Quando si pensa a un animale associato simbolicamente a Gesù, la prima immagine che viene in mente è spesso quella dell'agnello, seguita magari dal pesce paleocristiano. Tutti conosciamo l'Agnus Dei, ma nel corso dei secoli, molti altri animali hanno avuto l'onore di essere associati simbolicamente a Cristo, nell'arte e nella predicazione. Tra questi, il cervo, il bue, l'asino e altri animali della natività hanno acquisito profondi significati teologici.
L'Agnello: Sacrificio e Redenzione
L'Agnello, come la Colomba, è un simbolo universale di innocenza e purezza. Nella Bibbia, l'agnello è entrato nella simbologia in rapporto con Dio per la sua debolezza, sottomissione e dipendenza dal suo pastore. È simbolo di totale obbedienza alla Parola del Signore e al suo volere, di fiducia in Colui che può liberare dalla schiavitù, dalla morte e dalla distruzione, ed era spesso usato come animale sacrificale.
L'Agnello nella Bibbia e la sua Evoluzione Cristiana
L'espressione evangelica latina Agnus Dei, che significa "Agnello di Dio", si riferisce a Gesù Cristo nel suo ruolo di vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell'umanità. Nella tradizione cattolica, si prega: "Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi".
Nella Bibbia, l'agnello identifica il sacrificio per eccellenza. L'Antico Testamento contiene episodi celebri come quello di Abramo che immola un animale al posto del figlio Isacco. Questo episodio fu poi adottato dal cristianesimo, che paragonò l'agnello a Cristo perché, come l'animale, fu sacrificato senza colpa. Si ricorda che nella notte in cui Dio salvò il suo popolo dalla schiavitù, l'angelo sterminatore passò oltre le case degli ebrei che avevano segnato gli stipiti delle porte con il sangue dell'agnello sacrificato, risparmiandoli dalla morte dei primogeniti egiziani.
Offrire un agnello in sacrificio significava offrire a Dio ciò che di più prezioso si possedeva, e simbolicamente, se stessi. Per questo motivo, l'agnello ha assunto una forte valenza religiosa. Il Venerdì Santo, Gesù, come vittima espiatoria, prende su di sé i peccati dell'umanità e assume il senso del sacrificio dell'agnello preparato per la Pasqua ebraica, e il ruolo salvifico del sangue con cui gli ebrei avevano contrassegnato le loro porte. Per questo suo patire, le più antiche immagini lo mostrano coricato e non in piedi.
Tuttavia, il simbolo rimanda anche al Cristo risorto e glorificato, come si legge più volte nell'Apocalisse. La figura dell'Agnello è al centro di questo libro, rappresentando il cuore della teologia cristiana, richiamando il mistero pasquale di morte e risurrezione e, quindi, il grande evento della redenzione.
L'origine di questa immagine è nell'Antico Testamento, dove in alcuni testi della tradizione giudaica l'agnello compare come simbolo del capo, del comandante, talvolta anche immagine del futuro Messia. Anche se l'Apocalisse stessa presenta l'Agnello come «pastore» (7, 17), «guida» (14, 1-5) e «combattente» (17,14), è decisamente più importante il riferimento sacrificale. Nella tradizione liturgica di Israele, un agnello veniva sacrificato in diverse circostanze, ma l'elemento più caratteristico è l'agnello pasquale, memoriale dell'uscita dall'Egitto (Es 12,1-27).
Era comune nella prassi cristiana identificare Cristo con l'agnello pasquale, come dimostra San Paolo: «Cristo nostra Pasqua è stato immolato» (1 Cor 5, 7). Già i profeti avevano notato un legame fra l'agnello e la condizione di persone particolari; Geremia disse di se stesso: «Ero come agnello mansueto condotto al macello» (Ger 11, 19), e soprattutto il Servo di Dio viene presentato in questo modo: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca» (Is 53, 7).
Nella teologia giovannea, questa immagine assume un pregnante significato cristologico. Il Quarto Vangelo si apre con la presentazione di Gesù fatta da Giovanni Battista: «Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29.36); e culmina con la correlazione fra la situazione del Crocifisso e l’agnello pasquale al quale non veniva spezzato alcun osso (Gv 19,36). L'espressione giovannea «Agnello di Dio» mette in stretta relazione i due termini, assumendo una nota di espiazione attraverso l'uso metaforico del vocabolo e il riferimento al sacrificio vicario del Servo.
L'agnello, simbolo di sacrificio, è collegato alla Pasqua ebraica, tuttora celebrata con piatti a base di agnello. In pittura è emblema d'innocenza, purezza, semplicità e obbedienza, e come uno dei simboli principali dell’arte cristiana, compare soprattutto come metafora di Cristo e della cristianità intera. Isaia, per esempio, menziona l'agnello condotto al macello che si pone con rassegnazione, diventando simbolo di Cristo, del fedele e dell'intera comunità ecclesiale. Inoltre, viene spesso citato nelle parabole, nelle quali Cristo è il buon pastore che porta sulle spalle l'animale e si preoccupa di redimere i peccatori. È l'animale attributo di San Giovanni Battista, poiché egli annuncia la venuta di Gesù Cristo con le parole: “ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.”
Questa creatura di così importante impatto e significato è stata celebrata in tutte le arti: la pittura le rende omaggio quale simbolo usato, molto spesso, nelle tele sacre insieme alla croce e al calice, e altrettanto fa la scultura antica. È innocenza, mansuetudine, umiltà. L'agnello è presente anche in letteratura, poesia, teatro e cinema, dimostrando la sua pervasività culturale.

Il Cervo: Anelito Spirituale e Vittoria sul Male
Il cervo, il cui termine deriva dal latino cervus, originato a sua volta dalla radice indoeuropea ker ("testa"), è un altro animale che, nel corso dei secoli, ha acquisito un profondo significato cristologico nell'arte e nella predicazione. Molto caro alle popolazioni barbariche, che lo consideravano "re della foresta", quando la cultura dei popoli del Nord si fuse con quella mediterranea e cristiana, il cervo acquisì nuove simbologie che lo resero un animale cristologico per eccellenza.
Il Cervo nella Tradizione Biblica e Iconografica
La bellezza e l'agilità del cervo sono decantate nella benedizione su Neftali (Gen), nei Salmi (Sal), e soprattutto nel poema amoroso del Cantico dei Cantici, in cui la sposa definisce il suo sposo simile a un cerbiatto (Ct). Il cervo è un animale citato frequentemente nella Bibbia; amatissimo era il versetto del Salmo 42 in cui si legge «come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio». Questa immagine dolce e suggestiva fu ripresa da numerosi autori e finì con l’influenzare le arti iconografiche: fin dai primi secoli, immagini di cervi furono incise nei fonti battesimali proprio in omaggio a quel Salmo.
Dalla metà del IV secolo, si trovano opere che mostrano uno o più cervi che si dissetano al bordo di uno o più corsi d'acqua. Solitamente, la tradizione iconografica li presenta ai piedi di una montagna sormontata da una croce o da un altro simbolo cristiano: rappresentano allora coloro che desiderano abbeverarsi alla fonte del cristianesimo. È così che il cervo divenne il simbolo del catecumeno che si prepara a entrare nella Chiesa.
Il Cervo come Allegoria di Cristo Vittorioso
Nel Medioevo, era nota a tutti i letterati la proverbiale inimicizia tra cervo e serpente, citata da numerosi autori antichi, tra cui Plinio il Vecchio. Plinio, nella sua Naturalis Historia, descriveva i cervi come animali mansueti, prudenti e attratti dal canto, ma anche come acerrimi nemici dei serpenti. Questa immagine fu reinterpretata in età cristiana con l’aggiunta di dettagli di ispirazione biblica.
Nei bestiari medievali, riprendendo Plinio il Vecchio, si afferma che il cervo, per stanare i serpenti, si riempie la bocca d'acqua, la versa nella tana e con un soffio li trascina fuori, uccidendoli calpestandoli con le zampe. Allo stesso modo, si comporta Gesù con il diavolo. Nel Fisiologo, un bestiario redatto ad Alessandria d’Egitto nel III secolo, si legge che i serpenti, inseguiti dal cervo, cercano rifugio sotto i sassi e tra le crepe della terra. Per stanarli, il cervo beve acqua e la sputa nelle crepe; per non affogare, le serpi sono costrette a riemergere e vengono uccise dal cervo, che le schiaccia sotto il suo calcagno. Evidente l’ispirazione cristiana dietro questa descrizione: il “re delle foreste” cominciò ad essere rappresentato come una allegoria del Cristo vincitore sul male.
Simbologie Aggiuntive e Il Cervo Sacrificale
Col passar dei secoli, nuove simbologie si aggiunsero. Il fatto che il cervo perda i suoi palchi ogni inverno per poi vederli ricrescere a primavera fu reinterpretato da molti religiosi come simbolo della morte e resurrezione di Gesù. Inoltre, essendo una preda ambita dai cacciatori, il sacrificio dell'animale, da cui si potevano ricavare molti oggetti, fu interpretato in analogia con la morte salvifica di Cristo. Nel pieno Medioevo, si fecero frequenti giochi di parole per cui il cervus, possente re della foresta, accetta di diventare servus del suo carnefice andando volontariamente incontro alla morte.
L'episodio di Sant'Uberto, che durante una battuta di caccia il Venerdì Santo si imbatte in un cervo con una croce luminosa tra i palchi che gli parla con voce umana, ordinandogli di ravvedersi, è un esempio lampante di questa simbologia. Sconvolto dall'incontro, Uberto abbracciò una rigorosa vita di penitenza e preghiera, diventando un santo.

Gli Animali nel Presepe: Testimoni della Nascita Divina
Un presepe senza bue e asino sarebbe incompleto: i due animali, insieme a Maria, Giuseppe e il bambino Gesù, appartengono semplicemente a un presepe tradizionale. Ma il significato degli animali nella stalla va oltre la mera decorazione, aggiungendo strati di simbologia cristiana.
Bue e Asino: Simboli Antichi e Profetici
Il bue e l'asino sono stati una parte indispensabile delle raffigurazioni pittoriche della nascita di Gesù sin dai tempi del primo cristianesimo. Appaiono in affreschi medievali e vetrate delle chiese dal IV secolo in poi. Tuttavia, gli animali testimoni della nascita di Gesù non compaiono nella Bibbia. Nel Vangelo di Luca, che ci racconta la storia del Natale, si parla solo di una capanna per presepe e di una mangiatoia in cui è posto il neonato, ma non di animali.
Alcuni storici ritengono che il bue e l'asino nella capanna si riferiscano all'Antico Testamento. Dal versetto del profeta Isaia: "Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la mangiatoia del suo padrone; Israele non ha conoscenza, il mio popolo non ha intelligenza" (Isa 1: 2-3). Questa frase significa che gli animali sanno a chi appartengono. A quel tempo, il bue e l'asino erano molto importanti, poiché servivano da sostentamento ed erano strumenti indispensabili per il lavoro sul campo. La loro vicinanza alla mangiatoia con Gesù li rende simboli del messaggio dell'Incarnazione di Dio. Questa interpretazione è supportata dalla rappresentazione sul Sarcofago di Stilicone nella Chiesa di Sant'Ambrogio a Milano (circa 380-400 d.C.), dove Gesù giace nella mangiatoia solo fiancheggiato da un bue e da un asino.
Anche nel vangelo dell'infanzia apocrifo di Pseudo-Matteo si dice: "Il terzo giorno della nascita di nostro Signore Gesù Cristo, la vergine benedetta uscì dalla grotta, entrò nella stalla e depose il suo ragazzo, che il bue e l'asino adoravano, in una mangiatoia Anche gli animali, bue e asino, tra i quali giaceva, lo adoravano incessantemente". Inoltre, un versetto del libro dei profeti Habakuk si riferisce ai due animali nella stalla. La traduzione greca recita: "Signore, ho sentito le tue notizie ed ero in soggezione, Signore, ho guardato le tue opere e sono rimasto colpito. Sei riconosciuto in mezzo a due esseri viventi ..." (Habakuk 3: 2). Secondo la concezione cristiana, l'asino alla mangiatoia rappresenta i pagani, il bue gli ebrei.

Altri Animali nel Presepe e il Loro Significato
Oltre al bue e all'asino, spesso scopriamo altri animali nel presepe, come pecore e agnelli, cani, ma anche cammelli, elefanti e cavalli.
- Pecore e Agnelli: I pastori sono venuti con i loro greggi di pecore alla stalla per testimoniare la nascita di Gesù. Le pecore sono gli animali menzionati più spesso nella Bibbia. Mentre l'Antico Testamento tratta dell'agnello sacrificale, il Nuovo Testamento simboleggia le pecore per l'uomo fuorviato che viene riportato sulla retta via dal pastore Gesù. I pastori furono i primi a sentire la buona notizia della nascita di Gesù tramite un angelo, affrettandosi alla stalla insieme ai loro animali.
- Cani Pastore: In molti casi, un cane si unisce alla folla di animali nella capanna. È il cane da pastore del gregge e del pastore, ed è simbolo di vigilanza e protezione.
- Cammello, Elefante e Cavallo: Dall'Epifania in poi, animali esotici come i cammelli arricchiscono il presepe. Questi tre animali da sella appartenevano ai tre Re Magi, i saggi d'Oriente, che rappresentavano i continenti conosciuti all'epoca. L'elefante, di solito posto accanto al re Gaspare dalla pelle scura, rappresenta il continente africano; il re Baldassarre, su un cammello, è il rappresentante dell'Asia; e Melchiorre cavalca un cavallo come rappresentante europeo. Elefanti e cammelli sono figure della natività dal design elaborato, ma possono arricchire il presepe solo all'Epifania, nel momento dell'adorazione dei Magi.
La presenza di questi animali nel presepe dimostra che a Natale viene considerata tutta la creazione di Dio, non solo il mondo umano ma anche quello animale, uniti nell'adorazione della nascita divina.
Gli animali nel presepe tra immaginario e realtà
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