Il Gloria: Inno Liturgico e il Suo Significato Profondo

Nella liturgia eucaristica festiva, il primo grande testo affidato all’assemblea è il Gloria. Come si legge nelle premesse al Messale, questo è «un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata dallo Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello».

Inizialmente, l'inno era intonato solo dal vescovo a Natale, ma entrò progressivamente in tutte le Messe festive (domeniche, solennità e feste), a eccezione delle domeniche di Avvento e di Quaresima.

Immagine di un coro che canta il Gloria durante una Messa

L'Inno del Gloria nella Liturgia Eucaristica

L’inno si apre con le parole con le quali «una moltitudine dell’esercito celeste… lodava Dio», dopo che i pastori avevano ricevuto l’annuncio che a Betlemme, città di Davide, era nato «un Salvatore, che è il Cristo Signore» (cfr. Lc 2, 8-14): «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».

Questo esordio riprende il canto degli Angeli alla nascita di Gesù a Betlemme, un gioioso annuncio dell’abbraccio tra cielo e terra.

La Struttura e il Contenuto Teologico dell'Inno

Al duplice augurio iniziale corrispondono, nella parte centrale del Gloria, due distinte formule di preghiera che, prese insieme, paiono ispirarsi ad Ap 5, 13 («A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli»).

La Lode a Dio Padre

Quando i fedeli si rivolgono al Padre, in modo corale (noi) lo lodano, lo benedicono, lo adorano, lo glorificano e gli rendono grazie per la sua «gloria immensa». Nei cinque verbi usati è racchiusa tutta la limitata capacità dell’uomo di esaltare la gloria di Dio, che è immensa. Questo gesto ripara in certo modo a quanti «pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio» (Rm 1, 21) o «hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili» (Rm 1, 23).

La Supplica a Gesù Cristo, l'Agnello di Dio

Quando l’inno si rivolge a Gesù Cristo, l’Agnello di Dio, confessato «Signore Dio» e «Figlio unigenito del Padre», il coro dei fedeli passa dalla lode alla supplica per implorare misericordia e perdono: «Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica; tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi».

La Conclusione Trinitaria

Questa parte fornisce l’aggancio per la sezione conclusiva che, introdotta da un «perché» causale, si rivolge ancora a Gesù Cristo per esaltare la sua essenza divina («tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo») nella comunione trinitaria («con lo Spirito Santo nella gloria di Dio Padre»). Così, all’iniziale «Gloria a Dio» corrisponde, in una sorta di inclusione, il finale «nella gloria di Dio Padre». Questa parte centrale è il cuore cristologico dell’inno, dove riconosciamo in Gesù l’Agnello di Dio che porta la salvezza.

Testo Latino del Gloria

Gloria in excelsis Deo
Et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
Laudamus te.
Benedicimus te.
Adoramus te.
Glorificamus te.
Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam.
Domine Deus rex celestis Deus pater omnipotens.
Domine Fili unigenite Iesu Christe.
Domine Deus Agnus Dei Filius Patris.
Qui tollis peccata mundi miserere nobis.
Qui tollis peccata mundi suscipe deprecationem nostram.
Qui sedes ad dexteram Patris miserere nobis.
Quoniam Tu solus Sanctus.
Tu solus Dominus.
Tu solus altissimus Iesu Christe.
Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris.
Amen.

Il Concetto di "Gloria" nella Bibbia e nella Teologia

"Doxa": Il Significato Biblico di Gloria

Nel linguaggio comune, la gloria è spesso associata a un successo, un premio o una posizione di onore. Tuttavia, nella Bibbia, il termine gloria (dal greco δόξα, doxa) è un filo rosso che la percorre dall’inizio alla fine, appartiene solo a Dio ed è il manifestarsi della sua presenza e della sua bellezza che si riflette nella creazione e nella storia.

La gloria di Dio ne testimonia il "peso", il "valore", l’importanza e l’autorità. Tale manifestazione chiede all'uomo di onorare, confessare e lodare Dio, che è la fonte di ogni gloria.

La Manifestazione della Gloria di Dio nel Vecchio Testamento

Il concetto di gloria ha radici profonde e complesse nella Bibbia. Non mette in causa solo la rivelazione che Dio fa di se stesso nella creazione (come in «I cieli narrano la gloria di Dio» Sal 19, che manifestano la sua bellezza - cfr. Nm 14,21), ma va a toccare più profondamente il suo rivelarsi nella storia di Israele.

  • Mosè prega: «Mostrami la tua gloria!» (Es 33,18), quella che si rivelò nei prodigi compiuti in Egitto, nel passaggio dal Mar Rosso (cfr. Es 16,10; Es 14,18) e nel cammino verso la terra promessa.
  • Nel linguaggio simbolico del profeta Ezechiele, la gloria di Dio è Dio che si rende vicino. Egli, per stare in mezzo al suo popolo esiliato, lascia il Tempio e va a Babilonia (Ez 3,23).

Anche l’essere umano riflette la gloria di Dio perché è dotato di dignità e bellezza (Sal 8,6). La Scrittura mostra come la gloria possa essere persa o acquisita: Giobbe, deriso dai suoi amici, esclama: «Egli mi ha spogliato della mia gloria!» (Giob 19,9; 29,1-20), riferendosi a salute, dignità e bellezza. Persone con particolari compiti possono possedere gloria, come Giuseppe che dice ai fratelli: «Raccontate al padre mio tutta la gloria che io ho in Egitto» (Gen 45,13), o il re Salomone, a cui Dio diede «ricchezza e gloria come a nessuno tra i re» (1Re 3,9-14; cfr. 6,29).

Chi riceve gloria, è chiamato a manifestare con le sue azioni che essa gli proviene da Dio; nessuno può ricercarla per sé stesso: «Non temere se un uomo aumenta la gloria della sua casa. Quando muore non scende con lui la sua gloria (cfr. Sal 49,17).

La Gloria Divina Rivelata in Gesù Cristo

La gloria di Dio nel Nuovo Testamento si rivela soprattutto e definitivamente nella storia di Gesù: la sua incarnazione, vita nascosta a Nazareth, vita pubblica, passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo. L’immensità della gloria divina risplende infatti sul volto di Cristo (cfr. Gv 1, 14), specialmente nell’ora della croce.

  • Alla nascita di Gesù, la gloria è luce che avvolge i pastori (Lc 2,9-10).
  • Si manifesta nella trasfigurazione (Lc 9,32.35).
  • Raggiunge il culmine nella passione e morte: «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26).

Il tema della gloria, nel quarto Vangelo, rivela la presenza del Padre in Gesù: «Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). I capitoli 13-21, detti “libro della gloria”, mostrano che Gesù glorificò il Padre sempre e pienamente quando, affidandosi nelle sue mani, morì sulla croce. E il Padre lo glorificò, dichiarandolo Figlio obbediente al suo progetto di salvezza. Grazie allo Spirito Santo, la sua morte è trasformata in risurrezione.

La Dossologia e la Gloria Cristiana

Con la preghiera del «Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo» (dossologia), professiamo che solo a Dio, Uno e Trino, appartiene ogni grandezza, autorità e onore. Proclamando questa fede, siamo chiamati a manifestarla nella vita: «Comportatevi in maniera degna di quel Dio che vi ha chiamati alla gloria del suo regno» (1Ts 2,12; cfr. 1,30-31). La via certa è quella del dono percorsa da Gesù (Fil 2,5-11). Assumendola, glorifichiamo il Padre che ci riconosce figli a immagine di Gesù. Questa è la gloria cristiana.

L'Esecuzione e la Partecipazione al Gloria

Il Gloria è, per sua natura, un testo da cantare e la grande tradizione musicale che arriva fino a noi ne è una prova eloquente. Il soggetto adeguato di questa esecuzione è l’intera assemblea celebrante. Ne consegue che il canto del Gloria, sia in latino, sia in italiano, deve far parte di diritto del repertorio base di una comunità.

Per una buona esecuzione, il dialogo tra assemblea e schola cantorum è più che opportuno, data l’ampiezza del testo. In certe occasioni, l’esecuzione può essere affidata alla sola schola, purché essa abbia la consapevolezza di essere parte viva dell’assemblea dei fedeli.

Durante la Messa della domenica, è fondamentale ascoltare e recitare la preghiera del Gloria con consapevolezza, partecipando attivamente al suo profondo significato.

Il Gloria e le Forme di Preghiera nel Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, nella Parte Quarta dedicata alla Preghiera Cristiana, illumina ulteriormente il significato del Gloria, inserendolo nel contesto delle diverse forme di preghiera. Nel "Tempo della Chiesa", lo Spirito della Promessa effuso a Pentecoste, istruisce la Chiesa e ricorda ciò che Gesù ha detto, plasmando anche la vita di preghiera (CCC 2623).

Nella prima comunità di Gerusalemme, i credenti «erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2,42). Questa sequenza è tipica della preghiera della Chiesa: fondata sulla fede apostolica e autenticata dalla carità, è nutrita nell'Eucaristia (CCC 2624).

La Preghiera come Lode e Adorazione

Tra le forme di preghiera, la lode è quella che più immediatamente riconosce che Dio è Dio! La Chiesa lo canta per se stesso, gli rende gloria perché EGLI È, a prescindere da ciò che fa (CCC 2639). Questa forma di preghiera è una partecipazione alla beatitudine dei cuori puri, che amano Dio nella fede prima di vederlo nella gloria. Attraverso di essa, lo Spirito si unisce al nostro spirito per testimoniare che siamo figli di Dio e rendere testimonianza al Figlio unigenito in cui siamo adottati e per mezzo del quale glorifichiamo il Padre. La lode integra le altre forme di preghiera e le porta verso colui che ne è la sorgente e il termine: «un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui» (1 Cor 8,6).

La preghiera di lode, completamente disinteressata, si concentra su Dio; lo canta per se stesso, gli rende gloria perché EGLI È, a prescindere da ciò che egli fa (CCC 2649).

L'Eucaristia stessa contiene ed esprime tutte le forme di preghiera: è «l'oblazione pura» di tutto il corpo di Cristo a gloria del suo nome. Secondo le tradizioni d'Oriente e d'Occidente, essa è «il sacrificio di lode» (CCC 2643).

Lo Spirito Santo, che ammaestra la Chiesa e le ricorda tutto ciò che Gesù ha detto, la educa anche alla vita di preghiera, suscitando espressioni che si rinnovano in seno a forme permanenti: benedizione, domanda, intercessione, azione di grazie e lode (CCC 2644).

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