Il percorso artistico del Gruppo Teatro Devadatta ha rappresentato una fusione unica tra la volontà di comunicare il fatto spirituale e la ricerca di linguaggi espressivi sempre nuovi. Partendo dall'entusiasmo di opere come Forza venite gente e La cerca del Graal, il gruppo ha cercato di trasporre la propria visione in un teatro capace di parlare al cuore dell'uomo attraverso la parola, il gesto e la musica.

Dallo spettacolo corale al teatro-canzone
Il passaggio da commedie di grande impatto scenografico a spettacoli più intimi e statici, ispirati al teatro/canzone di Giorgio Gaber, è stato vissuto inizialmente come un ridimensionamento. Tuttavia, questa scelta ha permesso una maggiore mobilità in contesti come sale conferenze e piccoli teatri, più gestibili e vicini alla misura del gruppo.
La necessità di adattamento ha portato a una ristrutturazione degli organici, puntando su una componente musicale ridotta ma essenziale, composta da chitarristi, coriste e una voce recitante solista. Il concetto di "recupero", pilastro del Movimento che ispirava le attività del gruppo, si è esteso oltre la ricostruzione di luoghi fatiscenti, diventando una chiave di lettura per l'essere umano: ogni persona, materiale o abilità dimenticata meritava di ritrovare dignità e rilancio.

Progetti e collaborazioni artistiche
Nel corso degli anni, il gruppo ha dato vita a una serie di produzioni caratterizzate da una forte commistione di generi, dalle influenze brasiliane di Vinicius de Moraes ai ritmi dei Tarantolati di Tricarico. Tra le figure chiave che hanno arricchito questa esperienza, spicca il talento di musicisti come Marco Lupo e la sensibilità visiva di Angelo De Mattia, il cui lavoro di reportage fotografico e audiovisivo ha documentato l'evoluzione delle attività del Movimento.
Le tappe principali della produzione
| Opera | Caratteristiche |
|---|---|
| Caleidoscopio | Sperimentazione di testi criptici e paradossali. |
| Il Compagno di viaggio | Ritorno a un canovaccio ricco di brani d’epoca e umorismo. |
| Al Wittgenstein Cafè | Fusione di monologhi originali e ispirazione gaberiana. |
L'impegno verso la verità e il primato della coscienza
Il decennio post-caduta del Muro di Berlino ha imposto al Gruppo Teatro Devadatta l'urgenza di "scendere in campo". Le opere realizzate, come la trilogia composta da Caleidoscopio, Amore mi manchi e Sette Sogni, sono state tentativi di testimoniare il primato della coscienza e della Verità.
L'ispirazione tratta da figure come Giorgio Gaber non è mai stata intesa come un semplice tributo, ma come un "armamento" della propria ispirazione personale. Esemplare in questo senso è stato il progetto Il corpo stupido - dialoghi d’inizio secolo tra i signori G. e G., che ha visto la partecipazione di artisti come Walter De Mattia, Arcangelo Giordano e Mario Coppotelli, in una continua ricerca di equilibrio tra musica, parola e impegno spirituale.
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