Il 1983 fu un anno di significativi avvenimenti per l'Italia, segnato da un lato da un importante evento spirituale per la Chiesa cattolica e dall'altro dalla drammatica escalation della violenza mafiosa, che vide cadere figure eroiche impegnate nella difesa dello Stato.
Il Giubileo Straordinario del 1983 e il Nuovo Codice di Diritto Canonico
Oltretevere, in concomitanza con il 1950° anniversario della morte e risurrezione di Cristo, Papa Giovanni Paolo II promulgò il 6 gennaio la bolla Aperite portas Redemptori. Con essa fu indetto un Giubileo straordinario, le cui celebrazioni si aprirono il 25 marzo. Questo evento rivestiva un significato spirituale profondo per milioni di fedeli in tutto il mondo.

Nello stesso anno, il 25 gennaio, era stato varato il nuovo Codice di diritto canonico per la Chiesa cattolica di rito latino, un documento fondamentale che sarebbe entrato in vigore il 27 novembre, delineando le normative che avrebbero guidato la vita della Chiesa negli anni a venire.
L'Anno della Violenza Mafiosa e la Nascita del Pool Antimafia
Parallelamente agli eventi ecclesiastici, il fronte della lotta alla criminalità organizzata si faceva sempre più cruento, con la mafia che sferrava attacchi diretti e brutali contro i rappresentanti delle istituzioni. Il 1983 si inserisce in un periodo di grave crisi per la credibilità delle istituzioni italiane, compromessa da numerosi scandali.
Gli Attentati Mafiosi del 1983
La cronaca di quell'anno fu abbondante di eventi tragici e sconcertanti, tra cui spiccavano quelli contrassegnati dalla violenza di matrice mafiosa. Il 25 gennaio, a Valderice, presso Trapani, fu ucciso il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto, impegnato in indagini sulle cosche. Pochi mesi dopo, il 29 luglio, Palermo fu scossa dall'omicidio del capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale, il giudice Rocco Chinnici, una figura chiave nella lotta alla mafia.
Il contrasto alla mafia, tuttavia, non conosceva soste: il 25 ottobre venne arrestato in Brasile Tommaso Buscetta, soprannominato "boss dei due mondi". La sua successiva collaborazione con la giustizia avrebbe svelato molti dei segreti di Cosa Nostra, rappresentando una svolta epocale nelle indagini.
Rocco Chinnici: L'Ideatore del Pool Antimafia

Rocco Chinnici, arrivato all'ufficio istruzione di Palermo nel 1979, trovò una città "in guerra", dove la mafia aveva già colpito duramente. Tra gli omicidi più eclatanti vi furono quelli di Cesare Terranova (25 settembre 1979), del quale Chinnici prese il posto, di Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980) e del capitano dei carabinieri Emanuele Basile (4 maggio 1980). Fu in questo contesto che Chinnici ebbe l'intuizione decisiva di dare vita al pool antimafia.
Chinnici comprese che non si poteva combattere la mafia "un reato per volta" e che la parcellizzazione delle conoscenze non era né fruttuosa né efficiente. Decise, quindi, di istituire a Palermo un "pool" sulla falsariga del metodo di lavoro utilizzato nelle indagini contro il terrorismo. Scelse personalmente i suoi componenti: Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Giuseppe Di Lello, i quali, grazie al lavoro sinergico, avrebbero rivoluzionato l'approccio giudiziario alla criminalità organizzata.

Il magistrato poneva particolare attenzione ai collegamenti tra "mafia e droga, mafia e denaro". Fu tra i primi a intuire l'esistenza di un livello superiore del potere mafioso, il cosiddetto "terzo livello", che vedeva coinvolta anche la politica. Chinnici costrinse i banchieri a tirare fuori i movimenti di denaro sospetti dai cassetti segreti, esaminando assegni, bonifici e moneta contante, gettando le basi per indagini finanziarie senza precedenti.
Fu il padre indiscusso del pool antimafia, ponendo le basi per il maxi-processo, un capolavoro giudiziario che avrebbe rappresentato il più duro colpo alla mafia: un'indagine che coinvolse 460 imputati, 200 avvocati difensori e quasi sei anni di lavoro, culminato con 19 ergastoli e pene per un totale di 2.665 anni di reclusione. I risultati ottenuti da Chinnici nella lotta a Cosa Nostra furono tali che l'FBI americana parlò in quegli anni della procura di Palermo come di un "centro nevralgico della battaglia contro la droga" nel mondo.
L'Assassino di Rocco Chinnici: Un Crinale nella Storia
La mattina del 29 luglio del 1983, alle 8.05, Palermo si svegliò con un boato. Una Fiat 127, imbottita con 75 chili di tritolo, esplose in via Pipitone Federico per uccidere il giudice Rocco Chinnici. Pochi minuti dopo le otto, mentre Chinnici si affacciava all'ingresso dello stabile, salutava il portiere Stefano Li Sacchi e cominciava ad attraversare la strada verso l'Alfetta blindata della sua scorta, un commando di killer mafiosi, tra cui Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, azionò il telecomando.

L'esplosione scavò un cratere in mezzo alla strada, infrangendo finestre nel giro di 400 metri, sradicando alberi e ripiombando sulla strada un fiume di frammenti e calcinacci. Nella strage morirono, insieme a Chinnici, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi. Gravemente ferito rimase anche l'autista di Chinnici, Giovanni Paparcuri. L'Ora di Palermo titolò, poche ore dopo la strage, "Palermo come Beirut", descrivendo uno scenario di guerra.
Rocco Chinnici moriva a 58 anni, ma il suo progetto sarebbe stato portato avanti con tenacia dal suo successore, Antonino Caponnetto. La sua morte, come quella di altri magistrati e uomini delle forze dell'ordine, evidenzia la vigliaccheria della mafia, che colpisce bersagli "facili", spesso lasciati soli dalle istituzioni. Questi uomini dello Stato, come quelli della scorta, consapevoli del rischio, decisero di correre per spirito di dovere.
Chinnici era consapevole dei pericoli. "La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose," aveva dichiarato.
La Visione di Chinnici: Cultura e Giovani nella Lotta alla Mafia
Rocco Chinnici nutriva una grande fiducia nelle nuove generazioni e per questo volle divulgare in innumerevoli congressi e convegni la cultura della legalità. "Quando si dice che a Palermo - affermò Chinnici - buona parte dell’economia si fonda sulla droga, non si esagera. È una realtà incontrovertibile. La mafia è una potenza imprenditoriale ed economica".
Sua figlia Caterina Chinnici sottolinea nel suo libro la consapevolezza del padre nella necessità di coinvolgere gli studenti. "Divulgando la sua attività intendeva sensibilizzare la cittadinanza, spiegare cos'è la mafia, raccontare i pericoli connessi all'uso della droga... e bisognava combatterla a livello sociale, portando in Sicilia lavoro e cultura. Diceva spesso che la cultura è libertà. L'illegalità trova terreno fertile dove prosperano l'ignoranza e la povertà, dove i giovani non vedono vie d'uscita: papà credeva nei ragazzi, diceva che, se li si mette in condizione di studiare, basta la forza della loro intelligenza a farne cittadini consapevoli, in grado di esercitare i propri diritti e di fare le proprie scelte". Chinnici andava nelle scuole e parlava ai ragazzi, dicendo loro che non bisogna avere paura della mafia, ma si deve conoscerla e combatterla insieme. Questa strategia di divulgazione e consapevolezza era simile a quella del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
In questo contesto, è opportuno ricordare la campagna di stampa che, successivamente, il Corriere della Sera condusse contro i magistrati siciliani, con l'editoriale di Leonardo Sciascia del 10 gennaio 1987 intitolato "I professionisti dell'antimafia". Borsellino commentò dopo la morte di Falcone: "Tutto incominciò con quell’articolo sui professionisti dell'antimafia".
L'Eredità di Rocco Chinnici e la Memoria
I killer di Rocco Chinnici furono condannati in primo e secondo grado, sebbene poi la sentenza fu riformata in Cassazione. Il sacrificio di Chinnici e degli uomini della sua scorta non è stato vano. Sua figlia Caterina, anch'essa magistrato, ha pubblicato nel 2014 un libro di ricordi dal titolo "È così lieve il tuo bacio sulla fronte", che ha ispirato una fiction televisiva in cui Sergio Castellitto ha prestato il volto all'ideatore del pool antimafia.
CHINNICI: Il Diario e la Nascita del Pool Antimafia contro il Potere Segreto - I Corleonesi 39°
Rocco Chinnici fu insignito della Medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione: "Magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, consapevole dei rischi cui andava incontro quale Capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, dedicava ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la sfida sempre più minacciosa lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico".
Ancora oggi, a 41 anni di distanza, Palermo, Misilmeri, Partanna e Pavia ricordano l'attentato con deposizioni di corone di fiori, messe e concerti musicali, mantenendo viva la memoria di un uomo che "con la creazione del pool ha cambiato la cultura del lavoro giudiziario".
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