La Fondazione Missioni Consolata Onlus compie vent’anni. Nata nel 2001 per accompagnare nel nuovo secolo i Missionari della Consolata, è diventata Ong nel 2007 e, oggi, organizzazione della società civile riconosciuta dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Essa incarna, con le sue iniziative, i tratti peculiari dei missionari che l’hanno fondata. Il 26 luglio del 2001 nasceva la Fondazione Missioni Consolata Onlus (Mco), costituita dall’«Istituto missionari di Maria Ss.ma Consolata», come si chiamava davanti allo stato la «filiale» italiana di quello che, quasi dalle origini, era registrato nei libri del governo come il «Collegio internazionale della Consolata per le missioni estere».
Fin dai suoi esordi, Mco ha avuto uno spettro di attività piuttosto ampio che abbraccia ambiti anche molto diversi fra loro, come gli aiuti umanitari e la tutela dei beni di interesse storico e artistico. Questa grande varietà è solo apparentemente una frammentazione. È, viceversa, la coerente traduzione in termini operativi e laici di quello che i Missionari della Consolata indicano come elemento chiave del proprio carisma, cioè il tratto che hanno ereditato dal loro fondatore, il beato Giuseppe Allamano, e che più li definisce e li identifica: l’ad gentes, cioè l’annuncio del Vangelo a chi ancora non lo conosce.

L'Evoluzione dell'Impegno Missionario
Alla fine del secolo scorso, i Missionari della Consolata avevano già all’attivo diverse attività che potevano dirsi di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale. Un ufficio cooperazione era presente in Casa Madre a Torino fin dal 1970 e aveva gestito le primissime adozioni a distanza a partire dagli anni Ottanta. Inoltre, diversi missionari, ad esempio nella regione colombiana del Cauca, avevano cominciato ad affiancare alle attività realizzate con il sostegno di singoli benefattori anche diversi progetti finanziati con fondi di istituzioni pubbliche e private, dando un contributo cruciale al riscatto del popolo indigeno Nasa.
Tutte queste iniziative, quasi sempre lanciate da missionari pionieri, riflettevano i cambiamenti in atto nei rapporti fra paesi ricchi e quello che all’epoca era chiamato Terzo Mondo. I missionari che lavoravano con i popoli indigeni dell’America Latina o con le aree più isolate dell’Africa, si erano affacciati al mondo della cooperazione allo sviluppo e dei progetti spesso appoggiandosi ad altre organizzazioni e associazioni. A questo si aggiunga poi il fatto che il decreto legislativo 460 del 1997 introduceva la detraibilità delle erogazioni liberali a favore delle Onlus, cosa che avrebbe portato un beneficio anche ai donatori.
All’inizio di questo secolo, dunque, era tempo per i membri della Regione Italia dell’«Istituto missionari di Maria SS.ma Consolata» di trarre le conseguenze di questi cambiamenti e di mettere a frutto le intuizioni di tanti confratelli attivi sul campo e in Italia. Mco realizza i propri progetti e le iniziative in collaborazione con i Missionari della Consolata o con organizzazioni partner indicate da questi. I responsabili operativi dei progetti, dei programmi di sostegno a distanza, delle strutture sanitarie ed educative che Mco sostiene sono missionari che lavorano e risiedono nei paesi nei quali si svolgono le attività.

Aree di intervento e Progetti
Le attività della Fondazione comprendono l'educazione allo sviluppo, realizzata sulle pagine della rivista Missioni Consolata, di cui Mco è editore, e il diritto alla salute promosso da quattro ospedali e tanti dispensari in Africa, oltre diversi centri di salute in Amazzonia. L’anno del ventesimo anniversario dalla fondazione ha coinciso anche con quello in cui Mco è stata chiamata a preparare e pubblicare il suo primo Bilancio sociale. Questo esercizio ha finito per trasformarsi anche in un’occasione per riflettere proprio su questi vent’anni e, inevitabilmente, sulle prospettive per il futuro.
Un esempio efficace sono le parole che padre Matteo Pettinari ha affidato alla rivista nel marzo del 2020: «Si può dire che la salute mentale sia l’ad gentes del mondo della sanità: sono i malati mentali quelli che nessuno ha ancora avvicinato, di cui nessuno vuole occuparsi».
La Rivista "Missioni Consolata"
La rivista "Missioni Consolata" (MC) è nata nel 1899 da un’idea di Giuseppe Allamano, all’epoca rettore del Santuario della Consolata di Torino (oggi proclamato Santo) che affidò a don Giacomo Camisassa la direzione. Inizialmente era il bollettino del santuario con il titolo «La Consolata», ma dal 1902 la pubblicazione cominciò a dare sempre più spazio all’informazione sulle attività africane dell’Istituto dei Missionari della Consolata (consolata.org), fondato l’anno prima dallo stesso Allamano.
Nel marzo 1928 la testata assunse anche il nome Missioni Consolata, ma continuò con il doppio nome «La Consolata» e «Missioni Consolata» fino al marzo 1930. Dall’aprile 1930 le due riviste si separano: MC rimane specifico della pubblicazione dell’istituto, mentre il santuario racconta le sue attività su «Il Santuario della Consolata». Dopo gli anni duri della Seconda guerra mondiale che ha visto la pubblicazione ridotta ai minimi termini, l’impegno missionario dell’istituto ha una nuova vitalità che si riflette anche nell’aumento delle copie della rivista che nel 1961 arriva a stampare 100.000 copie in bianco e nero.
Nel 1962 ci fu un salto di qualità e MC divenne il primo rotocalco missionario con copertina a colori. Alla direzione di MC si sono succeduti tredici direttori, a partire da Giacomo Camisassa. Cinque volte all’anno nelle pagine della rivista compare l’inserto «Amico», lo strumento di formazione missionaria per giovani, che ha anche il suo sito amico.rivistamissioniconsolata.it.

Il Carisma Fondamentale
San Giuseppe Allamano insisteva con una certa forza che la Fondatrice era la Madonna Consolata, e non lui. Le missionarie, chiamate dallo Spirito Santo a partecipare al Carisma, dono di Dio a Padre Fondatore, offrono la vita per sempre a Cristo, nella missione ad gentes, ossia ai non cristiani, per l’annuncio di salvezza e consolazione. Il Carisma qualifica la consacrazione, anima la spiritualità e si esprime attraverso ogni aspetto della vita personale e comunitaria. Dopo 115 anni, la ragione d’essere delle Missionarie della Consolata è sempre la medesima: il primo annuncio di salvezza e consolazione, anche quando non si può parlare apertamente di Cristo.
I Missionari della Consolata e la Lotta Mau Mau in Kenya
L'articolo di Missioni Consolata, febbraio 2001, presenta la travagliata lotta di liberazione dei Mau Mau in Kenya. Una testimonianza diretta di questa realtà proviene dall'esperienza di un'ex volontaria laica missionaria (1970-72) che, avendo insegnato alla Chinga Girls’ Secondary School, ha letto il libro Mau Mau General di Waruhiu Itote, testo fondamentale per la sua antologia Un angolo d’Africa. L’essere vissuta in zona mau mau, ascoltando la storia scritta dai kikuyu, ha influenzato profondamente la sua percezione, portandola a paragonare la loro lotta di liberazione al Risorgimento italiano, pur con i dovuti «distinguo».
Viene anche suggerita la lettura di Un chicco di grano di Ngugi Wa Thiong’o, presentato su Missioni Consolata, giugno 1998, dove si legge: «Gikonyo e Mumbi, protagonisti del romanzo, portano i nomi che la tradizione kikuyu attribuisce ai progenitori della tribù e incarnano le sofferenze di un popolo umiliato e oltraggiato dalla dominazione coloniale, diviso e perseguitato durante l’emergenza mau mau, ma caparbio nel volere conquistare libertà e dignità». Purtroppo la violenza genera sempre morte e distruzione.

La sanguinosa ribellione dei Mau Mau: come il Kenya combatté l'Impero britannico per la libertà |...
Testimonianze dall'Emergenza Mau Mau
Durante il sinodo della diocesi di Nyeri (1975-76), furono raccolte molte testimonianze sul comportamento dei missionari della Consolata durante l'emergenza Mau Mau. Alcune di queste sono riportate nel libro Una chiesa africana s’interroga. Cultura tradizionale kikuyu e cristianesimo.
- «F ra i missionari citati dal 1904 al 1961, a Ruchu ricordano padre Francesco Comoglio come loro leader spirituale per tutto ciò che fece. Durante l’emergenza mau mau aiutò in tutti i modi i cristiani, anche coloro che erano in carcere. Battezzò moltissime persone e costruì tantissime cappelle, malgrado fosse un periodo difficile, e dimostrò un notevole coraggio.»
- «Padre Bartolomeo Negro fu parroco di Karima dal 1946 al 1955: attivo, generoso, misericordioso, allegro, coraggioso e gentleman. Amò amici e nemici. Aiutò chiunque avesse bisogno. Si acquistò le simpatie della maggioranza della gente e tutte le scuole “protestanti”, chiuse durante l’emergenza, furono riaperte grazie a lui.»
- «Nel 1954 la gente fu rinchiusa in villaggi. Padre Ottavio Sestero, aiutato dalle suore, iniziò l’insegnamento del catechismo in ogni villaggio. Grazie a tale notevole lavoro, la parrocchia mise radici ovunque. Padre Sestero lavorava giorno e notte per conquistare i leaders che predicavano contro la chiesa cattolica.»
La Lettera di Dedan Kimathi a Padre Nicola Marino
Una testimonianza commovente della misericordia di Dio e di fiducia verso i missionari è la lettera che il capo dei Mau Mau, Dedan Kimathi, scrisse a padre Nicola Marino prima di essere impiccato dagli inglesi. La lettera, datata 18 febbraio 1957, rivela la profonda spiritualità e la fiducia di Kimathi, anche di fronte alla morte.
Estratti della lettera:
«Caro Padre Marino, è circa l’una di notte e mi sono munito di matita e carta per ricordare lei e tutti gli amici, prima che scocchi la mia ora. Sono indaffarato e felice di andare in Cielo domani, 18 febbraio 1957.»
«Desidero farle sapere che padre Whellan venne a visitarmi in carcere, non appena seppe del mio arrivo. È una persona molto cara e gentile, come non mi sarei aspettato. Mi ha visitato spesso e incoraggiato in tutti i modi. Mi ha dato dei libri importanti, che più di ogni cosa mi hanno acceso di speranza per la strada verso il Paradiso… Padre Whellan mi visitò anche il giorno di Natale, mentre ebbi parecchie visite negli altri giorni. Mi spiace che non mi abbiano ricordato il giorno della nascita del Nostro Salvatore. È un peccato che mi abbiano dimenticato in una ricorrenza così felice.»
«Ho il problema di mandare mio figlio a scuola. È lontano da voi, ma spero che possiate fare qualcosa perché sia istruito sotto la vostra cura. Vorrei che le suore avessero cura di lei, ad esempio suor Modesta, perché si sente molto sola. Avrei piacere che fosse vicina alla missione di Mathari, così da essere accanto alla chiesa.»
«Addio a questo mondo e a quanto c’è in esso. I migliori auguri agli amici che non incontrerò più in questo mondo nervoso. Trasmetta i miei complimenti a quanti leggono Wathiomo Mukinyu. Mi ricordi a tutti i padri, fratelli e sorelle. Pieno di speranza, la saluto, caro padre.»
Informazioni sulla Fondazione Missioni Consolata Onlus
Di seguito alcune informazioni chiave sulla Fondazione:
- Nome: Fondazione Missioni Consolata Onlus
- Data di nascita: 26 luglio 2001
- Riconoscimento come Ong idonea: 17 dicembre 2007
- Iscrizione all’elenco delle Organizzazioni della società civile (Osc): 4 aprile 2016
- Sede legale: Torino, Corso Ferrucci, 14
- Sedi operative: Certosa di Pesio a Chiusa di Pesio (CN), fraz.
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