Storia e architettura dell'abbazia di Sezzadio

«Solo il maestoso edificio della chiesa, severo ed imponente, rende oggi testimonianza di una delle più ricche abbazie medievali del Piemonte; il monastero che le sorgeva accanto ha infatti lasciato il posto ad un’azienda agricola efficiente ed alla sontuosa abitazione degli attuali proprietari dell’abbazia e dei suoi terreni». Con queste parole Sergio Chierici descriveva, quasi cinquant’anni fa, l’abbazia di Sezzadio, nota come Santa Giustina. Situata a Sezzadio (AL), l'abbaziale si erge ancora oggi come custode e potente compagna di viaggio per gli edifici circostanti, che sembrano ad essa affidati, siano stati nel medioevo la sede di una comunità di monaci o, nei secoli successivi, di una comunità di contadini.

Veduta d'insieme dell'Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio, evidenziando il contrasto tra l'imponente struttura romanica e gli edifici rurali circostanti

Le origini tra storia e leggenda longobarda

L’abbazia di Sezzadio ebbe origini antiche, legate alla costruzione della Via Aemilia Scauri, che collegava Piacenza a Vado Ligure. Una delle tradizioni più radicate la vuole fondata nell’VIII secolo, precisamente nel 722, da Liutprando, re dei Longobardi, e dalla consorte regina Teodolinda. Secondo il racconto di fra Jacopo, Liutprando volle dare una sede adeguata alle reliquie di Santa Giustina in suo possesso, contenute in una pisside d’avorio ("piscide alba eburnea").

La leggenda narra che il Rex Langobardorum, definito "bonus et devotus christianus", appese l’oggetto al ramo di un albero durante il riposo notturno. Al momento di ripartire, la reliquia prese a sfuggirgli di mano, saltando di ramo in ramo ("saltavit ad aliumramum et de ramo in ramum") come mossa da una forza invisibile, indicando così il luogo dove sarebbe sorta la chiesa. Fu proprio a Sezzadio che, intorno al 934, nacque Aleramo, capostipite dei marchesi di Monferrato.

La rifondazione del XI secolo e l'opera di Otberto

Nei secoli successivi la comunità crebbe e adeguò la chiesa alle mutate esigenze. Nei primi decenni dell’XI secolo, verso il 1030, il marchese aleramico Otberto (o Oberto) ricostruì quasi completamente l’edificio sacro e vi insediò una comunità benedettina. Un’iscrizione nel pavimento della cripta lo ricorda come "reparator et ornator" di questa casa del Signore. Poiché Otberto morì nel 1047 e venne sepolto proprio in Santa Giustina, la datazione della costruzione attuale è obbligatoriamente anteriore a tale anno.

MUSOCCO Milano Chiesa di S. MARCELLINA e S. GIUSEPPE ALLA CERTOSA (M. Bacciocchi, 1958)

Architettura esterna: rigore e maestosità romanica

L’abbazia di Santa Giustina appare come un esempio fulgido e ben conservato di architettura romanica in Piemonte. L'edificio presenta un massiccio paramento in cotto con poche interruzioni in conci di pietra. La facciata tripartita, originariamente a salienti, presenta nella zona centrale una torre aggiunta nel primo trentennio del XV secolo, che occupa lo spazio corrispondente alla prima campata interna.

Le pareti esterne sono scandite da lesene piatte che culminano in una fascia continua di archetti pensili, motivo che prosegue nei fianchi e nella zona absidale. Le tre absidi cilindriche mostrano, sopra la cornice di archetti, un doppio fregio in cotto a dente di sega. La parete nord, modificata con il rifacimento delle volte, presenta tre contrafforti quadrati e pinnacoli gotici, mentre la navata sud conserva parte della muratura originale con coronamento di mattoni a frangia.

Dettaglio delle tre absidi cilindriche con fregio in cotto a dente di sega e archetti pensili

L'interno: l'evoluzione tra romanico e gotico

L’interno, a croce commissa (a forma di "T"), è diviso in tre navate absidate con un transetto molto alto e un endonartece di tipo carolingio. La struttura porta i segni di una travagliata storia: l'antica spazialità romanica venne modificata nel 1397 a seguito di un terremoto e ulteriormente trasformata verso la metà del Quattrocento con l'introduzione di elementi gotici.

Il rapporto tra capriate e volte

Entrando dal nartece, si nota un particolare architettonico di grande valore educativo: la prima campata conserva la copertura a capriate lignee dell'XI secolo. Nelle campate successive, invece, si trovano volte a crociera costolonate realizzate nel XV secolo. Queste volte in pietra non sostituiscono le capriate, ma le "coprono": a Sezzadio è possibile vedere chiaramente come le capriate lignee proseguano al di sopra della copertura in pietra per sostenere le falde del tetto. Questa scelta ha comportato il rafforzamento dei sostegni originali, trasformandoli in pilastri a fascio con capitelli cubici o smussati, capaci di assorbire il peso della pietra.

La cripta e il mosaico pavimentale

Al di sotto del presbiterio, rialzato di circa due metri e accessibile tramite una scalinata, si apre la cripta, l'ambiente più antico e suggestivo, risalente alla prima fase costruttiva. Si tratta di un ambiente quadrangolare diviso in tre navatelle da esili colonne (cinque cilindriche e una poligonale) con capitelli semplicissimi. Il pavimento ospita un vasto mosaico dell'XI secolo, con decorazioni in bianco e nero a motivi geometrici e fioroni, dove campeggia la celebre scritta dedicata a Otberto.

Schema della cripta con particolare del mosaico pavimentale dell'XI secolo e delle colonnine cilindriche

Il ciclo pittorico e gli affreschi

L’abbazia conserva decorazioni ad affresco di scuola lombarda dei secoli XIV e XV. Il programma figurativo è complesso e si articola in diversi interventi:

  • Abside centrale: Domina un Cristo Giudice in mandorla, circondato da scene della Passione e della vita di Gesù. Nel registro inferiore è presente una rappresentazione illusionistica degli stalli di un coro.
  • Abside sinistra: Seppur lacunosa, conserva le Storie della Vergine risalenti alla metà del Trecento.
  • Transetto sinistro: Ospita i brani pittorici più antichi, sebbene molto frammentati.

Gli studiosi hanno evidenziato come queste opere richiamino la cultura dei codici miniati lombardi. In particolare, l’Ascensione di Sezzadio è stata messa in confronto iconografico con quella miniata da Michelino da Besozzo per il Libro d’Ore Bodmer.

Affresco del Cristo Pantocratore nell'abside centrale, esempio di pittura tardo-medievale di scuola lombarda

Cronologia delle trasformazioni moderne

Dopo il massimo splendore tra il XII e il XIII secolo, l'abbazia iniziò un lento declino. Di seguito sono riportati i passaggi principali della sua storia recente:

Anno/Periodo Evento
Fine XVI secolo Il complesso passa agli Oblati di S. Ambrogio di Milano.
1810 Decreti napoleonici: soppressione del monastero. La chiesa diventa fienile, stalla e granaio.
Restaurazione I Savoia aboliscono i provvedimenti napoleonici, ma i danni alle strutture sono già ingenti.
1863 L'ingegnere Angelo Frascara acquista il complesso all'asta, trasformando il monastero in Villa Badia.
Epoca Moderna Restauri per eliminare le tramezzature interne e recuperare le linee romaniche originali.

Oggi il complesso, di proprietà privata, comprende la chiesa, la villa (che ingloba parti antiche del monastero) e alcuni edifici rurali. Il campanile, risalente originariamente all'VIII-IX secolo e inglobato nelle strutture dell'XI secolo, è oggi utilizzato anche come location per eventi, mantenendo viva la funzione di questo maestoso monumento medievale.

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