L'Abbazia di San Giovanni Evangelista a Parma è un complesso benedettino di fondazione antichissima, la cui chiesa rinascimentale, eretta tra il 1490 e il 1519, costituisce uno degli scrigni più preziosi della cultura cinquecentesca della città. Affacciata su una piazzetta raccolta e silenziosa a ridosso dell’abside della Cattedrale, l'abbazia è un luogo dove storia, architettura e arte si fondono in un'esperienza unica.

La Storia e la Costruzione del Monastero
Il monastero benedettino di San Giovanni Evangelista, eretto originariamente alla fine del X secolo, fu riedificato nella sua forma attuale tra il 1490 e il 1519. La costruzione della chiesa, inizialmente diretta da Gigliolo Dall'Argine e successivamente, dal 1510, da Bernardino Zaccagni e Pietro Cavazzolo, si ispirava alla committenza benedettina, che ne determinò le innovative scelte progettuali. L'intenso fervore di lavori coinvolse l’impianto architettonico, l’apparato pittorico e scultoreo, riflettendo le esigenze spirituali e culturali del monastero.
La facciata della chiesa e il campanile furono realizzati tra il 1604 e il 1607, su progetto dell'architetto ducale Simone Moschino, con la collaborazione di Giovanni Battista Carra e Giovanni Battista Magnani. Questo complesso architettonico, ripopolato da Maria Luigia dopo le soppressioni napoleoniche, ha al suo interno innumerevoli ambienti distribuiti su più piani.
La Struttura del Monastero
Al piano terreno del monastero si trovavano gli ambienti dedicati alle mansioni più importanti, quali la Sala del Capitolo, il Refettorio, l’appartamento dell’abate e l’Antica Spezieria. A questi si aggiungevano le varie officine per i monaci artigiani, la foresteria, le stalle e le cucine. Al piano superiore, ancora oggi, si svolge la vita privata dei monaci, con il dormitorio e le celle singole, ma anche ambienti per la vita comunitaria come la sala del fuoco con camino, la cappella e la biblioteca, che custodisce oltre ventimila volumi, inclusa una splendida serie di codici miniati.
L’intero complesso monastico è organizzato intorno a tre chiostri cinquecenteschi, realizzati in tempi diversi:
- Il primo chiostro, detto anche di San Giovanni Abate o "della porta" o "chiostro piccolo".
- Il secondo chiostro, detto del Pozzo o del Capitolo, caratterizzato da un portale e due bifore in marmo scolpiti da Antonio d'Agrate. Un tempo completamente affrescato, oggi ne rimangono pochi residui, sebbene sul lato vicino all'ingresso della Sala Capitolare si possa ancora notare l'affresco di una prospettiva di chiostro.
- Il chiostro grande, o di San Benedetto.

Architettura della Chiesa
L'interno della chiesa, di elegante architettura, presenta una pianta a croce latina, scandita in tre navate. Nelle navate laterali si aprono sei cappelle, a cui se ne aggiungono due nel presbiterio.

Capolavori Artistici: Correggio, Parmigianino e Begarelli
L’Abbazia di San Giovanni Evangelista costituisce lo scrigno più prezioso della cultura cinquecentesca parmigiana, grazie alla presenza di opere di grandi maestri come Correggio, Parmigianino e Antonio Begarelli.
Il Ciclo di Affreschi del Correggio
Il celebre ciclo di affreschi del Correggio (1520-23) è uno degli elementi più mirabili dell'interno. Come emerge dagli studi più recenti, Correggio esordì nella chiesa nel 1519 con l'affresco della cupola e del fregio della navata. L'impresa correggesca (1519 post 1524) si estende dalla navata, alla cupola, all’abside e alle pareti esterne del recinto del coro. Inoltre, dopo il 1524, il maestro portò a compimento per la cappella Del Bono le due tele, oggi presso la Galleria Nazionale, con il "Compianto su Cristo morto" e il "Martirio di quattro santi".
CAP 18 Cupola Parma Correggio
La Cupola: L'Apoteosi di Cristo
All’interno della chiesa, lo sguardo è immediatamente attratto dall’apoteosi di Cristo nella cupola (1519 - 1521 circa). L’impianto iconografico allude all'Ascenso di Cristo, disceso sulla terra per risalire in cielo con l’anziano Evangelista, qui accovacciato sul bordo estremo della fascia esterna. Nei pennacchi della cupola sono raffigurati i Padri della Chiesa con gli Evangelisti, e lungo il tamburo, a monocromo, i simboli degli evangelisti tra gli angeli. Nei sottarchi il Correggio dipinse le figure monocrome di eroi biblici e al di sopra del presbiterio le grottesche della crociera. La decorazione delle volte e nelle candelabre fu eseguita da Michelangelo Anselmi (1520 circa) sotto la direzione del Correggio.

Il Fregio della Navata Centrale
La ricca decorazione dell'edificio rispecchia le scelte inedite della committenza: più in particolare "Il fregio con Profeti e Sibille" che corre nella navata centrale, svolto dal Correggio con la collaborazione di Francesco Maria Rondani (1519-1523), si rivela centrale ad illustrare il significato dell’intero progetto pittorico della chiesa. I finti cassettoni fra le arcate sono di Francesco Maria Rondani, al quale è dovuto anche il fregio a chiaroscuro intorno alla navata centrale (1522-23), pure su disegno del Correggio.
Questo ciclo si ispira alla cultura della Congregazione di Santa Giustina di Padova, a cui il cenobio parmense aveva aderito a partire dal 1477, e declina un percorso figurativo che, grazie alla significativa presenza di sibille e profeti, uniforma il messaggio pagano a quello cristiano.

La Lunetta Sovrapporta: San Giovanni Evangelista Giovane
Forse contestualmente alla cupola e al fregio, Correggio portò a compimento la decorazione della lunetta sovrapporta con "San Giovanni Evangelista giovane" (1519?-1521 ante quem non). In questa deliziosa opera, l'Apostolo, giovane e bello, è ritratto in atto di scrivere, con il viso rivolto verso l'alto, in cerca di ispirazione, ed è accompagnato dalla sua aquila, che sembra pronta a fornirgli una nuova penna.
L'Abside e l'Incoronazione della Vergine
Nella conca absidale, l'affresco con l'Incoronazione della Vergine, l'Evangelista, Giovanni primo abate, San Benedetto e il Battista, copia dell'affresco correggesco, venne realizzata da Cesare Aretusi (1549-1612) nel 1586, quando a causa dell'ampliamento della zona absidale veniva abbattuto il catino dipinto da Correggio nel 1522. Il gruppo centrale dell’originale con Cristo e la Vergine è conservato alla Galleria Nazionale di Parma, e la relativa sinopia presso la Biblioteca Palatina. Altri frammenti di estremo interesse sono conservati alla National Gallery di Londra, al Museum of Fine Arts di Boston e presso alcune collezioni private.
Nell'abside si trova anche un coro intagliato e intarsiato di Marcantonio Zucchi (1512-31), completato nel 1538. Sotto il catino, spicca la grande "Trasfigurazione" di Girolamo Mazzola-Bedoli (circa 1556), del quale è anche lo "Sposalizio di Santa Caterina" nella 4ª cappella sinistra.
Le Opere del Parmigianino
Il Parmigianino, in giovane età e come collaboratore del Correggio, realizzò alcuni affreschi di notevole pregio. Le sue opere si trovano nella prima e nella seconda cappella di sinistra. In particolare, lungo la navata sinistra, spicca l'arcone della prima cappella con le martiri Sant’Agata col carnefice, Sant’Apollonia e Santa Lucia, e un delicato fregio del sottarco dove, tra putti e fiori, spunta un tenerissimo coniglio.
L'affresco con "Santi sugli archi della 4ª, della 2ª e della 1ª cappella a sinistra" è anch'esso attribuito al Parmigianino.

Le Sculture di Antonio Begarelli
Nei due transetti sono esposte quattro statue di terracotta di Antonio Begarelli, scultore modenese amico di Correggio. Tra di esse, di grande impatto è la "Madonna col Bambino e San Giovannino", un gruppo che imita perfettamente l'effetto del marmo, dimostrando come anche la terracotta possa raggiungere vette di grande bellezza e armonia.

Altri Artisti e Decorazioni
L'intero impianto pittorico della chiesa e del convento sembra intonato a un programma comune, derivato dalla cultura benedettina. Ne è un esempio il fregio con "Scene di sacrificio" alternate a una serie di tondi con busti di papi, vescovi e monaci benedettini che scorre lungo il transetto. Un dettaglio del fregio del transetto di destra è attribuito a Cristoforo Caselli.
Giovanni Antonio da Parma e Cristoforo Caselli
Una netta differenza stilistica si evidenzia tra la decorazione della sezione di sinistra e di destra: la prima, datata 1514, è firmata da Giovanni Antonio da Parma, mentre la seconda, di migliore qualità, è riferibile a Cristoforo Caselli (1460 ca.-1521), autore della tavola raffigurante l’"Adorazione dei Magi", compiuta nel 1499 e situata nella terza cappella a destra.
Michelangelo Anselmi
A Michelangelo Anselmi (1492 ca.-1554) si devono diverse opere significative:
- La decorazione delle sei crociere e degli archi della navata maggiore con candelabre, putti, aquile e allegorie del tempo, realizzate a monocromo su fondo blu.
- "San Benedetto fra i Santi Scolastica, Mauro, Placido e Giustina" nel catino absidale del transetto sinistro (1521).
- "Il vescovo Sigfrido nomina Giovanni primo abate del nuovo monastero di San Giovanni Evangelista" e "La Vergine appare a Giovanni, primo abate, in punto di morte con lo stemma originario della famiglia Cornazzano" (emerso grazie ai recenti restauri), nel transetto destro.
- "Santa Sant’Agnese e Caterina d’Alessandria" (1522-1523) nella cappella a sinistra del presbiterio.
- L'affresco con i "Quattro Dottori della Chiesa" e la tavola con "Cristo portacroce" (1522) nella sesta cappella a sinistra (Bergonzi).
- Infine, le ante di un armadio portareliquie della Sagrestia con "San Sebastiano e San Giovanni Battista".

La Sagrestia e gli Ambienti Monastici
Degne di nota sono anche la sagrestia con armadi intagliati del principio del '500, e i chiostri cinquecenteschi del monastero. Uscendo dalla chiesa e passando dai chiostri, si accede agli orti retrostanti e ai cortili di servizio del complesso monastico, luoghi che ispirarono anche pittori paesaggisti come Giuseppe Alinovi.