Cosa fare se un sacerdote molesta una bambina

La notizia di abusi da parte di sacerdoti su minori è una realtà dolorosa e inaccettabile che scuote profondamente la società e la fede. Quando emerge il sospetto o la certezza che un sacerdote abbia molestato una bambina, è fondamentale agire con prontezza e determinazione per tutelare la vittima e garantire giustizia.

Riconoscere i segnali e l'importanza della denuncia

Le vittime di abusi, specialmente se bambine, spesso impiegano anni prima di trovare il coraggio di denunciare. Una spirale di silenzio può interrompersi solo molto tempo dopo gli abusi, talvolta quando la vittima inizia a manifestare comportamenti autolesionistici o altri segnali di profonda sofferenza. È cruciale che i familiari e la comunità siano attenti a questi segnali, che possono indicare un passato traumatico e non risolto.

Un esempio emblematico è quello di una bambina che ha iniziato ad autoinfliggersi dolore e a ferirsi. La famiglia, allarmata, ha scavato nel suo passato, arrivando all'origine di quella sofferenza che si portava dentro. Ai familiari, e successivamente alla polizia, la bambina ha rivelato che l'uomo la chiamava per portarla in sacrestia dove spesso avvenivano le violenze. Se lei provava a rifiutarsi, lui la picchiava colpendola con calci e schiaffi fino a provocarle ferite talmente gravi da spedirla in ospedale.

Le molestie possono avvenire in contesti di fiducia, come durante una confessione o in attività parrocchiali, dove il sacerdote dovrebbe insegnare la parola di Dio e aiutare a crescere nel rispetto dei valori fondamentali, ma invece abusa della sua posizione.

La dinamica degli abusi

I sacerdoti abusanti spesso approfittano della fiducia e dell'innocenza delle piccole vittime. Le tecniche possono variare: dall'attirare la bambina con un "vuoi fare un gioco?" e offrirle del vino prima di violentarla, fino a umiliarla e farla sentire responsabile. Le violenze possono protrarsi per anni, creando un lunghissimo periodo di terrore in cui le vittime sono costrette al silenzio per paura e vergogna.

Violenza sessuale: cosa accade nel CERVELLO della vittima

Procedura da seguire in caso di sospetto o accertamento

In queste situazioni, è fondamentale agire su più fronti: civile, penale e canonico.

1. Denuncia alle autorità civili

La prima e più importante azione è la denuncia alle forze dell'ordine (Carabinieri, Polizia di Stato) o alla Procura della Repubblica. Questo avvia un procedimento penale che può portare all'arresto e alla condanna del responsabile. Le indagini, come quelle svolte dalla Procura di Napoli Nord nel caso di don Michele Mottola, o quelle dei Carabinieri che hanno portato all'arresto di don Glaentzer, possono avvalersi di testimonianze, messaggi, registrazioni audio e incidenti probatori per raccogliere un grave quadro indiziario.

Anche se i fatti risalgono a molti anni fa, come nel caso del sacerdote di Vicenza, è essenziale denunciare. Le vittime, all'epoca poco più che bambine, avevano atteso anni prima di sporgere denuncia, ma la giustizia ha comunque fatto il suo corso.

2. Coinvolgimento della famiglia e supporto alla vittima

È essenziale che la famiglia supporti la vittima, creda al suo racconto e la aiuti a superare il trauma. In alcuni casi, come quello della studentessa in Trentino, la ragazzina ha raccontato tutto ai genitori, che hanno denunciato le presunte molestie alla scuola e poi alle forze dell'ordine.

Per la vittima, il percorso è lungo e complesso. È importante che la bambina riceva un adeguato supporto psicologico e terapeutico per affrontare le conseguenze degli abusi. Le comunità, come l'Arcidiocesi di Milano, possono indirizzare tutte le energie ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie, offrendo un tempo di analisi dell'accaduto, insieme a qualificate professioniste che li sostengono e li affiancano, ascoltando e accogliendo le loro sofferenze, preoccupazioni e interrogativi.

3. Azioni in ambito ecclesiastico

Parallelamente all'azione civile, è opportuno segnalare il caso alle autorità ecclesiastiche competenti (la Diocesi o il Tribunale Ecclesiastico). Questi organi hanno la possibilità di avviare procedimenti interni, che possono portare all'allontanamento del sacerdote dalle sue mansioni, come avvenuto per don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi, allontanato dal Tribunale Ecclesiastico a titolo prudenziale già a dicembre 2023. Anche l'Arcidiocesi di Milano ha ribadito che l'allontanamento è avvenuto a seguito di "segnalazioni di comportamenti non appropriati" rispetto al ministero sacerdotale.

In alcuni casi, la comunicazione tra Diocesi e autorità civili è cruciale, come dimostrato dall'avvio delle indagini della Procura di Napoli Nord a seguito di una comunicazione pervenuta dalla Diocesi di Aversa.

4. Aspetti legali e risarcimento

Le vittime possono costituirsi parte civile nel processo penale per ottenere un risarcimento per i danni subiti. Ad esempio, un giudice ha stabilito un risarcimento di 50mila euro per una minorenne vittima di abusi. In alcuni casi, tuttavia, il risarcimento per i genitori potrebbe non essere concesso.

grafico che illustra il processo di denuncia e supporto alle vittime

Casi emblematici e la loro gestione

La storia recente è costellata di casi che evidenziano la gravità del problema e la necessità di risposte efficaci.

Il caso di Vicenza

Un anziano sacerdote è a processo per difendersi dall’accusa di aver molestato sessualmente due sorelle. I presunti abusi sarebbero avvenuti parecchi anni fa. Inizialmente il sacerdote aveva negato che delle lettere di scuse fossero sue, ma il suo avvocato ha poi ammesso: «Le ha scritte lui, copiando il testo di un altro».

Il caso di Sabine Griego (New Mexico)

Sabine Griego, ex parroco di Albuquerque, oggi 81 anni, è sotto processo per una serie di violenze sessuali su diversi bambini risalenti a 30 anni fa. Tra le sue piccole vittime c'era anche una bimba di 7 anni alla quale offriva del vino prima di sottoporla agli stupri, abusandola fino a farla vomitare e umiliandola.

Il caso in Trentino

Accuse rivolte a un prete 40enne, insegnante di religione, che avrebbe approfittato del proprio ruolo per palpeggiare una studentessa di 11 anni nel 2023. La ragazzina ha raccontato tutto ai genitori, che hanno denunciato. La Procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote, nel frattempo trasferito a Roma, accusato di violenza sessuale aggravata su minore. Il prete ha negato ogni addebito, affermando di "essere una persona espansiva ma senza secondi fini".

Il caso di don Samuele Marelli (Monza)

Indagine partita dalla segnalazione delle famiglie di alcuni giovani che frequentavano l'oratorio di Seregno (Monza). Avrebbero riferito di comportamenti inappropriati e molestie subite da parte del religioso, don Samuele Marelli. Il Tribunale ecclesiastico ha agito per primo, allontanando Marelli dalle sue mansioni già a dicembre 2023, a titolo prudenziale, a seguito delle "segnalazioni di comportamenti non appropriati".

Il caso di don Michele Mottola (Trentola Ducenta)

A pochi giorni dalla messa in onda di un servizio televisivo, il gip del tribunale di Napoli Nord ha accolto la richiesta della Procura ed ha disposto la custodia cautelare in carcere dell'ex parroco di Trentola Ducenta per abusi ai danni di una bambina di 10 anni. Le attività investigative erano iniziate a seguito di comunicazione pervenuta dalla Diocesi di Aversa, confermando un grave quadro indiziario.

Questi casi sottolineano l'importanza di non tacere, di denunciare e di supportare le vittime in ogni fase, affinché la giustizia possa trionfare e i bambini siano protetti da tali orribili crimini.

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