I Cinque Grandi Discorsi nel Vangelo di Matteo

Il Vangelo di Matteo si presenta fin dall'inizio come uno scritto destinato a un pubblico giudaico e radicato nell'ambiente ebraico. La sua genealogia del Messia, infatti, si ferma ad Abramo, capostipite del popolo ebraico, a differenza di quella di Luca che arriva fino ad Adamo, il primo uomo, conferendo così al messaggio cristiano una dimensione universalistica che trascende i confini di Israele. In questo contesto, Matteo presenta Gesù come il nuovo Mosè, colui che consegna ai suoi discepoli il comandamento nuovo: quello dell'amore.

Una delle caratteristiche più importanti del vangelo matteano è la presenza di cinque lunghi discorsi, pronunciati da Gesù in persona. Questi discorsi strutturano l'intero vangelo secondo uno schema preciso, poiché lo stesso evangelista ne indica chiaramente l'inizio e la fine. Attraverso di essi, Matteo colora la sua visione di Gesù di Nazareth nella prospettiva veterotestamentaria della liberazione esodale, attuata da Mosè. Se Mosè liberò Israele e consegnò la Legge, la Torah, Gesù è il "Mosissimus Moses", il Mosè per eccellenza, che porta a compimento e dona ai suoi discepoli la vera Torah.

L'Evangelista Matteo e il Contesto della Sua Opera

Matteo era uno dei dodici apostoli e nel suo elenco si definisce esplicitamente un "pubblicano". Secondo un antico testo di Papia, vescovo di Gerapoli, riferito dallo storico cristiano Eusebio di Cesarea, "Matteo ordinò i discorsi". Anche se non tutti concordano su questa tradizione, essa suggerisce che Matteo abbia scritto il primo vangelo, forse in aramaico, da cui Marco avrebbe tratto molti spunti, e che sia stato poi tradotto in greco. Il sacerdote Origene, citato da Eusebio, conferma che il primo vangelo si rivolgeva ai credenti venuti dal giudaismo.

Dalla lettura di questo Vangelo traspare un gusto narrativo giudaico. Matteo fa spesso riferimento ai costumi giudaici senza spiegarli, a differenza di altri evangelisti, e tutti i temi principali del Vangelo sono profondamente radicati nell'Antico Testamento. L'uso che Matteo fa del greco può indicare che egli stesse scrivendo da Giudeo di Palestina a Giudei ellenisti residenti altrove. Le sue numerose citazioni dell'Antico Testamento e l'attenzione a dettagli tratti dalle profezie confermano le dichiarazioni di Gesù circa la propria messianicità. Per comprendere appieno il Vangelo di Matteo, è fondamentale considerare l'intento e la struttura voluti dall'evangelista, che non si limita a riportare fatti, ma organizza il materiale per trasmettere un messaggio teologico specifico. Attraverso la "ricerca sulla redazione", è possibile capire il disegno teologico matteano scoprendo il senso delle variazioni che esso presenta rispetto alla narrazione marciana.

Matteo apostolo scrive il suo Vangelo

La Struttura dei Cinque Grandi Discorsi

Il Vangelo secondo Matteo presenta cinque grandi momenti di rallentamento dell'azione, costituiti da altrettanti lunghi discorsi di Gesù, che rappresentano circa un terzo dell'opera (otto capitoli su ventotto). Questi discorsi sono concepiti come una sorta di insegnamento in crescendo, offrendo una nuova legge che porta a compimento il Pentateuco veterotestamentario.

I cinque discorsi sono:

  1. Il Discorso della Montagna (Mt 5-7): Rivolto alle folle, e quindi a tutti.
  2. Il Discorso Apostolico (Mt 10): Rivolto ai Dodici, ma inserito nel Vangelo perché tutti lo possano conoscere.
  3. Il Discorso in Parabole (Mt 13): Ancora rivolto a tutti.
  4. Il Discorso Ecclesiologico (Mt 18): Riguardante la Chiesa, e rivolto ai soli discepoli.
  5. Il Discorso Escatologico (Mt 24-25): Pronunciato sul Monte degli Ulivi, riguardante gli eventi ultimi della vita, rivolto ai Dodici e ai discepoli. Questo chiude l'insegnamento del Maestro, creando una sorta di inclusione data dall'immagine del monte all'inizio e alla fine.

Questi discorsi sono il compimento della Torah, non solo una legge portata a compimento, ma anche una legge nuova, salvifica e liberante.

Dettaglio dei Discussi Matteani

1. Il Discorso della Montagna (Mt 5-7)

Il primo discorso, conosciuto come il "Discorso della Montagna", si trova nei capitoli 5, 6 e 7 di Matteo. Inizia con una descrizione della scena: "Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli." Questo versetto introduttivo esprime l'autorità del maestro, che "siede" quando insegna con autorità, come maestro di Israele e dell'umanità. Il monte ha un valore simbolico, richiamando il Sinai, la santa montagna dell'Antico Testamento, dove Gesù proclama in maniera definitiva la volontà di Dio.

Gesù insegna le Beatitudini sul Monte, Discorso della Montagna

Le Beatitudini e la Vera Felicità

Il discorso inizia con la promulgazione delle beatitudini, che sono dieci, simboleggiando l'azione umana. Esse non rappresentano un nuovo decalogo, ma l'insieme delle indicazioni per una corretta vita cristiana. Gesù spiega che la vera felicità implica molto più dell'essere allegri o di buon umore; le persone veramente felici sono quelle consapevoli del loro bisogno spirituale, che si rattristano per la loro condizione peccaminosa e che conoscono e servono Dio. Egli contrappone questa visione a quella comune che associa la felicità alla ricchezza e ai piaceri, ammonendo con i "guai a voi che siete ricchi" o "che ora ridete", perché concentrarsi su queste cose potrebbe mettere in secondo piano il servizio a Dio, perdendo la vera felicità.

Il Sale della Terra e la Luce del Mondo

Rivolgendosi ai suoi discepoli, Gesù dichiara: "Voi siete il sale della terra" (Matteo 5:13). Questa metafora indica che i discepoli contribuiscono a preservare la vita delle persone e le aiutano a evitare la corruzione spirituale e morale. Prosegue dicendo: "Voi siete la luce del mondo", un'immagine che sottolinea la loro funzione di illuminare la strada per gli altri, come una lampada posta su un piedistallo.

Il Compimento della Legge

Gesù afferma chiaramente: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento." Egli mostra il massimo rispetto per la Legge di Dio e incoraggia a fare altrettanto, precisando che chi viola o insegna a violare anche il più piccolo comandamento sarà considerato minimo nel Regno dei cieli. La "giustizia" insegnata da Gesù porta a compimento le esigenze più profonde dell'Antico Testamento.

Rapporti Interpersonali e Nuovi Comandamenti

Gesù condanna gli atteggiamenti che possono portare a infrangere la Legge di Dio. Dopo aver citato il comandamento "Non devi assassinare", aggiunge: "Chiunque continua a essere adirato con il proprio fratello dovrà rendere conto al tribunale" (Matteo 5:21, 22), sottolineando la gravità dell'ira non risolta e la necessità di riconciliazione. Riferendosi all'adulterio, dichiara: "chiunque continua a guardare una donna in modo da provare passione per lei ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Matteo 5:27, 28), mettendo in guardia contro il desiderio peccaminoso che, se coltivato, può condurre all'azione. Per evitare ciò, esorta a interventi drastici, come "cavare l'occhio destro" o "tagliare la mano", intendendo l'eliminazione di qualsiasi cosa, anche preziosa, che possa indurre al peccato.

Sugli giuramenti, Gesù insegna: "Non giurare affatto" (Matteo 5:34), sia per il cielo, la terra o Gerusalemme, poiché non si ha potere neanche su un capello della propria testa. L'antica legge del taglione ("Occhio per occhio e dente per dente") viene superata dall'invito a non opporre resistenza al malvagio e a porgere l'altra guancia (Matteo 5:39), non come invito alla passività, ma come rifiuto della vendetta indiscriminata e promozione dell'amore. Questo si concretizza nell'esortazione: "Continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano", riassumendo con le parole: "Voi dovete dunque essere perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste" (Matteo 5:48), invitando all'imitazione dell'amore incondizionato di Dio.

La Vera Pietà e la Preghiera Modello

Gesù prosegue esortando a non compiere opere giuste "davanti agli uomini per essere notati da loro", condannando l'atteggiamento ipocrita di chi ostenta la propria devozione nella carità e nella preghiera. Insegna a pregare in segreto, nella propria stanza, e a non "ripetere sempre le stesse cose come fanno le persone delle nazioni", intendendo la ripetizione meccanica. Quindi enuncia una preghiera modello che contiene sette richieste, le prime tre concentrate sul diritto di Dio di governare e sui suoi propositi: la santificazione del suo nome, la venuta del suo Regno e il compimento della sua volontà.

Ricchezza, Preoccupazioni Materiali e Giudizio

Sul tema dei beni materiali, Gesù consiglia: "Smettete di accumularvi tesori sulla terra... Accumulatevi piuttosto tesori in cielo", mettendo il servizio a Dio al primo posto nella propria vita per ottenere una ricompensa eterna. Sottolinea l'importanza di avere un "occhio concentrato su una sola cosa" per evitare una visione distorta della vita, e avverte che "Nessuno può essere schiavo di due padroni". Rassicura che, se si mette Dio al primo posto, non c'è motivo di essere ansiosi per i bisogni materiali, citando l'esempio dei gigli dei campi e concludendo: "Non siate mai ansiosi, dicendo: 'Che cosa mangeremo?', 'Che cosa berremo?' o 'Che cosa indosseremo?' [...] Il vostro Padre celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose."

Sul giudizio sugli altri, Gesù chiede: "Come puoi dire a tuo fratello: 'Fratello, permettimi di togliere la pagliuzza che è nel tuo occhio', mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita!". Nonostante ciò, non significa che i discepoli non debbano mai emettere alcun giudizio, ma devono evitare la critica ipocrita e indiscriminata, sapendo riconoscere chi non apprezza le verità divine ("Non date ciò che è santo ai cani, né gettate le vostre perle ai porci").

La Regola d'Oro e i Falsi Profeti

Gesù enuncia quella che è diventata una famosa regola di comportamento: "Tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi dovete farle a loro." Avverte anche sui "falsi profeti che vengono da voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi famelici", insegnando che si possono riconoscere dai loro frutti, ovvero da ciò che insegnano e da come si comportano. Non basta affermare che Gesù sia il proprio Signore, ma è necessario fare la volontà di Dio.

La Casa sulla Roccia e sulla Sabbia

In conclusione, Gesù dice: "Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo saggio che costruì la sua casa sulla roccia." Questo dimostra che non basta semplicemente ascoltare le parole di Gesù; chi non le mette in pratica è "simile a un uomo stolto che costruì la sua casa sulla sabbia". La gente rimase stupita del modo di insegnare di Gesù, che parlava con autorità, non come i capi religiosi.

2. Il Secondo Discorso: Il Mandato Apostolico (Mt 10)

Questo discorso sottolinea il nuovo stile dell'apostolo di Gesù, che si rivolge per ora alle sole "pecore perdute di Israele" con uno stile di povertà e di persecuzione sofferta e subita per la causa del regno, ma con la certezza che "voi valete più di molti passeri".

3. Il Terzo Discorso: Le Parabole del Regno (Mt 13)

Il discorso in parabole è un interessante intreccio di insegnamenti secondo lo stile profetico. La strategia di raccontarle a tutti e di spiegarle in privato indica una possibilità di comprensione all'insegna dell'intimità. Le parabole, così, provocano l'incomprensione di chi è accecato e duro di cuore e, al contrario, la comprensione per chi è capace di entrare nell'orizzonte della rivelazione e dell'amore.

Illustrazione di Gesù che racconta le parabole del Regno

4. Il Quarto Discorso: Il Discorso Ecclesiologico (Mt 18)

Questo discorso rivela l'atteggiamento proprio di chi appartiene alla comunità cristiana all'insegna della piccolezza del bambino e del perdono. Esplora le dinamiche della vita comunitaria, l'importanza dell'umiltà e la necessità del perdono reciproco tra i membri.

5. Il Quinto Discorso: Il Discorso Escatologico (Mt 24-25)

Pronunciato sul Monte degli Ulivi, questo discorso riguarda gli eventi ultimi della vita, focalizzandosi sulla seconda venuta di Cristo, i segni dei tempi e la necessità di vegliare e prepararsi. Chiude l'insegnamento del Maestro con una riflessione sulla fine dei tempi e il giudizio finale.

La Visione Teologica di Matteo: Gesù come "Mosissimus Moses"

Matteo ha la precisa volontà di presentare Gesù come il "mosissimus Moses", colui che con la sua nuova legge porta a compimento l'antica legge mosaica. Se i cinque libri del Pentateuco erano la legge donata a Israele, la nuova Torah diviene la legge dei discepoli di Gesù, non solo portata a compimento, ma anche salvifica e liberante. I cinque discorsi matteani sono la consegna di questa nuova legge.

Fin dall'infanzia, gli eventi di Gesù - la strage degli innocenti e la fuga in Egitto con il relativo ritorno in Palestina - richiamano al lettore esperto di Sacra Scrittura gli avvenimenti esodali relativi alla nascita di Mosè e all'uccisione dei bambini ebrei. L'insistenza sul compimento delle profezie e la perfezione dell'opera di Dio in Gesù rafforzano questa connessione. L'espressione "Sulla cattedra di Mosè" (Mt 23,2), pur se le menzioni dirette di Mosè nel Vangelo sono poche, evidenzia la radicale differenza tra lo stile tipicamente farisaico di rapportarsi alla legge mosaica e la novità apportata da Gesù, il quale condanna l'ipocrisia farisaica che sdoppia la vita in quanto l'insegnamento non corrisponde alle azioni.

Gesù seduto sulla

La Cornice Ermeneutica: Genealogia e Resurrezione

Il Vangelo di Matteo si apre con la genealogia di Gesù Cristo, figlio di Abramo e figlio di Davide. L'autore presenta la discendenza di Gesù con lo scopo preciso di collegare la vicenda storica del Nazareno con gli eventi dell'Antico Testamento. Questa genealogia, tripartita in quattordici generazioni, include anche quattro donne (Tamar, Racab, Rut, Betsabea), che danno alla lista un tono significativo, poiché spesso "discusse o straniere", sottolineando una storia umana, anche peccaminosa, che giunge però al tempo del compimento delle promesse messianiche. Il tutto sembra proiettato verso Maria, la madre di Gesù, dove il nome della quinta ed ultima donna permette di dare al racconto una svolta totale e radicale, perché il Cristo non viene da Giuseppe, ma da Maria Santissima, attraverso l'irruenza della potenza divina dello Spirito Santo.

Il Vangelo si chiude con l'apparizione del Risorto sul monte della Galilea. Non siamo nel cenacolo di Gerusalemme, come in altri racconti di apparizione, ma in Galilea, su un monte non specificato, il "monte della resurrezione". Questo monte si riveste di un simbolismo sorprendente, richiamando il monte del primo discorso, il monte della trasfigurazione (Tabor) e il monte della morte (Calvario). Qui, sull'ultimo monte, il monte della Pasqua, i discepoli si ritrovano a tu per tu con il Risorto. Matteo descrive l'esperienza pasquale in tre pennellate: la visione di fede, la prostrazione davanti a Dio e il dubbio, che è la caratteristica stessa della fede, un affidarsi nonostante l'incertezza. È una cornice ermeneutica in cui Matteo ha voluto inserire il suo racconto evangelico, per fornire al lettore la giusta chiave di lettura delle vicende riguardanti Gesù di Nazareth, ancorando la sua vicenda nelle radici veterotestamentarie ma proiettandola verso la novità più radicale e assoluta della resurrezione.

Gesù risorto appare ai discepoli su un monte in Galilea, la Grande Commissione

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