Il tema degli abusi sessuali all'interno della Chiesa cattolica rappresenta una delle sfide più delicate e complesse dell'era contemporanea, toccando aspetti legali, morali e sociali. La questione della responsabilità, in particolare quella dei vescovi e delle diocesi, solleva interrogativi profondi sia nel diritto civile che in quello canonico.
La Complessa Questione della Responsabilità Legale
Un principio giuridico antichissimo stabilisce che, sebbene la responsabilità sia generalmente personale (come riportato dal brocardo giustinianeo «Peccata igitur suos teneant auctores: nec ulterius progrediatur metus, quam reperiatur delictum»), esistono eccezioni in cui si può essere chiamati a rispondere non solo del proprio operato ma anche di quello altrui, specialmente in presenza di particolari rapporti contrattuali.
Responsabilità Indiretta nel Diritto Civile Italiano
Nel contesto del diritto civile italiano, l'articolo 2049 del codice civile statuisce che «i padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti». Si tratta di una responsabilità oggettiva indiretta, nota anche come responsabilità vicaria, che non ammette alcuna prova liberatoria a carico di padroni e committenti, prescindendo da un'eventuale culpa in eligendo o in vigilando del datore di lavoro.
L'Esclusione della Responsabilità Vicaria nel Diritto Canonico
Tuttavia, un'applicazione diretta di tale principio al contesto ecclesiale si scontra con la natura specifica dell'ordinamento canonico. Il giudice civile non può sostituirsi all’autorità della Chiesa nell’applicare e interpretare il diritto canonico. Nel diritto canonico, l’idea di responsabilità oggettiva o senza colpa è tassativamente rifiutata, rendendo non configurabile una responsabilità civile del Vescovo per i delitti commessi da un chierico della sua diocesi.
Ciò è dovuto a diverse ragioni:
- La Chiesa non può essere considerata un'azienda e il presbitero non è, in senso stretto, un lavoratore subordinato al Vescovo.
- Il conferimento di un incarico ecclesiastico non rientra nel concetto di "preposizione" come inteso dall'articolo 2049 c.c., che attribuisce responsabilità sulla base del rischio d'impresa. Le diocesi non sono imprese e non operano con finalità di lucro.
- Affinché si configuri la responsabilità civile ex art. 2049, deve sussistere un interesse di natura utilitaristica, elemento assente nella gerarchia ecclesiastica.
Configurabilità della Responsabilità Personale del Vescovo
Nonostante il diritto canonico preveda numerose norme che attribuiscono al Vescovo poteri e obblighi nei confronti dei chierici incardinati nella sua diocesi, non esiste alcuna norma che gli imponga di sorvegliare complessivamente le loro condotte, in particolare quelle estranee al loro ministero. A nostro avviso, la responsabilità civile del Vescovo potrebbe configurarsi solo nel caso in cui, pur essendo a conoscenza di fatti di pedofilia, ometta qualsiasi intervento. Oppure, se affidi al chierico un incarico pastorale in cui le molestie e gli abusi possano essere reiterati, o si limiti a trasferirlo senza adottare le necessarie misure cautelari e disciplinari volte a prevenirne la ripetizione, agendo unicamente per evitare il pubblico scandalo.
In questi scenari, si tratterebbe non di una responsabilità oggettiva, ma di una responsabilità per fatto proprio e quindi soggettiva del Vescovo.

Il Contesto Italiano: Dati e Sfide dalla CEI
Secondo il terzo report della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nella rilevazione 2023-2024 sulle diocesi italiane sono emerse "115 presunte vittime di abusi, 64 maschi e 51 femmine". Nello stesso periodo, i casi emersi di presunti abusi sono stati 69, di cui 27 consumati in parrocchia. I presunti autori di abuso, in tutto 67, sono principalmente chierici. Il Rapporto della CEI, presentato nell'ambito dell'evento "Proteggere, prevenire, formare. La rete territoriale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili", analizza le attività dei Servizi Regionali, diocesani e interdiocesani e dei Centri di ascolto istituiti per prevenire la piaga dell'abuso, portando alla luce sia casi sommersi risalenti al passato sia casi più recenti.
I dati diffusi mostrano un aumento dei casi, passati da 32 a 37 tra il 2023 e il 2024, e un incremento dei presunti abusi spirituali e di coscienza, da 4 a 17 casi. L'analisi della casistica ha rivelato un aumento delle segnalazioni di presunti abusi, con una particolare attenzione a diverse tipologie e ai luoghi in cui si verificano. La parrocchia emerge come il luogo più comune. La fascia d'età più colpita tra le presunte vittime è quella di 10-14 anni (31,3%). La maggior parte dei presunti autori di abuso è chierico (44 su 67) e quasi tutti maschi (65 su 67). Il confronto tra le due ultime indagini evidenzia un aumento nell'età media del presunto autore di abusi, che passa da 43 anni nel 2022 a 50 anni nel 2023-2024. Con riferimento ai laici, i presunti autori di reato, al momento della segnalazione, svolgevano ruoli come catechista/educatore (4), volontario (3), collaboratore (2), insegnante di religione (1), seminarista (1), sagrestano.

Centri di Ascolto e Collaborazione Esterna
Nel 2024, i Centri di ascolto hanno registrato 373 contatti, un aumento significativo rispetto ai 38 del 2020. Alla rilevazione hanno partecipato 184 diocesi, rappresentando il 94,2% del totale, con le diocesi del Sud che hanno visto un incremento da 65 nel 2020-2021 a 80 nel 2023-2024. Gli autori del Report hanno evidenziato la necessità di una maggiore collaborazione tra i Servizi e le istituzioni civili, sottolineando "una scarsa capacità di cooperazione con attori esterni". Ad esempio, "solo una Regione ha attivato collaborazioni con enti non ecclesiali nel 2024".
Su questo punto critico, mons. Giuseppe Baturi, segretario della CEI, ha assicurato: "Non vogliamo proteggerci ma agire per amore dell'uomo". Chiara Griffini, presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della CEI, ha precisato: "Chiunque si rivolge ai centri di ascolto viene sempre edotto della possibilità di rivolgersi alle autorità civili". Rimane, tuttavia, il fatto che la disciplina italiana non contempla l'obbligo di denuncia all'autorità civile, un tema che non è stato sollevato come revisione. Mons. Luis Manuel Herrera, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha espresso l'importanza che la tematica rivesta per i vertici della Chiesa, auspicando "lo sviluppo di politiche di prevenzione e di accompagnamento alle vittime".
Il Caso Svizzero: Abusi e Insabbiamenti nella Diocesi di Lugano
Lo scandalo degli abusi sessuali si è diffuso anche in Svizzera, come evidenziato da uno studio pilota condotto dall'Università di Zurigo e voluto dai Vescovi. Sono stati documentati 1.002 casi di abuso dal 1950, rivelando una cultura di copertura e insabbiamento che ha favorito il ripetersi di tali crimini. Nove mesi dopo la pubblicazione della ricerca storica, nuove vittime si stanno facendo avanti, anche dal Ticino.
La Distruzione di Documenti e le Testimonianze delle Vittime
Inizialmente, la Diocesi di Lugano era emersa dal rapporto come un caso anomalo, con pochi casi di abuso alla luce. Successivamente, è stato scoperto che documenti dell’archivio diocesano riferiti a sacerdoti problematici erano stati distrutti. Questa distruzione, avvenuta "nel nome della misericordia" da parte di un sacerdote bibliotecario del Vescovo Torti, ha cancellato 100 anni di documenti contenuti nell'archivio segreto riguardanti sacerdoti che avevano commesso atti sconvenienti o abusi, inclusi gli indici che avrebbero dovuto essere conservati. L'ex vicario Bernasconi ha definito questa azione "un errore madornale".
Oggi, donne e uomini che erano rimasti in silenzio per decenni stanno emergendo, raccontando il dolore nascosto. Le loro parole sono toccanti: "Mi ricordo proprio che piangevo, che avevo proprio quella sensazione di sentirmi sporca, mi chiedo come ho potuto lasciarlo fare e perché non ho fatto niente." Un'altra vittima ha detto: "Ho capito che c’era qualcosa di sbagliato. Però sapevo anche che se l’avessi raccontato nessuno mi avrebbe creduto." Queste testimonianze, di donne oggi adulte che all'epoca degli abusi avevano 9 anni, rivelano di essere state abusate dallo stesso sacerdote a Novazzano. Esse piangono per i sensi di colpa che ancora le affliggono e per la scoperta che il sacerdote responsabile era recidivo, già condannato per atti sessuali su fanciulli, e che i vertici della Chiesa ne erano a conoscenza ma hanno taciuto.
Abusi sui minori: la risposta della Chiesa
Il Caso del Sacerdote di Novazzano: Un Esempio di Insabbiamento
Il caso del sacerdote di Novazzano, risalente alla fine degli anni Settanta, è emblematico del modo in cui la Chiesa agiva in quegli anni. Godeva di grande rispetto e venerazione, era musicista oltre che religioso, e godeva della protezione del vescovo Martinoli. Alla fine degli anni '60, una prima segnalazione alla Curia aveva portato il vescovo a emettere una "proibizione assoluta di ricevere ragazzi per dare lezioni". Tuttavia, questa misura si rivelò inefficace: nei cinque anni successivi, sei famiglie si rivolsero alla giustizia. Il sacerdote venne condannato, ma non andò in carcere; fu invece ricoverato in un ospedale psichiatrico. La vicenda non si concluse lì, poiché dopo un solo anno venne reintegrato come aiutante della parrocchia a Novazzano, ricominciando ad operare con il benestare del prevosto di allora, che avrebbe dovuto fargli da tutore, e dello stesso vescovo. Questo modus operandi riflette un sistema di insabbiamento e di copertura ormai noto a livello mondiale. Don Oliviero Bernasconi, parroco di Genestrerio e all'epoca vicario generale, ha commentato: "Ho un po’ l’impressione che di questi casi non ne vedevano la gravità e la pericolosità". Per anni, anche in Svizzera e in Ticino, e anche in tempi più recenti, la protezione dell’istituzione della Chiesa è stata anteposta a quella delle vittime di abuso.

Le Risposte Attuali della Chiesa e le Sfide Future
Per ricostruire i fatti, gli storici dell’Università di Zurigo devono ora basarsi principalmente sulle testimonianze delle vittime o di coloro che erano a conoscenza dei fatti, lanciando un appello a donne e uomini affinché trovino il coraggio di rompere il silenzio. I vertici della Chiesa, rispondendo a queste sfide, puntano sulla trasparenza e parlano di "risanamento delle fondamenta dell’istituzione". Sono state annunciate misure come l'istituzione di uno sportello indipendente per il sostegno alle vittime, un tribunale penale ecclesiastico nazionale e test psicologici per i nuovi sacerdoti. Resta da vedere se tali misure saranno sufficienti e quanto rapidamente verranno attuate.