Terminando il percorso dedicato agli Apostoli scelti direttamente da Gesù, è doveroso menzionare colui che nelle liste dei Dodici è sempre citato per ultimo: Giuda Iscariota. Il nome stesso di Giuda evoca nei cristiani una reazione immediata di riprovazione e condanna.
Il Significato del Nome "Iscariota"
L'appellativo "Iscariota" è oggetto di diverse interpretazioni. La più diffusa lo intende come "uomo di Keriot", riferendosi al suo villaggio d'origine, situato nei pressi di Hebron e menzionato nelle Scritture (cfr Gs 15,25; Am 2,2). Altri lo collegano al termine "sicario", suggerendo un legame con un combattente armato di pugnale (sica in latino). Esiste infine l'ipotesi che il soprannome derivi da una radice ebraico-aramaica che significa "colui che stava per consegnarlo".
Giuda: Apostolo tra i Dodici
Nonostante le controversie sul suo nome, gli evangelisti sottolineano con insistenza la sua qualifica di apostolo, a tutti gli effetti parte dei Dodici. Egli è ripetutamente definito "uno dei Dodici" (Mt 26,14.47; Mc 14,10.20; Gv 6,71) o "del numero dei Dodici" (Lc 22,3). Gesù stesso, rivolgendosi agli apostoli, lo indica come "uno di voi" (Mt 26,21; Mc 14,18; Gv 6,70; 13,21). Questo lo colloca nel gruppo dei suoi più stretti compagni e collaboratori.
Il Mistero della Scelta e del Tradimento
La figura di Giuda solleva interrogativi fondamentali sulla scelta operata da Gesù e sulle ragioni del tradimento.
Perché Gesù Scelse Giuda?
La prima domanda riguarda la scelta di Gesù di affidarsi a Giuda. Nonostante fosse l'economo del gruppo (cfr Gv 12,6b; 13,29a), Giuda è anche qualificato come "ladro" (Gv 12,6a). Il mistero della sua scelta si infittisce ulteriormente considerando il severo giudizio pronunciato da Gesù su di lui: "Guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!" (Mt 26,24).
Le Ipotesi sul Tradimento
Le ragioni del comportamento di Giuda sono oggetto di varie ipotesi. Alcuni puntano sulla sua avidità di denaro, altri suggeriscono una delusione messianica, ipotizzando che Giuda si aspettasse da Gesù una liberazione politico-militare per Israele. Tuttavia, i testi evangelici pongono l'accento su un altro aspetto: Giovanni afferma esplicitamente che "il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo" (Gv 13,2), mentre Luca scrive: "Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici" (Lc 22,3). Queste affermazioni spostano la spiegazione oltre le motivazioni storiche, indicando una responsabilità personale di Giuda nel cedere alla tentazione del Maligno.
La Sorte Eterna e il Pentimento di Giuda
Il mistero della sorte eterna di Giuda è reso ancora più complesso dal suo pentimento: "si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente»" (Mt 27,3-4). Nonostante questo atto di riconoscimento, il suo destino rimane avvolto nel mistero, un monito sulle infinite possibilità di perversione del cuore umano.

La Lezione di Giuda e Pietro
Il tradimento di Giuda, pur rimanendo un mistero, invita a una riflessione profonda. L'unico modo per ovviare alle perversioni del cuore umano è uscire da una visione individualistica e autonoma, abbracciando la prospettiva di Gesù e cercando la comunione con Lui. La figura di Pietro, che pur rinnegando Cristo seppe pentirsi e trovare perdono, contrasta con il pentimento di Giuda, degenerato in disperazione e autodistruzione.
Questo ci ricorda l'insegnamento di San Benedetto alla fine del capitolo V della sua "Regola": "Non disperare mai della misericordia divina". Dio, infatti, "è più grande del nostro cuore" (1 Gv 3,20).
La Libertà Umana e la Misericordia Divina
Benedetto XVI sottolinea due aspetti fondamentali:
- Gesù rispetta la nostra libertà.
- Gesù attende la nostra disponibilità al pentimento e alla conversione, essendo Egli ricco di misericordia e perdono.
Il Ruolo di Dio nel Progetto Salvifico
Anche il gesto negativo di Giuda va inserito nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento, pur portando alla morte di Gesù, è stato trasformato da Cristo in un atto di amore salvifico e di consegna al Padre (cfr Gal 2,20; Ef 5,2.25). Il verbo "tradire" nella sua origine greca significa "consegnare". Talvolta, è Dio stesso il soggetto di questo atto, avendo Egli, per amore, "consegnato" Gesù per tutti noi (cfr Rm 8,32).

Mattia: il Sostituto di Giuda
Al termine della narrazione, si ricorda la scelta di Mattia per sostituire il traditore. Egli fu proposto dalla comunità di Gerusalemme e associato agli undici Apostoli (At 1,26). Come gli altri apostoli, Mattia fu testimone della vita terrena di Gesù e gli rimase fedele fino in fondo. La sua chiamata a colmare il vuoto lasciato da Giuda rappresenta quasi un compenso alla gravità del tradimento.
L'Ultima Cena: Amore fino alla Fine
Il Vangelo di Giovanni pone un'enfasi particolare sugli eventi dell'ultima sera di Gesù con i suoi discepoli.
L'Amore come Processo di Trasformazione
Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, "avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1). L'amore diventa il processo di passaggio e trasformazione, un uscire dai limiti della condizione umana votata alla morte. L'ora di Gesù è l'ora del grande "passo oltre", della metamorfosi dell'essere attraverso l'agape.
La Lavanda dei Piedi: Gesto di Servizio e Purificazione
Il racconto della lavanda dei piedi da parte di Gesù è un gesto simbolico potentissimo. Gesù, il Signore e Maestro, depone le vesti, si cinge di un asciugamano e lava i piedi ai discepoli, compiendo il servizio di uno schiavo. Questo atto umiliazione (Fil 2,7s) illustra l'intero servizio salvifico di Cristo.
L'evangelista Giovanni riprende il concetto di purezza, fondamentale nell'Antico Testamento e nelle religioni in genere. Il lavacro che purifica è l'amore di Gesù sino alla morte. La parola di Gesù, e non solo essa, ma Egli stesso, ci purifica. Paolo esprime un concetto analogo affermando che siamo "giustificati nel suo sangue" (Rm 5,9).
Simbologia della Lavanda dei piedi di Giotto - I Simboli nell'Arte
La Fede come Purificazione del Cuore
Gesù trasforma il concetto di purezza: non sono le azioni rituali a purificare, ma la condizione del cuore. La purezza e l'impurità hanno origine nel cuore dell'uomo. La fede, derivante dal volgersi di Dio verso l'uomo, è ciò che purifica il cuore. Come afferma Pietro: "Dio stesso ha preso la decisione che i pagani ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede… Non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede" (At 15,5-11).
La parola di Gesù, la "verità", è il vero "lavacro" che rende gli uomini capaci di Dio, liberandoli da ciò che li separa da Lui.
Il Nuovo Comandamento e la Grazia dello Spirito Santo
La novità del cristianesimo non risiede in un'elevata prestazione morale, ma nel nuovo fondamento dell'essere donato dalla grazia. Come afferma Tommaso d'Aquino: "La nuova Legge è la grazia dello Spirito Santo" (Summa theol. I-II q 106 a 1). L'inserimento del nostro io in Cristo ("non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me": Gal 2,20) è il centro del cammino cristiano, guidato dalla misericordia del Signore.
Il Dramma del Getsemani
La preghiera di Gesù nell'orto degli ulivi, in cui Egli manifesta la sua angoscia di fronte alla morte e al peso della sofferenza umana, è un momento cruciale. La sua volontà umana si subordina a quella del Padre, trasformando il "no" in "sì", e così redimendo l'umanità. L'invocazione "Abbà" rivela l'intimità filiale di Gesù con il Padre.
La Lettera agli Ebrei interpreta questa preghiera come l'atto del Sommo Sacerdote che porta la realtà umana, con tutte le sue sofferenze, all'altezza di Dio. In questo dramma, Gesù perfeziona il suo sacerdozio, aprendo le porte del cielo.

Il Venerdì Santo e la Veglia Pasquale
Il Venerdì Santo ci invita ad adorare Cristo Crocifisso e a partecipare alle sue sofferenze. Dallo "sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37), attingiamo dal suo cuore squarciato la sorgente del suo Spirito. La solenne Veglia Pasquale annuncia la risurrezione di Cristo, la sua vittoria sulla morte, chiamandoci a essere uomini nuovi in Lui.
La Volontà di Dio come Vero Bene
Il criterio che ha guidato ogni scelta di Gesù è stata la ferma volontà di amare il Padre e di essergli fedele. Questa decisione lo ha spinto ad abbracciare il progetto del Padre, ricondurre ogni cosa a Lui. Nel rivivere il Triduo Pasquale, siamo invitati ad accogliere la volontà di Dio, consapevoli che essa, anche se apparentemente dura, rappresenta il nostro vero bene e la via della vita.