L'Amicizia con Gesù: Un Percorso di Fede e Crescita

Talvolta si pensa che, dopo un momento di riflessione spirituale, tutto diventi più semplice, ma spesso le difficoltà quotidiane persistono e si possono incontrare inaspettate battute d'arresto. In questi momenti, la presenza di Gesù può sembrare lontana o inefficace, e si può essere tentati di pensare che Lui non si curi delle nostre sofferenze, come accadde agli apostoli durante la tempesta sul lago.

La Presenza di Gesù nelle Difficoltà della Vita

Gesù e la tempesta: un simbolo di fede

Un episodio evangelico narra di come, al calar della sera, Gesù invitò i suoi apostoli a "passare all’altra riva". Partirono in barca e, nonostante la presenza di altre imbarcazioni, furono sorpresi da una violenta tempesta. Le onde si riversavano nella barca, che ormai era piena, mentre Gesù dormiva tranquillamente a poppa su un cuscino. Gli apostoli, presi dal panico, lo svegliarono chiedendo: "Maestro, non ti importa che siamo perduti?".

Risvegliatosi, Gesù "minacciò il vento e disse al mare: Taci, calmati. E il vento cessò e si fece grande bonaccia". Poi si rivolse a loro con un interrogativo che risuona ancora oggi: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?". Questa domanda generò in loro un grande timore, spingendoli a chiedersi chi fosse veramente quest'uomo. La tempesta notturna, in questo contesto, è spesso interpretata come simbolo delle forze avverse all'uomo.

La serenità di Gesù deriva dalla sua fiducia in Dio, come espresso nel Salmo 130,2: "Io sono tranquillo e sereno come un bimbo in braccio a sua madre". La domanda degli apostoli, "Maestro, non t’importa che noi moriamo?", ci ricorda che Dio non ha creato l'uomo per la morte, ma per la risurrezione, e la morte è conseguenza del peccato. Anche la Pasqua, festa della risurrezione, può generare grande timore, un sentimento che spinge a interrogarsi sulla fede. La fede, infatti, è un "vedere tutto con gli occhi di Dio" ed è un atto di totale affidamento a Lui, una certezza nella sua fedeltà, amore e accoglienza.

Gesù, per compiere i suoi miracoli, chiedeva la fede. A Nazareth, il suo stesso villaggio, non poté compiere molte opere prodigiose a causa della mancanza di fede della gente. Un altro episodio significativo, raccontato nel vangelo di Marco (9,14-24), riguarda un ragazzo epilettico che i discepoli non erano riusciti a guarire. Alla vista di Gesù, lo spirito scosse il ragazzo con convulsioni. Il padre, dopo aver spiegato la sofferenza del figlio sin dall'infanzia, implorò: "Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci". La risposta di Gesù fu chiara: "Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede".

È fondamentale avere la certezza che il Risorto è sempre presente nella nostra "barca", anche quando abbiamo l'impressione che dorma o non ci ascolti. La sua parola rassicurante è sempre: "Coraggio, ci sono io, sono con te".

La Preghiera e i Sacramenti come Pilastri dell'Amicizia con Gesù

L'importanza ineludibile della preghiera

La fede si alimenta attraverso la preghiera, che è ineludibile. Non si tratta di pregare per ore come un certosino, ma di mantenere il Signore presente nella quotidianità. Nonostante gli impegni e la fretta della vita moderna, il tempo per ciò che si vuole veramente si trova sempre. La preghiera e l'Eucaristia domenicale dovrebbero essere appuntamenti irrinunciabili.

La confessione: perdono, terapia e consolazione

Anche la confessione rappresenta un grandissimo aiuto, non solo come perdono dei peccati, ma anche come terapia, medicina, consolazione dello spirito, forza e parola di incoraggiamento e luce. L'apostolo Paolo testimonia questa verità quando il Signore gli dice: "Ti basta la mia grazia. La mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2Cor 12,7). La debolezza diventa così un luogo di grazia, dove l'azione di Dio può manifestarsi in noi. Paolo risponde: "Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo".

La preghiera cristiana è sempre una preghiera "con" Qualcuno, vissuta in un dialogo di reciprocità, non un ripiegamento su se stessi, ma un rivolgersi all'Altro con fiducia aperta, spontanea e totale. È un mettersi in ascolto, sfruttando il silenzio e lasciandosi guidare dalla voce dello Spirito Santo che prega in noi e per noi. Questa preghiera è "con" sia nella sua forma personale che comunitaria.

Giovani che pregano in oratorio

"Sostare con te": La Proposta Oratoriana 2022-2023

L'oratorio come oasi ospitale di fede

La proposta per l'oratorio 2022-2023 è "Sostare con te", fondata sulla lettera pastorale "Kyrie, Alleluia, Amen" dell'Arcivescovo Mario Delpini. Lo slogan e il logo offrono i primi spunti per il lavoro educativo, che mira a insegnare ai ragazzi e alle ragazze l'atteggiamento dei discepoli del Signore: pregare per vivere. Molti giovani, esplicitamente o implicitamente, chiedono "Insegnami a pregare". È la domanda di chi desidera imparare a essere discepolo e chiede al proprio Maestro come fare.

L'invito è a fermarsi un attimo nella cappellina dell'oratorio o in chiesa, a indicare il volto del Crocifisso e a dire che in quel luogo il Signore è presente nell'Eucaristia, nella sua Parola e nel radunarsi insieme, "perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro" (Mt 18, 20). Pregare è "irrinunciabile come l’aria per i polmoni", come afferma Mario Delpini. Il logo dell'anno oratoriano rappresenta l'atteggiamento della sosta, consapevole che tutto attorno c'è la vita con le sue gioie e preoccupazioni, alimentata dallo Spirito Santo, simboleggiato da un bianco intenso che ricorda le "vesti bianchissime" di Gesù nella Trasfigurazione.

L'arte della preghiera si insegna attraverso il "Sostare con te", dove "con" indica anche la relazione educativa. Questo suggerisce lo stile dell'educatore che prega insieme ai ragazzi, condividendo momenti e spazi di preghiera, unendo la loro preghiera come fosse la stessa, proprio come le mani dell'educatrice e del ragazzo nel logo si toccano formando "mani giunte". La missione dell'oratorio è ospitare tutti, accompagnando ogni ragazzo e ragazza a crescere consapevole delle proprie scelte e ad accogliere il Vangelo. La proposta "Sostare con te" pone la preghiera cristiana al centro della crescita dei ragazzi, in continuità con la tradizione oratoriana.

La vita dell'oratorio è sempre stata scandita dalla preghiera. I discepoli si meravigliavano della preghiera intima e personale di Gesù con il Padre, che era il motore delle sue scelte e della sua vocazione. La vita, per i discepoli di Gesù, è una vocazione, e la preghiera personale rivela che essa non è un caso, ma una chiamata a essere figli di Dio. Conoscere se stessi significa mettersi in relazione con l'Altro che ci chiama, portando a una vita vera e a una gioia piena.

L'oratorio, con il suo ambiente familiare e di confidenza, si assume il compito di educare alla preghiera, sapendo che non sempre questa viene insegnata nelle case. La preghiera cristiana necessita di essere trasmessa da adulto a bambino/ragazzo in un clima di fiducia e rispetto. "Sostare con te" invita a vivere l'oratorio come un'oasi ospitale dove i ragazzi possono sperimentare i benefici dell'informalità, del gioco, dell'amicizia e della spontaneità, sempre in compagnia di figure di riferimento che costruiscono un dialogo attraverso l'animazione. L'oratorio, pur essendo un luogo di divertimento, non è un "parco giochi", ma un ambiente che aiuta a stare con gli altri e, soprattutto, con Gesù.

La sosta nella preghiera è preludio a nuovi incontri e a un invio missionario. La missione è la vita naturale del discepolo, che, anche pregando per sé stesso, affida la propria vita al Padre. La preghiera dilata il cuore, permettendoci di preoccuparci della vita degli altri, dei loro dolori, delle sofferenze, dei disastri e delle difficoltà del mondo, impegnandoci a chiedere e costruire la pace. La preghiera più alta in cui impariamo a vivere è la Messa, per questo l'invito ai ragazzi a partecipare all'Eucaristia settimanale si fa più pressante. Nella Messa, Gesù consegna la sua vita, e noi impariamo a consegnare la nostra, ricevendo la forza per il cammino quotidiano.

Copertina di un sussidio per catechisti sull'amicizia con Gesù

Strumenti e Percorsi per Coltivare l'Amicizia con Gesù

Numerosi sussidi e proposte pastorali sono disponibili per aiutare bambini, ragazzi e giovani a instaurare e approfondire un dialogo di amicizia con Gesù attraverso la preghiera e la riflessione. Questi materiali spesso utilizzano un linguaggio e un approccio adatti alle diverse fasce d'età, integrando la catechesi con attività, giochi e momenti di condivisione.

  • Dialogo di amicizia con Gesù: Percorsi specifici per ragazzi di seconda media, basati su brani evangelici come Gv 21,15-23 e Gv 15,11-15, per riflettere sull'amicizia con Gesù come punto di arrivo della maturità cristiana.
  • Sussidi sull'amicizia: Materiali che esplorano la relazione amicale in rapporto alla vita di fede, con citazioni, domande per la riflessione e attività per bambini (8-10 anni), ragazzi (11-13 anni), adolescenti (14-17 anni) e giovani (18-23 anni).
  • Adorazioni eucaristiche: Momenti di preghiera focalizzati sulla comunicazione di Gesù con i giovani, adattabili a diversi periodi dell'anno liturgico.
  • Libretti per ritiri: Sussidi per ritiri con i giovani, come quello utilizzato dalla parrocchia S. Andrea di Andria, o per bambini del secondo anno di catechesi ("Passo dopo passo insieme al mio amico Gesù") che cercano di comprendere il vero valore dell'amicizia con Gesù.
  • Proposte creative per l'inizio dell'anno: Iniziative come "Gesù ti ha aggiunto! … e Tu?", che utilizzano il linguaggio dei social media (smartphone, chat) per coinvolgere fanciulli e ragazzi, invitandoli a creare il proprio profilo di amicizia con Gesù, imparando ad ascoltare, accogliere e amare come Lui.
  • Cammini quaresimali: Percorsi come "Gesù ti ha aggiunto! Cammino per la Quaresima 2018", che riprendono il tema del "segno +" per "aggiungere" nuovi amici sul cellulare, guidando i bambini del catechismo attraverso i suggerimenti del Vangelo.
  • Schede per catechismo: Ventinove schede per bambini di quarta e quinta elementare, con disegni, riflessioni, attività e giochi, alcune delle quali fanno riferimento al catechismo "Venite con me".
  • Ritiro sull'amicizia: Ritiro di due giorni che esplora il rapporto di amicizia dei ragazzi con Gesù attraverso il suo comportamento con i suoi amici, completo di celebrazione penitenziale e canti.
  • Segnalibri e altre iniziative: Segnalibri con immagini a tema, celebrazioni di inizio anno catechistico per bambini, ragazzi e genitori, proposte di preghiera sul Vangelo di Giovanni (11,1-45), e percorsi di adorazione eucaristica vocazionale.
  • Meditazioni natalizie e cammini d'Avvento: Riflessioni sul mistero e dono della nascita di Gesù, che aiutano a riscoprire la sua presenza nelle difficoltà quotidiane e cammini a tema, come quello del 2017, che riprende il cartellone a forma di smartphone per leggere i messaggi degli amici di Gesù.
  • Campi-scuola: Incontri di catechesi sull'amicizia tra Pietro e Gesù per i ragazzi, campi-scuola sul tema dei Croods per bambini, e proposte per gruppi post-Cresima e Giovanissimi, che invitano a un viaggio di scoperta della "Isola che c'è" sotto la guida di Gesù.
  • Ritiro itinerante: Un cammino verso un santuario sul monte in preparazione alla prima comunione, che permette di sperimentare la presenza di Dio in momenti di gioia e luce.

Questi strumenti sono pensati per creare un ambiente di familiarità e confidenza, dove la preghiera non è solo un atto formale, ma un modo per entrare in relazione intima con Gesù, scoprendo la gioia di essere parte della "famiglia" dei cristiani.

Testimonianza Personale: Un Sacerdote Racconta la sua Amicizia con Gesù

I segni della vocazione

L'esperienza di un sacerdote che ha insegnato religione cattolica in un liceo classico per dodici anni rivela come le narrazioni personali siano un potente strumento per catturare l'attenzione dei giovani e per veicolare l'amicizia con Gesù. Raccontare la propria storia, riletta e passata al vaglio della riflessione, permette di scoprire tratti comuni con la vita di chi ascolta, specialmente quando il protagonista di tale storia è Dio.

Fin dall'infanzia, l'autore ha vissuto in un ambiente permeato dalla presenza di Dio: accompagnato in chiesa dal padre ogni mattina prima della scuola e cresciuto in un asilo gestito da suore dove tutto parlava di Dio "con delicatezza, senza oppressione ed esagerazioni". Questi presupposti hanno reso facile vivere l'adolescenza alla presenza di Gesù. La morte del padre a diciassette anni, presidente della Conferenza di San Vincenzo, rivelò un impegno nascosto verso i poveri, ispirando nel giovane il desiderio di "fare qualcosa per gli altri".

Intorno ai diciotto anni, grazie all'educazione dei genitori e alla guida di educatori e capi scout, l'autore ha iniziato a sperimentare la bellezza di un modo di vivere non più basato sulla ricerca del proprio bene, ma sul desiderio di rendere felice il prossimo. L'esperienza del doposcuola per bambini in difficoltà, affiancato da un sacerdote "vero credente, umile e autentico" e da una signora "dal cuore grande, innamorata di Dio e dei piccoli", gli ha riempito il cuore di gioia. Ricorda con particolare affetto le preghiere nella chiesa ex garage al termine del doposcuola.

Parallelamente, l'incontro con un ragazzo in carrozzella lo ha immerso in un'avventura educativa con grandissimo entusiasmo. Questi anni, caratterizzati da fidanzamento, servizio educativo, preghiera quotidiana, vita sacramentale, attività sportiva agonistica e facoltà di ingegneria, hanno creato un ambiente vitale e spirituale propizio ai primi richiami alla vocazione sacerdotale. Il desiderio di "dare la vita, per tutti, fino alla fine, di amare il mondo, proprio come aveva fatto Gesù", è stato il motore di questa scelta.

L'amicizia con Gesù ha avuto ulteriori evoluzioni. Verso la fine dell'università, intorno ai 23-24 anni, l'autore sentiva una forza enorme, senza paura di nulla, aperto a qualsiasi percorso: matrimonio, vita monastica (affascinato dagli scritti di Charles De Foucauld), missione in Africa. La vita sacerdotale comporta grandi responsabilità, con molte persone che si fidano dei sacerdoti, aprono il loro cuore e contano sul loro aiuto concreto, sulla preghiera e sulla penitenza.

Dio continua a raggiungere l'autore attraverso "l’affetto gratuito, per certi aspetti immotivato, di una grandissima quantità di persone" che lo vogliono bene, pregano per lui e lo incoraggiano. Custodire la vicinanza del proprio cuore a quello di Gesù è diventata la priorità assoluta dell'esistenza del sacerdote, attraverso l'ascolto della Parola di Dio e le tante occasioni del ministero sacerdotale e della carità pastorale, che gli permettono di vivere costantemente legato a Dio. In un'epoca caratterizzata da ritmi frenetici e stimoli continui della rete informatica, mantenere questa amicizia con Gesù è una sfida per tutti.

Viaggi in paesi di nuova evangelizzazione, come Mozambico ed Etiopia, in visita a missionari amici, hanno mostrato l'azione di Dio in contesti dove il Vangelo non era ancora sistematicamente annunciato. In particolare, il racconto di un capo tribù che, al termine di una catechesi, ha "consegnato" la sua fede e quella della sua famiglia al missionario, abbandonando la propria religione tribale e abbracciando la sequela di Gesù, ha fatto rivivere al sacerdote una situazione simile a quelle descritte negli Atti degli Apostoli, percependo quasi fisicamente la presenza dello Spirito Santo e "vedendo Gesù" vivo e operante.

Due sacerdoti sono stati fondamentali per l'amicizia con Gesù dell'autore: il suo padre spirituale, che lo ha seguito negli anni del seminario e continua ad accompagnarlo, e un padre gesuita che gli ha dato gli Esercizi Spirituali ignaziani. Questi maestri di preghiera gli hanno trasmesso la passione per la meditazione quotidiana e la convinzione che senza una preghiera prolungata, gratuita e fatta con il cuore, la vita spirituale si inaridisce. Il rapporto intimo con Gesù è cresciuto parallelamente all'esperienza sacerdotale, permettendo di sperimentare l'azione di Gesù attraverso il sacramento dell'Ordine, la cui efficacia spesso supera i limiti umani e i peccati del sacerdote. Questa sensibilità spirituale è stata donata dal presbiterio di Genova, dai docenti della Facoltà teologica e dai vescovi incontrati e serviti, che hanno educato e aiutato a comprendere il legame tra Gesù e il sacerdote.

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