Le Celebrazioni Pasquali e la Veglia della Speranza ad Ancona

Le festività pasquali rappresentano il culmine dell'anno liturgico cristiano, un periodo di profonda riflessione sulla passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Nell'Arcidiocesi di Ancona-Osimo, queste celebrazioni si articolano attraverso riti antichi e momenti di intensa spiritualità, che coinvolgono l'intera comunità diocesana. Accanto ai solenni riti del Triduo Pasquale, particolare rilievo è stato dato anche a iniziative di carattere missionario, come la veglia diocesana tenutasi nella parrocchia del SS. Crocifisso, animata da un forte messaggio di speranza e impegno.

Cattedrale di San Ciriaco Ancona durante le celebrazioni pasquali

Il Triduo Pasquale nell'Arcidiocesi di Ancona-Osimo

Dall'Ultima Cena alla Croce: I Riti del Giovedì e Venerdì Santo

I giorni più intensi dell’anno liturgico, in cui i fedeli rivivono la passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, prendono il via con il Triduo Pasquale. Il primo appuntamento significativo è stato il Giovedì Santo, alle ore 10, nella Cattedrale di San Ciriaco con la Santa Messa Crismale. Questo momento è particolarmente significativo per tutta l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, poiché oltre cento sacerdoti si riuniscono attorno al Vescovo rinnovando le promesse sacerdotali. Durante la celebrazione, vengono benedetti gli oli santi - il Crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi - che saranno utilizzati durante l’anno liturgico per celebrare i sacramenti. Sempre giovedì, alle ore 18, si tiene la Santa Messa “In Coena Domini” nella Cattedrale di San Ciriaco, in memoria dell’Ultima Cena del Signore.

Il Venerdì Santo, alle ore 17, viene celebrata nella Cattedrale di Ancona la Passione del Signore, liturgia che commemora la passione e la morte di Cristo sulla croce. Alle ore 18 si svolge la Via Crucis cittadina. A causa dei lavori stradali, la processione parte dalla Cattedrale di San Ciriaco, scende lungo lo Scalone Nappi fino alla chiesa degli Scalzi, per poi risalire attraverso via Papa Giovanni XXIII e fare ritorno in Cattedrale. Alle ore 20, a Osimo, si tiene la suggestiva Processione del Cristo morto.

Immagine della Via Crucis cittadina ad Ancona

La Solenne Veglia Pasquale nella Cattedrale di San Ciriaco

Il Sabato Santo, alle ore 23, nella Cattedrale di San Ciriaco, l’Arcivescovo presiede la solenne Veglia Pasquale, definita la “madre di tutte le veglie”. Questa celebrazione è articolata in quattro parti fondamentali: la Liturgia della Luce, la Liturgia della Parola, la Liturgia battesimale e la Liturgia eucaristica, rappresentando il passaggio dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita.

La Domenica di Pasqua e il Lunedì dell'Angelo

La Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, Mons. Angelo Spina celebra la Santa Messa alle ore 11 nella Concattedrale di San Leopardo, a Osimo, e alle ore 18 nella Cattedrale di Ancona. Il Lunedì dell’Angelo, l’Arcivescovo presiede la Santa Messa, alle ore 10.30, nella Cattedrale di San Ciriaco, concludendo le principali celebrazioni pasquali.

La Veglia Missionaria Diocesana alla Parrocchia del SS. Crocifisso

Un Invito ad Essere "Missionari di Speranza"

In occasione della Giornata Missionaria Mondiale dell’Anno Giubilare 2025, il cui messaggio centrale è la speranza, è stato scelto il tema: “Missionari di speranza tra le genti”. Questo invito a essere, sulle orme di Cristo, messaggeri e costruttori della speranza è stato ricordato giovedì 16 ottobre durante la veglia missionaria diocesana, organizzata nella parrocchia del SS. Crocifisso di Ancona.

Simboli e Testimonianze di Fede

All’inizio della veglia, i fedeli hanno accolto il cero pasquale, segno della luce di Cristo, speranza tra le genti. Cinque ragazzi hanno portato cinque candele colorate che hanno rappresentato i continenti: verde per l’Africa, rosso per l’America, blu per l’Oceania, giallo per l’Asia e bianco per l’Europa. Le hanno accese con la luce del cero pasquale, la luce di Cristo, e poi ognuno è stato invitato ad avvicinarsi all’altare e ad accendere la propria candelina. La veglia si è articolata in tre tappe, ognuna accompagnata dalla lettura del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale, da alcuni gesti, dalla preghiera e dalla musica.

Nella prima tappa sono state ascoltate due significative testimonianze. Il Saveriano Padre Emanuele Maria Borelli, nuovo parroco della parrocchia del SS. Crocifisso di Ancona, ha condiviso la sua esperienza di missione nelle Filippine, dove ha operato per più di 30 anni. Ha raccontato come è stato portatore e costruttore di speranza in quella terra di missione, sottolineando: «Noi siamo missionari prima di tutto nella nostra comunità, dove viviamo con fratelli provenienti da ogni parte del mondo, uniti nel carisma saveriano. Poi siamo chiamati ad annunciare il Vangelo e ad essere segno di speranza tra le genti di diversa cultura e religione». Ha ricordato un episodio in cui, dopo un grande diluvio nel 2009 che causò molti danni alla parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe da loro aperta, «noi siamo rimasti, non siamo fuggiti. Restare è stato un gesto di speranza, la popolazione è rimasta colpita perché non siamo scappati davanti alle difficoltà». Andrea, un giovane della parrocchia di San Biagio, ha invece raccontato la sua esperienza missionaria in Camerun, vissuta questa estate insieme a Padre Diego Pirani e ad altri giovani, definendola una «bellissima esperienza che mi ha permesso di conoscere un mondo nuovo - un viaggio che mi ha cambiato e mi ha aiutato a capire le priorità».

Nella seconda tappa, i fedeli sono stati invitati, come ricorda Papa Francesco nel suo messaggio, «a diventare artigiani di speranza e restauratori di un’umanità spesso distratta e infelice, ad essere gente di primavera, con uno sguardo sempre pieno di speranza da condividere con tutti, perché in Cristo “crediamo e sappiamo che la morte e l’odio non sono le ultime parole” sull’esistenza umana». Dopo aver ascoltato queste parole, i presenti hanno scritto su un fiore di carta una parola, una frase, una preghiera per esprimere il loro anelito di speranza.

L'Appello dell'Arcivescovo alla "Chiesa in Uscita"

Durante la veglia, l’Arcivescovo ha sottolineato che «la speranza nasce dall’ascolto della Parola di Dio e dalla croce che è l’amore. La morte non ha potere perché l’amore è più forte della morte. La speranza è un annuncio pasquale, Cristo ha vinto la morte ed è risorto. Quello che stiamo vivendo è tempo di Chiesa in uscita. Questa parrocchia è stata affidata ai Padri Saveriani che hanno fatto tante esperienze di missioni e la loro presenza in questo quartiere multietnico è un segno di speranza. Il Vangelo è per tutti. Queste luci accese questa sera siamo ognuno di noi chiamati a portare la luce di Cristo».

Nella terza tappa si è svolta la preghiera per la pace nel mondo, accompagnata dal segno dei semi. Mons. Angelo Spina ha consegnato a una famiglia, a due giovani, a una coppia di nonni e a due educatori una bustina contenente dei semi di girasole, su cui era stata disegnata dai bambini la bandiera di uno dei Paesi del mondo che vive situazioni di conflitto. Le bustine sono state poi consegnate anche agli altri fedeli, con l’impegno ad essere missionari di speranza e a pregare insieme per la pace.

I gesti e i Cori Shekinah ed Elikya nella Veglia missionaria con la Redditio Symboli in Duomo

Il Messaggio di Speranza e Pace dell'Arcivescovo Mons. Angelo Spina

"La Pace Sia Con Voi": Annuncio di Gioia e Certezza

S.E. Mons. Angelo Spina, Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo, ha offerto un messaggio profondo in occasione della Santa Pasqua, incentrato sulle prime parole pronunciate da Gesù risorto ai suoi discepoli nel Cenacolo: “La pace sia con voi” (Pace a voi). Questo saluto, che è la pienezza di tutti i doni, rappresenta il passaggio dalla paura alla gioia, infondendo speranza. L'Arcivescovo ha evidenziato che Cristo risorto dona la pace, una pace particolarmente necessaria in un tempo segnato da guerre, inquietudini, paure e incertezze, che sembrano chiudere il nostro orizzonte. «L’annuncio della Risurrezione di Cristo non è una semplice consolazione, ma la certezza che Dio non abbandona il mondo, che le tenebre non possono prevalere sulla luce, che il perdono è più forte dell’odio, che la morte non ha l’ultima parola, perché l’ultima parola è della vita».

La Risurrezione di Gesù Cristo è la forza che ci sostiene anche dove le tenebre del male oscurano la nostra vita, offrendo una speranza incrollabile.

La Pace Come Impegno Quotidiano

La pace che ci viene donata diventa responsabilità e compito. L'Arcivescovo ha richiamato l'attenzione sulla necessità di non rimanere indifferenti, ma di essere strumenti e costruttori di pace, come pregava san Francesco nella preghiera semplice: «Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace». Ha sottolineato che mai come oggi, con oltre 50 guerre diffuse nel mondo, si avverte lo strazio intollerabile del rifiuto, della negazione e dell’umiliazione della pace. Per questo, ha esortato a non abituarsi alla guerra, ma a ripetere ogni giorno: «Mai più la guerra!».

Di fronte all'odio, al desiderio di vendetta, alla violenza e all'infierire su coloro che non possono difendersi, l'invito è a non arrendersi, ma a operare per la pace, a pregare per la pace e a tenere vive l’attenzione, le domande e le inquietudini nei conflitti che seminano morte e distruzione. L’impegno di ciascuno, e di tutti, deve essere quello di abitare il quotidiano, le nostre famiglie e le nostre comunità come luoghi dove le ferite possono essere sanate dalla pratica del perdono e dalla grazia della riconciliazione. Anche i social media, parte integrante del nostro mondo, dovrebbero essere usati per trasmettere messaggi di pace.

Foto di un simbolo di pace con elementi religiosi

Un Augurio di Ripartenza e Luce

Mons. Spina ha concluso il suo messaggio chiedendo al Signore Risorto la grazia di essere uomini e donne di pace: «la pace sia con noi, sia in noi, come dono, come decisione di conversione e di resistenza di fronte alle tentazioni dell’indifferenza, dell’aggressività, del risentimento, dell’istinto di reagire al male con il male, del sentimento di vendetta». La pace deve essere in noi affinché possiamo essere operatori di pace, intercedere per una pace giusta e duratura. Con l’augurio di Buona Pasqua, ha invitato tutti a ricominciare: «dipingiamo la nostra tela bianca con i colori della gioia, della pace e dell’amore». Con affetto, l'Arcivescovo ha augurato a tutti una santa Pasqua luminosa, colma di fede, di speranza e di pace.

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