L'Anno Liturgico Tridentino si riferisce alla scansione temporale delle celebrazioni e dei tempi liturgici in uso nella Chiesa latina secondo il Messale Romano promulgato da San Pio V nel 1570, e nelle sue edizioni successive, in particolare quella del 1962, che precedette la riforma liturgica del Concilio Vaticano II.
Questo calendario è organizzato attorno a due cicli principali: quello del Natale, che celebra il mistero dell'Incarnazione, e quello della Pasqua, che celebra il mistero della Redenzione. Sebbene il *Breviarium Romanum* del 1960 e il *Missale Romanum* del 1962 abbiano introdotto alcune variazioni rispetto ai calendari precedenti, la struttura fondamentale dell'anno liturgico è rimasta inalterata.

Origini Storiche della Messa Tridentina: Dalla Molteplicità all'Unificazione
La Chiesa Latina prima del Concilio di Trento
Prima del Concilio Tridentino, la Chiesa latina presentava una notevole varietà di libri liturgici. Questi, osservando consuetudini liturgiche locali (territoriali) e particolari (ordini religiosi, confraternite, ecc.), mostravano un'ampia molteplicità di forme rituali per la Celebrazione eucaristica. Pur conservando la medesima struttura celebrativa, differivano per la disposizione sequenziale delle parti della Messa, l'uso di formulari e preghiere tipiche, invocazioni a santi specifici e l'aggiunta di elementi non raramente a carattere superstizioso o non in linea con la fede. A questa non perfetta uniformità rituale e alla precarietà di uno stile celebrativo non sempre ben definito, si aggiungevano le sempre più diffuse contaminazioni liturgiche provenienti dalla teologia protestante.
Il Concilio di Trento e la Riforma
In un contesto storico simile, per purificare il rito della Celebrazione eucaristica da elementi impropri e per promuovere una maggiore unità tra i fedeli mediante l'unificazione rituale, i padri del Concilio di Trento, nella XXV sessione (4 dicembre 1563), stabilirono che fosse redatto un nuovo Messale. A tal fine fu costituita una commissione di esperti che consultò diligentemente i codici presenti nella Biblioteca Vaticana e le edizioni correnti del Messale, raccogliendo e studiando antichi libri provenienti da varie Chiese locali e considerando gli scritti dei Padri della Chiesa.
La Promulgazione del Messale di San Pio V
Papa San Pio V, successore di Pio IV, dopo aver pubblicato il Catechismo del Concilio di Trento e il Breviario Romano (1568), promulgò finalmente il Messale con la bolla *Quo primum tempore* del 14 luglio 1570. In questa bolla, il Pontefice dichiarò che "sommamente conviene che uno solo sia il rito per celebrare la Messa". L'intervento di San Pio V ha segnato per quattro secoli l'attività celebrativa della Chiesa latina, mantenendo il Messale Romano in gran parte invariato dal 1570 al 1969. L'edizione di Papa Clemente VIII nel 1604, a 34 anni dalla prima edizione, rivide il lezionario per adeguarlo all'edizione della Vulgata da lui pubblicata nel 1592. Nel XVIII secolo, pur non producendo innovazioni nel Messale, si assistette a tentativi di ritorno a una "antichità cristiana" e alla stigmatizzazione di alcuni eccessi del culto eucaristico e dei santi. Il 6 gennaio 1884, Papa Leone XIII estese a tutte le nazioni le preci (tre Ave Maria, un Salve Regina e un'orazione particolare) al termine delle messe celebrate senza canto, modificandole nel 1886 per includere una preghiera per la conversione dei peccatori e per "la libertà e l'esaltazione della santa Madre Chiesa", e aggiungendo una preghiera a San Michele Arcangelo.
Le Radici del Rito Romano
Le origini del rito romano possono essere fatte risalire al III secolo. Dalla Messa del vescovo derivò la Messa parrocchiale, la cui origine è dovuta alla diffusione della vita liturgica dalla città episcopale alle chiese rurali. Un momento importante per la liturgia romana si ebbe quando Carlo Magno richiese ad Alcuino di copiare i testi liturgici romani per adottarli in tutto il Sacro Romano Impero. L'estensione della liturgia romana, mista con elementi gallicani, a buona parte del mondo latino fu favorita dai monaci dell'abbazia di Cluny nell'XI secolo e anche a Roma. Gli *Ordines romani* dal III al XVII secolo presentano adattamenti della liturgia eucaristica romana per cattedrali e chiese monastiche fuori Roma, integrando tradizioni franche e germaniche.
I libri liturgici di origine romana subirono adattamenti e completamenti, da cui nacquero opere come il Sacramentario gelasiano. Le apologie dell'offertorio furono introdotte stabilmente nella Messa romana nel XIII secolo. L'orazione *Suscipe*, che contiene la frase "hanc immaculatam hostiam", è di origine gallicana e si trova per la prima volta nel libro di preghiere di Carlo il Calvo del IX secolo. L'Agnus Dei, introdotto da Papa Sergio I nel VII secolo per accompagnare il complesso rito della frazione del pane, veniva eseguito nell'alto medioevo durante tale frazione. L'*Ordo Missae*, originariamente elaborato per l'uso della Corte pontificia, divenne la prassi ufficiale della Chiesa e finì per prevalere su tutti gli altri, soprattutto grazie all'opera dei francescani, che vollero attenersi al rito della Chiesa romana ovunque si trovassero, come stabilito dal ministro generale Aimone di Faversham nel capitolo tenuto a Bologna nel 1243.
La storia della Messa (Parte 1A): La Messa in epoca neotestamentaria
La Struttura dell'Anno Liturgico Tridentino: Il Calendario del 1962
Cicli Fondamentali: Natale e Pasqua
Il calendario liturgico romano precedente la riforma di Paolo VI è organizzato secondo due cicli che ruotano attorno alle feste del Natale e della Pasqua. Il *Breviarium Romanum* del 1960 e il *Missale Romanum* del 1962 adottano lo stesso calendario, introducendo variazioni rispetto al previgente ma mantenendo inalterata la struttura dell'anno liturgico.
Il Tempo di Avvento e Natalizio
- Il Tempo di Avvento è il periodo di preparazione al Natale. Inizia con la domenica più vicina alla festa di Sant'Andrea (30 novembre). Le ferie dal 16 al 24 dicembre sono di II classe e prevalgono sulle feste di II classe particolari ma non su quelle universali.
- Il Tempo Natalizio decorre dai primi Vespri della Natività fino al 13 gennaio compreso. Comprende feste di I classe con ottava di II classe, come le feste del 26-27-28 dicembre (Santo Stefano, San Giovanni Evangelista e i Santi Innocenti).
- La Festa della Sacra Famiglia si celebra nel calendario della Messa tridentina dal 1921 nella domenica fra l'ottava dell'Epifania.
Il Tempo di Settuagesima
Il Tempo di Settuagesima è un periodo liturgico penitenziale di preparazione remota alla Quaresima. Esso decorre dai primi vespri della domenica di Settuagesima fino a dopo Compieta del martedì della settimana di Quinquagesima. Al suo interno vi sono tre domeniche, denominate rispettivamente di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, dal numero approssimato di giorni di distanza dalla Pasqua. Esse sono, nell'ordine, la terza, la seconda e la prima domenica prima della Quaresima.
Il Tempo di Quaresima e Passione
- Il Tempo di Quaresima, preparazione prossima alla Pasqua, decorre dal Mattutino del Mercoledì delle Ceneri fino alla Messa della Vigilia pasquale esclusa.
- Il Tempo di Passione, più austero del precedente e preparazione immediata alla Pasqua, decorre dai primi vespri della I domenica di Passione, ossia due settimane prima della Pasqua, fino alla Messa della Vigilia pasquale esclusa. Durante questo periodo si omette il Salmo 42 prima del Confiteor, si tralascia la dossologia all'Introito e dopo il Salmo 25, non si dice il Gloria, il Tratto sostituisce l'Alleluia, l'organo è muto e l'altare è spogliato dai fiori.
- La settimana che va dalla II domenica di Passione (o Domenica delle Palme) fino al Sabato Santo compreso si chiama Settimana Santa; gli ultimi tre giorni di tale settimana sono il Triduo Sacro.
- Il Giovedì Santo prevede la Messa del Crisma, celebrata di mattino nella cattedrale, e la Messa *in Cena Domini* con la riposizione del Santissimo Sacramento (festa di I classe).
- Il Venerdì Santo è una festa di I classe con la lettura del *Passio*, Solenni Orazioni e l'adorazione della Croce. La liturgia della Passione termina con la Santa Comunione generale, precedentemente solo sacerdotale, rimuovendo gli elementi che suggerivano una messa (presentazione delle offerte, incensazione, lavabo, Orate fratres, frazione di un'ostia grande).
- Il Sabato Santo culmina con la Veglia Pasquale, una festa di I classe che include la benedizione del fuoco, l'ostensione del Cero pasquale, il canto del Preconio, la lettura delle Profezie e la benedizione dell'acqua.
Il Tempo di Pasqua
Il Tempo Pasquale decorre dall'inizio della Messa della Vigilia pasquale fino a Nona compresa del sabato nell'ottava di Pentecoste. La Pasqua è una festa di I classe con ottava privilegiata di I classe. Durante tutta l'ottava, fino alla Domenica in Albis (II Domenica di Pasqua), si recita la Sequenza *Victimae Paschali Laudes*, l'*hanc igitur propri* e l'*Ite Missa est, allelúia allelúia*. La Solennità di Pentecoste cade nella settima domenica successiva alla Pasqua.

Le Domeniche dopo l'Epifania e dopo Pentecoste
- Le Domeniche dopo l'Epifania sono celebrate dal 14 gennaio fino alla domenica che precede la domenica di Settuagesima. Possono essere da un minimo di una a un massimo di sei domeniche.
- Le Domeniche dopo Pentecoste decorrono dalla I domenica dopo Pentecoste fino alla domenica che precede la I domenica d'Avvento. Questo lungo periodo può includere da 23 a 28 domeniche. Il Messale presenta ventiquattro domeniche, di cui l'ultima è chiamata *Dominica XXIV et ultima post Pentecosten*. Se le domeniche sono meno di ventiquattro (ad esempio, quando la Pasqua cade il 24 o 25 aprile), viene omessa la domenica XXIII. Se le domeniche sono più di ventiquattro, prima della XXIV domenica, che è sempre l'ultima dell'anno liturgico, si celebrano le domeniche tralasciate dopo l'Epifania, inserendole a ritroso partendo dalla VI dopo l'Epifania come penultima dell'anno liturgico, fino eventualmente alla III dopo l'Epifania come quintultima dell'anno liturgico.
- La Festa di Cristo Re dell'Universo, introdotta nel 1925, si celebra nell'ultima domenica di ottobre, collocandosi così nel ciclo delle domeniche dopo Pentecoste.
Natura e Riconoscimento della Messa Tridentina: Il *Vetus Ordo* Oggi
Terminologia e Definizione
Nella liturgia cattolica, la Messa Tridentina o *Vetus Ordo* (Vecchio Rito) è la forma della celebrazione eucaristica del rito romano che segue il Messale Romano promulgato da Papa Pio V nel 1570, che trasmette la liturgia in uso a Roma e il cui nucleo risale al III-IV secolo. Fu mantenuta, con modifiche minori, nelle edizioni successive del Messale Romano fino a quella promulgata da Papa Giovanni XXIII nel 1962, precedente alla revisione ordinata dal Concilio Vaticano II.
Papa Benedetto XVI dichiarò che le due edizioni del Messale Romano (pre e post-Concilio Vaticano II) non sono riti distinti, ma due usi dell'unico rito. Per questo, la Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" ha usato l'espressione *usus antiquior* (l'uso più antico). Alcuni, inglobando forme ancora più antiche (*antiquiores*), la chiamano "messa romana classica" o "messa di San Pio V" o anche, seppur meno precisamente, "messa in latino" (sebbene anche la liturgia rivista del 1969 possa essere celebrata in questa lingua).
Forme di Celebrazione
Il Codice delle Rubriche del Breviario e del Messale Romano (1962) dichiara che sono due le specie della Messa tridentina: si dice Messa "in canto" (o solenne), se il celebrante canta le parti previste dalle rubriche; altrimenti, si dice "messa bassa" o "messa letta". Per definizione, il canto e la partecipazione di un coro distinguono la messa solenne e la messa cantata dalla messa bassa. Il termine *missa privata* nel primo Medioevo indicava una concelebrazione eucaristica sostituita da celebrazioni separate private, contribuendo alla proliferazione di altari e alla riduzione del rito alla forma più semplice, spesso senza diacono e suddiacono.
Recenti Disposizioni
Papa Benedetto XVI, con il Motu Proprio *Summorum Pontificum*, dichiarò che l'edizione tridentina del 1962 "non fu mai giuridicamente abrogata e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permessa", estendendo a qualsiasi sacerdote della Chiesa latina il diritto di celebrare secondo il Messale Romano del 1962, sia privatamente sia pubblicamente.
Tuttavia, con il Motu Proprio *Traditionis custodes*, Papa Francesco ha disposto che "I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della *lex orandi* del Rito Romano". Il pontefice ha lamentato "un uso strumentale del *Missale Romanum* del 1962, sempre di più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II". Recenti decreti del 2020 hanno aggiornato i libri liturgici in vigore nel 1962, approvando nuovi prefazi e prevedendo la celebrazione facoltativa delle feste dei santi canonizzati dopo il 26 luglio 1960, inclusi San Paolo VI e San Giovanni Paolo II.
tags: #anno #liturgico #tridentino