L'Amore per i Nemici: Il Significato Nelle Omelie di Papa Francesco

Le omelie di Papa Francesco hanno frequentemente richiamato l'attenzione sul comando evangelico di amare i propri nemici, sottolineando la sua centralità e la sua natura rivoluzionaria. Questo insegnamento, spesso percepito come difficile, è presentato dal Pontefice non come un semplice precetto morale, ma come una via di trasformazione interiore e una testimonianza della fede cristiana.

L'Insegnamento Rivoluzionario di Gesù sull'Amore per i Nemici

“È mai possibile amare coloro che ci fanno del male?” Papa Francesco ha ribadito che proprio questa logica ci rende stolti, ossia non compresi dagli altri. D’altronde, la differenza cristiana è questa: amare tutti, anche i nemici. L'atteggiamento del cristiano è rivelato nelle Beatitudini: fare del bene a chi ci odia. Questa è la novità del Vangelo.

Il Papa ha ricordato che Gesù ci ha dato la legge dell’amore: amare Dio e i fratelli. Nelle sue omelie, ad esempio, in una Messa mattutina a Casa Santa Marta, il Pontefice ha ribadito che la vita cristiana “non è una vita autoreferenziale”, ma è dono fino alla fine, senza egoismo. Solo così sarà possibile amare i propri nemici come ci chiede il Signore.

Amare i nemici, sottolinea Francesco, è “la novità cristiana. È la differenza cristiana”. L’amore di Gesù è un amore senza misura e a noi chiede “il coraggio di un amore senza calcoli”. Quante volte abbiamo trascurato le sue richieste, comportandoci come tutti! Eppure il comando dell’amore non è una semplice provocazione, sta al cuore del Vangelo. Sull’amore verso tutti non accettiamo scuse, non predichiamo comode prudenze. Il Signore non è stato prudente, non è sceso a compromessi, ci ha chiesto l’estremismo della carità. È l’unico estremismo cristiano lecito: l'estremismo dell’amore.

Gesù che insegna le Beatitudini, con enfasi sull'amore per i nemici

La Logica delle Beatitudini e la Giustizia del Vangelo

Non possiamo capire le parole di Gesù, soprattutto quelle delle Beatitudini, senza avere come punto di riferimento il Regno di Dio o dei cieli che in Gesù si avvicina e si compie. Solamente facendo nostra la logica delle Beatitudini sentiremo meno dolore nel mettere in pratica l’amore per i nemici. Papa Francesco ha svolto la sua omelia soffermandosi sul passo del Vangelo di Luca in cui il Signore indica il cammino dell’amore senza confini. Gesù, ha detto il Papa, ci chiede di pregare per chi ci tratta male e ha messo l’accento sui verbi utilizzati dal Signore: “Amate, fate del bene, benedite, pregate” e “non rifiutate”.

Oltre la Legge del Taglione

Nella Messa a Bari, il Papa ha ricordato che l’antica legge di Mosè prevedeva l’occhio per occhio, dente per dente, e che questo era già un progresso perché poneva un limite alla vendetta. Questa legge, spesso fraintesa, era nata per mettere un limite alla vendetta e ristabilire una certa parità. Gesù toglie questo limite e ci porta molto oltre: porgi l'altra guancia, non ti opporre al malvagio.

Siamo di fronte alla giustizia più alta del Vangelo, quella eccessiva del Padre, la sola capace di vincere il male: è quella giustizia capace di farsi carico del male per cercare il recupero del fratello. È la totale rinuncia ad ogni forma di violenza e di vendetta. Questo non significa essere fessi o buonisti, lasciandosi calpestare come nulla fosse, cadendo nell'omertà. Anche Gesù si faceva sentire quando c'erano delle ingiustizie, come ad esempio quando, durante la Passione, venne schiaffeggiato dal soldato, al quale rispose con ferma pacatezza: se ho sbagliato, mostrami l'errore, se no perché mi percuoti? Porgere l’altra guancia non è il ripiego del perdente, ma l’azione di chi ha una forza interiore più grande, che vince il male col bene, che apre una breccia nel cuore del nemico, smascherando l’assurdità del suo odio. Gesù con la sua domanda denuncia ciò che è ingiusto. Però lo fa senza ira né violenza, anzi con gentilezza. Porgere l'altra guancia significa dunque non rispondere alla violenza con la violenza, al male con il male, ma sempre con il bene, discernendolo volta per volta!

Illustrazione biblica di

L'Amore come Dono di Sé e Non Reciprocità

Gesù ci mostra, infatti, che non è un merito se amiamo quelli che ci amano, perché quello lo fanno anche i peccatori. I cristiani sono invece chiamati ad amare i loro nemici: “Fate del bene e prestate senza sperare nulla. Senza interesse e la vostra ricompensa sarà grande”. Si tratta, come sostiene papa Francesco, di un semplice scambio: “tu mi ami, io ti amo”. Purtroppo, non sempre si vive la reciprocità: “io ti amo, ma tu non mi ami”; “io ti faccio del bene e tu mi ricambi con il male”.

Certamente, ha riconosciuto il Pontefice, “il Vangelo è una novità. Una novità difficile da portare avanti. “‘Padre, io … io non me la sento di fare così!’ - ‘Ma, se non te la senti, è un problema tuo, ma il cammino cristiano è questo!’. Questo è il cammino che Gesù ci insegna. ‘E cosa devo sperare?’. Andate sulla strada di Gesù, che è la misericordia; siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso. Soltanto con un cuore misericordioso potremo fare tutto quello che il Signore ci consiglia. Fino alla fine.

La vita cristiana non è auto-referenziale: dobbiamo uscire da noi stessi come Gesù per abbracciare la croce e andare verso il Padre, compiendo in tutto la sua volontà. La vita cristiana non è una vita autoreferenziale; è una vita che esce da se stessa per darsi agli altri. Gesù, ha ripreso, ci chiede di essere misericordiosi e di non giudicare. Tante volte, ha detto, “sembra che noi siamo stati nominati giudici degli altri: chiacchierando, sparlando … giudichiamo tutti”. E invece il Signore ci dice: “Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati”. E alla fine chiede di perdonare e così saremo perdonati. “Tutti i giorni - ha rammentato Francesco - lo diciamo nel Padre Nostro: ‘Perdonaci come noi perdoniamo’.”

Amare i nemici: la rivoluzione dell’amore cristiano

Pregare per i Nemici: Il Primo Gesto d'Amore e Riconciliazione

Ognuno di noi si sente ribellato, vive una certa resistenza nel concedere il perdono o nel dare comprensione a chi ci fa un torto grande. Pensiamo, ad esempio, a chi ha ucciso, a chi perseguita i cristiani; alla Shoah, alla morte di circa sei milioni di ebrei (e non solo) nei campi di sterminio nazisti. Come si può perdonare il proprio carnefice? Come si possono dimenticare gli atti di violenza dell’Isis, dei terroristi internazionali? Come scordare il disastro dell’11 settembre 2001? Quanti morti in Siria, in Iraq, in Libano, in Egitto, in Sudan… Il segreto non è quello di non avere nemici o di farsi amico il nemico, bensì di cambiare completamente prospettiva e di vedere gli altri e il mondo con gli occhi di Gesù, ossia con la luce dello Spirito Santo.

Papa Francesco invita ciascuno a guardare al proprio cuore e ad applicare l’amore ai nemici “alle persone che ci trattano male, o che ci danno fastidio, che fatichiamo ad accogliere”. Non dobbiamo preoccuparci, afferma, della cattiveria degli altri, ma del nostro cuore cominciando a disarmarlo per amore di Gesù. La prima cosa che siamo chiamati a fare quando pensiamo agli altri come a dei nemici, è pregare per loro. Non è davvero cosa facile. Ci vuole disciplina per far entrare nel profondo del nostro cuore coloro che ci odiano o coloro verso i quali nutriamo sentimenti di ostilità. Le persone che ci rendono la vita difficile e ci causano frustrazione, dolore e anche danno, sono le ultime ad avere una probabilità di trovare posto nel nostro cuore.

Eppure ogni volta che superiamo l'intolleranza nei confronti dei nostri antagonisti e siamo disposti ad ascoltare il grido di coloro che ci perseguitano, riconosciamo anche in loro dei fratelli e delle sorelle. Pregare per i nostri nemici è, dunque, un evento concreto, l'evento della riconciliazione. È impossibile innalzare i nostri nemici alla presenza di Dio e contemporaneamente continuare a odiarli. Visti nel contesto della preghiera, anche il dittatore senza scrupoli e il torturatore perverso cessano di apparire come oggetto di paura, di odio e di vendetta, perché quando preghiamo siamo al centro del grande mistero della divina compassione. La preghiera trasforma il nemico in amico e per questo è l'inizio di una nuova relazione. Probabilmente non c'è preghiera tanto potente quanto quella per i nostri nemici. Ma è anche la preghiera più difficile, perché è la più contraria ai nostri moti naturali. Questo spiega perché alcuni santi ritengono la preghiera per i nemici il principale criterio di santità.

Nell’omelia del 18 giugno, a quasi una settimana di distanza, il Papa è tornato a parlarci di questo passo che dobbiamo fare nella buona strada. “Anche noi tante volte diventiamo nemici di altri: non vogliamo loro bene.” Il Papa ci sta dicendo che le persone ci diventano nemiche perché noi per primi non gli vogliamo bene. Infatti Papa Francesco ci ricorda che “Gesù ci dice che noi dobbiamo amare i nemici! E questo non è facile! Non è facile…” Non è facile, ma va fatto. E qual è il primo gesto di amore verso i nostri nemici? “Pregare! È quello che Gesù ci consiglia: ‘Pregate per i vostri nemici! Pregate per quelli che vi perseguitano! Pregate!’.” È la risposta del Papa. Il primo gesto di amore per il prossimo, il primo gesto di amore per il nostro nemico in particolare è la preghiera. Ma non una preghiera generica, bensì una preghiera specifica, diretta, chiara: dobbiamo “dire a Dio: ‘Cambiagli il cuore. Ha un cuore di pietra, ma cambialo, dagli un cuore di carne, che senta bene e che ami’.” “Se noi diciamo di ‘sì’, io dirò: ‘Vai avanti, prega di più, quella è una buona strada’. Se la risposta è ‘no’, il Signore dice: ‘Poveretto. Anche tu sei nemico degli altri!’”.

La Rivoluzione della Misericordia e la Forza dello Spirito Santo

Il Papa ha riconosciuto: il cammino del cristiano non è facile. Da qui scoraggiamenti, abbattimenti: ma chi ce lo fa fare? Perché devo amare i nemici? Perché devo sempre perdonare? Perché fare sempre il primo passo? La risposta è data da Gesù che cammina verso il Padre. La vita cristiana non è auto-referenziale: dobbiamo uscire da noi stessi come Gesù per abbracciare la croce e andare verso il Padre, compiendo in tutto la sua volontà. “’Ma, Padre, questa è una stoltezza!’ - ‘Sì’. Abbiamo sentito, questi giorni, San Paolo che diceva lo stesso: ‘La stoltezza della Croce di Cristo’, che non ha niente a che fare con la sapienza del mondo. ‘Ma, Padre, essere cristiano è diventare stolto, in un certo senso?’ - ‘Sì’. In un certo senso, sì. “Ma questa - ha avvertito - è la strada di Gesù: la magnanimità, la generosità; il dare se stesso senza misura”. E per questo, ha soggiunto, “Gesù è venuto al mondo, e così ha fatto Lui: ha dato, ha perdonato, non ha parlato male di nessuno, non ha giudicato”.

La rivoluzione di Gesù è la più grande della storia: chiede di amare perfino i nemici: "Ci ha chiesto l’estremismo della carità." Il modello del cristiano è Dio stesso e Lui è santo. Egli “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Gesù ci ha dato l'esempio, osserva il Papa, aprendo le braccia sulla croce a chi lo ha condannato e perdonando "chi gli ha messo i chiodi nei polsi”. Allora, se vogliamo essere discepoli di Cristo, se vogliamo dirci cristiani, questa è la via, non ce n'è un'altra. Amati da Dio, siamo chiamati ad amare; perdonati, a perdonare; toccati dall’amore, a dare amore senza aspettare che comincino gli altri; salvati gratuitamente, a non ricercare alcun utile nel bene che facciamo. La richiesta di Gesù è alta, ma noi ce la faremo a raggiungere una meta simile? Il Papa dice che si tratta di “una grazia che va chiesta”. Al Signore dobbiamo chiedere di insegnarci ad amare e a perdonare. E va chiesta anche la grazia di vedere gli altri non come ostacoli e complicazioni, ma come fratelli e sorelle da amare. Da soli non possiamo riuscirci, ma quando il Signore “mi dice di amare i nemici, vuole darmi la capacità di farlo”. Allora cosa chiedere a Dio? “La forza di amare, che non è una cosa, ma è lo Spirito Santo. Con lo Spirito di Gesù possiamo rispondere al male con il bene, possiamo amare chi ci fa del male. Così fanno i cristiani.

Il testo decisivo sulla preghiera di compassione va al di là delle preghiere per i propri fratelli cristiani, per i membri della comunità, per gli amici e i parenti. Gesù dice senza possibilità di equivoci: «Io vi dico: amate vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44); e nel profondo della sua agonia sulla croce, prega per coloro che lo stanno uccidendo: «Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 25,54). Qui viene reso visibile il vero significato della disciplina della preghiera. Pregare ci fa portare al centro del nostro cuore non solo coloro che ci amano, ma anche quelli che ci odiano. Questo è possibile unicamente se siamo disposti a fare dei nostri nemici parte di noi stessi, convertendoli in tal modo innanzitutto nel nostro cuore. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Gesù ci sta portando nel cuore dei comandamenti, che è l'amore al nemico. Gesù non ci dà solo il comandamento di amare i nemici, ma ci dà anche la grazia, cioè la capacità di farlo. Egli «a Pentecoste e poi nel battesimo, ci ha donato il suo Spirito. Che significa? Significa che ci comunica le sue stesse disposizioni, infonde in noi, con la carità, la sua stessa capacità di amare tutti, anche i nemici. In tal modo Gesù non ci ordina solo di fare, ma fa egli stesso, con noi e in noi» (R. Cantalamessa).

Foto di Papa Francesco che predica, con enfasi sulla misericordia

La Cultura della Misericordia contro la Cultura dell'Odio

Il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio. E la cultura dell’odio si combatte contrastando il culto del lamento. Quante volte ci lamentiamo per quello che non riceviamo, per quello che non va! Gesù sa che tante cose non vanno, che ci sarà sempre qualcuno che ci vorrà male, anche qualcuno che ci perseguiterà. Ma ci chiede solo di pregare e amare. Ecco la rivoluzione di Gesù, la più grande della storia: dal nemico da odiare al nemico da amare, dal culto del lamento alla cultura del dono. Se siamo di Gesù, questo è il cammino! Non ce n'è un altro.

Francesco si fa interprete delle obiezioni che qualcuno potrebbe avanzare: l’ideale è una cosa, la vita è un’altra. Oppure: “Se amo non sopravvivo a questo mondo…”. E risponde che la logica di Gesù “è perdente agli occhi del mondo, ma vincente agli occhi di Dio”. E ricorda che, come dice San Paolo, “la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio". “Amare e perdonare è vivere da vincitori”, afferma il Papa.

Il comando di rispondere all’insulto e al torto con l’amore, ha generato nel mondo una nuova cultura: la «cultura della misericordia - e dobbiamo impararla bene, eh? E praticarla bene - questa cultura della misericordia che dà vita a una vera rivoluzione». È la rivoluzione dell’amore, i cui protagonisti sono i martiri di tutti i tempi. Dio ci perdona sempre, ricorda poi il Papa, ma “se non perdoniamo del tutto, non possiamo pretendere di essere perdonati”. Se, invece, il cuore si apre alla misericordia, “proclamiamo davanti al mondo che è possibile vincere il male con il bene”. “Col perdono, con l’amore al nemico, noi diventiamo più poveri: l’amore ci impoverisce, ma quella povertà è seme di fecondità e di amore per gli altri. Come la povertà di Gesù è diventata grazia di salvezza per tutti noi, ricchezza…”

Delle volte per noi è più facile ricordare i torti che ci hanno fatto e i mali che ci hanno fatto e non le cose buone, al punto che c’è gente che ha questa abitudine e diventa una malattia. Sono “collezionisti di ingiustizie”: soltanto ricordano le cose brutte che hanno fatto. E questa non è una strada. Dobbiamo fare il contrario, dice Gesù. Ricordare le cose buone è quando qualcuno viene con una chiacchiera, che parla male dell’altro, e dire: “Ma sì, forse, ma ha questo di buono”. Rovesciare il discorso. Questa è la rivoluzione della misericordia. Diventiamo capaci di cose che mai avremmo pensato di poter dire o fare, e di cui anzi ci saremmo vergognati, ma che invece adesso ci danno gioia e pace.

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