L'incontro con il Messia: un cammino per preadolescenti e giovani

La riflessione sull'incontro tra giovani e Gesù Cristo nasce dall'esigenza di affrontare la crescente ignoranza, frammentazione e soggettivazione del Credo tra i preadolescenti e i giovani. Spesso, Gesù è percepito come una figura ignota, irrilevante o marginale, ridotto a un frammento simpatico della galassia religiosa, privo del suo ruolo centrale nel rapporto uomo-Dio e nella ricerca del senso della vita. In questo contesto, la sua identità si scolorisce e perde oggettività, portando a una manipolazione dell'immagine di Gesù secondo le proprie convenienze.

Il sociologo F. Garelli, in una delle sue indagini, ha evidenziato che "a fianco di una minoranza di giovani cristiani attivi e convinti, vi è una larga quota che esprime una fede senza appartenenza che tende alla religione come ad una possibilità esistenziale a disposizione". Questo dato solleva interrogativi fondamentali: chi è Gesù Cristo per i giovani? Perché insistere sulla sua figura?

infografica sulle percezioni dei giovani riguardo alla figura di Gesù

Il desiderio di incontrare Gesù

Nonostante le sfide, esiste una potenziale e diffusa apertura verso un incontro significativo con Gesù, anche tra i giovani meno praticanti o apparentemente scettici. Molti desiderano "vedere questo Gesù, mostrarcelo, fatecelo conoscere meglio che potete, che possiamo toccarlo, parlargli, ascoltarlo", cercando un Gesù credibile e affidabile che vada oltre le formule. Questa potenzialità suggerisce che Dio e Gesù non sono assenti, ma piuttosto "nascosti", come un pozzo sigillato che attende di essere aperto.

Il percorso che si apre per favorire questo incontro è articolato e comprende diverse tappe:

  • Perché incontrare Gesù?
  • Come incontrare Gesù?
  • Percorsi per incontrare Gesù.

È fondamentale non partire dal presupposto "perché Gesù per me conta", ma piuttosto "perché io, uomo/donna, per Gesù conto", riconoscendo che la propria realizzazione ha in Gesù non solo un buon consigliere, ma un salvatore.

Tre passaggi per la riflessione

  1. Riflettere sulla propria vita: prendere coscienza che la realizzazione di sé è un'esigenza vitale, totale ("corpo ed anima"), una sfida esistenziale garantita da punti di riferimento e risorse sicuri.
  2. I modelli di vita: accanto ai molteplici modelli offerti dalla società (dai genitori a figure pubbliche), esiste storicamente una persona che si propone con caratteri di singolarità, fascino e credibilità, collaudata da oltre venti secoli di esperienza: Gesù di Nazaret, quello dei Vangeli, annunciato dalla Chiesa.
  3. Interessarsi vitalmente a Lui: diventa un obbligo morale e un impegno di saggezza, ma anzitutto una libera proposta alla coscienza, un'ipotesi da verificare, spinti da un mare di testimonianze. Questo vale sia per chi è in difficoltà esistenziale e religiosa e in fase di ricerca, sia per i credenti che necessitano di un periodico "check-up" della propria fede.

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Gesù: non un semplice uomo, ma il Figlio di Dio

L'incontro con Gesù non è un confronto con un semplice uomo, ma con "uno che ha la pretesa di appartenere radicalmente al mondo di Dio, di essere figlio di Dio (Mc 14,61-62)". Egli conosce il cuore dell'uomo (cfr Mc 2,8) e ha la capacità di aiutarlo, guarirlo, liberarlo, riconciliarlo con Dio e con se stesso, salvandolo dall'alienazione, dalla paura, dalla disperazione, dall'assurdo, dalla tristezza, dalla noia, dal peccato e dalla morte.

Questo angolo di lettura ci porta a un passo decisivo: passare da una considerazione antropologica di Gesù (noi a Gesù, o Gesù secondo noi) a una lettura cristologica di noi stessi (da Gesù a noi, o noi secondo Gesù), riconoscendo che la nostra realizzazione si compie in piena apertura alla sua realtà.

Due atteggiamenti mentali

  1. Rispettare la diversità: se si tratta con un personaggio diverso da sé, è necessario rispettarne la diversità, evitando di omologare Gesù ai propri schemi.
  2. Accogliere le sue proposte: se Egli si propone con qualità e valori che ci superano, non si può obbligarlo a rispondere solo alle nostre domande, ma, ascoltando le sue risposte, si avverte che Lui ci fa delle proposte e ha delle domande da porci. Non basta volere un Gesù "secondo me", ma per averlo significativo e presente, ci si deve spostare cordialmente e lealmente dalla sua parte, mettendosi nella disponibilità di diventare "io secondo Lui".

L'esperienza dell'incontro

Proprio da questo "considerarmi secondo Lui" deriva il procedimento fondamentale nel confronto con Gesù: l'esperienza racchiusa nella categoria dell'incontro, non della mera conoscenza intellettuale o della gratificazione emotiva. Gesù nei Vangeli si presenta come una persona che incontra altre persone: santi e peccatori, grandi e piccoli, ricchi e poveri. Non ha scritto un manuale, ma ha incontrato e si è lasciato incontrare. Essendo "risorto dai morti secondo le Scritture" (1Cor 15,4), continua ad essere vivo e intende proseguire con il metodo dell'incontro "faccia a faccia", anche in gruppo, senza che nessuno possa restare nascosto, come Zaccheo (cfr Lc 19,1-10) o l'emorroissa (cfr Mc 5,27).

Il Vangelo non è solo la trascrizione di incontri passati, ma una profezia di quelli che Gesù intende fare oggi. Stimolati dallo Spirito, dobbiamo rimanere aperti a un incontro libero, fiducioso, imprevedibile, sorprendente ma anche esigente, tra la nostra persona, quella del giovane, e quella di Gesù. "Signore, vogliamo vedere Gesù" è un desiderio che sa di comando e mira alla realizzazione. È un'esperienza di base a cui lo Spirito Santo chiama tutte le comunità, specialmente quelle con i giovani.

illustrazione di Gesù che incontra persone di diverse età e condizioni

Come incontrare (e lasciarsi incontrare da) Gesù: l'attuazione

La via diretta per incontrare Gesù è guardare agli incontri narrati nei Vangeli: Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Nicodemo, la Samaritana, Zaccheo, il giovane ricco, Giairo, Tommaso, la Cananea, la donna che perdeva sangue, Marta e Maria, la peccatrice innominata, Pilato, Maria sua madre, i due di Emmaus, i discepoli prima e dopo Pasqua, i familiari, la folla, gli avversari.

Coordinate maggiori degli incontri

L'esplorazione degli incontri evangelici rivela alcune costanti che formano le coordinate entro cui avviene l'incontro con Gesù, sempre almeno tra due persone, una sorta di "rivelazione reciproca". Esse permettono di cogliere due "rivelazioni" fondamentali e il passaggio decisivo:

  1. L'identità misteriosa di Gesù: come in trasparenza, la visione del Cristo che il giovane riceve.
  2. Il profilo di esistenza proposto da Cristo: la visione che Cristo ha del giovane che incontra, ovvero il progetto-uomo secondo il Vangelo.
  3. Il passaggio decisivo.

Quale Gesù è incontrato dall'uomo

Un primo lineamento globale dei Vangeli presenta un Gesù non prevenuto o scontroso, né un oracolo solitario, ma un uomo giovane-adulto, aperto e disponibile, che accetta di incontrare coloro che lo cercano e anche quelli che non lo cercano ma lo farebbero se sapessero che Lui è loro amico. È profondamente rispettoso della libertà e interviene se anche per un momento viene accolto, sperando di essere accettato come amico.

Un secondo lineamento comprende tre tratti indissolubili:

  1. Temi profondi della vita: Gesù imposta il discorso su temi che riguardano il desiderio, il sogno, il bisogno, la sofferenza, la decisione, il futuro e la relazione con gli altri, affrontando le "grandi o vere domande" della persona.
  2. Una visione religiosa originale: Gesù non parla come un terapeuta o un filosofo, ma come un credente in Dio, vedendo l'uomo dal punto di vista religioso, come lo vede il Padre. La sua visione religiosa è affatto comune o di routine:
    • Ha un'originalità affascinante e nuova, illuminando gli esistenziali della persona.
    • Non è ritualistica, ma dà l'idea di un Padre che vede e si cura veramente dell'uomo.
    • È organizzata attorno a un progetto messianico di liberazione e salvezza dell'uomo, che chiama Regno di Dio.
    • Non è monotona, statica o passivante: afferma che il Padre è all'opera nel mondo per fare il Regno con misericordia infinita, coinvolgendo l'uomo a condividere l'amore del Padre estendendolo al prossimo, in una tensione per la giustizia e la pace. Il suo Discorso della Montagna è un frammento luminoso del Regno di Dio nel regno dell'uomo.
    • Non è parolaia: Gesù fa per primo quello che dice, chinandosi sui meno uomo a nome del Padre, quasi il Padre fosse Lui stesso, e mettendo le sue opere, alcune potentemente miracolose, come primo messaggio che rende credibile ciò che annuncia. Tra queste, una rompe ogni modello: è stato ucciso dagli uomini e ha dato la sua vita per loro a nome di Dio, e pur morto e sepolto, Dio lo ha risuscitato, proponendolo come dono all'umanità per tutti i tempi e luoghi.
  3. L'esigenza di un dono alto: Gesù non solo autorevolmente propone Dio nella vita dell'uomo, ma si fa anche esigente, proponendo un dono alto: la salvezza, la vita libera dal male, un futuro di felicità. Perciò, pretende di essere ascoltato, ponendo l'uomo di fronte alla sua responsabilità una volta che lo ha incontrato. Non è più come prima; l'incontro comporta una provocazione per una scelta e una decisione, un sì con i fatti o un rifiuto con le sue conseguenze. Incontrare Gesù è incontrare un "incendiario", non un pompiere, capace di ravvivare una fiammella smorta. Non è la spada di Brenno che dice "guai ai vinti", ma un Maestro amico che aspetta anche la venticinquesima ora per ospitare il viandante, mai vendicativo se rifiutato, ma triste della tristezza di chi lo rifiuta - come il giovane ricco (cfr Mc 10,22) - perché rifiutandolo si rifiuta a sé stessi una realizzazione grande come il Regno di Dio.

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Quale uomo è incontrato da Gesù

L'uomo incontrato da Gesù è l'uomo-donna storico che siamo ciascuno di noi, in carne ed ossa, con la sua storia, il suo sesso, i suoi sogni, le sue risorse e i suoi limiti. Per Gesù, ognuno che lo incontra è chiamato a impostare una vita ispirata al Vangelo, non solo come modello, ma come metamorfosi, trasfigurazione o conformazione maturante e progressiva.

"Abbiamo trovato il Messia": il Vangelo di Giovanni 1,35-51

Il brano evangelico in Giovanni 1,35-51, centrale per comprendere l'incontro con Gesù, si apre e si chiude con il verbo "fissare lo sguardo". Il primo è Giovanni Battista, che lo fissa su Gesù, il secondo è Gesù stesso, che lo fissa su Pietro. Questo passaggio da Giovanni a Gesù e da Gesù a Pietro suggerisce una "consegna" in cui Pietro, figura della Chiesa, viene investito di uno sguardo speciale. Lo sguardo di Gesù su Pietro è potente, non lo lascia immutato. L'evangelista Giovanni annota persino l'ora del primo incontro: "erano circa le quattro del pomeriggio". Questo "punto di partenza", l'ora dell'innamoramento, del "colpo di fulmine", deve essere sempre ricordato, specialmente nei momenti di crisi, come insegnava Chiara d'Assisi: "Memore del tuo proposito, come un’altra Rachele, tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza. Mira, contempla, bramando di imitarlo!"

Significati e titoli di Gesù

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù riceve numerosi titoli che esprimono ciò che significava per i primi cristiani, e che aiutano i lettori a scoprire come e dove Gesù si rivela negli incontri della vita quotidiana. Tra questi:

  • Agnello di Dio (Gv 1,36)
  • Rabbì (Maestro) (Gv 1,38)
  • Messia o Cristo (Gv 1,41)
  • "Colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti" (Gv 1,45)
  • Gesù di Nazaret, il figlio di Giuseppe (Gv 1,45)
  • Figlio di Dio (Gv 1,49)
  • Re di Israele (Gv 1,49)
  • Figlio dell'Uomo (Gv 1,51)

Questi otto titoli, in appena quindici versetti, mostrano il desiderio dei primi cristiani di conoscere meglio Gesù e amarlo con coerenza.

L'esperienza di Andrea, che scopre Gesù come il Messia e ne parla al fratello Simone, portandolo da Gesù, è esemplare: "Abbiamo incontrato il Messia!". Questo processo di incontrare, sperimentare, condividere, testimoniare e condurre altri a Gesù è la modalità con cui la Buona Notizia si diffonde. L'incontro con Gesù può produrre cambiamenti profondi nella vita delle persone, come testimonia il cambio di nome di Simone in Cefa (Pietro), simbolo di una nuova vita e un nuovo ruolo.

rappresentazione iconografica di Andrea che conduce Pietro a Gesù

Un catechismo vocazionale per i giovani

Un catechismo per giovani, per essere tale, deve essere "vocazionale". Questo carattere è intrinseco alla natura stessa della mediazione della fede e ai suoi destinatari. Non è concepibile un percorso di fede per i giovani che non li aiuti a maturare un progetto di vita secondo il disegno d'amore di Dio, rivelato nel Figlio e comunicato dallo Spirito.

Il "Catechismo per i giovani" (CdG/2) mantiene una voluta e esplicita continuità con il CdG/1, il quale già fin dalla presentazione offre "agli adolescenti la proposta di un progetto di vita incentrato sulla persona e sul messaggio di Gesù Cristo, indica la comunità cristiana come luogo privilegiato per l’esperienza di questa nuova esistenza e propone strade significative di testimonianza evangelica nel mondo" (p. 4).

Struttura del percorso vocazionale nel CdG/1

L'itinerario proposto nel CdG/1 si articola in diversi "passi":

  1. Si parte dall'esperienza dell'adolescente, confrontata con pagine scelte dell'Antico Testamento.
  2. Si propone il confronto decisivo con Gesù Cristo, che si prolunga nella vita della Chiesa.
  3. Si indicano piste di preghiera per accogliere il disegno divino di salvezza.
  4. Si segnalano figure significative di testimoni e si aprono spazi concreti di impegno.

Questo cammino vocazionale va dall'esperienza vissuta alla Parola ispirata e incarnata in Cristo, attraverso la Chiesa che educa alla preghiera, per approdare alla testimonianza e al servizio.

Il DNA vocazionale del CdG/2

Il CdG/2 si presenta con un "DNA" strutturalmente vocazionale. La prima parte, "Venite e vedrete", coincide con il capitolo 1 ("Che cercate?") e presenta la chiamata. Questo capitolo opera una ricognizione degli interrogativi della situazione giovanile, incrociandoli con la proposta di Gesù, e propone ai giovani di ripercorrere l'itinerario dei primi discepoli narrato in Gv 1,35-51.

La parte centrale, "Gesù il Cristo", ha l'obiettivo di condurre il giovane a maturare un consapevole cammino di discepolato alla scuola del Signore Gesù ("il Chiamante"), attraverso un incontro pieno con la sua persona e il suo Vangelo. I capitoli principali includono:

  • Capitolo 2: "L'annuncio del Regno" intende accompagnare il giovane al "lieto annuncio" di un avvenimento: Dio ha deciso di inaugurare il suo Regno, le parole e i gesti di Gesù ne spiegano la verità.
  • Capitolo 3: "Chi dite che io sia?" affronta la questione dell'identità di Gesù e del mistero di Dio. Gesù si rivela come il volto umano di Dio, libero da condizionamenti e totalmente dedito alla causa del Padre e agli altri fino al dono della vita.
  • Capitolo 4: "Il mistero di Dio" per comprendere in pienezza chi è Gesù, occorre rivolgersi agli avvenimenti della Pasqua di morte e di risurrezione, come pieno disvelamento del mistero di Dio, Padre - Figlio - Spirito Santo, e del suo progetto di salvezza per noi.

La terza e ultima parte, "La vita in Cristo", presenta la vita dei cristiani ("i chiamati") come conformazione a Cristo attraverso l'esperienza ecclesiale (capitolo 5: "In Cristo nuove creature") e la celebrazione sacramentale (capitolo 6: "Celebrare in novità di vita"). Dopo un capitolo fondativo sull'agire cristiano (capitolo 7: "Vita cristiana, vita nello Spirito"), vengono esplorati ambiti specifici che interpellano la realtà giovanile:

  • L'amore e la sessualità (capitolo 8: "Chiamati ad amare").
  • Il lavoro e l'impegno socio-politico (capitolo 9: "Per trasformare il mondo").
  • La speranza nel compimento definitivo del progetto di Dio (capitolo 10: "In attesa della vita eterna").

Il primo capitolo del CdG/2 è particolarmente significativo per la sua capacità di evocazione e forza di coinvolgimento, riprendendo la struttura della pericope giovannea della chiamata dei primi discepoli (Gv 1,35-51). Si parte dall'interrogativo di Gesù: "Che cercate?" per registrare la domanda di senso che cerca la risposta trascendente. Dopo il "cercare" viene l'esperienza del "dimorare": "quel giorno i discepoli si fermarono presso di lui" (Gv 1,39). La vita spirituale è scoprirsi discepoli non di una verità astratta, ma di un Dio che è persona palpabile e concreta, e scoprirsi fratelli nella ricerca, fino a diventare apostoli del Messia incontrato: "Abbiamo trovato il Messia". L'incontro con Gesù fa maturare la decisione di seguirlo, superando i pregiudizi, ed è l'ora della fede, che si apre a un orizzonte di speranza: "Vedrai cose più grandi".

infografica che schematizza la struttura vocazionale del CdG/2

Percorsi vocazionali specifici

La gratuità della chiamata e la sequela

Il secondo capitolo, al paragrafo 7 ("Seguitemi"), ripropone il cuore pulsante del primo annuncio di Gesù - l'annuncio del Regno - e presenta le sue esigenze: fede e conversione. La conversione per il Regno si identifica con la sequela di Gesù. Alla radice si colloca la gratuità della chiamata: "La prima radice della missionarietà è la consapevolezza della gratuità. Il merito blocca la missione, la gratuità la fonda".

Una chiamata così esigente richiede un'urgenza di risposta, superando la tendenza a rimandare per paura di impegnarsi o per pretesa di eccessiva chiarezza. Di fronte alla chiamata di Gesù, occorre una grande disponibilità fatta di coraggio e fiducia. Le motivazioni si chiariscono e si approfondiscono "solo cammin facendo", "all’interno della sequela", non da spettatori. L'appello di Gesù richiede anche un profondo distacco, un "rinnegamento di sé" che non comporta una mortificazione della persona, né della gioia di vivere o della simpatia verso il mondo, nel quale, anzi, l'uomo del Vangelo sa scorgere con occhio limpido i doni di Dio. Queste componenti supportano un preciso itinerario vocazionale.

Chiamati ad amare: la vocazione fondamentale

Un altro percorso vocazionale si enuclea dal capitolo 8: "Chiamati ad amare". Se il primo percorso è fondativo, assicurando il presupposto di ogni ricerca vocazionale (la vita cristiana come risposta alla chiamata radicale all'amore), questo secondo permette di strutturare il tracciato successivo, riguardante le specifiche vocazioni (matrimonio, vita consacrata, ecc.).

L'amore, sostiene il CdG/2, è il centro della vita, la vocazione fondamentale a essere veramente sé stessi e a colmare di significato l'esistenza. Dio, creando l'uomo e la donna, ha lasciato in loro la traccia di un progetto fatto di:

  • Gratuità: l'altro risulta amabile, da Dio, per quello che è.
  • Fedeltà: esistere per l'altro in un appello costante all'alleanza.
  • Fecondità: Dio nel suo amore continua a rigenerare la vita.
  • Universalità: l'amore della Trinità si moltiplica nella condivisione.

Queste caratteristiche dell'amore divino si incarnano nelle due forme di amore che sono l'amore sponsale e l'amore consacrato. Il CdG/2 declina l'amore trinitario nelle sue quattro caratteristiche radicali come in una "tavola sinottica", vedendole incarnate nel "dittico dell’amore", sia nella forma della vita coniugale che in quella consacrata.

La conclusione è unica: "Il progetto evangelico sull’amore ha un nome: castità. Esso riassume gratuità, fedeltà, fecondità, apertura universale. La castità non è qualcosa che riguarda soltanto chi ha scelto di vivere nella verginità o nel celibato: anche l’amore di due giovani sposi è chiamato ad essere casto". Questa forte tonalità vocazionale del CdG/2 è tesa a stimolare e orientare una ricerca che conduca all'incontro con Gesù e diventi speranza di vita piena.

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