Introduzione a Enzo Bianchi
Enzo Bianchi, nato a Castel Boglione (AT) in Monferrato il 3 marzo 1943, è il fondatore ed ex priore della Comunità di Bose. Riconosciuto come autore di numerosi testi sulla spiritualità cristiana e sulla grande tradizione della chiesa, è noto per la sua scrittura tagliente, diretta e forte, capace di convogliare un'energia immutata nella parola. Monaco cristiano, non ha mai voluto prendere i voti sacerdotali per restare nello spirito della Chiesa delle origini. Uomo di solida fede e di straordinario carisma, è molto conosciuto e apprezzato, non solo nel mondo cattolico, per aver dedicato tutta la vita al dialogo tra diverse religioni e differenti confessioni cristiane.
Le Radici della Vocazione e la Nascita di Bose
Infanzia e Formazione Spirituale
La sua infanzia è stata "molto dolorosa". Sua madre Angela era "già molto malata" quando era incinta di lui, e nonostante "molti le dicevano di abortire, lei mi ha voluto contro tutto e contro tutti", restando sempre a letto durante la gravidanza. La sua era una "famiglia poverissima" in un "villaggio di campagna del Monferrato", dove il padre "si arrangiava come poteva, faceva lo stagnino e, occasionalmente, anche il barbiere, pur di sbarcare il lunario". Enzo Bianchi era "figlio unico". La sua "vita precaria, ai margini", fu segnata dall'ingresso di due donne, la maestra e la postina del paese, che "lo hanno accompagnato nel suo percorso di crescita, supportato economicamente e fatto studiare", insegnandogli il latino e facendogli leggere autori come Tolstoj, Dostoevskij e la Bibbia. A 11 anni, chiese un orto come regalo per aver passato l’esame di ammissione alle scuole medie, un orto che lo ha "accompagnato per tutta la sua vita" ed "è stato il suo amico più fedele". Alle superiori è entrato nell’Azione Cattolica e inizialmente era "avviato alla carriera politica", iscrivendosi a Economia a Torino. Tuttavia, "mollò tutto" dopo aver scritto una lettera all’Abbé Pierre, che gli rispose subito. Enzo andò di corsa e "per alcuni mesi ha vissuto con gli ‘scarti’ dei quali lui si prendeva cura: alcolizzati, ex detenuti, straccioni, furfanti", indossando i loro stessi vestiti, mangiando le stesse cose e dormendo negli stessi giacigli. Questa esperienza gli rivelò "il senso della carità intelligente, di prossimità", molto diversa da quella "militante e parolaia" a cui era abituato in Italia. Il padre "si arrabbiò" per questa scelta, portando a una "rottura per 13 anni", sentenziando che "in ogni famiglia c’è un deficiente, e che nella sua ero io".
La Fondazione della Comunità di Bose
Nel 1965, Enzo Bianchi "capitò per caso in una cascina tra le campagne di Biella", una "frazione abbandonata del Comune di Magnano", del tutto isolata, senza elettricità, fognature e acquedotto, che prendeva il nome dalle "bose" (buche) del terreno paludoso. Decise di "trasferirsi lì per fare vita monastica", mettendo una campana che suonava per sé tre volte al giorno e coltivando l'orto. Si dedicò allo studio della Parola e alla preghiera, soggiornando periodicamente in alcuni monasteri cattolici (monastero dei trappisti di Tamiè), ortodossi (al Monte Athos) e riformati (a Taizé). Dopo un periodo di deserto "difficile e prezioso", nel 1968 "cominciarono ad arrivare alcune persone spinte dalla curiosità" e "nacque la Comunità di Bose".

Ispirandosi al monachesimo basiliano e al monaco egizio Pacomio, Bianchi stabilì tre ideali precisi per la comunità: i membri dovevano essere "persone semplici, laiche, non religiose o preti, semplicemente battezzate come tutti gli altri cristiani"; dovevano "lavorare e non dipendere dalle offerte o dai finanziamenti e dunque liberi dalla Chiesa". Non ha mai sentito la vocazione sacerdotale, rifiutando anche l'ordinazione proposta dal cardinale Pellegrino, insistendo sul fatto che "i monaci devono essere semplici laici". Enzo Bianchi scrisse la regola della comunità, approvata il 4 ottobre 1971 dal capitolo dei monaci e successivamente dal Vescovo diocesano, Mons. Carlo Rossi, che raccolse le prime professioni monastiche. La Comunità di Bose conta una sessantina di membri tra fratelli e sorelle di diverse nazionalità ed è presente, oltre che a Bose, anche a Ostuni (BR), Assisi (PG) e Civitella San Paolo (RM). Nel 1983, con alcuni fratelli e sorelle, ha fondato la casa editrice Edizioni Qiqajon, che pubblica testi di spiritualità biblica, patristica, liturgica e monastica.
Il Pensiero e l'Impegno di Enzo Bianchi
Temi Centrali della sua Spiritualità
L'energia che abita nel cuore dell'uomo, secondo Bianchi, "gli fa compiere un balzo in avanti per affrontare il futuro e il mondo senza paura e lo rende diverso dagli animali". Egli propone una visione che spinge a un "balzo di speranza" in un momento di "depressione spirituale, culturale, civile e politica", sottolineando che la speranza "non dobbiamo invocarla o aspettarla passivamente, bensì esercitarla tutti insieme". Enfatizza l'importanza del cammino e del pellegrinaggio come "un modo di stare al mondo", in cui "il cammino è sempre più importante della meta". Ha sempre sottolineato l'importanza di "reimparare il senso della soglia, il gesto dell’entrare", come atto consapevole di attesa e apertura. Per Bianchi, "ovunque c’è un uomo, giusto o ingiusto, santo o peccatore, lì c’è Dio", e "è proprio in queste persone che Dio appare come colui che ci salva e tocca le nostre bruttezze per trasfigurale". Egli avverte che "non è vero che tutte le vie conducono a Dio, anzi ce ne sono alcune che conducono a idoli falsi e pericolosi", e che il suo "non è il Dio di tutti, ma è il Dio di Gesù Cristo". L'ammirazione è vista come una cura per "quella grande malattia che è l’indifferenza al reale", indicando "una relazione più adeguata, più equa e più libera con la realtà".
Opere e Riconoscimenti
Fra i temi che lo hanno maggiormente contraddistinto ci sono la preghiera, i salmi e la Lectio Divina, su cui ha scritto diverse opere, la più famosa delle quali è "Pregare la parola" del 1974, tradotta in numerose lingue. Tra le sue pubblicazioni si annoverano anche "Lessico del Giubileo", "Non siamo migliori - La vita religiosa nella chiesa, tra gli uomini", "La vita altrimenti", "Quale fede?", "Ascoltate il figlio amato!", "Dio, dove sei?", "Perché avete paura?" e molti altri. Ha ricevuto la laurea honoris causa in “Scienze Politiche” dall’Università degli Studi di Torino nel 2000 e dall’Università degli studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo nel 2016.

Impegno Ecumenico e Dialogico
Enzo Bianchi fa parte dell'Académie Internationale des Sciences Religieuses di Bruxelles e dell'International Council of Christians and Jews di Londra; è presidente dell'Associazione per le Scienze Religiose di Bologna e del Centro Internazionale SIDIC di Roma. Ha fatto parte della delegazione nominata e inviata da papa Giovanni Paolo II a Mosca nell’agosto 2004 per offrire in dono al patriarca Aleksij II l’icona della Madre di Dio di Kazan. Ha partecipato come "esperto" nominato da papa Benedetto XVI ai Sinodi dei vescovi sulla Parola di Dio (ottobre 2008) e sulla Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (ottobre 2012). Papa Francesco lo ha nominato "uditore" al Sinodo dei vescovi sui Giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale (ottobre 2018). La guerra in Ucraina ha "distrutto il suo sogno ecumenico", confessando che con il patriarca Kirill "eravamo amici, ora non lo sento più", esprimendo una forte critica verso l'atteggiamento di Kirill di "benedire la guerra scatenata da Putin", definendo tali posizioni "anticristiane". Ha molti amici in entrambi i Paesi e vederli "impegnati in un conflitto dove si benedicono le armi, ci si augura la disfatta del nemico e si chiede a Dio la vittoria è un motivo che mette profondamente in crisi la mia fede cristiana".

Enzo Bianchi: Un Riferimento per i Presbiteri
Enzo Bianchi ha offerto contributi significativi al ministero presbiterale attraverso le sue meditazioni e riflessioni. Una delle sue più note è "Auspici e orientamenti di vita", una meditazione tenuta ai vescovi e ai presbiteri durante il sinodo delle cinque diocesi del Piemonte meridionale il 25 marzo 1998. Questa riflessione, con alcune modifiche, è stata riproposta, su invito del cardinale Dionigi Tettamanzi, ai presbiteri della diocesi di Genova il 14 febbraio 2002; infine, rivista e accresciuta, è stata rivolta ai vescovi e ai presbiteri della Toscana riuniti ad Arezzo il 30 maggio 2002. Queste riflessioni sono incentrate su "due snodi fondamentali del ministero presbiterale: il rapporto con la parola di Dio e la celebrazione della liturgia eucaristica".
Per Bianchi, "il presbitero non è, e non deve aspirare a essere, un superuomo, né un leader carismatico, né tanto meno un manager. Non è un uomo onnipotente e onnisciente". Egli crede che l'esperienza dell'incontro con l'altro ponga sempre una sfida: "come vivere la vulnerabilità, cui ogni relazione è esposta?". Attualmente, continua la sua attività spirituale e didattica, "predicando gli esercizi spirituali a un gruppo di sacerdoti sulla figura del profeta Geremia".
L'Allontanamento da Bose e la "Casa della Madia"
Dopo più di cinquant’anni come priore della Comunità di Bose, ruolo che ha ricoperto fino al 25 gennaio 2017, nel maggio 2020 la Santa Sede ha chiesto a "fr. Enzo di allontanarsi dalla comunità per un tempo indeterminato al fine di aiutare il processo di rilancio della vita comunitaria". Questo è stato "un momento di grande dolore", poiché si è sentito "tradito da alcuni confratelli". Racconta di aver cercato di fare "come Gesù sulla croce dicendo: ‘Padre, perdonali, perché non hanno saputo quello che hanno fatto’", affidandosi alla consapevolezza che "il Signore conosce il mio cuore". Il Papa, in una lettera "piena d’amore", gli ha scritto: "Stai in croce e verrà l’ora che capirai", aggiungendo di sentirsi "suo figlio spirituale".
Dopo l’addio a Bose, ha costruito la "Casa della Madia", descritta come un "luogo di ospitalità, di scambio, di incontro e di preghiera" per "pellegrini, poveri, chi ha bisogno di una parola di conforto, chi di silenzio, chi vuole fare gli esercizi spirituali da solo o in compagnia". La decisione del suo allontanamento, "di fatto senza ritorno", è stata vissuta come una "decisione crudele e amara", percepita da alcuni come "distruttiva per quello che resterà di Bose". Egli stesso sottolinea che "ciò che è decisivo per determinare il valore di una vita non è la quantità di cose che abbiamo realizzato, ma l’amore che abbiamo vissuto in ciascuna delle nostre azioni. Anche quando le cose che abbiamo realizzato finiranno, l’amore resterà come loro traccia indelebile".

Eredità e Influsso Spirituale
Enzo Bianchi, pur con il suo temperamento "scomodo" e la sua fede "fuori dagli schemi", rimane una figura influente per molti, sia cattolici che laici. La sua capacità di esprimere una fede profonda con parole semplici e persuasive, unita a una lucidità cristallina e un'energia mentale e fisica compatta e potente, lo rende un "riferimento prezioso" per il percorso umano, esistenziale e spirituale di innumerevoli persone. I suoi libri e le sue riflessioni continuano a offrire "stimoli fecondi" per la crescita interiore e la comprensione della realtà contemporanea attraverso una lente spirituale.
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