Le Omelie di Monsignor Mario Delpini: Riflessioni su Speranza, Servizio e Accoglienza

Le omelie e gli interventi dell'arcivescovo cattolico di Milano, Mario Delpini, offrono spunti profondi sulla condizione umana contemporanea, invitando alla riflessione su temi quali la stanchezza, la speranza, il servizio e l'accoglienza. Attraverso un linguaggio spesso simbolico e provocatorio, Delpini invita a riscoprire il senso della vita e della fede.

La Stanchezza della Vita e l'Assurdità della Storia

In uno dei suoi consueti discorsi annuali alla città, Monsignor Delpini si è ispirato a un passo dell'Antico Testamento, “Lasciate riposare la terra”, per riflettere sulla stanchezza che pervade la società. L'arcivescovo ha evidenziato che «La gente non è stanca della vita, perché la vita è un dono di Dio che continua a essere motivo di stupore e di gratitudine. La gente è stanca di una vita senza senso, che è interpretata come un ineluttabile andare verso la morte… È stanca di una vita appiattita sulla terra, tra le cose ridotte a oggetti, nei rapporti ridotti a esperimenti precari.» Ha proseguito, notando che «La gente non è stanca della vita di famiglia, perché la famiglia è il primo valore, e il bene più necessario per la società… la gente è stanca della frenesia che si impone alla vita delle famiglie.» Anche la politica è stata oggetto di critica: la gente non è stanca della politica in sé, ma di una politica «che si presenta come una successione irritante di battibecchi, di una gestione miope della cosa pubblica». Infine, ha sottolineato che «la gente non è stanca della buona comunicazione, perché la comunicazione è il servizio necessario per avere un’idea del mondo.»

In un'altra occasione, durante la celebrazione in Duomo per la Passione e morte del Signore, Monsignor Delpini ha aperto l'omelia con l'affermazione: "Bisogna riconoscere che la storia umana è assurda. Niente è come dovrebbe essere. Gli uomini sono impazziti e commettono pazzie". Queste pazzie non sono solo quelle catastrofiche che lasciano tracce nei libri di storia, ma anche «pazzie ordinarie e assurdità quotidiane». L'omelia ha preso le mosse da una disamina della condizione umana attuale, definita "assurda" poiché in essa prevalgono spesso l'ingiustizia e l'irrazionalità. L'arcivescovo ha esordito spiegando come sia necessario riconoscere che niente accade come dovrebbe e che l’umanità sembra aver perso il lume della ragione commettendo follie che non sono solo quelle destinate ai libri di storia ma anche quelle più comuni che segnano la quotidianità. Citando i passaggi evangelici relativi al processo a Gesù, Delpini ha evidenziato come la vicenda del Crocifisso rappresenti proprio il culmine di tale contraddizione.

infografica sulle cause della stanchezza nella società moderna

La Speranza come Antidoto e Rivelazione

La Speranza nel "Lasciar Riposare" e nell'Assunzione di Responsabilità

L’antidoto alla stanchezza, secondo Delpini, è il lasciar riposare, un riposo che porta speranza. E «la speranza nasce anche grazie alla (e in conseguenza della) assunzione di responsabilità individuali e collettive. Significa lasciarci guidare da Dio, nel leggere e accogliere tutte le grida». Ha concluso, offrendo la propria benedizione a coloro che «con serietà, onestà, intelligenza ogni mattina vi alzate e dite: “Ecco una giornata per servire il bene comune! Ecco una giornata per operare secondo diritto e giustizia perché chi è debole non sia vittima di chi è forte e prepotente. Ecco una giornata per dare sollievo alla stanchezza di vivere.»

La Speranza che Nasce dalla Croce

La riflessione sull'assurdità della storia è stata accompagnata dall'invito a riconoscere l'unico evento che offre un'autentica speranza e salvezza all'umanità perché "nella vicenda contraddittoria della storia umana", c'è un evento che cambia la storia: "C’è un morire che chiama alla vita anche i morti". I cristiani allora sono «incaricati della mite e audace contestazione dell’assurdità: coloro che riconoscono che Gesù, questo crocifisso, è la rivelazione di Dio possono decidersi a essere testimoni della gloria di Dio.» La gloria di Dio che glorifica il crocifisso non sarà una spettacolare rivincita del condannato che annienta coloro che lo hanno condannato, ma piuttosto, «una tenace coerenza con la manifestazione della gloria del Crocifisso». L'arcivescovo ha offerto alcuni esempi di questa contestazione dell’assurdo, come «rispondere al male con il bene, perdonare, perdonare ogni giorno», seguendo «la speranza che viene dal Crocifisso, la rivelazione che morendo si risorge a vita nuova». Secondo l’arcivescovo la risposta cristiana a questa condizione non risiede in una "rivincita spettacolare" contro chi commette il male bensì nella testimonianza quotidiana dei fedeli che sono incaricati di portare avanti una "mite e audace contestazione dell’assurdità". Questa forma di resistenza si traduce in precise scelte di vita come la capacità di rispondere al male con il bene attraverso il perdono costante e la coltivazione della speranza nella risurrezione.

rappresentazione artistica del Cristo crocifisso come simbolo di speranza

La Speranza per Tutti, anche per i Peccatori

Monsignor Delpini ha affermato che c'è speranza per tutti, anche per chi si è arricchito «con l'oppressione dei poveri o con ricchezze maledette ricavate dalle estorsioni, dall'usura, dalla droga, dal gioco». Ha espresso il desiderio di raggiungere le persone della città per dire: "C'è speranza anche per voi, che vi siete arricchiti con l'oppressione dei poveri o con ricchezze maledette ricavate dalle estorsioni, dall'usura, dalla droga, dal gioco."

La Speranza per la Pace e la Vita

L'arcivescovo ha più volte fatto riferimento alle parole di Papa Francesco sulla pace, sottolineando il sospetto di essere ridicoli, patetici e illusi nel chiedere «che una parte almeno delle spese per gli armamenti sia destinata a vincere la fame e il disastro causato al pianeta». Ha annunciato la speranza della pace, ricordando che il Giubileo invita a riconoscere che quanti si fanno «operatori di pace saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). La speranza è anche fonte di gioia: guardare al futuro con speranza equivale ad avere una visione della vita carica di entusiasmo da trasmettere. Purtroppo, si deve constatare con tristezza che in tante situazioni tale prospettiva viene a mancare, e la prima conseguenza è la perdita del desiderio di trasmettere la vita. Per questo, la comunità cristiana non può essere seconda a nessuno nel sostenere la necessità di un'alleanza sociale per la speranza, che sia inclusiva e non ideologica, e lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo. In realtà, tutti hanno bisogno di recuperare la gioia di vivere, perché l'essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26), è chiamato a questa pienezza.

ENZO BIANCHI - DIALOGO INTERRELIGIOSO

Il Servizio: Profezia del Regno e Vocazione alla Fraternità

Il Ruolo del Diacono e la Profezia della Chiesa

Il diacono è chiamato a vivere la discontinuità, ossia a incarnare lo sguardo e i sentimenti di Gesù nel contesto definito dalla destinazione che, di norma, chiede l’inserimento in responsabilità diaconali specifiche e anche in comunità altre rispetto alla comunità di origine. La missione che Gesù ha affidato alla Chiesa è di annunciare che il Regno di Dio è vicino, cioè che la parola del Vangelo semina nella storia umana un’“altra storia”. Con la predicazione, con l’azione, con le iniziative e con le istituzioni, la Chiesa è profezia del Regno. I contenuti di questa profezia, quindi i contenuti del servizio diaconale, possono richiedere una lunga esposizione.

Il Vangelo oltre l'Omelia e la Vocazione alla Fraternità Universale

Il Vangelo però non è riducibile alla parola dell’omelia o della catechesi. La profezia che il Signore annuncia sul mondo è la vocazione alla fraternità universale (cfr. Fratelli tutti). La “comunione per la missione” è un tema che si è molto ripetuto. Ciascuno dei temi trattati, nel tentativo di illustrare aspetti del servizio che il diaconato offre a questo tempo e a questa società, meriterebbe ulteriori sviluppi. Sul tema dell’appartenenza come tema spirituale e procedurale, ci si interroga su quali siano i segni che manifestano una sensibilità ecclesiale diocesana. Sul tema della speranza, la domanda è in che cosa speriamo, e se sia forse finita la riserva di gioia, e quale predicazione riesca a condividere con i fedeli la gioia e la speranza. Sul tema della comunione per la missione, si riflette su quale dedizione si possa riconoscere alla cura per la sinodalità nelle nostre comunità.

L'Accoglienza e le Domande Fondamentali

Monsignor Delpini ha visitato l'altopiano di Brentonico, vivendo un pomeriggio intenso grazie a un incontro spirituale e pastorale di grande significato, apertosi con un momento di preghiera presso le chiesette di Fontechel e Sorne, dedicate a San Carlo Borromeo. Don Daniele ha auspicato: “Abbiamo tutti bisogno di ravvivare i colori della speranza e della gioia della fede”. Nella sua omelia, Monsignor Delpini ha utilizzato un linguaggio simbolico e provocatorio, tratteggiando due realtà opposte: la città automatica e la città delle feste. Due mondi apparentemente ideali, ma dove gli abitanti - programmati o euforici - finiscono per essere annoiati o tristi, perché privati delle domande fondamentali come quella del giovane del Vangelo a Gesù: “Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. "Forse, i cittadini di Brentonico - ha commentato Delpini - sono quelli delle domande. Quelli che chiedono a Gesù: che cosa devo fare per vivere davvero? Per non accontentarsi di una vita senza senso o senza speranza?". Nel suo saluto conclusivo, l'arcivescovo ha ringraziato profondamente la comunità per l’accoglienza e per la cura con cui è stata preparata la visita.

Anche durante il Pontificale per la Solennità dell’Assunzione di Maria in Duomo a Ferragosto, Monsignor Delpini ha sottolineato l'importanza della buona notizia cristiana, che «bussa alla porta anche dove è considerata un disturbo». La celebrazione è iniziata con un saluto in spagnolo e inglese per i fedeli stranieri, a dimostrazione che ci sono «tante lingue, una sola Chiesa». Al centro della sua riflessione, la gioia, opposta all'euforica infelicità dei nostri tempi. A Ferragosto, dice Delpini, si cercano giustificazioni alla nostra ricerca di evasioni: il mondo va male, la gente è cattiva. Ma noi non siamo qui per ricordare qualcosa di antico, ha detto: Gesù, la buona notizia, desidera oggi la pace. In conclusione, un pensiero è stato rivolto alle tragedie nel mondo: Dio accoglie chi soffre e chi muore.

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