L'Incontro Pre-Morte di Padre Pio con Natuzza Evolo
Era il 20 settembre 1968 quando accadde un evento straordinario, un vero e proprio "passaggio di testimone" spirituale: Padre Pio, tre giorni prima della sua dipartita, apparve a Natuzza Evolo.
Questo non fu l'unico incontro tra i due mistici. Già nel 1962 si erano incontrati a San Giovanni Rotondo, e i testimoni dell'epoca raccontarono che sembravano conoscersi da sempre, nonostante fosse il loro primo incontro "ufficiale". Padre Pio aveva 75 anni, Natuzza 38. Ad accompagnare la mistica di Paravati al convento sul Gargano furono i coniugi Libero e Italia Giampà, devoti del frate e testimoni dei carismi di Padre Pio da anni.

Il Desiderio di Confessione e la Risposta di Padre Pio
Secondo la testimonianza di Italia Giampà, Natuzza desiderava da tempo confessarsi con il santo cappuccino. Al termine della messa, la mistica chiese al Santo di confessarla e Padre Pio le rispose: "Ma cosa vuoi confessarti tu, ti sei già confessata e hai ricevuto l'eucaristia. Ricordati di quello che ti ha detto la Madonna". Al termine della confessione, quando Natuzza si inginocchiò per ricevere la benedizione, Padre Pio le disse: "Alzati, che tu non ne hai bisogno, la benedizione ce l'hai direttamente da Gesù".
Un Legame Arcano: "Grazie per avermi portato la santa!"
Nel congedare Italia Giampà, che si confessò per ultima, Padre Pio, prendendole il viso tra le mani, le sussurrò: "grazie, grazie per avermi portato la santa!". Qualche istante dopo Natuzza confidò: "signora mia, lo sapete che con lui ci conosciamo bene. Però, mo’, vedendolo da vicino, so che davvero quest’uomo ha fatto opere grandi e io sono felice che siamo venuti da lui".
Questo "conoscersi bene" merita una riflessione, suggerendo un legame arcano tra i due che si andava intrecciando da tempo, al di là delle analogie nelle loro esperienze. Prima del 1950, Padre Pio si era già presentato in spirito alla giovane mistica per ben due volte, esortandola a essere più coraggiosa e severa nel riprendere le persone che voltavano le spalle alla fede.
L'incontro tra Natuzza e Padre Pio - Porta a porta 23/06/2020
Testimonianze di un Collegamento a Distanza
Tota Spatolisano, la cui famiglia era devotissima a Padre Pio e seguiva Natuzza, ha fornito una testimonianza diretta del legame a distanza tra i due. Racconta che, quando il suo futuro marito, il medico Mario Cortese, le chiese in moglie, la famiglia nutriva perplessità. Natuzza, con entusiasmo, le consigliò di sposare il giovane della sua stessa provincia. Tota, scherzando, replicò che avrebbe chiesto a Padre Pio. Dopo ventidue giorni di attesa a San Giovanni Rotondo, Padre Pio, appena la vide, le disse: "Che siete venuta a fare? Sposate Mario Cortese e lasciate tutti gli altri per la loro strada, altrimenti non formereste una famiglia cristiana!" e concluse con le stesse parole di Natuzza: "Ricordati che il matrimonio è una cosa che si fa una sola volta nella vita".
La Spatolisano riferì anche un altro episodio: mentre Natuzza attendeva l'arrivo di una statua, una telefonata segnalò un collo voluminoso all'aeroporto di Lamezia Terme. Pasquale, il marito di Natuzza, partì convinto fosse la statua. Poco dopo, Natuzza, da un'altra stanza, rise di gusto e spiegò di aver visto Padre Pio, il quale le aveva detto che nel collo non c'era la statua, ma dei libri spediti dalle suore. Pasquale, tornato incollerito, fu accolto dal sorriso dolce di Natuzza che disse: "Me l’aveva detto Padre Pio!".
Natuzza Evolo: Vita e Carismi di una Mistica
Natuzza, Fortunata Evolo, fa parte di quella grande famiglia spirituale di Padre Pio sparsa in tutto il mondo. A San Giovanni Rotondo e a Paravati, dove San Pio e Natuzza hanno accolto e accarezzato tante anime, è rimasto il segno tangibile del loro apostolato. Erano due persone umili, che hanno cercato Dio non nei discorsi dei filosofi ma nella propria esperienza di vita, d’amore e di sofferenza, nel proprio modo di "portare la Croce".
Le Prime Manifestazioni Straordinarie
Già all'età di 5-6 anni, Natuzza sosteneva di avere visioni della Madonna e di un bambino bellissimo che giocava con lei, che sospettava essere Gesù. La prima vera e propria manifestazione straordinaria si verificò quando ricevette il Sacramento dell'Eucarestia: la bocca le si riempì di sangue, che lei ingoiò pensando di aver ingoiato il "Corpo di Cristo". Ancora oggi la medicina fatica a pronunciarsi su questi fenomeni.
Era il 26 luglio del 1938. Natuzza non comprese il significato della parola "apparente" e avvisò la signora Alba che finalmente avrebbe raggiunto il suo Gesù. Natuzza racconterà, al suo risveglio, di essersi trovata in Paradiso, al cospetto di Gesù che le chiese di dividersi i compiti: portare a Lui le anime, amare e compatire. Questo è il giorno della promessa, il giorno più bello della sua vita, che la segnerà per sempre.

Fenomeni Mistici e Persecuzioni
Natuzza, all'epoca una diciassettenne analfabeta, visse nella casa di una famiglia, dove riceveva vitto, alloggio e una modesta paga. È in questa casa che si accentuarono i fenomeni della visione dei defunti, delle presunte bilocazioni e dei dialoghi con l'Angelo Custode, al punto che Natuzza comunicava "messaggi" inauditi e impossibili per una persona senza istruzione.
Il 18 febbraio 1940, il vescovo di Mileto Paolo Albera inviò a padre Agostino Gemelli una fitta documentazione riguardante il caso di Natuzza. Gemelli consigliò l'isolamento in una casa di cura. Natuzza rimase sotto osservazione del professore Annibale Puca, direttore dell'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria, per due mesi. All'uscita dall'ospedale, Natuzza si unì in matrimonio con Pasquale Nicolace.
Da poco si era interrotto per la Evolo il fenomeno delle trance, che inizialmente, con quello delle emografie, aveva richiamato l’attenzione popolare su di lei, ma proprio in quel periodo avevano cominciato a rendersi più visibili, dolorosi e costanti i segni della sua partecipazione alla Passione del Cristo. Inoltre, anche la mistica di Paravati stava subendo misure restrittive con il vescovo di Mileto De Chiara, che le aveva imposto di non ricevere più la gente che bussava alla sua porta in cerca di conforto. Forse anche questo rendeva più impellente in Natuzza, madre di cinque figli, il desiderio di incontrare Padre Pio, di affidargli in una confessione tormenti interiori che lui poteva comprendere meglio di qualunque altro sacerdote e riceverne la benedizione.
Beatificazione di Natuzza Evolo
Padre Pio TV ha trasmesso l'annuncio ufficiale dell'apertura della causa di beatificazione della Serva di Dio Natuzza Evolo. Mons. Luigi Renzo, vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, ha presieduto la Santa Messa e ha espresso l'augurio che la causa possa procedere spedita e senza intoppi. Durante l'omelia, ha sottolineato l'importanza di questi primi passi verso la canonizzazione di Natuzza, in un momento significativo come la Quaresima, che in vita ha segnato particolarmente la carne di Natuzza fino a una quasi sua immedesimazione con il crocifisso. Ha aggiunto: "siamo certi che è volontà di Dio se finalmente per lei possiamo iniziare la fase diocesana del processo verso la venerabilità della mistica".
La Dottrina del Purgatorio e le Anime Sofferenti
Nella storia della spiritualità cattolica, apparizioni di anime del Purgatorio sono avvenute nella vita di numerosi mistici e santi come Natuzza Evolo e Padre Pio. In questo mese a loro dedicato, si continua a parlare della devozione alle anime bisognose di suffragio.
L'immortalità dell'anima è un dogma di fede proclamato dal V Concilio Lateranense (1512-1517), ma fin dai suoi inizi la Chiesa ha sempre insegnato e proclamato questa Verità. Il documento di maggior importanza del magistero ecclesiastico che praticamente istituì il dogma del Purgatorio è la Costituzione "Benedictus Deus" di Benedetto XII, in cui è chiaramente specificato che le anime morte in grazia di Dio ma non perfettamente purificate dovranno essere oggetto di purificazione prima di entrare in Cielo.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: "La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza del Purgatorio; coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti dopo la loro morte ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gloria del Cielo".

Le Pene del Purgatorio
Secondo la dottrina della Chiesa, vi sono due tipi di pene a cui sono sottoposte le anime sante del Purgatorio: quella del danno e quella del senso. La pena del senso si aggiunge a quella del danno e sulla cui natura la Chiesa non si è mai pronunciata in modo definitivo. Le dichiarazioni ufficiali dei Concili parlano solo di pene purificatrici e non di fuoco purificatore, sebbene si possa pensare a un fuoco come mezzo esterno di punizione, anche se di natura diversa da quello materiale.
Testimonianze di Anime del Purgatorio
Un cappuccino laico, portinaio nel convento di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, raccontò di essere stato operato a Roma dopo aver ricevuto l'ordine perentorio da Padre Pio. Durante l'operazione, si addormentò e si ritrovò dinanzi al trono di Dio, condannato a due/tre ore di Purgatorio. Le pene erano terribili, e i sensi che avevano maggiormente offeso Dio provavano un dolore intenso. Pensò di andare da un confratello per chiedergli di pregare per lui, ma si accorse di essere senza corpo. Supplicò anche Padre Pio: "Per i tuoi atroci dolori, per le tue benedette piaghe, Padre Pio mio, prega per me Iddio che mi liberi da queste fiamme e mi conceda di continuare il Purgatorio sulla terra". Dopo aver visto la Beata Vergine Maria, riprese possesso del suo corpo e si risvegliò, ottenendo la grazia.
Un'altra testimonianza riguarda Mons. Luigi Renzo, il quale il 22 ottobre 1921 moriva compianto da tutti. Nello stesso giorno, in un istituto religioso a Nizza, la suora portinaia vide Mons. Renzo nel cortile con il capo chino. Alla sua domanda, il Vescovo rispose: "Mi avete lasciato in Purgatorio!... Non basta essere santi davanti agli uomini; bisogna esserlo davanti a Dio...". Questo evento portò all'indizione di pubbliche preghiere in suffragio dell'anima di Mons. Renzo.
Il Miracolo di Don Alfredo De Renzis
Come Padre Pio, dieci ore prima del suo decesso, il 22 settembre 1968, era andato in spirito a Genova al capezzale di padre Umile, seriamente infortunato, così Mamma Natuzza, durante la sua atroce agonia, non smise di offrire le sue sofferenze per il prossimo.
Don Alfredo De Renzis (1920-2012), sacerdote a Taranto in contatto per diversi anni con la mistica di Paravati, ha lasciato una commovente testimonianza di un vero e proprio miracolo ricevuto il 31 ottobre 2009, con l'intercessione di Natuzza morente. Mentre la Evolo stava per essere trasferita dalla Sant'Anna di Catanzaro alla sede della Fondazione di Paravati, dove spirerà, don De Renzis si trovava in ospedale, gravissimo, sospeso tra la vita e la morte dopo un ictus. Lì visse in dormiveglia un'esperienza singolare: non solo percepì a distanza l'agonia di Natuzza, di cui non sapeva nulla, ma anche che qualcuno l'aveva raccomandata alle sue preghiere. In seguito a questa strana visione, il sacerdote, contro ogni previsione medica, si ristabilì e visse per altri tre anni.
Nel suo racconto in prima persona, don De Renzis affermò di aver misteriosamente percepito la malattia e il ricovero di Natuzza e di essere convinto che, se Natuzza fosse morta, anche lui sarebbe morto. Durante la sua malattia, vide girare intorno a sé una grande ruota con la scritta: æternitas. Era sicuro che si trattava degli ultimi istanti della sua vita, ma la preghiera di intercessione a suo favore fatta da Natuzza in punto di morte lo salvò, facendogli gradualmente riacquistare la salute che stava perdendo per sempre.