:8).
  • «Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili» (2 Corinzi 4:16-18).
  • «Poi udii una voce dal cielo che diceva: "Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, si riposino dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono"» (Apocalisse 14:13).
  • «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che avranno atteso con amore la sua manifestazione» (2 Timoteo 4:7-8).

tags: #frasi #della #bibbia #sulla #morte