Vincenzo Bonato e la Storia dell'Altopiano dei Sette Comuni

Chi è Vincenzo Bonato

Vincenzo Bonato, nato a Verona nel 1952, è una figura di spicco nel campo della filosofia e della spiritualità monastica. Dopo aver conseguito la laurea in filosofia all'Università di Padova, ha intrapreso un percorso spirituale entrando nella Congregazione monastica di Camaldoli nel 1978. La sua vocazione monastica lo ha portato ad approfondire la spiritualità monastica e patristica, dedicandosi in modo particolare alla figura di Diadoco di Foticea, su cui ha elaborato la sua tesi dottorale presso il Pontificio Istituto di Sant'Anselmo a Roma.

Ritratto di Vincenzo Bonato

La sua attività accademica e di ricerca si è tradotta in diverse pubblicazioni di rilievo. Ha curato un'apprezzata traduzione del Commento sul Cantico dei Cantici di Gregorio di Nissa, edita dalle Edizioni Dehoniane nel 1995. Presso lo stesso editore, ha pubblicato un commento patristico ai libri dei Salmi (I Salmi nell’esperienza cristiana, 2008), all'Esodo (2009) e al Cantico dei Cantici (2009). Per un decennio, ha svolto attività di insegnamento presso l'Istituto di Scienze religiose San Pietro martire di Verona, dove tuttora vive un'esperienza di vita monastica in una residenza della Congregazione camaldolese. La sua collaborazione si estende alle settimane liturgico-teologiche e alla rivista Vita monastica di Camaldoli, e gestisce un blog di Spiritualità biblica in rete. Con le Edizioni San Paolo ha pubblicato L'amico della Parola. La spiritualità biblica di Gregorio di Nissa (2014).

Geografia e Orografia dell'Altopiano dei Sette Comuni

L'Altopiano dei Sette Comuni, secondo la Suddivisione Orografica Internazionale delle Alpi, è classificato come un sottogruppo del Gruppo degli Altipiani. Quest'area è compresa tra i fiumi Astico e Brenta e si estende per circa 473,5 km² nell'ambito amministrativo dei Sette Comuni. Tuttavia, l'estensione geografica complessiva del gruppo montuoso raggiunge gli 878,3 km², includendo territori appartenenti ad altri ambiti amministrativi, come la val di Sella, la piana di Vezzena, parte della Marcesina in Trentino e le colline subalpine nella pedemontana vicentina.

Mappa geografica dell'Altopiano dei Sette Comuni

L'altitudine di questo massiccio varia notevolmente, compresa tra 87 m e 2341 m. La sua forma è pressoché quadrangolare, estendendosi per circa 25 km in senso est-ovest e oltre 30 km in senso nord-sud, ed è caratterizzato da un sistema di grandi scarpate. Occupa una posizione centrale nella fascia delle Prealpi Venete.

Geologia e Biodiversità

Il gruppo montuoso è composto da una successione di rocce sedimentarie che si sono depositate in ambiente marino tra 223 e 35 milioni di anni fa. L'intero acrocoro poggia su un basamento di Dolomia, mentre gli strati superiori sono costituiti da calcari grigi, ricchi di fossili. In diverse zone si trovano anche il biancone, il rosso ammonitico o la scaglia rossa. La zona è particolarmente ricca di fossili; in località Kaberlaba è stato scoperto il primo scheletro di plesiosauro rinvenuto in Italia.

Il Rosso Ammonitico presenta in diverse aree un aspetto stratificato, con formazioni tabulari dovute all'azione disgregante del freddo sulle rocce (gelivazione) in ambiente freddo (subnivale). La presenza di due torbiere, "Palù di San Lorenzo" e "Palù di Sotto", nella piana di Marcesina, è di particolare rilievo per la biodiversità. Qui si annoverano specie rare ed endemiche, tra cui piante carnivore come la Drosera rotundifolia e il relitto artico Andromeda polifolia, quest'ultima scoperta per la prima volta proprio a Marcesina nel 1703.

Un endemismo dell'altopiano è la Salamandra atra aurorae, scoperta nel 1982 e chiamata in lingua cimbra "Güllandar Ekkelsturtzo". Circa il 67% del territorio amministrato dai Sette Comuni (31902 ettari) è coperto da superficie boscata. Data la natura carsica dell'ambiente, l'acqua superficiale è rara.

Storia e Popolamento dell'Altopiano

L'Altopiano dei Sette Comuni fu abitato dalla minoranza etnica dei Cimbri, un popolo che si distingueva per la parlata di un idioma di origine germanica, la lingua cimbra. Le origini di questa popolazione sono oggetto di dibattito storico. Un'ipotesi antica, supportata da Giordane, fa risalire la loro provenienza allo Jutland (Danimarca), come parte dei Cimbri che tentarono l'invasione dell'Italia e furono sconfitti dai Romani. Secondo questa teoria, una parte di questa popolazione si sarebbe ritirata sulle montagne dell'altopiano.

Una seconda ipotesi, più condivisa dalla comunità scientifica a partire dalla fine dell'Ottocento, attribuisce l'origine dei Cimbri alla discesa dalla Germania meridionale, intorno all'anno Mille, di gruppi familiari, prevalentemente dall'area bavarese. Questa teoria è stata rafforzata dagli studi del linguista tedesco Johann Andreas Schmeller, che nel XIX secolo analizzò la lingua cimbra, riconoscendola come un'evoluzione del tedesco bavarese del XII e XIII secolo.

Tuttavia, alcuni autori, come Mario Rigoni Stern, mettono in discussione queste ipotesi, evidenziando le similitudini della toponomastica locale con le lingue scandinave e la precedente diffusione della mitologia norrena sull'altopiano.

Illustrazione di antichi Cimbri o mappa con toponimi

Organizzazione Politica e Proprietà Collettiva

Gran parte dell'altopiano (473,5 km²) è suddivisa in sette circoscrizioni comunali. Fino al 1807, questi comuni erano organizzati in una federazione denominata Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, nata tra il XIII e il XIV secolo, che costituiva uno Stato autonomo legato alle vicende della Serenissima.

Circa il 90% del territorio dell'altopiano non è di proprietà privata né demaniale, bensì di proprietà collettiva, appartenente agli antichi abitanti e soggetta a regolamento degli usi civici. Gli aventi diritto di uso civico sono iscritti in un'anagrafe specifica e rappresentati dall'amministrazione comunale. L'usanza di gestire il territorio attraverso la collettività trae origine dal diritto germanico e dalla fondazione della Federazione dei Sette Comuni, quando questi beni erano noti come "Beni della Reggenza".

Dopo la soppressione della Reggenza nel 1807, i beni furono avocati allo Stato. Sotto il dominio austriaco (dal 1815), i beni, rinominati "Beni del Consorzio dei Sette Comuni", furono restituiti agli antichi proprietari ma amministrati da un funzionario del Regno Lombardo-Veneto. Solo nel 1926 i Comuni si accordarono per una spartizione del patrimonio, sebbene Lusiana e Asiago si opposero. Tutto il territorio di proprietà collettiva rimane inalienabile, indivisibile e vincolato alla sua antica destinazione.

L'Altopiano durante la Grande Guerra

L'Altopiano dei Sette Comuni si trovava al confine tra l'Impero austro-ungarico e il Regno d'Italia e fu teatro di eventi cruciali durante la Prima Guerra Mondiale. Interi paesi, inclusa la città di Asiago, furono completamente rasi al suolo. Nel 1916, durante l'Offensiva di primavera, l'esercito austro-ungarico sfondò il fronte trentino, costringendo il Regio esercito italiano a evacuare la popolazione civile.

Trincee e resti di fortificazioni della Prima Guerra Mondiale sull'Altopiano

Il territorio è ancora oggi ricco di fortificazioni, trincee, gallerie e altri resti che testimoniano gli aspri combattimenti che coinvolsero soldati da tutta Europa. Numerosi scrittori e poeti, tra cui Carlo Emilio Gadda, Emilio Lussu, Ernest Hemingway e Robert Musil, hanno raccontato le loro esperienze sull'Altopiano durante il conflitto.

«La strada, ora, si faceva ingombra di profughi. Sull'Altipiano d'Asiago non era rimasta anima viva. La popolazione dei Sette Comuni si riversava sulla pianura, alla rinfusa, trascinando sui carri a buoi e sui muli, vecchi, donne e bambini, e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abbandonate al nemico. I contadini allontanati dalla loro terra, erano come naufraghi. Nessuno piangeva, ma i loro occhi guardavano assenti. Era il convoglio del dolore. I carri, lenti, sembravano un accompagnamento funebre. La nostra colonna cessò i canti e si fece silenziosa.»

Nel maggio 1916, la popolazione dell'Altopiano fu costretta ad abbandonare le proprie case e venne inviata in diverse località d'Italia. Asiago, Gallio, Treschè Conca, Rotzo, Roana, Canove, Camporovere e Cesuna furono evacuate e i loro abitanti ospitati in comuni vicini. Tra il maggio e l'agosto 1916, i civili sfollati dall'Alto Vicentino ammontarono a 76.338 persone.

Ricostruzione e Recupero del Dopoguerra

Alla fine delle ostilità, quasi tutti i paesi, i boschi, le malghe e i pascoli dell'Altopiano erano completamente distrutti. I lavori di ricostruzione dei paesi iniziarono in ritardo, con l'approvazione dei primi Piani Regolatori solo due anni dopo l'armistizio. La ricostruzione fu ostacolata dall'inefficace supporto ministeriale e dalle rigettazioni delle richieste di risarcimento.

Nel 1920, nonostante la bonifica del territorio, continuavano a riemergere resti di soldati e migliaia di ordigni inesplosi. Il recupero di materiale bellico, soprattutto ferraglia, divenne un'attività lavorativa per molti uomini. Questo mestiere, tuttavia, fu segnato da numerose disgrazie, come quella avvenuta a Canove di Roana nel 1920, dove l'esplosione di una granata inesplosa causò una strage.

Immagine d'epoca di recuperanti o di materiale bellico

La necessità di reperire materie prime, acuita dalla crisi del 1929 e dalle sanzioni all'Italia per la guerra d'Etiopia, portò a un'intensificazione dell'attività di recupero, che arrivò a includere la demolizione di fortezze per recuperare ferro dal cemento armato. Per legge, tutto il materiale bellico recuperato era di proprietà dello Stato.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, iniziarono ad essere utilizzati i ricercatori magnetici americani (cercamine) per individuare metalli sepolti. Nel 1969, Ermanno Olmi realizzò il film I recuperanti, che narra le vicende di uomini dediti a questa attività.

La Resistenza sull'Altopiano

Il 20 settembre 1943, il comando militare tedesco dell'Altopiano dei Sette Comuni ordinò a tutti i soldati di presentarsi alle sedi di Schio o Vicenza. La maggior parte degli uomini dell'Altopiano scelse di nascondersi e di non collaborare con i tedeschi, dando vita alle prime formazioni partigiane locali. La prima formazione partigiana si insediò alla fine del 1943 attorno ai paesi di Fontanelle, Conco e Rubbio, ma parte di essa cadde in mano nazifascista.

Clima dell'Altopiano

L'Altopiano dei Sette Comuni è noto per le sue temperature rigide. Il record ufficiale di temperatura minima è di −31 °C, registrato per due giorni consecutivi il 22 e 23 gennaio 1942, seguito da −30 °C il giorno 24. Molte zone dell'altopiano raggiungono temperature minime significativamente più basse di Asiago, con valori che in alcune doline hanno superato i −42 °C, a causa della conformazione a conca chiusa che favorisce l'accumulo di aria fredda e una debole ventilazione nelle notti serene invernali.

La temperatura media annua sull'Altopiano si attesta sugli 8,3 °C (6,8 °C secondo la stazione meteorologica di Asiago di riferimento ENEA), rendendolo una delle stazioni più fredde d'Italia.

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