Storia e Destino delle Istituzioni Dedicate a San Bernardino: il Caso di Caravaggio e dell'Abbazia Sconsacrata di San Bernardino al Carmine di Genova

La figura di San Bernardino da Siena, predicatore francescano del XV secolo, ha lasciato un'impronta indelebile nella storia religiosa e sociale italiana, dando origine a numerosi complessi monastici e abbaziali a lui dedicati. Tra questi, il Monastero di San Bernardino a Caravaggio e l'Abbazia di San Bernardino nel Quartiere del Carmine a Genova offrono esempi significativi della diffusione del suo culto e delle vicissitudini che tali istituzioni hanno attraversato, inclusi processi di soppressione e sconsacrazione.

San Bernardino da Siena: Vita, Predicazione e Simbolo

La storia di San Bernardino ci riporta ai tempi antichi delle predicazioni dei francescani nell’Italia del 1400. Rimasto orfano da bambino, fu allevato a Siena da due zie. Verso i 18 anni, dopo un percorso di studi umanistici, entrò nella Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Scala, una compagnia di giovani flagellanti.

L’epidemia di peste che colpì la città di Siena due anni più tardi rappresentò un momento molto importante nella formazione di Bernardino che, insieme ai compagni della Confraternita, si offrì volontario per offrire assistenza ai malati. La sua opera di assistenza durò per quattro mesi, fino all’inizio dell’inverno, quando la pestilenza cominciò a scemare. Contagiato egli stesso dalla peste, trascorse quattro mesi tra la vita e la morte, e una volta guarito assisté poi per un anno la zia, diventata cieca e sorda.

Fu proprio in questo clima che Bernardino iniziò il suo percorso spirituale, che lo portò alla decisione di entrare nell’Ordine Francescano. Liberatosi di tutti i suoi possedimenti terreni, l’8 settembre 1402 entrò come novizio nel Convento di San Francesco a Siena. Qui vigeva una disciplina ferrea, sotto l’egida della Regola dell’Osservanza, sorta in seno al francescanesimo 33 anni prima, che propugnava povertà e austerità assolute. Nel 1405 fu nominato predicatore e proprio per questa sua attività iniziò ad attraversare l’intera Italia centro-settentrionale, determinando, con le sue prediche, un deciso rinnovamento per la Chiesa e per il movimento francescano.

Ritratto di San Bernardino da Siena con il trigramma IHS

Il Trigramma IHS: Simbolo di San Bernardino

Fu sua la creazione del trigramma che diverrà poi il suo simbolo: un sole raggiante in campo azzurro, con sopra le lettere IHS (Iesus Hominum Salvator). Ogni elemento del trigramma ha forte valenza simbolica:

  • Il sole centrale è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, suggerendo anche l’idea dell’irradiarsi della Carità.
  • I raggi del sole hanno doppia valenza: dodici sono serpeggianti a rappresentare gli Apostoli, mentre otto sono quelli diretti che rappresentano le beatitudini.
  • La fascia intorno al sole rappresenta la felicità eterna dei beati.
  • Il celeste dello sfondo è simbolo della fede.
  • L’oro dell’amore.

Inoltre Bernardino allungò e tagliò in alto anche l’asta sinistra dell’H in modo da ricreare una croce. Il trigramma del nome di Gesù divenne un emblema celebre e diffuso in ogni luogo: Giovanna d’Arco volle ricamarlo sul suo stendardo e più tardi fu adottato anche dai Gesuiti. Inoltre, campeggia enorme e solenne sulla facciata del Palazzo Pubblico di Siena, opera dell’orafo senese Tuccio di Sano e di suo figlio Pietro.

L'Impatto delle Predicazioni e la Canonizzazione

La predicazione di San Bernardino, inscrivendosi nella più ferrea legge francescana di povertà, gli provocò astio e inimicizia negli ambienti che venivano fustigati con parole dure, al punto da arrivare all’accusa di idolatria e di superstizione, pretesto del quale fu l’adorazione del Nome del Cristo (il trigramma IHS). Proprio per questo venne processato per eresia a Roma nel 1427, processo da cui non solo uscì indenne ma che fu l’occasione per entrare in contatto con quello che divenne un suo forte estimatore, papa Martino V, che lo invitò infatti a predicare alla popolazione della città eterna. Le prediche di Bernardino duravano anche un’ora e spesso portavano a modificare gli statuti cittadini nei quali s’inserivano norme per facilitare la riconciliazione tra le famiglie e le fazioni contendenti.

Nel 1444, sebbene seriamente malato, si recò a L’Aquila per tentare di riconciliare due fazioni che in città si stavano sanguinosamente affrontando: proprio in questa città morì il 20 maggio. Bernardino fu proclamato santo da Niccolò V il 24 maggio 1450 nella Basilica di San Pietro.

La vita di San Bernardino da Siena in "Orazione"

Il Monastero di San Bernardino a Caravaggio: Dalla Nascita alla Soppressione

La storia del monastero di San Bernardino a Caravaggio ci riporta a tempi antichi, delle predicazioni dei francescani nel 1400. La nostra si svolge agli albori del 1400 e vede come protagoniste Caravaggio e Treviglio, all’epoca potenti borghi della Gera d’Adda, le cui popolazioni erano acerrime nemiche, in concorrenza tra loro per il primato sui territori circostanti. Il clima tra i due comuni era reso ancora più incandescente da questioni di confini e dal rifiuto di Treviglio di concedere l’uso delle acque per l’irrigazione dei campi che alcuni abitanti di Caravaggio possedevano sul territorio trevigliese. Le faide tra le popolazioni non si limitavano a semplici liti tra vicini ma arrivavano a contemplare omicidi, incidenti, vendette, al punto da destare allarme nelle autorità e nei rappresentati della chiesa.

L'Intervento di San Bernardino e la Fondazione

Fu in questo clima che nei primi giorni di novembre del 1419 giunse frate Bernardino, appartenente all’Ordine dei Minori: Bernardino aveva votato la sua vita a portare la parola del Signore lungo il territorio italiano, predicando amore e concordia. E proprio la riappacificazione dei due comuni era l’obiettivo che si era posto San Bernardino. Il carisma e la forza oratoria di Bernardino erano tali da riuscire a fare breccia anche negli animi apparentemente più duri e gli abitanti del bergamasco non fecero eccezione ed entrambi i comuni, Treviglio e Caravaggio, si votarono alla parola di Bernardino. Per esprimere la loro gratitudine, entrambi i comuni decisero di edificare dei conventi dei Minori, dedicati a Bernardino. Il primo a portare a termine il progetto fu Treviglio, con la creazione del convento a nome di Santa Maria Annunziata, e nel 1472 Caravaggio, quando San Bernardino era morto ormai da vent’anni. In quest’ultimo comune il terreno per la costruzione del futuro monastero di San Bernardino fu una donazione da parte della famiglia Secco: i lavori iniziarono, come abbiamo detto, nel 1472 ed ebbero termine nel 1488.

La Soppressione e il Destino dell'Edificio

Come tutti gli edifici di culto e gli ordini religiosi, anche il monastero di San Bernardino subì la presa del potere dei francesi che ne decretò la soppressione il 16 giugno 1798. Il convento e i terreni annessi furono venduti ai privati e successivamente il monastero di San Bernardino andò incontro a diversi passaggi di proprietà, preludio di un triste destino. Infatti, anche se per un periodo i religiosi rientrarono nel monastero, in seguito a ripetute petizioni della comunità invocanti il loro ritorno, l’11 maggio del 1810 avvenne la definitiva soppressione del monastero di San Bernardino. La proprietà passò all’Ospedale Civile che decise di affittarlo: la parte del convento diventò casa colonica e la foresteria, ampliata, fu destinata a caserma. Fortunatamente la chiesa, essendo sempre stata aperta al culto, conservò il proprio aspetto originale, mentre lo stesso non accadde per il monastero che subì invece diverse trasformazioni.

Schema architettonico del Monastero di San Bernardino a Caravaggio prima della soppressione

Architettura della Chiesa di San Bernardino a Caravaggio

L’esterno della chiesa del monastero di San Bernardino presenta una facciata molto semplice, in stile gotico-lombardo, con un rosone sopra al quale spicca una terracotta in cui è inserito il simbolo di San Bernardino, il noto trigramma del nome di Gesù. L’interno della chiesa di San Bernardino presenta il suo debito alla ferrea regola dell’austerità dell’Ordine dei francescani, che si esprime nei pavimenti in cotto e nell’assenza del marmo, sebbene nel corso degli anni sia stata impreziosita da una serie di pregevoli decorazioni.

Strutturalmente la chiesa si presenta divisa in due parti: una dedicata ai fedeli e una ai monaci, tra loro separate. La parte dedicata ai fedeli è a una sola navata, con tre cappelle poligonali a sinistra e un pregevole soffitto a cassettoni per terminare con una parete dietro alla quale si trovano altre due cappelle e la parte riservata al clero. Appena varcato l’interno della chiesa, sulla sinistra, si trova la cappella dedicata alla Madonna, di forma poligonale, con volta a crociera gotica. Tra la prima e la seconda cappella, si può ammirare la Madonna tra San Bernardino (alla sua destra) e San Rocco. Dopo la parete divisoria si trovano le altre due cappelle: mentre in quella di sinistra non sono rimaste tracce delle primitive decorazioni, in quella di destra è conservato l’affresco cinquecentesco della Madonna con Bambino tra i santi Bernardino e Bonaventura, con devoto, attribuito al pittore caravaggino Cristoforo Ferrari de’ Giuchis.

La struttura antica del convento purtroppo è andata perduta: al suo posto si trova infatti una struttura moderna che ospita gli uffici del Corpo di Polizia Municipale. I chiostri probabilmente erano in origine due: ne rimane solo uno, rettangolare, delimitato su due lati da edifici a due piani e sul lato a sud da un edificio a un piano. Anche per i chiostri si sono aggiunte decorazioni nel corso dei secoli: mentre qualcuna si riesce ancora a intravedere, la maggior parte sono anch’esse andate perdute.

L'Abbazia di San Bernardino nel Quartiere del Carmine a Genova

Il quartiere del Carmine a Genova rappresenta un angolo dove la storia medievale pulsa ancora tra vicoli e salite. Questo antico borgo collinare, compreso nel Municipio I Centro Est, è una delle gemme più autentiche del centro storico di Genova, sviluppandosi sulle prime pendici della collina di Castelletto. Le radici del Carmine affondano all'inizio dell'anno Mille, quando la zona era conosciuta come terreno agricolo della chiesa di San Siro, con appezzamenti denominati Pastorecia e Terricio, dedicati alla viticoltura. La crescita del borgo è legata all'espansione della cinta muraria di Genova, avvenuta tra il 1155 e il 1159, voluta da Federico Barbarossa.

Il nome che conosciamo oggi, Carmine, deriva dalla fondazione, avvenuta nel 1262, del monastero di Santa Maria del Monte Carmelo. Nel Trecento, l'area si espanse ulteriormente, venendo chiamata Borgo di San Giorgio, un quartiere noto per ospitare i primi edifici genovesi con più alloggi. Nei secoli, questa zona ha prosperato grazie alle attività artigianali, in particolare la lavorazione del cuoio da parte di artigiani noti come confectores e unctores. Ancora oggi, passeggiando per il Carmine, si respira l'atmosfera di un angolo magico del capoluogo ligure.

Mappa storica del Quartiere del Carmine a Genova

L'Abbazia Sconsacrata di San Bernardino al Carmine

Partendo da Piazza del Carmine e continuando per Via San Bernardino si arriva alla piccola Abbazia di San Bernardino, quasi completamente distrutta nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene pesantemente danneggiata da un bombardamento aereo nel 1942, quest'abbazia del XV secolo, originariamente delle Clarisse, fu ceduta alla fine del Cinquecento a Bartolomeo Lomellini, che ottenne il Giuspatronato da Papa Gregorio XIII. Fondata nel XVI secolo, diventò abbazia nel 1584 per volere di Papa Gregorio XIII. Oggi viene usata per particolari eventi, confermando il suo status di istituzione sconsacrata o riadattata.

Il Contesto Urbano e Altre Chiese del Carmine

Il tessuto urbanistico del Carmine è rimasto in gran parte intatto fino all'Ottocento. Dalla Piazza del Carmine, vero e proprio luogo di aggregazione per l'intera città, si diramano salite che rivelano abitazioni medievali addossate le une alle altre e minuscole piazzette, incorniciate da muri alti e strette creûze fatte di pietra e mattoni. La toponomastica stessa racconta la storia commerciale del borgo: vie come vico del Cioccolatte e vico dello Zucchero testimoniano il passato delle antiche botteghe dove i droghieri vendevano spezie e cacao.

Il borgo vanta un patrimonio monumentale di grande rilevanza, con chiese antichissime che segnano la sua storia religiosa e artistica:

  1. Chiesa di Nostra Signora del Carmine: Fu eretta a partire dal 1262 da frati carmelitani francesi. All'interno, che assunse la sua attuale forma a tre navate nel Trecento, è possibile ammirare nove medaglioni raffiguranti santi carmelitani, dipinti verso la fine del 1200 da Manfredino da Pistoia.
  2. Chiesa di San Bartolomeo dell'Olivella: Nota anche come "Chiesa di San Bartolomeo del Carmine", fu fondata nel 1305 per volere del banchiere genovese Bonagiunta Valente. Le sue volte e pareti furono decorate da un pregevole ciclo di affreschi commissionato a Giovanni Battista Carlone nel 1670.
  3. Chiesa di San Nicolosio: Fondata anch'essa nel 1305, fu gestita prima dalle monache agostiniane e poi dalle Clarisse per 250 anni. La chiesa, consacrata nelle forme attuali nel 1603, ospita opere di artisti come Giacomo Boni e i Carlone.

A pochi passi dall'Abbazia di San Bernardino, sopra Piazza della Nunziata, si trova Piazza Bandiera, intitolata ai fratelli Bandiera nel 1869. Al centro di questa piazza spicca il barchile, una fontana marmorea che raffigura Enea in fuga da Troia. Il Mercato Rionale, sebbene in origine si svolgesse in Piazza Bandiera, fu trasferito nella sua posizione attuale solo nel 1921 con la costruzione dell'attuale struttura in stile Liberty, recentemente riqualificata.

La vita di San Bernardino da Siena in "Orazione"

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