La storia di Suor Teresilla, Chiara Barillà all'anagrafe, è un intreccio complesso di fede, dedizione agli ultimi e un controverso coinvolgimento con le figure centrali degli Anni di Piombo in Italia. La sua vita, segnata da un profondo desiderio di guarigione e riconciliazione, l'ha portata a navigare tra le sofferenze dei detenuti e le istanze politiche di un'epoca turbolenta.
Chi era Suor Teresilla: La Suora "Tra le Sbarre"
Nata a Bagaladi (Reggio Calabria) il primo agosto del 1943, Chiara Barillà, poi conosciuta come Suor Teresilla, è morta a Roma la notte tra il 22 e il 23 ottobre 2005, investita da un'auto mentre si recava in pellegrinaggio a piedi al Santuario del Divino Amore. Questo "pellegrinaggio del sabato sera" era per lei un momento di preghiera profonda, capace di infondere una forza nuova per affrontare le difficoltà quotidiane.
Dopo aver conseguito il diploma di infermiera presso l'ospedale San Giovanni-Addolorata di Roma, scelse di rimanere una semplice infermiera, rinunciando alla possibilità di diventare caposala, per rimanere vicina alla gente comune. Per lei non esistevano distinzioni tra poveri o ricchi, simpatici o meno simpatici; chiunque si affidasse alle sue cure trovava in lei una compagna di viaggio affidabile e attenta. L'ospedale fu il suo punto di partenza per arrivare al carcere, dove, fin da novizia, aveva chiesto di poter prestare servizio. Le malattie fisiche e spirituali stavano per lei sullo stesso piano; era solita dire di "portare il carcere in ospedale e l'ospedale in carcere".
Suor Teresilla aveva preso sul serio il Vangelo della guarigione e della riconciliazione, credendo fermamente che ogni vita potesse riscattarsi da qualsiasi ferita. Per questo, decise di essere strumento di una "rivoluzione della misericordia", dedicandosi instancabilmente ai detenuti. Le sue giornate, con l'impegno in carcere, diventarono interminabilmente lunghe, ma riusciva sempre a trovare il tempo per i "suoi" detenuti, spinta da una vera e propria ossessione. Profondamente convinta dell'importanza del perdono e della redenzione, si fece carico delle sofferenze fisiche e morali dei reclusi, come già faceva con i malati e gli ultimi.

L'Impegno negli Anni di Piombo e i Contatti Eccellenti
Durante gli Anni di Piombo, Suor Teresilla iniziò a pressare testardamente gli uomini politici che conosceva, in nome delle battaglie che portava avanti: indulto, amnistia. La sua fede incrollabile la spingeva a ritenere necessaria una soluzione politica per chiudere quella stagione. Questa dedizione la portò a conoscere e frequentare persone di spicco della politica, come gli ex presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga, e figure controverse come Valerio Fioravanti, fondatore dei Nuclei Armati Rivoluzionari, e Valerio Morucci, ex brigatista. È stata amica e confidente, con estremo riserbo, di terroristi e, contemporaneamente, dei familiari delle loro vittime.
Gli Anni Di Piombo Documentario Blu Notte
Il Ruolo Controverso e il "Memoriale Morucci"
Il ritratto di Suor Teresilla si arricchisce di sfumature complesse e di interrogativi. Entrata nell'Ordine delle Serve di Maria Riparatrici a diciotto anni, dal 1972 era a Roma. La sua iconografia di ecclesiastica dedita alla carità e agli ammalati si è rapidamente trasformata in quella di una "sacerdotessa" votata alle turbolente vicende degli Anni di Piombo. Tutto iniziò nel carcere di Paliano, dove erano detenuti molti terroristi di estrema destra ed estrema sinistra, tra cui Valerio Morucci, il "compagno Matteo", responsabile del Fronte Logistico delle Brigate Rosse e figura centrale nel rapimento e nell'uccisione di Aldo Moro.
Suor Teresilla svolgeva attività volontaria di assistenza ai detenuti, finalizzata a una pacificazione tra i terroristi e i famigliari delle vittime. Tuttavia, questa opera, che partiva dalla solidarietà umana, sconfinava talvolta nell'interesse politico, sollevando una serie di interrogativi sulla sua figura. Sebbene la suora avesse dichiarato di aver incontrato Morucci nel carcere di Paliano solo "dopo il 1985", l'ultima Commissione Moro ha accertato che i loro legami erano già in corso da molto tempo prima. Dalla relazione finale dei lavori risulta che Suor Teresilla fu "l'intermediaria principale di un dialogo tra Morucci e Cossiga avviatosi non più tardi dell'estate 1985". Un promemoria inviato da Cossiga a Scalfaro nel luglio di quell'anno ne fu una conferma.

La Trasmissione del "Memoriale Morucci"
Uno degli episodi più significativi e controversi che vede Suor Teresilla protagonista è la trasmissione del "Memoriale Morucci". Questo elaborato, scritto dall'ex brigatista durante gli anni della detenzione a Paliano, fu consacrato come "verità ufficiale, ma non storica" sul sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. Fu proprio Suor Teresilla a farlo arrivare nelle mani di Cossiga il 13 marzo 1990, non in prima persona, ma tramite Remigio Cavedon, allora vicedirettore del quotidiano "Il Popolo".
Sull'iniziativa della trasmissione del documento, Suor Teresilla ha minimizzato, affermando: "L'iniziativa è stata esclusivamente mia". Tuttavia, le indagini hanno rivelato incongruenze e misteri sulla genesi e la diffusione di questo testo. Un biglietto di accompagnamento sul cartaceo ricevuto da Cossiga - "Solo per Lei Signor Presidente, è tutto negli atti processuali, solo che qui ci sono i nomi. Riservato (1986)" - suggerisce che il testo fosse stato composto prima di tale data. Sorprendentemente, nel luglio 1988 una copia identica del "memoriale" era già stata acquisita dal SISDE, il servizio segreto civile, prima ancora che Cossiga lo ricevesse.
Le ricostruzioni di Morucci nel memoriale si sono dimostrate "incongrue su punti non secondari", come stabilito dalla Terza Relazione della Commissione Moro 2. È emerso che diversi soggetti parteciparono alla costruzione della "verità giudiziaria" offerta da quel testo, tra cui il Sisde, uomini politici e delle istituzioni, e i "buoni servigi di una suora tuttofare, Teresilla, un po' spia e un po' religiosa, molto legata a Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro".

Sospetti e Interrogativi
Le relazioni di Suor Teresilla con alte eminenze politiche, come Scalfaro, e la sua presenza in altre vicende mai del tutto chiarite (come il caso di Ciro Cirillo, assessore campano sequestrato dalle Br) hanno alimentato perplessità. Anche i familiari delle vittime hanno espresso dubbi. Maurizio Puddu, fondatore dell’Associazione delle Vittime del Terrorismo, dichiarò nel 2007: "Secondo me aveva tutte le stimmate tranne quelle della religiosa. Ebbi l’impressione lavorasse per i servizi segreti." Analoghe parole vennero da Alberto Franceschini, co-fondatore delle Brigate Rosse, che ricordò come Teresilla gli avesse suggerito di consegnare a lei eventuali dichiarazioni, piuttosto che ai magistrati, promettendo un'amnistia.
Suor Marta Bergamasco: Un'Altra Storia di Fede e Ricerca di Senso
Accanto alla complessa figura di Suor Teresilla, emerge la storia di Suor Marta Bergamasco, un'altra figura femminile che ha trovato nella vita religiosa una risposta alle grandi domande nate in un periodo storico denso di fermento. Marta Bergamasco, padovana, classe 1958, studentessa di Sociologia all'Università di Trento (la stessa che aveva visto formarsi il futuro brigatista Renato Curcio e da dove era partita l’ondata della contestazione), scelse quella Facoltà per il desiderio di non rimanere alla superficie della realtà, indagandola nel profondo nelle sue dinamiche e nelle sue trasformazioni.
In quegli anni universitari, fu attratta dalle parole di padre Antonio Sicari, un carmelitano celebre per le sue collane di ritratti di santi, capace di rendere con linguaggio moderno la ricchezza delle storie e dei carismi cristiani. Il primo incontro tenuto da padre Sicari, sul tema della libertà, accese in lei quella "fiamma" di cui parla San Giovanni della Croce, la ricerca della bellezza interiore.
Dopo la laurea, Marta lavorò in un centro per giovani con disabilità psichiche, un'esperienza forte di incontro con la sofferenza che la provocava, facendola sentire impotente. Poco alla volta, comprese che poteva essere "per loro e con loro, in un'altra dimensione". Oggi, come Suor Marta, monaca carmelitana dal 13 ottobre 2018, afferma che "contemplare è prendersi cura" e che "la preghiera è un modo differente, ma efficace, di abbracciare l'altro".

La sete di radicalità ha sempre accompagnato Suor Marta. La sua scelta di Sociologia era stata una "forma di contestazione: un modo alternativo di vivere, di andare alla radice delle cose". Anche la preghiera, in questo senso, è per lei contestazione: "ti aiuta ad andare al fondo, a scoprire ciò che non appare". Dopo anni di vita contemplativa, le intuizioni degli inizi sono diventate certezza: "La preghiera come cura: lo sperimento incontrando le persone, ma anche come cammino interiore di conoscenza di me stessa". Il suo nuovo terreno di cura e incontro è la Rete, dove coglie una grande "sete di senso, ma anche di silenzio".
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