Omelia della Settima Domenica di Pasqua nel Rito Ambrosiano

La Settima Domenica di Pasqua nel Rito Ambrosiano si colloca in un periodo liturgico ricco di significati profondi, culminando nella celebrazione della Pentecoste. Le letture e i commenti di questa settimana, dal 2 all'8 giugno 2019, ci invitano a riflettere sulla gloria di Cristo, sull'unità della Chiesa e sull'importanza dello Spirito Santo nella vita dei credenti. Il percorso di meditazione quotidiana è preparato da giovani della Diocesi di Patti (Me), offrendo un aiuto per vivere la Parola del Vangelo ascoltata, meditata, pregata e tradotta in impegno di vita, coprendo il periodo che va dal Giovedì Santo a Pentecoste.

La Gloria di Cristo e la Promessa della Visione

Il Vangelo di Giovanni (Gv 17, 1b. 24) presenta Gesù che prega il Padre, esprimendo il desiderio che i suoi discepoli siano con lui dove egli è, affinché vedano la sua gloria. Non si tratta di una richiesta di fede, ma del premio della fede: la visione delle realtà credute e sperate. Secondo la lettera agli Ebrei (Eb 11, 1), la fede è la prova delle realtà che non si vedono. Il premio di tale fede è la visione di quelle realtà. Questa gloria, donata dal Padre al Figlio, non è solo quella divina, ma anche quella che il Figlio, divenuto Figlio dell’uomo, ha ricevuto dopo la sua morte in croce.

Quando questa gloria sarà manifestata, avverrà il giudizio dei vivi e dei morti. Gli empi, non essendo "puri di cuore", non vedranno Dio (cf. Mt 5, 8) e andranno al supplizio eterno, come profetizzato: "sarà tolto di mezzo l’empio perché non veda la gloria del Signore" (cf. Is 26, 10). I giusti, invece, andranno alla vita eterna, che consiste nel conoscere il solo vero Dio e colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo (Gv 17, 3).

rappresentazione della gloria di Cristo o del giudizio universale

L'Unità con Cristo nel Padre

L'affermazione di Gesù "Voglio che siano anch’essi con me dove sono io" (Gv 17, 24) implica che i credenti saranno con Cristo nel Padre. Se Cristo, come Figlio di Dio coeterno e uguale al Padre, risiede eternamente nel Padre, e il Padre nel Figlio ("Io sono nel Padre e il Padre è in me", Gv 14, 10), allora i credenti saranno "una sola cosa in noi" (Gv 17, 21). Questo concetto trascende le dimensioni spaziali, poiché si riferisce a realtà non materiali. Siamo noi stessi il "luogo" di Dio, poiché siamo il suo tempio, la sua abitazione in Sion (Sal 75, 3).

L'apostolo Paolo (Col 3, 1-3) ci ricorda che, se siamo risuscitati con Cristo, dobbiamo cercare le cose di lassù, dove Cristo è assiso alla destra di Dio. La nostra vita, mediante la fede e la speranza, è già nascosta con Cristo in Dio. Ciò che Gesù ha chiesto al Padre è, per fede, già un fatto compiuto. La visione completa si realizzerà quando "Cristo, vita vostra, apparirà, anche voi allora apparirete con lui nella gloria" (Col 3, 4).

La Vera Dottrina Biblica ci parla del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo pt.1

Il Dono dello Spirito Santo e l'Unità della Chiesa

Il Signore Gesù, alzati gli occhi al cielo, prega non solo per i suoi discepoli, ma anche per coloro che avrebbero creduto in Lui mediante la loro parola, affinché "tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17, 20-21). Questa unità è la gloria che Gesù ha donato ai suoi discepoli, affinché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca l'amore del Padre per loro.

Un autore africano del IV secolo sottolinea come gli apostoli, parlando in tutte le lingue, abbiano manifestato la presenza dello Spirito Santo, che permette alla carità di Dio di dimorare nei nostri cuori. La Chiesa, radunata dallo Spirito Santo, esprime la sua unità in tutte le lingue. Essere parte del corpo di Cristo significa partecipare a questa universalità linguistica e spirituale. "Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, ma si mette vino nuovo in otri nuovi e così ambedue si conservano" (cfr. Lc 5, 37-38). Gli apostoli, rinnovati dalla grazia della santità e ripieni di "vino nuovo", cioè lo Spirito Santo, rappresentavano la Chiesa cattolica che avrebbe parlato in tutte le lingue.

infografica che illustra l'unità della Chiesa attraverso i popoli

Il Coraggio di Stefano e la Visione del Cielo Aperto

Nella Lettura degli Atti degli Apostoli, Stefano, pieno di Spirito Santo, fissa il cielo e vede la gloria di Dio e Gesù che sta alla destra di Dio (At 7, 55-56). Egli dichiara: "Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio". Questo episodio è un potente richiamo al fatto che l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo, ma che il cielo è il suo trono e la terra lo sgabello dei suoi piedi (cfr. Is 66, 1-2).

La Dispersione di Babele e la Riconciliazione dello Spirito

Il racconto della Torre di Babele (Gn 11, 1-9) narra come l'orgoglio umano di costruire una città e una torre che toccasse il cielo portò alla confusione delle lingue e alla dispersione. Questo evento è in netto contrasto con l'azione dello Spirito Santo a Pentecoste, che, pur manifestandosi in diverse lingue, unisce i popoli in una sola fede. Dobbiamo vincere la confusione delle lingue e degli animi per aprirci ai doni dello Spirito.

L'Alleanza del Sinai e le Ossa Inaridite

L'Antica Alleanza, stabilita al Sinai con Mosè (Es 19, 3-8. 16-19), vede Dio chiamare Israele a essere un "regno di sacerdoti e una nazione santa". Questa alleanza prepara la via alla Nuova Alleanza. La visione di Ezechiele delle ossa inaridite (Ez 37, 1-14) rivela la potenza di Dio di ridare vita e spirito, simboleggiando la rinascita del popolo d'Israele e, per estensione, la capacità dello Spirito Santo di rigenerare la Chiesa.

L'Ospitalità e il Riconoscimento di Cristo

Il racconto dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35) è emblematico: Gesù si avvicina a due discepoli in cammino che, pur parlando di lui, non lo riconoscono. Solo quando è a tavola con loro, "prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero". Questo episodio, commentato in una omelia africana, sottolinea l'importanza delle opere della carità e dell'ospitalità. Gesù si mostra nel corpo come era nella loro mente, desiderando provare se lo avrebbero amato come pellegrino, anche se non ancora come Dio. L'ospitalità è un atto di carità che permette di riconoscere Cristo. "Non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati" (Rm 2, 13).

L'amore fraterno e l'ospitalità sono virtù cardinali. Paolo esorta: "L’amore fraterno rimanga in voi, e non dimenticate l’ospitalità" (Eb 13, 1-2). Pietro aggiunge: "Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare" (1Pt 4, 9). Gesù stesso afferma: "Fui pellegrino, e mi accoglieste" (Mt 25, 35). Accogliendo i fratelli più piccoli, accogliamo Cristo stesso. La virtù dell'ospitalità ci permette di ricevere Cristo alla nostra mensa per essere poi ricevuti da lui al convito eterno.

La Vera Dottrina Biblica ci parla del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo pt.1

La Preghiera Sacerdotale di Gesù per l'Unità

La preghiera sacerdotale di Gesù (Gv 17, 20-23) è un testamento fondamentale per l'unità della Chiesa. Egli prega per tutti i credenti, affinché siano "una sola cosa" come Lui e il Padre sono una sola cosa. Il vincolo di questa unità è la "gloria", che è lo Spirito Santo. "La gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa, come noi siamo una sola cosa: io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità". Raggiungere la piena maturità in Cristo significa divenire capaci della gloria dello Spirito Santo attraverso una vita santa e lontana dai vizi. Lo Spirito di unità ci libera da ogni vizio e ci rende segno del disegno divino di salvezza.

Questo ministero ci è stato accordato "secondo la misericordia che ci è stata accordata". Rifiutiamo le dissimulazioni vergognose e annunciamo apertamente la verità, presentandoci "davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio" (2 Cor 4, 1-2). Non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore, come servi a causa di Gesù. La nostra vita è un impegno costante a camminare nella verità, come testimoniato dall'apostolo Giovanni nella sua terza lettera a Gaio, che ama nella verità e si comporta fedelmente nell'aiuto ai fratelli, anche forestieri (3 Gv 1, 1-8).

Gli inni e le preghiere liturgiche della Settima Domenica di Pasqua riflettono questi temi centrali: "Manda il tuo Spirito: tutto sarà ricreato, e rinnoverai la faccia della terra" (Sal 104, 30); "Gesù ordinò agli apostoli di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere la promessa del Padre"; "Voi avete ricevuto lo Spirito di figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre»". Queste invocazioni sottolineano la continua attesa e il dono dello Spirito Santo, che sostiene e fa crescere il corpo della Chiesa, rinnovando il nostro cuore e la nostra vita.

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