La figura della Vergine Maria è centrale nella dottrina cattolica, in particolare per la grazia divina che Le è stata concessa. Il Papa rimarca questo entrare nell’intimità di Maria: «tra le mura di casa una persona si rivela meglio che altrove. E proprio in quella intimità domestica il Vangelo ci dona un particolare, che rivela la bellezza del cuore di Maria», quando «l’angelo la chiama “piena di grazia”». Questa espressione rivela l'identità più profonda di Maria, il "nome", per così dire, con cui Dio stesso la conosce.

La Piena di Grazia: Un Dono Divino
L'Immacolata Concezione e l'Assenza di Peccato
Se Maria è piena di grazia, vuol dire che è vuota di male, è senza peccato, Immacolata. Questo mistero, celebrato nella solennità dell'Immacolata Concezione, sottolinea che Maria, fin dal momento in cui fu concepita dai suoi genitori, è stata oggetto di una singolare predilezione da parte di Dio. Egli, nel suo disegno eterno, l'ha prescelta per essere madre del suo Figlio fatto uomo e, di conseguenza, l'ha preservata dal peccato originale. Perciò l'Angelo si rivolge a lei con questo nome, che implicitamente significa: «da sempre ricolma dell'amore di Dio», della sua grazia. La grazia, infatti, è più grande del peccato, e la misericordia di Dio è più potente del male, capace di trasformarlo in bene.
La Reazione di Maria: Umiltà e Stupore
A questo saluto, Maria - dice il testo - rimane «molto turbata» (Lc 1,29). Non è solo sorpresa, ma turbata. Il Pontefice sottolinea che ricevere grandi saluti, onori e complimenti a volte rischia di suscitare vanto e presunzione. Maria invece non si esalta, ma si turba; anziché provare piacere, prova stupore. Il saluto dell'angelo le sembra più grande di lei. Questo accade perché si sente piccola dentro, e questa piccolezza, questa umiltà attira lo sguardo di Dio, segno distintivo di quella pienezza di grazia che non indulge all'orgoglio. Maria, infatti, non si attribuisce prerogative, non rivendica qualcosa, non ascrive nulla a suo merito. Non si autocompiace, non si esalta. Perché nella sua umiltà sa di ricevere tutto da Dio. È dunque libera da sé stessa, tutta rivolta a Dio e agli altri. Maria Immacolata non ha occhi per sé.
Il Papa evidenzia anche il fatto che l'Annunciazione non avvenga sulla pubblica piazza, «perché ci dice che il Signore, per compiere meraviglie, non ha bisogno di grandi mezzi e delle nostre capacità eccelse, ma della nostra umiltà, del nostro sguardo aperto a Lui e anche aperto agli altri. Con quell'annuncio, tra le povere mura di una piccola casa, Dio ha cambiato la storia».
Il Fondamento Teologico della Grazia di Maria
Il Termine "Kecharitoméne"
In Lc 1,27, l’angelo saluta Maria chiamandola «piena di grazia», con un appellativo che diventa quasi un nuovo nome della Vergine. In realtà il termine greco kecharitoméne, posto da Luca sulle labbra dell’angelo, dice molto di più che non semplicemente «piena di grazia». In primo luogo, emerge la particolare relazione tra Maria e le persone trinitarie. È il Padre, infatti, l’origine del dono di grazia elargito alla Vergine; e questo compiacimento del Padre nei confronti della «serva di Jahvè» si è manifestato in vista dell’incarnazione del Figlio: Maria è stata amata dal Padre perché potesse partorire nella carne il Salvatore; e, ancora, questa potenza dell’amore gratuito del Padre è stato effuso per mezzo dello Spirito, che è venuto ad abitare in lei come in tempio, come l’angelo aveva annunciato (Lc 1,35).
Le Conseguenze del Dono di Grazia
La Chiesa ha poi contemplato le conseguenze che tale dono di grazia ha prodotto sulla Vergine. È per grazia che Maria è stata totalmente santificata da Dio, che l’ha resa senza macchia alcuna di peccato (Immacolata) e totalmente santa «quasi plasmata dallo Spirito e resa nuova creatura» (LG 56); è per grazia che è diventata Madre del Cristo permanendo nella sua verginità; è per grazia che, terminata la sua vita terrena, è stata assunta in anima e corpo nella gloria. Questo dono di grazia, che scaturisce dall’iniziativa divina, non offusca la libertà di Maria.

Maria: Portatrice e Mediatrice di Grazia
Madre del Salvatore e Cooperatrice alla Salvezza
Non solo Maria è oggetto della grazia divina, ma anche portatrice della grazia nella sua persona di Madre del Figlio di Dio incarnato. La Scrittura ha riconosciuto chiaramente questo dato: «Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a Figli» (Gal 4,4). I padri della Chiesa hanno penetrato sempre più profondamente questo significato del rapporto tra Maria e la grazia.
Il Concilio Vaticano II descrive la collaborazione di Maria alla vita del Figlio, dalla quale deriva il suo essere «madre nella grazia» per i credenti. La descrizione di questa relazione materna tra la Vergine e la Chiesa pervade tutto il capitolo mariologico della Lumen gentium ed è sempre resa in una prospettiva cristocentrica, «essendo madre di Colui che fin dal primo istante dell’incarnazione nel suo seno verginale ha unito a sé come Capo il suo Corpo mistico che è la Chiesa».
La Maternità Spirituale e l'Influsso dello Spirito Santo
La maternità spirituale di Maria nei confronti della Chiesa e degli uomini non si può spiegare semplicemente con il riferimento al rapporto della Vergine col Figlio di Dio; occorre piuttosto riconoscere, come è accaduto nella teologia più recente, che anche lo Spirito Santo ha una funzione decisiva nella maternità spirituale di Maria. Anche lo Spirito, infatti, è all’origine dell’azione della Madre di Dio in favore dei credenti: proprio perché Maria è in una relazione singolare con lo Spirito, che la fa membro della Chiesa, ella può esercitare il suo influsso nell’opera della salvezza, verso coloro che, avendo lo Spirito, sono anch’essi membra del Corpo, del quale è Capo proprio il Cristo (Ef 1,22; 4,15 s.; Col 1,18; 2,19), che ella ha generato nella carne.
Lo Sviluppo Storico della Dottrina della Mediazione
Le Scritture, in verità, testimoniano anche la preoccupazione della madre di Gesù per i bisogni degli uomini. La Chiesa ha sperimentato sin dai primi secoli l’efficacia della preghiera della Vergine a favore degli uomini. Alla fine del III sec., infatti, risale la prima invocazione a Maria nota come Sub tuum praesidium. Nel IV sec., invece, appaiono i primi resoconti dei prodigi compiuti da Dio attraverso la preghiera rivolta a Maria, che la rendevano «celebre … per i frequenti favori che vi si ricevevano, grazie a delle divine manifestazioni». Questa convinzione della vicinanza della Vergine alle difficoltà degli uomini ha fatto scaturire la dottrina della mediazione di Maria.
Nel Medioevo, la dottrina della mediazione di Maria si sviluppa enormemente. San Bernardo di Chiaravalle è uno dei maggiori assertori della funzione mediatrice della Vergine, spiegando come Maria, già ripiena dello Spirito Santo, «diventò per noi sovrappiena donatrice (nobis superplena et supereffluens), affinché tutti possiamo ricevere da tanta pienezza». In età moderna, Sant'Alfonso M. de' Liguori diede un notevole impulso alla fede dei cristiani nel ruolo mediatore di Maria, pur con alcune espressioni che oggi vengono intese nel contesto dell'unica mediazione di Cristo.
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La Mediazione Mariana nel Magistero Attuale
Il tema della mediazione mariana, pur profondamente radicato nell’esperienza e nella dottrina dei cristiani, deve essere correttamente inteso per evitare conclusioni non appartenenti all’autentica fede della Chiesa. In Lumen gentium 62, infatti, si afferma che l’azione materna di Maria sugli uomini, che ella svolge «con la sua molteplice intercessione» e «con la sua materna carità», consente alla Chiesa di invocarla col titolo di “Mediatrice”. Il testo precisa che «questo, però, va inteso in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e all’efficacia di Cristo, unico Mediatore» e riconosce che «l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un unico fonte».
Concretamente, dunque, la Vergine compie la sua funzione materna nella sua preghiera di intercessione per il Popolo di Dio che cammina nella storia. Questa azione è possibile perché lo stesso Spirito del Figlio è presente in lei e nei cristiani ed opera la mediazione dei doni spirituali tra le membra della Chiesa, realizzando la cosiddetta “comunione dei santi”. È in questo senso che la Vergine assume un ruolo nell’elargizione dei doni che provengono da Dio: è in questo senso che può essere correttamente invocata come Santa.
La Preghiera dell'Ave Maria
L'Ave Maria è la preghiera alla Vergine Maria più conosciuta e viene recitata quotidianamente da migliaia di cattolici da oltre 1000 anni. È un insieme di lodi e suppliche alla Madre di Gesù e della Chiesa. La sua formulazione originale si basa sul saluto dell'Arcangelo Gabriele a Maria: «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te» (Luca 1:28). La più recente traduzione italiana della Bibbia (2008) ha reso giustizia all'originale greco traducendo «Rallegrati, piena di grazia», invitando alla gioia messianica.
L'Ave Maria viene recitata soprattutto durante il Rosario. Ogni Ave Maria è come una rosa che si depone ai piedi di Maria, un ringraziamento che Le si rivolge. Non c'è bisogno di un motivo particolare per rivolgersi alla Vergine Maria; possiamo recitarla per affidare una situazione particolare alle sue mani, per chiederle sostegno o la sua intercessione presso Gesù.
Maria è la mamma che Dio Padre ha scelto per il suo Figlio Gesù. Per questo Dio ha voluto che Maria nascesse senza peccato originale e che fosse sempre senza peccato, perciò la chiamiamo Immacolata. Maria è la creatura più santa della terra. Ha detto sì al progetto di Dio Padre: ha accolto Gesù con amore, lo ha portato nel suo grembo, lo ha dato alla luce. Gesù è il dono che Maria offre a tutti gli uomini.
La Piena di Grazia ci sostiene nel nostro apostolato quotidiano, che può essere anch'esso molto fruttuoso. La sua storia è anche la storia di ciascuno di noi; l'angelo è inviato nella casa di ciascuno e ci dice: rallegrati, sei pieno, sei piena di grazia! Il mistero dell'Immacolata Concezione è fonte di luce interiore, di speranza e di conforto. In mezzo alle prove della vita e specialmente alle contraddizioni che l'uomo sperimenta dentro di sé e intorno a sé, Maria, Madre di Cristo, ci dice che la Grazia è più grande del peccato.