Analisi del Sermone 185 di Sant'Agostino

Il Sermone 185 di Sant'Agostino è un'opera fondamentale che si inserisce nel contesto delle sue lunghe e laboriose polemiche, in particolare quella contro i Donatisti. Attraverso questo sermone, Agostino non solo chiarisce la controversia donatista, ma approfondisce anche la teologia ecclesiologica e sacramentaria. L'opera è indirizzata a Bonifacio, un generale di mercenari gotici ariani, al quale Agostino intende spiegare le differenze tra l'eresia ariana e quella donatista, la natura della vera Chiesa e l'importanza dell'unità cristiana.

Distinzione tra eresie: Ariani e Donatisti

Agostino apre il sermone esprimendo la sua lode e stima per Bonifacio, che, pur tra le occupazioni militari, mostra un'ardente brama di conoscere le cose di Dio. Questa apertura serve a stabilire un legame di fiducia con il destinatario prima di affrontare le delicate questioni teologiche.

L'errore ariano

Gli Ariani sostengono che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono della medesima sostanza. Questa è la loro principale deviazione dalla dottrina cattolica.

L'errore donatista

I Donatisti, invece, non insegnano questo errore, ma ammettono nella Trinità un'unica e identica sostanza. Sebbene alcuni di essi affermino che il Figlio è inferiore al Padre, non negano l'identità della sostanza con il Padre; la maggior parte di essi, riguardo al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, professa la medesima fede della Chiesa Cattolica. Su questo punto non c'è alcuna questione che li divida dalla Chiesa Cattolica, ma discordano da essa solo nella comunione ecclesiale. Spinti dal loro funesto errore, sono sempre ribelli e molto ostili all'unità cristiana. Talvolta, nell'intento di procurarsi le simpatie dei Goti, poiché li vedono abbastanza potenti, affermano d'avere la stessa loro fede, come Agostino ha potuto sentire personalmente.

La vera Chiesa e la Sacra Scrittura

Agostino esorta Bonifacio a non lasciarsi turbare da tali errori, poiché l'eresia e gli scandali che sarebbero sorti sono stati predetti affinché, vivendo tra i nemici, si potesse affinare lo spirito e, di conseguenza, fossero meglio provate la fede e la carità. Egli sottolinea la necessità di applicarsi costantemente affinché gli eretici non rechino danno ai deboli e arrivino a liberarsi del loro funesto errore, pregando per essi, affinché il Signore schiuda la loro intelligenza e comprendano le Scritture. Nei Libri santi non solo è rivelato chiaramente Cristo Signore, ma è anche mostrata in piena luce la sua Chiesa.

La Scrittura sulla Chiesa

Gli scismatici sono d'accordo con la Chiesa Cattolica nel riconoscere Cristo in espressioni della Sacra Scrittura come: "Trafissero le mie mani e i miei piedi, contarono tutte le mie ossa; essi poi mi guardavano e mi osservavano; si divisero tra loro le mie vesti e sulla mia tunica gettarono la sorte", ma non vogliono riconoscere la Chiesa nell'espressione che segue poco dopo: "Si ricorderanno e torneranno al Signore tutte le regioni più lontane della terra e si prostreranno in adorazione davanti a Lui tutte le stirpi delle genti, poiché del Signore è il regno ed egli dominerà sulle nazioni".

Similmente, riconoscono Cristo nel passo che dice: "Il Signore mi disse: Mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato", ma non la Chiesa in quello che immediatamente segue: "Chiedilo a me e io ti darò in eredità tutte le genti e in possesso le più lontane regioni della terra".

Accettano l'espressione evangelica in cui il Signore dice: "Era necessario che il Cristo patisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno", ma rifiutano quella che segue: "[Era anche necessario] che si predicasse la penitenza e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme".

Mappa dell'Impero Romano al tempo di Agostino

La controversia su Ceciliano e la persecuzione

I Donatisti preferiscono le loro contestazioni alle prove divine della Sacra Scrittura. Essi, prendendo a pretesto il caso di Ceciliano, vescovo di Cartagine, al quale rinfacciavano colpe mai provate, si sono separati dalla Chiesa Cattolica, cioè dall'unità di tutte le genti. Agostino argomenta che, anche se le accuse a Ceciliano fossero vere e provabili, non si dovrebbe mai abbandonare la Chiesa di Cristo per colpa di alcuna persona, né raffigurarsela in base ad opinioni di attaccabrighe, mentre essa è suffragata dalle testimonianze divine, poiché "è meglio riporre la fiducia nel Signore che negli uomini". Ammesso, senza concederlo, che Ceciliano avesse avuto delle colpe, Cristo non avrebbe per questo perduto la sua eredità.

Agostino stesso non ha prove dirette che Ceciliano sia stato ordinato vescovo da coloro che avevano consegnato i Libri Sacri; lo ha udito dire solo dai suoi nemici e non gli viene provato né con testimonianze della Legge, né con le dichiarazioni dei Profeti, né con la sacrosanta autorità dei Salmi, né con le affermazioni dell'Apostolo di Cristo o di Cristo medesimo. Le asserzioni di tutta la Scrittura, al contrario, proclamano con unanime consenso la santità della Chiesa sparsa su tutta la faccia della terra, dalla quale s'è distaccata soltanto la setta di Donato.

La Legge di Dio afferma: "Per mezzo del tuo Discendente saranno benedette tutte le genti"; per bocca poi del Profeta il Signore dice: "Da dove sorge il sole fin dove tramonta si offre al mio nome un'oblazione monda, poiché glorificato è il mio nome tra le genti"; per bocca del Salmista inoltre il Signore dice: "Il suo dominio s'estenderà da un mare all'altro, dal fiume ai confini del mondo"; per mezzo poi dell'Apostolo il Signore dice: "(Il Vangelo) porta frutti e si sviluppa in tutto il mondo"; e infine il Figlio di Dio di propria bocca proclama: "Mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea, nella Samaria e fino alle estremità della terra". Agostino conclude che Ceciliano, vescovo della Chiesa di Cartagine, viene accusato da persone amanti delle contestazioni, mentre invece la Chiesa di Cristo, stabilita tra tutte le genti, è proclamata dalla Sacra Scrittura.

I Donatisti come primi persecutori

Agostino aggiunge che i Donatisti stessi deferirono la questione di Ceciliano al tribunale dell'imperatore Costantino. Dopo aver tentato invano di sopraffare Ceciliano presso i tribunali vescovili, per mezzo di accanitissimi persecutori, arrivarono fino a trascinarlo in giudizio davanti all'Imperatore. Essi stessi, dunque, furono i primi a fare quel che adesso rimproverano ai Cattolici per trarre in inganno i sempliciotti, dicendo che i Cristiani non debbono chiedere alcun appoggio agli Imperatori cristiani contro i nemici di Cristo. Questo fatto non osarono negarlo neppure nella conferenza tenuta a Cartagine, ma si vantarono che i loro predecessori intentarono un processo criminale contro Ceciliano, e sparsero la menzogna d'aver riportato la vittoria e d'aver fatto condannare Ceciliano. Agostino si chiede come mai non siano persecutori proprio loro che perseguitarono Ceciliano con le loro accuse e, quantunque dal processo uscissero battuti, vollero tuttavia arrogarsi una falsa gloria con una sfacciata menzogna, non solo non reputando una colpa se avessero potuto dimostrare che Ceciliano fu condannato, ma vantandosene perfino come di un'azione meritoria.

AGOSTINO: Le polemiche contro il donatismo e il pelagianesimo

La coercizione legale e la carità

Ai Donatisti toccò la medesima sorte degli accusatori di Daniele: come contro quelli s'avventarono i leoni, così contro costoro si sono rivoltate le leggi, con le quali tentarono di sopraffare un innocente. Tuttavia, per grazia di Cristo, le leggi che sembrano dirette contro gli scismatici, in realtà sono piuttosto a loro favore, perché molti di loro si sono ravveduti e si ravvedono ogni giorno per mezzo di esse, mostrandosi grati d'essersi liberati del proprio funesto errore. Quelli che le odiavano, ora le amano e, una volta risanati per grazia di Dio dall'eresia, si rallegrano che siano state utilissime alla loro salvezza le pene di quelle leggi. Animati dalla medesima carità cattolica, sollecitano ora gli altri a rivolger insieme i loro sforzi a favore di coloro con i quali erano avviati alla rovina, affinché non periscano.

Agostino paragona questo intervento a quello del medico che è molesto al pazzo furioso o del padre al figlio discolo, entrambi spinti dall'amore. Se trascurassero il loro dovere e li lasciassero andare alla rovina, la loro sarebbe una bontà malintesa e crudele. Con quanta maggior ragione un uomo non dovrà essere abbandonato da un altro uomo, il fratello dal fratello, perché non corra il rischio di perdersi eternamente?

Ricordando le parole dell'Apostolo: "Mentre abbiamo tempo, non stanchiamoci di fare il bene a tutti", Agostino sostiene che, secondo le possibilità di ciascuno, sia mediante i discorsi dei predicatori cattolici, sia mediante le leggi degli Imperatori cattolici, tutti vengano persuasi alla salvezza e dissuasi dalla perdizione eterna. Anche quando gli Imperatori promulgano leggi ingiuste contro la verità a sostegno dell'errore, vengono provati con sofferenze quanti credono rettamente e ricevono il premio i perseveranti; così al contrario, quando emanano delle leggi giuste a sostegno della verità contro l'errore, i persecutori violenti vengono atterriti, mentre si convertono quelli intelligenti. Chi rifiuta obbedienza alle leggi imperiali promulgate contro la verità divina, acquista un gran premio; chi al contrario rifiuta obbedienza alle leggi imperiali emanate a favore della verità divina, si procura un terribile supplizio. Agostino ricorda l'esempio del re Nabucodonosor che, ravvedutosi a causa d'un miracolo di Dio, promulgò una legge pia e lodevole a favore della vera religione.

La distinzione tra veri e falsi martiri

Gli autentici martiri sono quelli a proposito dei quali il Signore afferma: "Beati quelli che soffrono persecuzioni a causa della giustizia"; non sono quindi coloro che sono perseguitati a causa dell'ingiustizia e spezzano empiamente l'unità cristiana, ma quelli che sono perseguitati a causa della giustizia. Agostino cita l'esempio di Agar perseguitata da Sara, dove quest'ultima, pur persecutrice, era santa, mentre quella che subiva era malvagia. La differenza non sta nel subire o infliggere persecuzione, ma nel motivo. La voce dei martiri autentici è chiara nel Salmo: "Fammi giustizia, o mio Dio, e distingui la mia causa da quella di gente non santa". La pena può essere simile, ma la causa è diversa.

Se fosse vera l'opinione dei Donatisti che la vera Chiesa non è quella che infligge la persecuzione, ma che la subisce, allora Ceciliano apparterrebbe alla vera Chiesa, dal momento che i loro predecessori lo perseguitavano. Agostino ribadisce che Ceciliano apparteneva alla vera Chiesa non perché subisse la persecuzione, ma perché la subiva per la giustizia; di conseguenza, i Donatisti s'erano staccati dalla Chiesa non perché infliggessero la persecuzione, ma perché la infliggevano ingiustamente.

Inoltre, l'Apostolo Paolo risponde che Sara, che maltrattava l'ancella Agar, era figura della "nostra libera madre, la Gerusalemme celeste", cioè la vera Chiesa di Dio. Agostino conclude che era piuttosto Agar a perseguitare Sara con il proprio fare altezzoso, anziché Sara a perseguitare Agar infliggendole il castigo.

Sant'Agostino che discute con i Donatisti

L'importanza dell'intervento dei poteri legali

Agostino confessa d'aver cambiato la sua precedente opinione circa i mezzi per reprimere la ferocia dei Donatisti. Narra l'orrendo delitto perpetrato contro il vescovo cattolico Massimiano, spiegando l'enorme utilità dell'intervento dei poteri legali, poiché è dovere dei pubblici poteri difendere la vera religione e tutelare l'incolumità dei Cattolici anche mediante la forza. Il sermone si conclude affermando che il peccato contro lo Spirito Santo è l'ostinato rifiuto della grazia.

La Dottrina della Trinità nel Sermone 185

Nel contesto del Sermone 185, Agostino espone in modo dettagliato la dottrina della Trinità, in particolare riguardo alla natura di Dio Padre e Dio Figlio. Questi concetti sono fondamentali per la comprensione della fede cristiana e per la confutazione delle eresie, in particolare quella Ariana.

Dio Padre Onnipotente

Il Simbolo della fede recita: "Credo in Dio Padre onnipotente". Agostino chiarisce che l'onnipotenza di Dio non significa la capacità di fare il male o di contraddirsi. Al contrario, proprio perché è onnipotente, Dio non può morire, non può ingannarsi, non può mentire e "non può rinnegare se stesso". Se potesse fare queste cose, non sarebbe onnipotente. Dio Padre onnipotente può fare qualunque cosa voglia di bene e di giusto, ma non vuole ciò che è male. Nessuno può resistere alla sua volontà. Egli ha creato il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che contengono, sia le realtà invisibili (Troni, Dominazioni, Principati, Potestà, Arcangeli, Angeli) sia quelle visibili (sole, luna, stelle, animali, piante).

Ha creato anche l'uomo a sua immagine e somiglianza nella mente, una mente che "non può essere compresa neppure da se stessa, in quanto c'è in essa l'immagine di Dio". A causa del peccato originale, l'uomo è caduto, divenendo mortale e soggetto a timori ed errori. Per questo anche i bambini vengono purificati ed esorcizzati, non la creatura di Dio in sé, ma il potere nemico del diavolo, "capo dei peccatori", sotto il cui dominio nascono tutti coloro che sono nel peccato.

Gesù Cristo, Figlio Unico e Onnipotente

Agostino prosegue affermando la fede in Gesù Cristo, "Unico suo Figlio" e "unico Signore nostro". Quando si sente "Unico Figlio di Dio", si deve riconoscere che è Dio, perché "non potrebbe infatti l'Unico Figlio di Dio non essere Dio". Il Padre ha generato ciò che Egli stesso è: l'Onnipotente. A differenza delle creature mortali che generano sul piano della corruttibilità, Dio genera in modo incorruttibile. Il Padre ha generato un Figlio coeterno a Lui, perfetto fin dalla nascita, senza crescita o invecchiamento.

Non si devono introdurre due Dèi, come fanno alcuni eretici, che affermano un Dio Padre maggiore e un Dio Figlio minore. Agostino respinge questa idea, sottolineando che "unica è la volontà del Padre e del Figlio perché unica è la natura". Non c'è un Onnipotente e un altro Onnipotente inferiore. "Se l'Onnipotente non generò un Onnipotente, non generò un vero Figlio". Per dimostrare l'uguaglianza e l'onnipotenza del Figlio, Agostino cita le parole di Gesù stesso: "Quel che fa il Padre, anche il Figlio lo fa" e "Tutto quello che il Padre possiede è mio".

L'analogia del fuoco e della luce serve a illustrare la coeternità e la generazione del Figlio dal Padre: "Da quando il fuoco ha cominciato ad essere fuoco, subito ha generato la luce, né ci fu il fuoco prima della luce, né la luce dopo il fuoco". Questa analogia aiuta a comprendere come il Padre e il Figlio siano coeterni, l'uno generante e l'altro generato, senza un inizio temporale per il Figlio.

L'Incarnazione e la Redenzione

Il Figlio unico di Dio Padre onnipotente, "nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria", si è abbassato per risanare i superbi. La sua umiltà consiste nel fatto che Dio ha dato la mano all'uomo caduto. La sua natività umana è al tempo stesso umile (nato uomo da uomini) e sublime (dalla Vergine).

La passione di Cristo "sotto Ponzio Pilato" e la sua crocifissione e sepoltura sono avvenute "per empi e peccatori", dimostrando una grande condiscendenza e grazia. Attraverso la croce, Cristo ha mostrato un esempio di pazienza e con la risurrezione ha insegnato cosa dobbiamo sperare: "Fa' e prendi, compi l'opera ed abbi il premio, combatti nella gara e avrai la corona di vittoria". L'opera è l'obbedienza, il premio è la risurrezione senza più morte.

Il Natale del Signore e la Giustificazione

Agostino dedica attenzione anche al significato del Natale, il giorno in cui la Sapienza di Dio si manifestò in un bambino e il Verbo di Dio emise vagiti umani. La divinità nascosta fu indicata ai Magi e annunciata ai pastori dagli angeli. Con questa festa si celebra l'adempimento della profezia: "La verità è sorta dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo". La Verità, che è nel seno del Padre, è sorta dalla terra per essere anche nel seno di una madre, per essere sorretta da mani di donna, per essere allattata e adagiata in una mangiatoia. Questo abbassamento di Dio è avvenuto non per suo vantaggio, ma per il grande vantaggio dell'uomo, affinché non morisse per sempre.

Il Natale celebra l'arrivo della salvezza e della redenzione, il giorno in cui "il grande ed eterno Giorno venne dal grande ed eterno Giorno in questo nostro tanto breve e temporaneo giorno". Cristo è diventato per noi "giustizia, santificazione e redenzione" affinché "chi si vanta, si vanti nel Signore". Questo per non farci diventare superbi come i Giudei che, non volendo riconoscere la giustizia di Dio, cercavano di stabilire la propria. La verità è sorta dalla terra (Cristo nato da una vergine) e la giustizia si è affacciata dal cielo (chi crede in Cristo è giustificato da Dio, non da sé stesso). "Perché il Verbo si è fatto carne" e "ogni grazia eccellente e ogni dono perfetto discendono dall'alto".

Giustificati per virtù della fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo. Questo è in armonia con il Salmo dove "la giustizia e la pace si sono baciate". Le voci angeliche annunciarono: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà". Cristo è la nostra pace, "colui che ha unito i due in un popolo solo", affinché diventassimo uomini pieni di buona volontà e legati con il vincolo dell'unità. Il nostro vanto deve essere nel Signore, poiché il Figlio unigenito di Dio si è fatto figlio dell'uomo affinché il figlio dell'uomo potesse diventare figlio di Dio.

Approfondimenti sulla Carità nella Prima Lettera di Giovanni

Agostino interrompe il commento continuo al Vangelo di Giovanni per commentare, in occasione delle festività solenni, la Prima Lettera del beato Giovanni. Questo perché in questa Epistola "si tesse, più che in altri scritti, l'elogio della carità, su cui Giovanni ha detto molte cose, anzi pressoché tutto". La lettura di quest'opera è come "olio gettato sul fuoco" per coloro che hanno un cuore sano, alimentando la carità già esistente o accendendo la fiamma in chi ancora manca, affinché tutti possano gioire della medesima carità.

Giovanni afferma: "Quello che era da principio, quello che abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi e le nostre mani hanno toccato del Verbo di vita". Questa possibilità di toccare il Verbo è dovuta al fatto che "il Verbo si è fatto carne ed abitò tra noi". Il Verbo "era da principio", ma "la vita stessa si è manifestata" nella carne per essere vista dagli occhi e guarire i cuori. Solo col cuore si vede il Verbo, mentre con gli occhi del corpo si vede la carne.

Giovanni e gli altri apostoli sono "testimoni" o "martiri" di ciò che hanno veduto. Hanno sopportato sofferenze per questa testimonianza. Cristo, "colui che fece il sole", è stato visto nel sole, avendo posto la sua dimora nel sole stesso, manifestando cioè la sua carne nel chiarore di questa luce terrena. L'utero della Vergine Maria è stato la dimora terrena del Verbo fatto carne.

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