«Chi non ricorda, non vive»: così ammoniva Giorgio Pasquali in Filologia e storia (1920). La smemoratezza culturale dei nostri giorni trova, però, un bastione invalicabile nei grandi archivi storici. Uno degli scrigni supremi di memorie remote e moderne è l’Archivio Apostolico Vaticano, così denominato da papa Francesco con un motu proprio del 22 ottobre 2019, sostituendo la più arcigna (e popolare) titolatura precedente di «Archivio Segreto Vaticano». È a questo archivio e ai suoi collaboratori che dobbiamo oggi edizioni critiche esemplari per chi vuole esercitare un’autentica prassi archivistica, ma aperte anche a tutti i cultori della nobile curiositas storica.
L'arco storico degli appunti considerati, iniziati già nel marzo 1939 dopo l'elezione di Pio XII al pontificato, si estende dal 5 luglio 1945 fino al 28 novembre 1954, quando Montini fu preconizzato arcivescovo di Milano. Il dittico di tomi che ne risulta è imponente non solo quantitativamente (i soli indici occupano più di 200 pagine!) ma soprattutto per la straordinaria acribia nell’identificare e profilare eventi e personaggi, e spesso nel decrittare gli enigmi di certi appunti. Per facilitare i percorsi in questa selva di dati, l'autore ha abbozzato nell’introduzione una sorta di mappa, articolata per soggetti.
Pio XII e la Comunicazione: Nuovi Media e Musica
Largo spazio è riservato, ad esempio, alla comunicazione che vede un Pio XII sorprendentemente molto sensibile alle riprese audiovisive. Scontato era l'uso della radio, non solo di quella vaticana, allestita dallo stesso Guglielmo Marconi sotto il precedente pontificato di Pio XI, ma anche della Rai, oggetto di un ascolto costante, soprattutto nel programma
Inattesa è, invece, la premura per la televisione, sui cui schermi papa Pacelli iniziò ad apparire nel 1949 con un’emittente francese e nel 1950 con quella italiana, dando persino indicazioni alla regia («2 Guardie Nobili senza spade sguainate», «senza armi impugnate! - spade nel fodero»). Né mancò una lettera all’episcopato italiano
La Musica nel Pontificato di Pio XII
Un altro soggetto caro al papa risulta la musica, che egli seguiva nei concerti quand’era nunzio a Monaco o Berlino. Un caso quasi divertente è quello di Mozart: pur appassionato del grande musicista, Pio XII impedì che si concedesse il patrocinio della Santa Sede alle celebrazioni del II centenario della sua nascita (1956) per l’«immoralità» del suo Don Giovanni.

Il XV Congresso Eucaristico Nazionale di Lecce (1956)
Sono passati cinquant’anni da quando, nell’aprile-maggio 1956, Lecce ha ospitato il Congresso Eucaristico Nazionale, sotto il pontificato di Pio XII. Quel Congresso si concluse il 6 maggio del 1956. I leccesi di vecchia generazione hanno bene impresso nel ricordo questo congresso, che si è svolto a Lecce dal 29 aprile al 6 maggio dello stesso anno.
Si tratta del XV Congresso Eucaristico Nazionale, sul tema: “L’Eucaristia, sacramentum umanitatis, vinculum charitatis” (l’Eucaristia, sacramento di unità e vincolo di carità). Era il pontificato di Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, che non riuscì ad essere fisicamente presente a Lecce; il suo messaggio ai fedeli (i trecentomila confluiti nell’attuale piazza Mazzini) fu trasmesso per radio. Tra gli ospiti illustri, ricorda l’Arcivescovo Metropolita di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi, c’era anche il Patriarca di Venezia, Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, che arrivò a Lecce con un aereo militare messo a disposizione dalle autorità di Venezia. Il futuro papa Giovanni XXIII, il “papa buono” era a quel congresso, così come numerosi vescovi e sacerdoti accorsi da tutta Italia, esponenti del governo di Mario Scelba e del Laicato Cattolico.
Il congresso internazionale Eucaristico
«Il Congresso Eucaristico Nazionale di Lecce - scrive monsignor Ruppi in
Il 6 maggio 1956 si concluse il Congresso eucaristico nazionale. Monsignor Ruppi esprime tristezza nel vedere «i piccoli accostarsi alla mensa eucaristica con tanto affetto e tanta devozione e i genitori, gli adulti, i lavoratori, i professionisti, uomini e donne, affannati e affaticati, starsene lontani, freddi, increduli...». Proprio per questo, è il messaggio centrale di questo Congresso, occorre restituire alle persone la speranza, ed è questo il significato stesso dell’Eucaristia, la speranza per il mondo che cambia, per il modo di vivere la fede che è cambiato.