Vescovi Cecoslovacchi e la Loro Amicizia con Madre Teresa di Calcutta

Introduzione: La Chiesa Cattolica nella Cecoslovacchia Comunista

La storia della Chiesa Cattolica nella Cecoslovacchia del XX secolo è profondamente segnata dalla persecuzione e dalla resistenza sotto il regime comunista. In questo contesto di grande prova, emersero figure episcopali di straordinario coraggio e fede, che non solo difesero la Chiesa e il loro popolo, ma stabilirono anche legami significativi con personalità globali della spiritualità, come Madre Teresa di Calcutta. Questa panoramica esplora la vita di due di questi vescovi cecoslovacchi, František Tomášek e Pavol Mária Hnilica, e la loro connessione con la Santa di Calcutta, includendo anche l'influenza di un altro servo di Dio, il vescovo sloveno Janez Francisek Gnidovec, sui primi passi della fondatrice delle Missionarie della Carità.

Cardinale František Tomášek: Un Pastore Dalla Resistenza Alla Libertà

Nato a Studénka, nell'arcidiocesi di Olomouc in Moravia, Impero Austro-Ungarico (oggi Repubblica Ceca), František Tomášek era il secondo di sei figli. Fu ordinato sacerdote il 5 luglio 1922 a Olomouc da Antonín Cyril Stojan, arcivescovo di Olomouc.

Il suo ministero fu segnato dalle avversità. Dal 22 luglio 1951 al 28 maggio 1954, fu internato in un campo di lavori forzati dal regime comunista. Dopo il rilascio, dal 1954 al 1965, continuò a svolgere il ministero pastorale a Olomouc, dimostrando una resilienza incrollabile.

Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965), un periodo cruciale per la Chiesa universale. Il 18 febbraio 1965 fu nominato Amministratore apostolico, sede plena, di Praga, e successivamente, dal 1969 al 1977, Amministratore apostolico, sede vacante. Nel 1977, fu nominato arcivescovo di Praga, carica che mantenne fino alle sue dimissioni nel 1991. Tomášek ha sempre avuto un atteggiamento di cauto ma deciso confronto nei confronti del governo comunista cecoslovacco, che contrastava apertamente la Chiesa cattolica.

La sua figura emerse con forza durante i cambiamenti politici. Sostenne gli studenti e gli attori durante la Rivoluzione di Velluto nel 1989, un momento chiave per la liberazione della Cecoslovacchia. Rassegnò le dimissioni dal governo pastorale dell'arcidiocesi il 27 marzo 1991. Morì per arresto cardiaco, aggravato dalla polmonite, il 4 agosto 1992, all'età di 93 anni, a Praga. Fu seppellito nella cappella arcivescovile della Cattedrale di San Vito a Praga. Ai suoi funerali, celebrati nella cattedrale metropolitana di Praga e presieduti dal cardinale Angelo Sodano, parteciparono monsignore Miloslav Vlk (suo successore), Giovanni Coppa (Nunzio apostolico) e il Cardinale Ján Chryzostom Korec.

Ritratto del Cardinale František Tomášek in abiti cardinalizi

Vescovo Pavol Mária Hnilica: Il Vescovo Segreto, Fatima e Madre Teresa

Pavol Mária Hnilica, nato il 30 marzo 1921 a Uňatín (oggi in Slovacchia), e morto l’8 ottobre 2006 a Nové Hrady, è stato un altro testimone coraggioso della fede. I temi centrali della sua vita furono il messaggio di Fatima e la conversione della Russia.

Anche Hnilica subì la persecuzione, essendo internato in un campo nel 1950. In un atto di fede e sfida al regime, fu ordinato segretamente sacerdote il 29 settembre 1950 e, il 2 gennaio 1951, divenne segretamente il più giovane vescovo del mondo. Consacrò anch'egli segretamente sacerdoti, e il 24 agosto 1951, consacrò il 27enne vescovo Ján Korec, anch'egli gesuita.

Dopo l'emissione di un mandato di arresto, Hnilica continuò a muoversi senza paura in Slovacchia. Il 3 dicembre 1951 attraversò il fiume Morava, entrando nella zona sovietica in Austria, e successivamente viaggiò all’estero senza visto. Giunse a Roma nel settembre 1952, dove Paolo VI fece una pubblica dichiarazione del suo grado episcopale. Per il Concilio Vaticano II, scrisse un rapporto critico di 50 pagine sullo stato della Chiesa in Cecoslovacchia, che fu tradotto in 9 lingue e in 13 edizioni. Al Concilio, il 26 settembre 1965, affermò in plenaria che l’ateismo e il comunismo erano malattie e che il messaggio di Fatima era una cura per essi.

Hnilica viaggiò molto, dedicando sforzi alla conversione della Russia, che la Madonna aveva menzionato 22 volte a Fatima. Il 25 marzo 1984, in un atto di straordinaria audacia, celebrò segretamente una Messa nell’ex Chiesa della Dormizione della Madre di Dio al Cremlino di Mosca, consacrando la Russia al Cuore Immacolato di Maria. Lo stesso giorno, Giovanni Paolo II compì un atto simile in Piazza San Pietro, senza però nominare esplicitamente la Russia. Per i suoi sforzi, Hnilica fu odiato dai comunisti in Slovacchia e nell’URSS.

Fu un grande amico di Madre Teresa, con la quale collaborò attivamente, aiutandola a stabilire la prima comunità a Čadca. Ebbe anche contatti stretti con Chiara Lubich e il movimento dei Focolari, e fu stretto collaboratore di padre Werenfried von Straaten, capo della Kirche in Not (Aiuto alla Chiesa che Soffre), che attraverso di lui finanziò progetti cattolici slovacchi.

Dopo la caduta del regime, il vescovo tornò in Slovacchia il giorno di Natale del 1989. Morì l’8 ottobre 2006, e i suoi funerali ebbero luogo il 18 ottobre 2006 nella cattedrale di Trnava. Una Santa Messa fu celebrata per lui a Roma, il 25 ottobre, nella Basilica di Santa Maria Maggiore dal Cardinale Josef Tomko. Fu proprio lui a suggerire a Papa Giovanni Paolo II di affidare ufficialmente il mondo alla Madonna del Rosario, l’8 ottobre 2002, in Piazza San Pietro, in occasione dell'Anno del Rosario.

Foto storica del Vescovo Pavol Mária Hnilica in un incontro

Janez Francisek Gnidovec: L'Influenza Nascosta Sull'Infanzia di Madre Teresa

Oltre ai vescovi cecoslovacchi, una figura di notevole importanza nella vita di Madre Teresa fu il Servo di Dio, Vescovo Janez Francisek Gnidovec, CM (Congregazione della Missione). Sebbene sloveno e non cecoslovacco, il suo ruolo è fondamentale nella storia della vocazione di Madre Teresa.

Il Vescovo Gnidovec conobbe Madre Teresa fin dalla fanciullezza. Egli l’ha accompagnata nei primi anni ed è stato uno strumento nelle mani di Dio per aiutarla a scoprire la propria vocazione alla vita consacrata e a prendere la decisione definitiva di donarsi completamente a Gesù. Anni dopo, quando ebbe inizio il processo di beatificazione di Janez Francisek Gnidovec, fu chiesto a Madre Teresa di essere una dei suoi testimoni. Ella scrisse una breve nota in lingua croata: "Il nostro Vescovo Gnidovec era un santo. Tutti lo chiamavano per nome. 'Stai andando alle missioni. Dona tutto a Gesù, vivi solo per Lui, sii Sua, ama solo Lui, offri te stessa solo a Lui.'"

L'esempio di figure come Gnidovec e di migliaia di altri fratelli e sorelle nella Famiglia Vincenziana, che hanno vissuto il carisma e la spiritualità Vincenziana per oltre 400 anni, continua ad incoraggiare. Questi santi, beati e servi di Dio sono un dono per la Chiesa e un mezzo di santità per le generazioni future.

Ritratto del Servo di Dio Vescovo Janez Francisek Gnidovec CM

L'Eredità Spirituale di Madre Teresa: Insegnamenti e Testimonianze

La figura di Madre Teresa di Calcutta, profondamente legata a molti di questi vescovi, risplende attraverso le testimonianze di coloro che l'hanno conosciuta. Il cardinale Angelo Comastri, ad esempio, ricorda la sua figura e i suoi insegnamenti che sottolineano l'importanza della preghiera e della carità.

La Priorità della Preghiera nella Carità

Un aneddoto significativo riguarda un vescovo (presumibilmente Hnilica, dato il contesto nel testo originale) che mostrò a Madre Teresa il suo anello episcopale con incastonata la Medaglia Miracolosa, regalatagli da lei. Madre Teresa commentò: «Hai fatto bene a mettere l’immagine della Madonna, così chiunque baci l’anello penserà a lei e non a te».

Comastri stesso racconta del suo primo incontro con Madre Teresa, quando lei gli chiese: «Quante ore preghi ogni giorno?». Sorpreso, Comastri le chiese perché non parlasse di carità. Madre Teresa gli rispose con la sua profonda saggezza: «Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega». Per lei, ogni azione e decisione dipendeva dalla preghiera: «Pregando, Dio mi mette il suo amore nel cuore, e così posso amare i poveri».

La Difesa della Vita e la Libertà dal Materialismo

Madre Teresa aveva una visione chiara sulla sacralità della vita. Nel 1988, durante una visita a Santo Stefano al Monte Argentario, disse: «La vita è il più grande dono di Dio. È per questo che è penoso vedere quanto accade oggi: la vita viene volontariamente distrutta dalle guerre, dalla violenza, dall’aborto. Il più grande distruttore di pace nel mondo oggi è l’aborto. Se una madre può uccidere il proprio figlio nel suo grembo, chi potrà fermare me e te nell’ucciderci reciprocamente? Se una mamma può uccidere il proprio figlio, chi potrà impedire a un figlio di uccidere la madre?».

La sua libertà dal materialismo era altrettanto evidente. Quando un industriale le offrì la sua villa per accogliere i malati di AIDS, Madre Teresa rifiutò, dicendo: «Debbo pregare, debbo pensarci: non so se è cosa buona portare i malati di Aids in un luogo di grande turismo. E se fossero rifiutati? Soffrirebbero due volte!». E di fronte al suggerimento di prenderle comunque le chiavi, rispose risolutamente: «No, signore! Perché ciò che non mi serve, mi pesa!».

La "Valigia della Carità": Un Richiamo Universale

L'ultima volta che Comastri vide Madre Teresa, tre mesi prima della sua morte nel 1997, lei gli disse: «O mio caro vescovo Angelo, la vita è una sola: non è come i sandali, che cambio. E io debbo spenderla tutta per seminare amore fino all’ultimo respiro. Ricordati che, quando moriremo, porteremo con noi soltanto la valigia della carità». Concluse con un potente monito: «Riempila, finché sei ancora in tempo!». Questo richiamo, a domandarsi ogni giorno se si è messo qualcosa nella "valigia della carità", è l'eredità spirituale universale di Madre Teresa.

La sua capacità di produrre opere, piuttosto che semplici chiacchiere sulla carità, come spesso sottolinea Papa Francesco, era la sua risposta alle critiche. Quando le dissero delle accuse ingiuste, mentre stava imboccando un uomo denutrito, rispose: «Non ho tempo per rispondere». E aggiunse: «Ma penso che questa sia già una risposta».

Madre Teresa di Calcutta | Documentario COMPLETO

Il Contributo dei Vescovi Cecoslovacchi al Movimento di Medjugorje

Il Vescovo Pavol Mária Hnilica, insieme al Vescovo Franic', fu anche un "grande amico di Medjugorje". Nel 16° anniversario degli eventi, i due vescovi, unitamente ai padri responsabili di Medjugorje, inviarono una testimonianza in una lunga lettera. In essa, riconobbero che «il movimento spirituale di Medjugorje è uno dei più grandi e autentici movimenti spirituali di questo XX secolo, che coinvolge fedeli, clero, religiosi e vescovi, i quali testimoniano dei molteplici benefici spirituali venuti alla Chiesa».

La lettera evidenziava che «decine di milioni di pellegrini sono venuti a Medjugorje in questi 16 anni. Migliaia di sacerdoti e centinaia di vescovi hanno potuto testimoniare soprattutto attraverso le confessioni e le celebrazioni, che la gente qui si converte e che le conversioni sono durature». Aggiunsero che «quelli che sperimentano la presenza di Maria e la sua grazia speciale non si contano, e nemmeno le storie personali di guarigioni spirituali e corporali e le vocazioni a una vita consacrata».

Veduta aerea del Santuario di Medjugorje con pellegrini

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