Il Pensiero di Giorgio La Pira: Fede, Politica e Profezia

Giorgio La Pira, uomo di ardente fede, profeta di pace, padre costituente e sindaco di Firenze, è stato una figura complessa, un mistico prestato alla politica. Nato a Pozzallo, nel sud della Sicilia, il 9 gennaio 1904, La Pira ha lasciato un'eredità di pensiero e azione che, come testimoniano i testi pubblicati nel volume Fede, politica e profezia a cura di Alberto Mattioli, traccia il suo percorso umano, religioso e politico.

Nel XXI secolo, dominato dalle guerre, anche in Europa, i suoi interrogativi e le sue prospettive assumono un interesse nuovo, rivelando la profonda attualità del suo messaggio. Rintracciare le radici del suo pensiero e del suo impegno non è un'impresa facile, data la grande libertà e originalità della sua personalità. Molte delle radici della sua visione e azione risiedono in un ambito di esperienza interiore, di cammino personale e di relazioni profonde che costituivano il tessuto fondamentale della sua vita.

La Pira stesso, inoltre, metteva in guardia dal ridurre la sua vita a un discorso organizzato, dove tutto diviene chiaro e collegato come in un semplice teorema. Sebbene la sua mentalità amasse la chiarezza di un'architettura di concetti e idee, la sua personalità era segnata da un tratto di vivacità umana, di creatività, di capacità intuitiva e di autentico sentimento, che si manifestava proprio nel momento della relazione.

Ritratto di Giorgio La Pira

Contesto Biografico e Formazione del Pensiero

Primi Anni e Studi

Giorgio La Pira nacque a Pozzallo (Ragusa, Italia) il 9 gennaio 1904. Trasferitosi a Messina, conseguì il diploma di ragioniere e di perito commerciale. Ottenuta la licenza di maturità classica nel 1922, s’iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. Proseguì gli studi a Firenze, dove si laureò. Nel 1926, fu nominato assistente universitario e, vinta una borsa di studio, perfezionò le sue conoscenze in materia a Vienna e a Monaco di Baviera. Nel 1930 divenne libero docente di Diritto Romano e, nel 1933, ne vinse la cattedra all’Università di Firenze.

Vita Spirituale e Accademica

Nel 1927 divenne terziario domenicano, legandosi ai Frati Predicatori del Convento di San Marco di Firenze, dove fu ospitato dal 1936 al 1948. Intorno a sé riunì un gruppo di giovani cattolici in un’associazione denominata Ut unum sint, che confluì nel Pio Sodalizio dei Missionari della Regalità di Cristo, fondato da Padre Agostino Gemelli. Questo confermò la sua vocazione allo stato celibatario, rimanendo legato alla vita universitaria. Nel 1934 seguì l’istituzione della “Messa dei Poveri” nell’antica chiesa di San Proclo, un’iniziativa legata alle Conferenze di San Vincenzo, di cui fu promotore spirituale e materiale.

Impegno Politico e Istituzionale

Ricercato dai nazifascisti, nel 1943 si rifugiò prima a Siena e poi a Roma. Tornò a Firenze nel 1944 e fu nominato Presidente dell’Ente Comunale di Assistenza (ECA) in favore dei poveri. Nel 1946, eletto deputato alla Costituente con il partito della Democrazia Cristiana, contribuì in modo decisivo alla formulazione dei principi basilari della Costituzione della Repubblica Italiana. Nel 1948 venne eletto alla Camera dei Deputati e nominato Sottosegretario del Ministero del Lavoro.

Si dimise nel 1950 e, l’anno successivo, fu eletto Sindaco di Firenze. Durante il suo mandato, La Pira iniziò un rapporto epistolare con le Claustrali per assicurarsi il loro sostegno spirituale, si adoperò per creare nuovi alloggi e per il diritto del lavoro degli operai, convocò a Firenze il “convegno dei sindaci delle capitali del mondo” (al quale parteciparono anche i primi cittadini di Mosca e di Pechino) e realizzò importanti opere pubbliche. Nel 1956 fu rieletto Sindaco, ma si dimise dopo pochi mesi.

Nel 1957, per promuovere la pace tra i Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, intraprese una serie di viaggi. Il 1° marzo 1961 fu eletto per la terza volta Sindaco di Firenze, promuovendo molte iniziative di valore politico, culturale e sociale, e organizzando una serie di conferenze sul Concilio Vaticano II. Nel 1965 lasciò la carica di Sindaco e si adoperò per la pace in Vietnam, incontrando Ho Chi Minh a Saigon l'11 novembre. Nel 1967 fu eletto Presidente della “Federazione Mondiale delle Città Unite” con sede a Parigi, dove poi si recò più volte. Negli anni 1969-1973 compì numerosi viaggi per incoraggiare la distensione, promuovere la pace, l’ecumenismo e il dialogo tra i popoli e le religioni.

Le Radici del Pensiero: Fede, Storia e Società

Pensare per La Pira fu una dimensione della sua persona connessa in modo inestricabile all'agire. Un tratto fondamentale della sua vicenda esistenziale è dato proprio dall’aver posto e tenuto insieme, grazie anche alle indubbie capacità intellettuali e a un’eccezionale energia di impegno e capacità pratica, questi due aspetti della vita. La Pira fu studioso accurato, profondo e rigoroso, docente universitario e, al contempo, uomo d'azione, immerso nella vicenda politica con il suo contributo all’elaborazione della Costituzione, nel coinvolgimento politico al Ministero del Lavoro e nella sua esperienza di sindaco di Firenze, fino all'impegno per la pace con orizzonti internazionali.

La Fede come Bussola e Vocazione

La fede di Giorgio La Pira fu semplice e forte, nutrita dallo studio, dalla preghiera e dalla meditazione. La preghiera, con ore di adorazione anche notturna e di meditazione, costituiva il sostegno del suo vissuto quotidiano. I valori evangelici ispirarono il suo dinamismo apostolico. Egli visse la sua azione politica come una vera e propria vocazione cristiana, affinché il mondo accogliesse la ricchezza del Vangelo come strumento unico di trasformazione e progresso della cultura, della società e degli uomini.

Questa radice profetica della sua esistenza è collocata in una chiamata che egli avvertiva e che orientava tutta la sua vita. Intraprendere il cammino di fede fu per lui un percorso esistenziale e un'autentica esperienza di relazione con Dio, in cui la contemplazione diveniva esperienza di vita con ricadute concrete nelle motivazioni che lo conducevano a scelte di vita e nell'azione.

Questa esperienza lo condusse a una lettura della Bibbia e a uno sguardo sulla storia che ne coglieva la dimensione di un percorso in cui è presente un disegno di Dio. Da questa sorgente interiore, La Pira maturò un forte senso della Provvidenza di Dio come presenza attiva nel cammino storico. Nonostante le contraddizioni e le scelte umane che potevano ritardare, egli vedeva la storia come un fiume il cui movimento è orientato a un fine di pace dei popoli, di comunione e di unificazione di lingue, culture e percorsi religiosi.

La Pace e il Ruolo delle Città

La Pira, intervenendo al Convegno internazionale sul tema «Civiltà e pace» il 28 giugno 1952, affermava: «Noi l’abbiamo sempre detto: l’edificio della pace esige, anzitutto, la pace dei popoli con Dio. Ecco perché è una premessa negativa e un ostacolo di immensa portata il fatto che alcuni Stati facciano dell’ateismo la loro struttura culturale esclusiva e come la finalità fondamentale della loro stessa esistenza».

Per La Pira, l’edificazione della pace passava dalle città: «Ogni città racchiude in sé una vocazione e un mistero: voi lo sapete: ognuna di esse è da Dio custodita con un angelo custode, come avviene per ciascuna persona umana. Ognuna di esse è nel tempo una immagine lontana ma vera della città eterna. Amatela, quindi, come si ama la casa comune destinata a noi ed ai nostri figli. Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole; (…) fate che il volto di questa vostra città sia sempre sereno e pulito».

Mappa delle città coinvolte negli incontri per la pace di Giorgio La Pira

La Visione Profetica della Storia

La sua lettura del Vangelo - di alcuni passi in particolare - e dei profeti, specialmente Isaia, lo condusse a maturare uno sguardo sulla storia umana segnato dall’orizzonte profetico e messianico. La Pira credeva che «il moto della storia umana non è un moto casuale, senza finalità e senza speranza: è un movimento, invece, finalizzato da una speranza, attratto da un amore! ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’ (Paradiso XXXIII, 145). C’è una ‘terra promessa’ al termine della navigazione faticosa della storia dell’uomo! Sull’orizzonte della storia umana brilla sempre, luminosa e confortatrice una stella. La storia di Israele è, in proposito, un insegnamento decisivo e permanente: c’è un viaggio da compiere, un ‘esodo’ da attuare nel mondo; ma non è un viaggio senza scopo, un ‘esodo’ senza obbiettivo; c’è una ‘terra promessa’ che attira, anche se da lontano, le speranze e le fatiche dell’uomo!».

Questo sguardo profetico sulla storia - intesa sia come vocazione personale che come movimento dei popoli - lo condusse progressivamente a un impegno senza tentennamenti per la pace e per il dialogo. In un discorso a Sofia nel 1972, durante la conferenza mondiale delle città europee, La Pira presentò il suo sguardo sul “crinale apocalittico della storia”, posto tra la “frontiera apocalittica della distruzione” e quella alternativa, “quella millenaria della unità, del disarmo, della pace, della giustizia, della elevazione materiale e spirituale della intera famiglia dei popoli”. Egli indicava le "tre pietre" su cui orientare il movimento verso una "terra messianica" di unità, progresso, libertà e pace. Tra queste, la pietra profetica sta a indicare l’esperienza religiosa e la componente della rivelazione divina, che trova in Abramo la comune radice soprannaturale, e la componente giuridica e politica elaborata dai romani. Questa immagine fu ripresa anche nel 1958 al primo Colloquio mediterraneo.

L'Incontro con i Poveri e la Carità Politica

Oltre all'incontro della fede, un altro momento formativo fondamentale nella sua giovinezza fu l'incontro con i poveri. In una cartolina postale del 1927, La Pira esprimeva come il contatto con i poveri avesse una valenza formativa: «E’ bene chinare la nostra anima verso i più poveri; riconoscere nella povertà altrui anche la nostra è atto di saggezza che modera i desideri umani e ci fa conoscere la nostra indicibile esigenza: e abituare i bambini a queste riflessioni pratiche è quanto mai salutare per la loro educazione. Quando la carità non è ostentazione (...) ma è cordiale partecipazione alla indigenza comune, allora essa foggia le anime sul modello di Colui che fu ed è Padre amorevole dei poveri».

Questi incontri - la fede e i poveri - fecero emergere due momenti di conversione, come suggerito dallo studio di Paola Palagi. La prima fu la Pasqua del 1924, la seconda, preparata negli anni Trenta e maturata nel tempo della guerra, fu il suo incontro profondo con la città di Firenze.

Il Servo di Dio fece di tutto perché il lavoro non mancasse alle famiglie e soprattutto perché quanti avevano il potere agissero di conseguenza e in maniera coerente al Vangelo e non per interessi privati. Compì numerosi viaggi, come Sindaco di Firenze, con lo scopo di ricercare l’unità nei cristiani e il rispetto reciproco tra questi e i fedeli di altre religioni.

Influenze e Concetti Chiave

L'Ambiente Fiorentino

L’inserimento nella vita della città di Firenze passò attraverso il contatto con il Convento di San Marco, con don Bensi (parroco della chiesa di S. Michelino e insegnante di religione, assistente della gioventù cattolica), con don Facibeni (testimone di carità soprattutto verso gli orfani con la ‘Pia opera della divina provvidenza’, presso la cui cappella La Pira faceva lunghe soste di preghiera) e con il cardinale Elia Dalla Costa. L'arrivo del vescovo Dalla Costa a Firenze nel 1931, una figura di grande levatura umana e spirituale distintasi per la sua distanza dal regime fascista, fu un passaggio fondamentale. L'incontro con la città stessa, con la sua storia e l'eredità culturale e spirituale racchiusa nelle sue mura, palazzi e strade, fu per lui un elemento centrale nella maturazione della coscienza dell'importanza della costruzione della città. In questo contesto sorse l’iniziativa dei Convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana, svoltisi dal 1952 al 1956 per cinque anni consecutivi.

San Tommaso d'Aquino e l'"Architettura" del Pensiero

La Pira affermò nel 1974 che «il pensiero dell’Aquinate ha fatto da luce illuminante e da stella orientatrice al nostro cammino ed alla nostra speranza!». La sua lettura è segnata dalla visione teleologica della storia: il mistero di Cristo è punto di attrazione dell’intera creazione e a lui tutta la storia è finalizzata. Tommaso è visto come testimone di una luce, un riflesso per comunicare il dono di una conoscenza divina impressa nell’uomo. La Pira legge così la presenza di Tommaso nel quadro di quel disegno storico che è la ‘teleologia della storia’, vedendo in lui una figura eminente suscitata da Cristo nel suo piano teleologico sulla storia, «per riflettere sulla chiesa e sulla civiltà intiera quella quaedam impressio divinae scientiae (Summa Theol.)».

La Pira scorge nell’ordine, nella visione sintetica e nell’organicità degli elementi in cui Tommaso articola la Summa, come un edificio, il dono di una presentazione del disegno unitario di Dio verso l’unità e la pace. Egli sottolineava un'analogia tra la genesi del sistema della giurisprudenza romana - «la genesi cioè della scientia iuris, della architettonica scientifica, della tecnica scientifica del diritto, quella che ha dato valore universale al diritto romano e lo ha fatto e lo fa attraversare tutti i secoli e tutti i popoli» - e la metodologia alla base del pensiero di Tommaso. La sua lettura di Tommaso fu profonda, diretta e capace di non lasciarsi impantanare nelle secche della neoscolastica del tempo.

Il termine «architettura» è chiave nel pensiero di La Pira, ritornando nel titolo di un suo scritto su come costruire uno stato democratico dopo la guerra, come raccolta di pensieri sulla Costituzione. Da questa profonda ispirazione, La Pira colse gli elementi per il suo approccio alla storia nella linea della teleologia. Questa intuizione fondamentale fiorì nei lavori alla Costituente, ma le sue radici affondano negli anni Trenta, trovando espressione negli articoli della rivista Principi, da lui avviata nel 1938.

Per La Pira, Tommaso è il riferimento ispiratore di un metodo di pensiero che egli vedeva come una costruzione, un edificio, legata alla sapienza proveniente dalla sensibilità giuridica. Nella redazione di Principi, egli individuò nella riflessione sulla persona umana e sul principio da lui definito “frontiera filosofica ed evangelica” la fortezza a cui aggrapparsi: la persona, pur essendo parte di un tutto che è la comunità sociale, non è ordinata totalmente alla comunità politica, ma il suo orientamento fondamentale è a Dio. Così, dopo l’inverno del fascismo e della guerra, nella costruzione della casa costituzionale del popolo italiano, La Pira si riferiva ancora a quei principi derivanti dalla sua lettura di Tommaso, chiedendosi: «Quale architettura scegliere? A quale architetto riferirsi? Su quale modello modellare la nuova costituzione?».

La Pira rimandava all'architettonica seguita nell'elaborazione della prima parte dei Principi della Costituzione, mettendone in luce l'impianto tomista dell’esser sociale che parte dalla persona e che si estende nelle formazioni sociali della famiglia, della Chiesa, della nazione, fino a uno sguardo che coinvolge l’intera umanità. Egli sottolineò l’influsso di Tommaso come modello nella tessitura della Costituzione, affermando: «Come il pensiero dell’Aquinate ci aveva fatto da lume durante le tenebre della notte storica e dell’inverno storico (la Resistenza, principi, etc.) così ora ci faceva da lume nel ‘ritorno dall’esilio’ per ‘la riedificazione’ di Gerusalemme (‘del tempio, delle mura, delle case, delle piazze di Gerusalemme’! Esdra e Neemia): l’architettonica della ricostruzione portava di nuovo, fondamentalmente, il nome e il sigillo dell’Aquinate».

Il Personalismo Comunitario

La Pira elaborò un’originale concezione di personalismo comunitario, secondo cui i cattolici dovevano impegnarsi nella ricostruzione morale e politica dell’Italia del dopoguerra. Il suo impegno politico non era visto come una mera gestione del potere, ma come un servizio finalizzato alla costruzione di una società cristianamente ispirata, e quindi pienamente umana. Per La Pira, una società cristianamente ispirata è anche una società pienamente umana perché, se Cristo è Risorto e attrae tutto a sé, allora il fiume della storia umana - nonostante le anse e i ritardi - va inevitabilmente verso di Lui.

Infografica: i principi del personalismo comunitario di La Pira

L'Impegno Politico come Santità

«Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa ‘brutta’! No: l’impegno politico - cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti ‘a cominciare dall’economico’ - è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità» - così scriveva La Pira in un articolo pubblicato il 3 agosto 1944 su Il Quotidiano.

Quando si riferiva alla sua azione politica, La Pira citava sempre la parabola del Samaritano. Il vero politico deve agire come il Samaritano: piegarsi sulle ferite dell’umanità e fare tutto il possibile per curarle. Egli credeva fermamente che al momento del giudizio finale, che riguarderà ogni essere umano, saremo giudicati solo per aver dato da mangiare agli affamati, un lavoro o un tetto a chi ne è privo, per aver visitato malati e carcerati. E ciascuno ne risponderà a seconda della sua funzione sociale: «Quando il Signore, amico mio, ti chiamerà… ‘Lei, signor La Pira, lei che cosa ha fatto?’. Io gli devo rispondere: di quando ero studente, secondo quel che ero da studente; di quando fui professore, secondo quel che fui da professore. È sempre in relazione a quel metro».

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