La Professoressa Anna Basile del Mastro è una stimata accademica nel campo della Letteratura Latina. Le sue attività si estendono sia all'insegnamento universitario che alla ricerca scientifica, con un particolare interesse per l'analisi approfondita delle opere del filosofo e drammaturgo romano Seneca.
Posizione Accademica
La Professoressa Anna Basile del Mastro ricopre il ruolo di Professore a contratto di Lingua e Letteratura Latina presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Questa posizione testimonia il suo impegno costante nell'educazione e nella trasmissione del sapere specialistico agli studenti universitari, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni di latinisti.
Attività di Ricerca: La De(costruzione) del Potere nelle Tragedie di Seneca
Una parte fondamentale della sua attività di ricerca è dedicata allo studio del concetto di potere all'interno delle tragedie di Seneca. Questo interesse è ben rappresentato dal suo studio intitolato "regnabit. est haec poena" (Sen. Phoen. 646): the (De)Construction of Power in Seneca's tragedies, che indaga le complesse dinamiche del potere imperiale e le sue manifestazioni nelle opere senecane.

L'abstract di questa ricerca evidenzia come Seneca rifletta frequentemente sul potere imperiale nelle sue opere in prosa, analizzando il comportamento dell'imperatore Nerone durante il suo regno. Nelle tragedie, l'autore tenta di conferire concretezza a questo tema attraverso l'uso dei miti e, in modo ancora più specifico, attraverso le parole utilizzate dai personaggi.
Obiettivi della Ricerca
L'obiettivo primario di questa ricerca è indagare quali termini vengano impiegati per descrivere le caratteristiche comportamentali dei tiranni all'interno del corpus tragico di Seneca. L'analisi linguistica mira a svelare le sfumature e le connotazioni associate alla figura del tiranno nella letteratura senecana.
L'Analisi delle "Phoenissae" di Seneca
Un focus particolare della ricerca è dedicato alle Phoenissae di Seneca, dove il mito di Edipo funge da esempio paradigmatico dell'incapacità di un tiranno di esprimere i propri sentimenti. In questo dramma, il sfortunato re Edipo tenta di raccontare la sua colpa, ma riconosce la totale assenza di parole specifiche e adeguate per definire l'enormità del suo crimine. Questa profonda mancanza di espressione verbale gli impedisce di superare il suo tragico passato, lasciandolo in una condizione di totale isolamento con il suo disagio emotivo.