L'Altare di Pergamo: Monumento alla Vittoria e Capolavoro Ellenistico

L’Altare di Pergamo rappresenta un imponente monumento celebrativo della vittoria dei Greci contro i Galati, un popolo di origine celtica che si era stanziato in Asia Minore. Questo capolavoro dell'arte ellenistica, eretto nella città di Pergamo, situata nell'attuale Turchia, intorno al 180-160 a.C., è oggi ammirabile presso il Pergamon Museum di Berlino.

Vista generale dell'Altare di Pergamo nel Pergamon Museum

La sua costruzione fu voluta dal re di Pergamo, Eumene II (197 a.C.-159 a.C.), per commemorare la vittoria di suo padre Attalo sui Galati. L'altare fu dedicato a Zeus Soter (Zeus salvatore) e Athena Nikephoros (Athena portatrice di vittoria), sottolineando così il ringraziamento divino per la fine del conflitto e il consolidamento del potere del regno di Pergamo nella regione.

Il regno di Pergamo, fondato nel III secolo a.C. da Lisimaco, un generale di Alessandro Magno, divenne uno dei più grandi centri propulsori della cultura e dell'arte ellenistica. La committenza di corte favorì la nascita di uno stile artistico nuovo, caratterizzato da forte pathos e ricchezza espressiva, spesso definito come "barocco ellenistico".

Struttura e Decorazione

L'Altare di Pergamo presenta dimensioni considerevoli: alto 25 metri, con una lunghezza di 35 metri e una larghezza di 33 metri, era originariamente decorato con 118 colonne. La sua struttura è caratterizzata da una maestosa scalinata centrale, incastonata tra due ali simmetriche che conducevano all'area sacrificale. La base dell'altare è istoriata con una lunga sequenza di raffigurazioni scultoree, concepite per avere un forte impatto visivo sui visitatori.

Dettaglio dei rilievi scultorei dell'Altare di Pergamo

I rilievi dell'altare sono un esempio straordinario di realismo e profondità espressiva, con figure che assumono pose drammatiche e trasmettono intense tensioni emotive. La maggior parte delle sculture rappresenta episodi mitologici legati alle divinità protettrici, Zeus e Athena.

Il Grande Fregio: Gigantomachia

Il Grande fregio, che ornava lo zoccolo e i bordi della scalinata, è una delle parti più spettacolari del monumento. Con i suoi circa 118 metri di lunghezza, esso narra la Gigantomachia, la leggendaria lotta tra gli dei olimpici e i Giganti, figli di Gea e Urano. Questa rappresentazione allusiva simboleggiava i conflitti affrontati dagli abitanti di Pergamo contro i Galati, riconoscibili nei Giganti per alcune loro caratteristiche stilistiche, come le ciocche rigide trattate con il tìtanos, una pratica usata per incutere terrore in battaglia.

Nella lotta convulsa, i Giganti affrontano divinità marine, terrestri, notturne, astrali e celesti. Un esempio emblematico è la scena che vede Atena afferrare per i capelli il gigante alato Alcioneo, mentre quest'ultimo cerca di non perdere il contatto con la Terra, sua madre Gea, fonte della sua invulnerabilità. Gea stessa emerge dal terreno, implorando la salvezza del figlio.

Raffigurazione della Gigantomachia sul Grande Fregio dell'Altare di Pergamo

Il Piccolo Fregio: Le Storie di Telefo

Sotto il portico, un fregio interno, noto come Piccolo Fregio, si estende per circa 80 metri di lunghezza e 1,5 metri di altezza. Questo fregio, realizzato a bassorilievo, narra le vicende di Telefo, figlio di Eracle e Auge, considerato il mitico fondatore della città di Pergamo. La narrazione si sviluppa in una successione temporale di scene, separate da elementi architettonici o da figure poste di spalle l'una all'altra, creando un racconto visivo dinamico. Tra le scene rappresentate, vi è quella di Auge, madre di Telefo, seduta su una roccia in attesa del proprio destino.

L'opera fu realizzata probabilmente da Firomaco (220-210 a.C.), uno dei sette più grandi scultori greci dell'epoca, e fu edificata sui terrazzamenti dell'acropoli di Pergamo.

Significato Storico e Culturale

L'Altare di Pergamo non è solo un'opera d'arte di eccezionale bellezza, ma anche un documento storico di grande importanza. Esso testimonia la potenza e l'importanza del regno di Pergamo nell'epoca ellenistica, la sua capacità di difendersi e di affermarsi militarmente, e il suo ruolo centrale nella diffusione della cultura greca.

La vittoria sui Galati, celebrata attraverso la Gigantomachia, rappresentò un momento cruciale per il regno, consolidando il suo potere politico e la sua influenza nella regione dell'Asia Minore.

Le Divinità Protettrici

La dedica a Zeus Soter e Athena Nikephoros evidenzia il profondo legame religioso e culturale tra Pergamo e le divinità che garantivano protezione e vittoria. La presenza di Atena e Zeus al centro del frontone occidentale simboleggiava la forte connessione tra la città di Atene e Pergamo, accomunate dalle stesse divinità protettrici.

Le sculture che rappresentano divinità, semidivinità ed esseri mitologici invasiono lo spazio dedicato agli umani, poggiandosi sulle scale e coinvolgendo le figure umane nella lotta. Questo dinamismo visivo e narrativo amplifica il pathos e l'impatto emotivo dell'opera.

Statua del Galata Morente, una scultura legata al contesto delle guerre galliche

Opere scultoree come il Galata morente (conservato ai Musei Capitolini di Roma) e il Galata suicida (a Palazzo Altemps) offrono uno sguardo sulla brutalità della guerra e sulla vulnerabilità della vita umana, anche in un contesto di violenza e trionfo. Queste sculture, sebbene non facenti parte integrante dell'altare principale, sono strettamente legate al periodo storico e alle tematiche belliche celebrate.

L'altare, nella sua interezza, rappresenta un'eccezionale testimonianza dell'arte e della mentalità ellenistica, un'epoca di grandi conflitti ma anche di straordinaria fioritura culturale e artistica, in cui la celebrazione della vittoria si fondeva con la profonda riflessione sulla condizione umana e sul potere degli dei.

La statuaria a Pergamo

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