I Reliquiari del Braccio di San Giovanni Battista: Storia e Descrizione

I reliquiari a forma di braccio, in cui viene custodita una reliquia di San Giovanni Battista, rappresentano una tipologia artistica e devozionale di grande importanza storica e culturale. Questi oggetti sacri, diffusi in Italia e oltralpe, sono documentati sin dal XI secolo e sono stati prodotti quasi senza varianti significative fino all'Ottocento, pur presentando diverse specificità stilistiche e costruttive.

Infografica sulla tipologia dei reliquiari a braccio, con esempi di variazioni nella mano e nella base

La Tipologia Generale del Reliquiario a Braccio

Il reliquiario in lamina argentea liscia a forma di braccio presenta spesso un'apertura, talvolta a forma di bifora dorata, che permette la visione della reliquia. La mano, elemento centrale, può essere rappresentata in diverse pose: con le dita serrate tranne l'indice che è sollevato, oppure aperta, in atto di benedire, o di tenere la palma del martirio o un oggetto simbolico legato all'agiografia del santo.

Questi manufatti custodiscono, di norma, l'ulna del braccio destro di San Giovanni Battista e presentano chiari elementi gotici, evidenti sia nella bifora che nell'accurata stilizzazione con cui sono resi i partiti decorativi. Dal XIII secolo, il braccio-reliquiario venne inserito su una base di supporto, spesso molto elaborata, poggiante su piedini o, in alcuni casi, su zampe di animale.

La reliquia, di consueto, non era visibile almeno fino al Trecento, epoca in cui la teca interna venne chiusa da un piccolo sportello apribile e trasparente, posto lungo il braccio o nel palmo della mano.

Il Reliquiario del Braccio di San Giovanni Battista a Siena

Storia e Donazione

Nel Duomo di Siena, all'interno della cappella ubicata nel transetto sinistro della cattedrale, è custodita una delle reliquie più insigni: il braccio destro di San Giovanni Battista, dal quale Gesù ricevette il battesimo nelle acque del fiume Giordano. Questa preziosa reliquia fu donata alla cattedrale di Siena il 6 maggio 1464 da Enea Silvio Piccolomini, allora Papa Pio II.

L'insigne reliquia era precedentemente appartenuta a Tommaso Paleologo, despota di Morea e fratello carnale dell'Imperatore d'Oriente, il quale l'aveva donata al Papa senese. Il braccio sacro fu autentificato dal cardinale e umanista bizantino Bessarione.

Il Reliquiario Originale e l'Alloggiamento Attuale

Il prezioso reliquiario originale, realizzato tra il 1465 e il 1466 dall’orefice Francesco d’Antonio, fu commissionato dall’Opera del Duomo, su ordine della Municipalità, al fine di abitare degnamente la reliquia del braccio destro di San Giovanni Battista. Quest'urna, fatta di metalli preziosi e dotata di un ricco repertorio decorativo, poggiava su una base rettangolare ornata di rilievi che evocavano la figura del Battista. Sulla faccia anteriore, sotto la placca di cristallo, erano rappresentati il Battesimo di Cristo, la Testa del Battista e la Decollazione del Santo.

Oggi, la reliquia è conservata in un reliquiario in argento più piccolo, risalente al XVII secolo e recante gli stemmi dei Placidi, all’interno di un cofre in metallo blindato del XV secolo. Il cofre può essere aperto solo con l’ausilio di due chiavi, una custodita dal Capitolo Metropolitano e l’altra dalla Municipalità di Siena, che devono essere inserite simultaneamente nelle due serrature. È alloggiata in una piccola sala accessibile da un’entrata situata a destra della Cappella di San Giovanni, nel transetto sinistro della cattedrale, decorata con stucchi del XVII secolo.

Foto del reliquiario del braccio di San Giovanni Battista nel Duomo di Siena

Esposizione e Devozione

La reliquia rimane un oggetto di profonda devozione e viene esposta pubblicamente per circa cinque giorni prima della festa di San Giovanni Battista, che ricorre il 24 giugno. In quest'occasione, la reliquia viene traslata dalla stanzetta dietro la Cappella di San Giovanni all'altare maggiore della cattedrale.

Presentato il restauro del reliquiario contenente il braccio destro di San Giovanni Battista

Un Esempio di Reliquiario Tardogotico: Analisi e Caratteristiche

Esiste un altro esempio di reliquiario a braccio, realizzato in argento, che poggia su una base polilobata. Questa base è costituita da lamine metalliche adagiate su un'armatura lignea ed è priva di elementi decorativi, fatta eccezione per l’orlo ornato da linee e zigrinature. Il fusto presenta nel mezzo un nodo sfaccettato, mentre la parte estrema è saldata a un supporto circolare guarnito di merlettatura con festone. L’intero braccio viene incastrato su questo supporto attraverso un avvitamento ed è provvisto di una serratura oggi non più funzionante. L’orlo della manica al polso ripete il motivo decorativo a fogliame presente nella parte sottostante.

La mano di questo reliquiario, segnata da diverse ammaccature, è realizzata nell’atto di indicare il cielo con l’indice teso. Rimuovendo il braccio si svela una piccola custodia in argento con archi a tutto sesto e cupola emisferica sovrastata da una crocetta. La teca è sostenuta da un basso cilindro aureo su cui sono incise un tralcio e foglie palmate che si susseguono in modo alterno; la stessa funge da contenitore del frammento osseo, tradizionalmente attribuito a San Giovanni Battista.

Ipotesi di "Pastiche" e Interventi

Un'analisi del manufatto rivela un intervento postumo di saldatura nel punto di innesto tra il fusto e il supporto su cui viene incastrato il braccio. La presenza di tale ripristino fa supporre che il reliquiario risulti essere un "pastiche", ovvero l’assemblaggio di due differenti pezzi. Giovanni Boraccesi (2016, pp.74-75) propone di anticipare la datazione del reliquiario al primo Quattrocento, documentando anche l’avvenuta pulitura e il restauro nel 1884 da parte dell’orefice Michele Maggi.

Storia e Provenienza

L’appartenenza di questo reliquiario al Capitolo Cattedrale è attestata sin dal 1596 da un inventario coevo conservato presso l’Archivio Provinciale De Gemmis. Giuseppe Bruno, riportando un manoscritto del canonico Nicola Gesualdo del 1912, fornisce un’indicazione non documentata circa la sua provenienza: «[…] a tempo delle Crociate da un crocesegnato fu portato dall’Oriente e poi deposto nel Santuario di S. Maria di Leuca; di là uno dei Signori Utili il trasse ed il donò a questa Basilica […]» (Bruno 1994, p. 69).

Benché mancante di punzonature e iscrizioni dedicatorie, la datazione del reliquiario può approssimativamente collocarsi nella seconda metà del XV secolo in base a un’analisi stilistica, che lo riporta alle ultime testimonianze tardogotiche. Confronti con analoghi esemplari, quali il reliquiario a braccio di Santo Stefano Protomartire (conservato nella chiesa di Sant'Erasmo di Santeramo in Colle) e quelli di San Biagio e San Giovanni da Matera (presenti nella Cattedrale di Matera), supportano questa collocazione temporale.

Foto dettagliata del reliquiario a braccio tardogotico con base polilobata, con evidenza degli elementi decorativi e della mano

Il Reliquiario Siciliano del 1664

Un altro significativo reliquiario a braccio fu realizzato nel 1664 in Sicilia. La sua creazione fu legata alla volontà dell’aristocratico don Antoniuzzo Sortino Trono, che ne affidò il compito ad argentieri siciliani per custodire un frammento osseo di San Giovanni Battista.

Commissione e Contesto

La storiografia locale riporta che nel 1664 la parte meridionale della Sicilia pativa un duro periodo di siccità. Don Antoniuzzo, interpretando questo evento inspiegabile come un segno divino, comprese di aver dubitato della Divina Provvidenza. Iniziò così la sua conversione e, per rimediare al suo errore nei confronti del Battista, finanziò di tasca propria la realizzazione di questo braccio d’argento. Lo scopo era quello di custodire l'altra sua reliquia, "a perpetua memoria della sua devozione e in espiazione della sua incredulità". Il marcato realismo della mano e dell’avambraccio di questo manufatto accentua la sensazione di percepirne la morbidezza della pelle e la vita che scorre al suo interno.

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