Don Vincenzo Barbieri: Storico, Scrittore e Promotore Culturale di Vallelonga

La figura di Don Vincenzo Barbieri emerge come un punto di riferimento fondamentale per la conservazione e la valorizzazione della storia, della cultura e delle tradizioni religiose di Vallelonga, suo paese natio, e dell'intera Calabria. Sacerdote, studioso di storia locale, autore e apprezzato direttore di cori polifonici, Don Barbieri ha dedicato la sua vita a documentare il passato, a diffondere il culto mariano e a promuovere il patrimonio dialettale e musicale del territorio, lasciando un'impronta significativa nella comunità.

Ritratto del sacerdote Don Vincenzo Barbieri

L'Impegno nella Ricostruzione Storica di Vallelonga

Le origini di Vallelonga sono incerte e sono pochi i documenti storici che consentono la ricostruzione del suo passato. In questo complesso compito si è cimentato diligentemente pochi anni addietro il sacerdote Don Vincenzo Barbieri.

È certo, comunque, che intorno al XII secolo esistesse a Vallelonga la Chiesa di Santa Maria de Magistero, così chiamata, come sostiene Domenico Taccone Gallucci nel suo Regesti dei Romani Pontefici per la Chiesa di Calabria, in onore di San Nilo, maestro di illustri discepoli, che assunse in seguito il titolo di San Giovanni Theriste (mietitore). Questo è documentato da Antonio Rocchi nel suo De Coenonobio Cryptoferratensi, in cui sono descritti i possedimenti della Certosa di Serra San Bruno e dove compare anche la Chiesa di San Giovanni di Vallelonga. Un'altra attestazione della presenza e importanza di Vallelonga ci è data dalla carta geografica della Calabria redatta da Egnazio Danti intorno al 1580, dove Vallelonga è riportata in lettere più grandi rispetto ai diversi paesi vicini. È qui che nacque il critico Vito G. Galati (1893-1968), ad appena qualche chilometro da San Nicola da Crissa.

Come documentato da Don Vincenzo Barbieri, diverse sono le Visite ad limina, redatte dai vescovi che ressero la diocesi di Mileto nel Seicento, in cui si attesta della contea di Vallelonga. Questa contea faceva parte del vicariato di Belforte insieme a Vazzano, Pizzoni e Stefanaconi. Diversi sono anche i documenti che indicano l'attività del clero e che la Matrice del paese già nel 1500 era intitolata a Santa Maria, poi alla Madonna Assunta e nel Settecento a Santa Maria Maggiore. Certo, era una chiesa non ricca né con importanti opere, a cui non contribuì la generosità dei marchesi Castiglione Morelli, signori di Vallelonga dal 1761 e poi di San Nicola da Crissa e delle baronie di Chiaravalle e di Gagliato.

Il terremoto del 1783, poi, distrusse oltre alla cittadina, documenti e vestigia del suo passato, come testimonia fra l'altro Giovanni Vivenzio nel suo Storia e teoria del tremuoti, apparso a Napoli un anno dopo il sisma. Naturalmente, il sisma distrusse quasi del tutto la Chiesa, che nel Cinquecento dipendeva dal convento degli Agostiniani, il quale sorgeva sul lato nord dell'attuale basilica, nello spiazzo ancora oggi chiamato Largo dei Monaci.

Mappa storica della Calabria con indicazione di Vallelonga

Il Culto della Madonna di Monserrato: Storia e Devozione

Prima di parlare della chiesa, è bene soffermarsi sul culto della Madonna. Com'è noto, il culto deriva dal celebre Santuario della Madonna di Montserrat annesso al monastero benedettino fondato intorno al 1030, che si erge sulle montagne rocciose, dalle forme strane che l'avvolgono, vicino alla città spagnola di Barcellona. Questo culto si diffuse nell'Italia meridionale ad opera degli Aragonesi.

Attualmente in Italia sono circa centocinquanta le chiese dedicate al culto della Madonna del Monserrato. In Calabria, oltre a Vallelonga, esiste una chiesa a Reggio Calabria, edificata nel 1635, intitolata alla Madonna di Monserrato, una a Gerace e un'altra a Scigliano. Non è dato sapere come il culto sia arrivato a Vallelonga, alla cui diffusione hanno contribuito notevolmente i Domenicani e i Francescani Riformati. Di certo esso è posteriore al 1550.

Nella sua visita pastorale del 1586, monsignor Del Tufo trovò nella chiesa di Vallelonga un altare dedicato alla Madonna di Monserrato a cura della famiglia Galati. La presenza di questa cappella è testimoniata anche dal Regesto Vaticano nel 1603, sotto il pontificato di Clemente VIII. La statua venerata pare essere la stessa, naturalmente con diverse ripuliture che ne hanno modificato un poco i tratti originari, di quella che si trovava nella citata cappella.

Un documento attesta che nel 1634 la Chiesa di Santa Maria del Monserrato e l'annesso convento fu assegnato dall'Università di Vallelonga agli Agostiniani, dopo che i Domenicani avevano abbandonato la sede. Un altro documento della metà del Settecento testimonia inoltre il culto della miracolosa Madonna, di cui numerose sono le grazie che Essa di continuo elargisce. La festa della Miracolosissima Immagine si celebrava nella seconda domenica di luglio con mirabile concorso di popoli del Regno, a testimonianza di un culto molto diffuso e sentito non solo nei centri vicini, come attesta anche una lettera del 1804 del Padre generale dei Riformati, nella quale si sostiene che la Vergine di Monserrato, conosciuta dappertutto miracolosa, gode di una fervida devozione in tutta la provincia e per questo immensi sono i tributi che Essa riceve.

In un Apprezzo dello Stato di Soriano del 1650, Antonio Tango così descrive la chiesa sotto il titolo di Nostra Signora del Monserrato: «una Chiesa piccola comoda, coverta a tetti, con tavolato. In testa è l'altare maggiore con cona di Rilievo di detta Nostra signora divota, con due altari laterali uno di S. Domenico e l'altro di S. Francesco di Paola. A destro di detta Chiesa sono due altri con cona di Nostra Signora con S. Agostino e S. Monica e l'altro è del nome della chiesa et a sinistro sono due altre Cappelle con una cona di tela grande con Nostra Signora del Rosario con li 15 Misteri e l'altra è pittata a fresco di Nostra Signora della Sanità».

Esistono anche alcune leggende sull'erezione del Santuario, che narrano dell'apparizione della Vergine e delle tante guarigioni operate, segno della grande diffusione del culto e della partecipazione popolare, specie in occasione della festa, che si svolge la seconda domenica di luglio, con una grande processione. La festa è preceduta da una lunga veglia di preghiera, e molti pellegrini, legati all'obbligo di soddisfare dei voti, un tempo rimanevano tre giorni, da giovedì a domenica, dormendo in chiesa o nel vicino boschetto. Essi in ginocchio percorrevano la navata centrale fino alla Sacra effigie; altri lo facevano strisciando la lingua sul pavimento. Il momento di più intensa commozione della processione si ha quando la statua della Vergine viene portata in spalla nel vicino boschetto, sotto una grande quercia, detta della Madonna. Qui la processione si ferma; cala il silenzio. È il momento in cui la Madonna si impossessa del paese.

Il Santuario di Vallelonga: Dalle Distruzioni alla Rinascita

Una descrizione come quella fornita da Antonio Tango rende oggi assolutamente impossibile riconoscere il bel Santuario. Abbattuto dal terremoto del 1783, in parte riedificato, e poi distrutto da un incendio nel 1926, fu ricostruito interamente conservando dell'originaria struttura il portale, l'altare maggiore e alcune opere d'arte.

La Madonna è stata incoronata nel 1932 e il Santuario è stato elevato a Basilica Minore da papa Paolo VI nel luglio del 1971. Il grande Santuario, ricostruito dopo l'incendio del 1926, conserva dell'edificio originario il portale e l'altare maggiore. Presenta una facciata tripartita, con un bel portale barocco in pietra, opera di scalpellini serresi, e due bassi campanili a cupola ai lati (quello di destra mancava nell'originaria costruzione). L'interno, ricco di stucchi, è a tre navate, con pilastri quadrati rivestiti di marmi. Sul soffitto spiccano tre tele raffiguranti Giuditta con la testa di Oloferne, la Natività e la Fuga in Egitto. L'altare è un altro esempio della riconosciuta arte dei maestri serresi. Ai due lati dell'altare, due notevoli piccole sculture in marmo, raffiguranti due monaci domenicani, uno dei quali regge un Bambino, opere seicentesche di ottima fattura, provenienti forse dal distrutto convento che fu affidato alle cure dei frati domenicani e alle dirette dipendenze di quello della vicina Soriano. Un culto che si rinnova ancora oggi pur tra le mende della storia e le vicende che hanno segnato la storia di questo territorio, che conserva elementi e testimonianze a dimostrazione della diffusa religiosità del culto mariano che in Calabria si esprime in diverse forme.

Foto della facciata del Santuario di Monserrato a Vallelonga

Don Vincenzo Barbieri e la Salvaguardia del Patrimonio Dialettale: "Perle di Antica Saggezza"

Un importante contributo di Don Vincenzo Barbieri alla cultura locale è rappresentato dal suo libro “Perle di antica saggezza”. Il libro, che si può definire una raccolta antologica di massime dialettali, contiene proverbi, filastrocche, scioglilingua della tradizione di Vallelonga, paese d’origine dell’autore. Questo è il titolo del volume presentato nella Sala delle Laudi di Mileto.

Il volume, scritto dallo studioso di storia locale Don Vincenzo Barbieri, contiene massime, proverbi, filastrocche, scioglilingua, vocaboli, espressioni, racconti, indovinelli e canti d’amore della tradizione di Vallelonga, paese natio dell’autore. Questa prima preziosa raccolta dialettale, tradotta in italiano e inglese, Don Barbieri si prefigge di ampliarla con una successiva pubblicazione. Alla presentazione del libro, organizzata dalla diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, dalla parrocchia della cattedrale e dall’associazione culturale “Accademia Milesia”, oltre all’autore sono intervenuti il direttore dell’Archivio storico diocesano monsignor Filippo Ramondino e il professore Francesco Calzone.

«Nel portare a compimento questo lavoro - ha spiegato nel concludere l’evento Don Barbieri - ho ritenuto necessario non far ricorso a pubblicazioni già esistenti, ma all’ascolto diretto dalla viva voce della gente del posto. Molti detti appartengono al patrimonio comune, pochi alla tradizione insita del nostro territorio. Dalla lettura viene fuori un uomo spesso ancorato a pregiudizi ancestrali, che cozzano con lo spirito evangelico, a dimostrazione del fatto che molti proverbi traggono origine dal tempo in cui vigeva la legge del taglione e il messaggio dell’amore fraterno e del perdono non aveva ancora permeato la coscienza della gente».

In precedenza, monsignor Ramondino aveva focalizzato l’attenzione sulle “perle” contenute nel libro, «e donate da Don Barbieri ad un mondo in cui la mediocrità giudica la saggezza». Lo stesso si era poi soffermato sul concetto di cambiamento delle parole nei modi di affrontare le questioni, «che oggi sta portando a una disumanizzazione della società». Calzone, dal canto suo, aveva invece posto l’accento sulla differenza tra i proverbi, «direttamente collegati al territorio e di autore per la maggior parte dei casi ignoto», e l’aforisma, «di cui si conoscono al contrario le fonti».

Il libro contiene 682 proverbi, 59 filastrocche, 15 scioglilingua e, in appendice, 455 vocaboli in lingua vallelonghese. Una vera e propria antologia, frutto di anni di ricerche e di studi, che il sacerdote-scrittore, tra l’altro apprezzato direttore di cori polifonici, “dona” oggi alla sua comunità d’appartenenza e all’intera Calabria.

Copertina del libro

La Diffusione del Culto Monserratino nel Mondo: Il Caso di Montreal

La devozione alla Madonna di Monserrato non si limita a Vallelonga, Toronto e Buenos Aires, ma si celebra ogni anno anche a Montreal. Il Culto Monserratino nella città del Quebec ebbe inizio nel 1988, costituendosi in Associazione accreditata alla devozione inerente, autentica e invocata da un insieme di donne Vallelonghesi condotto da Antonuzza Grillo, Antonia Fera, Domenica Suppa, Maria De Caria, Vincenza Santaguida e Maria Galati.

La Statua della Madonna di Monserrato arrivò a Montreal nel 1992 con l’interessamento di Enzo Galati e con la preziosa collaborazione di Don Vincenzo Barbieri e Don Mario Pagano, Rettore della Basilica Monserrato a Vallelonga. La scultura lignea della Statua raffigurante Santa Maria di Monserrato, una riproduzione fedele dell’immagine che si venera nella Basilica a Vallelonga, è stata eseguita nella bottega di Giuseppe Stuflesser, in Ortisei (Bolzano). La Statua, benedetta da Don Mario Pagano e Don Vincenzo Barbieri, fu portata in Processione per le vie tradizionali di Vallelonga il 31 Maggio del 1992.

Costituito per la devozione a Montreal, il Culto Monserratino distende il suo fascino. La Festa Monserrato a Montreal ha rievocato l’entusiasmo di numerosi devoti di origine Vallelonghese e ha posto in risalto l’importanza del Cristianesimo, che sembra ricostituirsi con sempre maggior fervore verso la Madonna. La Statua della Madonna di Monserrato si venera a Montreal presso la Chiesa del Monte Carmelo. Il Comitato attuale è costituito da Maria Porcelli, Vincenza Santaguida, Nicola Maneli, Nazzareno Vallone, Maria Galati e Diana Galati.

Foto di una processione della Madonna di Monserrato a Montreal

Don Vincenzo Barbieri Direttore di Cori Polifonici e Animatore Culturale

Un altro aspetto significativo dell'attività di Don Vincenzo Barbieri è il suo impegno nella musica sacra e nella direzione di cori polifonici. L'appuntamento annuale, il 25 aprile, dei Cori Polifonici è organizzato dall’Associazione ‘Santa Cecilia’ e dall’Organizzazione ‘Cori Calabri’, ed è giunto alla XXXII edizione. Quest'anno l'evento ha avuto come location la Cattedrale di Oppido Mamertina. L’evento, curato dall’Ufficio Liturgico, ha avuto il suo inizio con la Santa Messa alle ore 11:30, presieduta dal Vescovo Mons. Francesco Milito e animata dai 10 cori partecipanti, diretti dal promotore della manifestazione, Don Vincenzo Barbieri.

«Chi appartiene a un coro - ha detto il Vescovo durante l’omelia - lo fa per scelta, perché sente che non ne può fare a meno per sé e per gli altri […] e porta fuori ciò che ha dentro». Molti gli spunti di riflessione offerti per i cantori e i fedeli che hanno partecipato alla Santa Messa nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa di San Marco e nel quale «noi siamo chiamati a vivere un momento di grazia in questa nostra Calabria che ha tante cose belle».

Alle ore 16:00 si è svolto il Pomeriggio Polifonico con l’esibizione dei cori. La prima parte è stata scandita dall’esecuzione di brani sacri e la seconda parte, dal titolo Le Verità della Fede, ha visto l’alternarsi dei cori con l’esecuzione di brani, introdotti dal commento scritto del Vescovo, che hanno ripercorso i punti fondamentali del Credo «letto, meditato, imparato sin dai primi anni della nostra adesione personale al Signore».

  • 6 Cori della provincia di Vibo Valentia (Coro ‘S. [...]’);
  • 4 Cori della provincia di Reggio Calabria, di cui 3 della diocesi (Coro ‘San Paolo’ di RC, Coro ‘M. SS. Annunziata’ di Oppido M., Coro ‘S. M. Vergine Addolorata - S. Nicola’ di Oppido M., Coro ‘M. SS. [...]’).
Don Vincenzo Barbieri dirige un coro polifonico

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