L'altare, nella sua essenza, rappresenta una struttura o un luogo rialzato su cui venivano offerti sacrifici o bruciato incenso nell'ambito dell'adorazione, sia del vero Dio che di altre divinità. Il sostantivo ebraico mizbèach (altare) deriva dal verbo zavàch, che significa "scannare" o "sacrificare", indicando quindi fondamentalmente il luogo in cui tali atti venivano compiuti. Analogamente, il sostantivo greco thysiastèrion (altare) deriva dal verbo thỳo, con lo stesso significato di "scannare" o "sacrificare". È importante notare che il sostantivo greco bomòs viene specificamente utilizzato per indicare l'altare di un falso dio.

Le Prime Menzioni di Altari
La prima menzione di un altare nella Bibbia compare dopo il Diluvio, quando Noè edificò un altare a Geova, offrendo su di esso olocausti. Sebbene le offerte di Caino e Abele siano menzionate prima del Diluvio, non è specificato se abbiano utilizzato altari.
Successivamente, Abraamo edificò altari in diverse località: a Sichem, in una zona tra Betel e Ai, a Ebron e, significativamente, sul monte Moria. In quest'ultimo caso, è precisato che Abraamo offrì un sacrificio sull'altare, immolando un montone fornito da Dio al posto di Isacco. Sebbene il testo non specifichi l'uso di altari per ogni offerta dei patriarchi, il significato fondamentale del termine ebraico suggerisce che sacrifici venissero probabilmente compiuti in tutti questi casi.
Gli altari costruiti dai patriarchi erano, con ogni probabilità, semplici rialzi di terra o piattaforme di pietre grezze, conformi a quanto Dio avrebbe poi prescritto nel patto della Legge.
Altari nel Patto della Legge
Dopo la vittoria su Amalec, Mosè costruì un altare, chiamandolo Geova-Nissi, che significa "Geova è il mio segnale".
In occasione della stipulazione del patto della Legge con Israele, Mosè edificò un altare ai piedi del monte Sinai. Su questo altare furono offerti sacrifici, e il loro sangue venne spruzzato sull'altare, sul libro e sul popolo, promulgando e convalidando così il patto.
Altari del Tabernacolo
Con la costruzione del Tabernacolo, furono eretti due altari secondo il modello divino:
L'Altare dell'Olocausto
Conosciuto anche come "altare di rame", era realizzato in legno d'acacia e aveva la forma di una cassa vuota, misurando circa 2,2 metri per lato e 1,3 metri di altezza. Era interamente rivestito di rame e presentava quattro "corni" sporgenti dai suoi angoli superiori. Al suo interno, una graticola di rame era posizionata "sotto" la cornice, e quattro anelli servivano per inserire le stanghe di acacia rivestite di rame, necessarie per il trasporto. Questo altare era situato davanti all'ingresso del Tabernacolo.

L'Altare dell'Incenso
Chiamato anche "altare d'oro", era anch'esso in legno d'acacia, rivestito d'oro, con un bordo dorato che ne circondava la parte superiore. Misurava circa 44,5 cm per lato e 89 cm di altezza, con quattro corni dorati agli angoli superiori. Due anelli dorati, posti su lati opposti, servivano per l'inserimento delle stanghe dorate per il trasporto. Questo altare si trovava all'interno del Tabernacolo, di fronte alla cortina del Santissimo.
Su questo altare veniva bruciato un incenso speciale due volte al giorno, mattina e sera. In relazione all'altare dell'incenso, viene menzionato anche l'uso di un incensiere o portafuoco.
Santificazione e Uso degli Altari
Durante le cerimonie d'insediamento, entrambi gli altari vennero unti e santificati. Il sangue degli animali immolati veniva posto sui corni dell'altare dell'olocausto e versato alla sua base. Parte dell'olio d'unzione e del sangue veniva anche spruzzato su Aronne e sui suoi figli per santificarli. La santificazione dell'altare dell'olocausto richiedeva sette giorni.
Per altri tipi di offerte, come olocausti, sacrifici di comunione e offerte per la colpa, il sangue veniva asperso attorno all'altare. Il sangue degli uccelli sacrificati veniva scolato al lato dell'altare. Le offerte di cereali venivano fatte fumare sull'altare come "odore riposante" a Geova.
Ogni anno, nel giorno di espiazione, l'altare veniva purificato e santificato dal sommo sacerdote, che metteva parte del sangue dei sacrifici sui corni e lo spruzzava sette volte sull'altare.
Un fuoco, che non doveva mai spegnersi, veniva mantenuto sull'altare per bruciare le parti sacrificali degli animali e per prelevare il fuoco necessario alla combustione dell'incenso. Solo Aronne e i suoi discendenti senza difetti fisici potevano servire presso l'altare; gli altri leviti fungevano solo da assistenti, e chiunque non fosse della progenie di Aronne che si avvicinasse doveva essere messo a morte. I portafuoco di rame utilizzati da Cora e la sua assemblea, che avevano cercato di usurpare la funzione sacerdotale, furono trasformati in lamine per rivestire l'altare, come monito.
Anche l'altare d'oro dell'incenso veniva purificato annualmente con il sangue dei sacrifici, specialmente quando si facevano offerte per i sacerdoti. Durante il trasporto, entrambi gli altari venivano coperti con teli specifici.
Altari del Tempio
Prima dell'inaugurazione del tempio di Salomone, l'altare di rame costruito nel deserto fu utilizzato presso l'alto luogo di Gabaon.
L'Altare di Rame nel Tempio di Salomone
L'altare di rame eretto per il tempio era considerevolmente più grande di quello del Tabernacolo, misurando circa 8,9 metri per lato e 4,5 metri di altezza. Data la sua altezza, era necessaria una via d'accesso. La legge divina proibiva l'uso di gradini per evitare di esporre la nudità, suggerendo l'utilizzo di una rampa inclinata per accedere alla sua sommità. Questo altare si trovava sul monte Moria.

Il sangue dei sacrifici veniva versato alla base dell'altare, probabilmente attraverso un sistema di condutture che lo convogliava fuori dall'area del tempio.
L'Altare dell'Incenso nel Tempio
L'altare dell'incenso nel tempio era realizzato in legno di cedro e rivestito d'oro, simile a quello del Tabernacolo. La preghiera di Salomone durante l'inaugurazione del tempio fu pronunciata davanti all'altare dell'olocausto, e il fuoco scese dal cielo per consumare i sacrifici.
Nonostante la sua notevole superficie, l'altare di rame si rivelò insufficiente per l'enorme quantità di sacrifici offerti durante l'inaugurazione, rendendo necessaria la santificazione di parte del cortile. Nel corso del tempo, l'altare degli olocausti subì trascuratezza e necessitò di rinnovamento. Il re Uzzia fu colpito da lebbra per aver tentato di bruciare incenso sull'altare dell'incenso. Il re Acaz sostituì l'altare di rame con un altare pagano, ma suo figlio Ezechia fece purificare e rimettere in uso l'altare di rame.
Altari Post-Esilici
Dopo l'esilio, l'altare per gli olocausti fu la prima struttura ricostruita a Gerusalemme dagli esuli tornati con Zorobabele.
Il re di Siria Antioco Epifane profanò l'altare d'oro dell'incenso e costruì un altare pagano sopra il grande altare di Geova. Giuda Maccabeo, in seguito, costruì un nuovo altare di pietre non squadrate e ripristinò l'altare dell'incenso.
L'Altare del Tempio di Erode
L'altare degli olocausti del tempio di Erode era fatto di pietre non squadrate e le sue dimensioni sono oggetto di dibattito tra le fonti antiche. Questo era l'altare menzionato ai tempi di Gesù.
Altare del Tempio di Ezechiele (Visione)
Nella visione del tempio di Ezechiele, l'altare degli olocausti presentava una forma diversa, con sezioni sovrapposte e rientranti. Le sue misure erano espresse in cubiti lunghi e comprendevano una base, una sezione intermedia e un focolare, con un bordo che fungeva da canale di scolo per il sangue. L'accesso al focolare avveniva tramite gradini. Veniva osservato un periodo di espiazione e insediamento di sette giorni, e l'espiazione annuale per l'altare e il santuario avveniva il primo giorno di nisan.

L'altare dell'incenso non è specificamente menzionato nella visione di Ezechiele, ma la descrizione di un "altare di legno" suggerisce una possibile corrispondenza con l'altare dell'incenso.
Altri Altari e Simbolismo
A causa del diffondersi della falsa adorazione, furono costruiti numerosi altari pagani. La popolazione postdiluviana non mantenne la pura adorazione di Noè, portando alla costruzione di molti altari per culti errati.
Gli israeliti ricevettero l'ordine di distruggere gli altari pagani e le loro colonne sacre, proibendo qualsiasi imitazione dei loro riti, inclusi i sacrifici umani. Israele doveva invece avere un unico altare per l'adorazione dell'unico vero Dio, nel luogo da Lui scelto.
Dopo l'attraversamento del Giordano, fu comandato agli israeliti di costruire un altare di pietre non squadrate sul monte Ebal. Successivamente, le tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse costruirono un altare vicino al Giordano, che causò una temporanea crisi finché non fu chiarito che serviva a testimoniare la fedeltà a Geova.
Altri altari furono eretti per occasioni particolari, spesso in relazione ad apparizioni angeliche o su istruzioni di un angelo, come quelli presso Bochim, di Gedeone e di Manoa. La menzione dell'altare eretto a Betel solleva interrogativi sulla sua approvazione divina.
Samuele, quale rappresentante di Dio, offrì sacrifici e costruì un altare a Rama, forse in risposta alla scomparsa della presenza divina da Silo dopo la rimozione dell'Arca.
Altari Temporanei
A volte venivano eretti altari temporanei, come nel caso di Saul che offrì un sacrificio a Ghilgal e costruì un altare.
L'Altare e il Significato Spirituale
Gesù, parlando agli scribi e ai farisei, sottolinea la superiorità dell'altare rispetto all'offerta che vi sta sopra, e del tempio rispetto all'oro che lo adorna, evidenziando che chi giura per l'altare o per il tempio, giura per Dio stesso che li abita o li santifica.
Giacobbe, dopo aver purificato la sua famiglia da idoli e vesti contaminate, salì a Bethel per erigere un altare a Dio, ricevendo nuovamente la Sua benedizione. Questo atto sottolinea l'importanza della purificazione prima di avvicinarsi a Dio.
I profeti di Baal sul Monte Carmelo avevano anch'essi un altare, evidenziando che la presenza di un altare non garantisce la correttezza dell'adorazione.
L'obbedienza a Dio è vista come un sacrificio posto sull'Altare di Dio, mentre la disobbedienza è un "sacrificarsi" sull'altare che non è di Dio.

I Corni dell'Altare
I quattro corni dell'altare avevano una funzione simbolica e pratica. Venivano unti con il sangue dei sacrifici di espiazione. I corni dell'altare erano anche un rifugio per coloro che cercavano salvezza; Adonia e Ioab cercarono di salvarsi aggrappandosi ai corni dell'altare, ma la loro sorte dipese dalle decisioni del re Salomone.
Il termine "corno" in ebraico (qèrèn) ha significati legati allo splendore, alla potenza e alla fecondità, collegati a divinità, re e consacrazioni. L'olio usato per ungere re e sacerdoti veniva contenuto in un corno. Nella Bibbia, il termine "corno" può essere tradotto anche come "potenza" o "salvezza potente", come nel caso di Davide scelto da Dio.
Il "corno di salvezza" è una figura messianica, identificata con Cristo, che porta salvezza alla casa di Davide.
L'iconografia del diavolo con le corna, sebbene non biblica nelle sue origini, si è sviluppata nel medioevo cristiano, attingendo a simbolismi universali legati alle corna.
L'Altare Celeste e il Simbolismo Cristologico
L'altare è visto come un'immagine della liturgia celeste, un punto di contatto tra il mondo celeste e quello terrestre. La pietra dell'altare e la pietra angolare hanno un profondo significato simbolico, spesso associato a Cristo stesso, la "roccia" e la "pietra angolare".
L'altare è considerato il centro e il "cuore" dell'edificio sacro, un luogo dove il sacrificio santificatore opera. Il fuoco sempre acceso sull'altare simboleggia il fervore dello Spirito Santo portato da Cristo.
L'altare è strettamente legato al sacrificio di Cristo, il "Pane vivo disceso dal cielo", e alla sua Persona. La pietra d'altare, nella consacrazione, simboleggia il corpo di Cristo.
La simbologia della pietra, dalla "pietra di Giacobbe" alla "pietra angolare" e alla "pietra shethiyah", si ricollega al Messia e alla sua opera redentrice, offrendo vita incorruttibile e grazia.
L'altare è il luogo dove si manifesta la potenza e l'eternità divina, e dove l'uomo può trovare rifugio e vera vita in Cristo.