La Canonizzazione di Paolo VI e Oscar Romero: Santi Insieme

Il 14 ottobre, nella solenne cornice di Piazza San Pietro, Papa Francesco ha proclamato santi Paolo VI e Oscar Arnulfo Romero Galdámez. Questa decisione, presa nel Concistoro odierno, ha autorizzato la promulgazione del decreto per entrambi, aprendo le porte della loro canonizzazione all'unisono. La data scelta, una domenica che si colloca significativamente nel mezzo del Sinodo dei Vescovi sui giovani a Roma, sottolinea l'importanza dell'evento.

Thematic photo of St. Peter's Square during a canonization ceremony with a focus on a large crowd and the Pope.

Un Percorso Comune Verso la Santità

I destini di Paolo VI e Oscar Romero sono stati accostati fin nelle tappe finali del giudizio dell’iter canonico. Il riconoscimento dei miracoli che li ha portati agli onori della Chiesa universale ha seguito un percorso parallelo. Il 26 ottobre 2017, la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi aveva votato all'unanimità per entrambi i casi miracolosi.

I Miracoli Riconosciuti

  • Per Papa Montini, il miracolo riconosciuto riguarda una gravidanza ad alto rischio conclusasi favorevolmente con la nascita di una bambina sana. La madre, S. M., della provincia di Verona, era a rischio di aborto per una grave patologia che avrebbe potuto compromettere la vita della bambina e della donna stessa. A pochi giorni dalla beatificazione di Montini, avvenuta il 19 ottobre 2014, la donna si recò a Brescia, diocesi natale di Paolo VI, per pregare il nuovo beato nel Santuario delle Grazie. I successivi controlli medici attestarono la completa guarigione del feto. La bambina, Amanda Maria Paola Tagliaferro, nata il 25 dicembre 2014, è oggi in buona salute.
  • Per il vescovo martire Romero, il miracolo ha riguardato la guarigione di una donna, Cecilia Flores, del Salvador, in pericolo di morte dopo un parto a seguito di una gravissima complicanza nella sua settima gravidanza. Il marito, trovando una Bibbia della nonna con un’immagine dell’arcivescovo, aveva invocato l’aiuto del presule.

Dopo il voto unanime della Consulta Medica, il 14 dicembre 2017 il congresso dei teologi aveva espresso il proprio voto positivo per entrambi i casi, e il 6 febbraio scorso lo stesso responso era stato dato dalla sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi.

Paolo VI: Il Papa della Chiesa Samaritana

Giovanni Battista Montini, nato a Concesio, in provincia di Brescia, il 26 settembre 1897, fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1920. Inizialmente indirizzato alla carriera diplomatica, fu arcivescovo di Milano nel 1955 e creato cardinale da Papa San Giovanni XXIII. Il 21 giugno 1963 gli succedette al soglio di Pietro con il nome di Paolo VI, dichiarando subito di voler portare avanti il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Historical photo of Pope Paul VI during the Second Vatican Council or one of his apostolic journeys.

Pontificato e Visione

Alla conclusione del Concilio, Paolo VI si dedicò con coraggio e tra grandi difficoltà a metterne in opera le deliberazioni. Scrisse sette encicliche, compì nove viaggi apostolici fuori dall’Italia, riportando Pietro in Terra Santa dopo 2000 anni e visitando Africa, America, Oceania, Australia e Asia. Coltivò le relazioni ecumeniche, con proficui scambi e incontri con la Chiesa anglicana e la Chiesa ortodossa.

Il suo pontificato (1963-1978) fu segnato da anni difficili per l'Italia e il mondo. Fu il "Papa della Chiesa «samaritana, ancella dell'umanità»", un concetto che anticipa la "Chiesa in uscita" di Papa Francesco, che lo ha definito un "grande Papa, coraggioso cristiano, instancabile apostolo".

Un Cuore Sensibile alle Sofferenze

L’ultimo periodo della sua vita fu segnato dalla contestazione ecclesiale e dall’uccisione del suo amico, l’onorevole Aldo Moro. È celebre la sua lettera alle Brigate Rosse per chiedere la liberazione di Moro, e il suo grido di dolore a Dio durante l'omelia ai funerali: «Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse - restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l'onorevole Aldo Moro, uomo buono ed onesto, che nessuno può incolpare di qualsiasi reato, o accusare di scarso senso sociale e di mancato servizio alla giustizia e alla pacifica convivenza civile». E ancora: «E vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni». Dopo l'uccisione di Moro, lanciò un urlo di disperazione: «Dio della vita e della morte, tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico».

Paolo VI morì nella residenza pontificia di Castel Gandolfo il 6 agosto 1978. Era stato dichiarato Venerabile il 20 dicembre 2012 da Papa Benedetto XVI.

Oscar Romero: Voce dei Senza Voce

Oscar Arnulfo Romero y Galdámez, nato il 15 marzo 1917 a Ciudad Barrios, nello Stato di El Salvador, ha dedicato la sua vita al Vangelo, alla Chiesa e ai poveri oppressi. Abbracciò il sacerdozio il 4 aprile 1942 e fu nominato arcivescovo di San Salvador nel 1977. Studiò a Roma come seminarista dal 1937 al 1943, mantenendo sempre un grande affetto per la città come centro della cattolicità.

Photo of Oscar Romero, perhaps an iconic portrait or him speaking to a crowd.

Il Pastore e il Martire

Nominato vescovo ausiliare di San Salvador nel 1970 da Paolo VI e poi arcivescovo nel 1977, visse in modo sobrio nelle stanze del custode di un ospedale per malati terminali per essere sempre vicino ai poveri. Fu il contatto quotidiano con i fedeli a fargli prendere coscienza dell’iniquità del sistema sociopolitico dell’epoca, che “scartava” la maggior parte dei cittadini. Divenne ben presto la "voce dei senza voce", grazie alle sue ampie omelie che univano spiegazioni bibliche a informazioni sui fatti della settimana. La sua colpa fu aver parlato «troppo», denunciando gli abomini della dittatura militare di El Salvador.

Il 23 marzo 1980, nella sua ultima predica in Cattedrale, esortò: «Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi la repressione». Rivolgendosi agli uomini dell'esercito, aggiunse: «Fratelli, appartenete al nostro stesso popolo, uccidete i vostri stessi fratelli contadini; ma rispetto a un ordine di uccidere dato da un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice "Non uccidere". Nessun soldato è tenuto a obbedire a un ordine contrario alla Legge di Dio. Vi supplico, vi chiedo, vi ordino in nome di Dio: "Cessi la repressione!"». Il giorno dopo, il 24 marzo 1980, un sicario lo uccise brutalmente con un colpo al cuore mentre celebrava la Messa nella cappella dell’ospedale. Aveva appena detto: «Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini ci spinga a dare anche il nostro corpo e il nostro sangue al dolore e alla sofferenza come Cristo; non per noi stessi ma per dare al nostro popolo frutti di giustizia e di pace».

Il Martirio Continuato

Il suo martirio non finì con la morte. Come affermato da Papa Francesco, «non fu solo nel momento della sua morte, ma iniziò con le sofferenze per le persecuzioni precedenti alla sua morte e continuò anche posteriormente, perché non bastava che fosse morto: fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche per mano dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato». Riconosciuto il suo martirio, ossia la sua uccisione in odium fidei, è stato proclamato beato in una solenne celebrazione a San Salvador il 23 maggio 2015. In America Latina, è venerato come «San Romero de las Américas».

Il poeta Davide Maria Turoldo gli dedicò una poesia: «In nome di Dio vi prego, vi scongiuro, vi ordino: non uccidete! Soldati, gettate le armi…/ Chi ti ricorda ancora, fratello Romero? Ucciso infinite volte / dal loro piombo e dal nostro silenzio. / Ucciso per tutti gli uccisi; neppure uomo, / sacerdozio che tutte le vittime riassumi e consacri. / Ucciso perché fatto popolo: / ucciso perché facevi «cascare le braccia ai poveri armati», più poveri degli stessi uccisi: / per questo ancora e sempre ucciso. / Romero, tu sarai sempre ucciso, e mai ci sarà un / Etiope che supplichi qualcuno ad avere pietà. / Non ci sarà un potente, mai, che abbia pietà / di queste turbe, Signore? nessuno che non venga / ucciso?»

Il Profondo Legame tra Paolo VI e Romero

Tra monsignor Romero e Papa Montini esisteva un legame affettivo e pastorale molto intenso e sincero, che andava oltre la formalità. Fu proprio Paolo VI a nominare Oscar Romero vescovo ausiliare di San Salvador nel 1970, poi vescovo di Santiago de María nel 1974 e infine arcivescovo di El Salvador nel 1977.

Incontri e Sostegno Reciproco

Durante una visita ad limina nel 1975, l'allora vescovo di Santiago de Maria, Romero, incontrò Paolo VI. Un altro significativo incontro avvenne il 21 giugno 1978, meno di due mesi prima della morte di Papa Montini. In quel periodo, Romero era osteggiato e la Chiesa salvadoregna perseguitata. Recatosi a Roma per difendersi dalle accuse dei detrattori che cercavano di farlo rimuovere dalla Santa Sede, Romero annotò: «Il Papa non è stato schematico, ma piuttosto cordiale, ampio, generoso». Montini non entrò nel merito delle accuse, ma confortò e sostenne l’arcivescovo.

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Sintonia Teologica e Pastorale

Nelle omelie di Romero, i riferimenti a Paolo VI e ai suoi documenti erano frequenti. Seguiva ogni passo e discorso di Paolo VI fin dall’elezione nel 1963. Le vicende personali di Romero sembrano ricalcare, nelle gioie e nelle amarezze, le tre grandi fasi del pontificato di Paolo VI: quella degli entusiasmi conciliari e delle grandi encicliche, come “Populorum progressio” (1967); quella del ripiegamento per le contestazioni; quella del rilancio dell’evangelizzazione fra il 1974 e il 1978, di cui sono simbolo l’Anno Santo del 1975 e la “Evangelii nuntiandi” del 1975.

Romero elogiava Montini come «Papa del dialogo, leader della pace del mondo, pellegrino dell’amicizia dei popoli, profeta nuovo dello sviluppo dei popoli e della giustizia sociale, autentico avvocato dei popoli poveri dinanzi all’abuso dei popoli potenti». Inoltre, affermava che il suo pensiero teologico era uguale a quello di Paolo VI, definito nella “Evangelii nuntiandi”, e abbracciava la teologia della liberazione «quella che promana dal messaggio di Gesù, che viene a togliere il peccato dal mondo». Tutto ciò in totale fedeltà al suo motto episcopale, «Sentire con la Chiesa», e in piena sintonia con Paolo VI, che considerava padre, maestro e amico.

Come Montini a Roma, anche Romero a San Salvador avvertiva le crescenti opposizioni al Concilio e la difficoltà di fare sintesi tra vecchio e nuovo, esortando a non dare interpretazioni arbitrarie del Concilio, a non dividere la Chiesa in fazioni, riprendendo l’invito a proseguire nell’aggiornamento e a impegnarsi nella carità.

Le Nuove Stelle della Santità

Insieme a Paolo VI e all’arcivescovo martire di San Salvador, altre quattro figure si uniscono alla costellazione della santità, uomini e donne che si sono spesi per servire fedelmente il Vangelo:

Francesco Spinelli (1853-1913)

Sacerdote diocesano, fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento insieme a Caterina Comensoli. Nato a Milano il 14 aprile 1853, fu ordinato il 17 ottobre 1875. La sua vita fu segnata da grandi prove, e visse e insegnò l’arte del perdono più smisurato. Il fine del suo Istituto era «Attingere l’amore più ardente dall’Eucaristia celebrata e adorata per riversarlo sui più poveri fra i fratelli». Morì il 6 febbraio 1913.

Vincenzo Romano (1751-1831)

Sacerdote diocesano, nato a Torre del Greco il 3 giugno 1751. Ordinato sacerdote il 10 giugno 1775, si dedicò alla difficile opera di ricostruzione materiale e morale della sua città e della chiesa di Santa Croce dopo la terribile eruzione del Vesuvio del 1794. Introdusse la cosiddetta “sciabica”, una strategia missionaria per avvicinare i fedeli con il crocifisso in mano, improvvisando una predicazione. Si fece mediatore tra gli armatori delle “coralline” e i marinai. Il miracolo che gli ha aperto le porte della canonizzazione è stata la guarigione di Raimondo Formisano, un commerciante di frutti di mare ammalatosi di tumore. Morì il 20 dicembre 1831.

Maria Caterina Kasper (1820-1898)

Vergine, fondatrice dell’Istituto delle Povere Ancelle di Gesù Cristo. Nata nel villaggio di Dernbach, in Germania, il 26 maggio 1820, visse un'infanzia e adolescenza dedicate a umili lavori per sostenere la numerosa famiglia. Cominciò la vita comune con alcune compagne nel 1845, e tre anni dopo aprì la loro casa ai poveri. Seguì la formazione delle novizie e l'apertura di nuove case, anche all'estero, per aiutare gli immigrati tedeschi. Morì per infarto il 2 febbraio 1898. Era stata beatificata da Paolo VI il 16 aprile 1978.

Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù (al secolo Nazaria Ignazia March Mesa) (1889-1943)

Vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie Crociate della Chiesa. Nata a Madrid, in Spagna, nel 1889, scoprì la sua vocazione durante un viaggio in Messico. Fondò il suo Istituto il 16 giugno 1925, inteso come «crociata di amore che abbraccia tutta la Chiesa», con un focus sulla promozione sociale e lavorativa delle donne. Si trasferì in Argentina nel 1938, dove aprì molte istituzioni a favore delle giovani e dei poveri. Morì a Buenos Aires nel 1943, il 6 giugno. Una religiosa piccola di statura ma dalla grande forza spirituale, pienamente latinoamericana e sempre dalla parte dei poveri. Era stata proclamata beata da Giovanni Paolo II il 27 settembre 1992.

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Al rito di canonizzazione, presenzieranno delegazioni da numerosi Paesi, tra cui quelle italiana, guidata dal Presidente Sergio Mattarella, e salvadoregna, guidata dal Presidente di El Salvador, Salvador Sanchez Ceran. Sul sagrato saranno presenti anche i miracolati, inclusa la piccola Amanda Maria Paola Tagliaferro e Cecilia Flores.

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