L'Apparizione di Gesù Risorto ai Discepoli
Mentre i discepoli parlavano delle cose accadute, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, essi credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Il Risorto appare ai suoi amici con estrema discrezione, senza forzare i tempi della loro capacità di accoglienza. Il suo unico desiderio è quello di tornare a essere in comunione con loro, aiutandoli a superare il senso di colpa. Questo momento esprime una forza straordinaria: Gesù, dopo essere sceso negli abissi della morte per liberare coloro che vi erano prigionieri, entra nella stanza chiusa di chi è paralizzato dalla paura, portando un dono che nessuno avrebbe osato sperare: la pace.
La Conferma dell'Identità del Cristo Risorto
Poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, Gesù disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Questo è un commovente tentativo di Gesù risorto di stabilire la sua perfetta identità tra la sua vita precedente e quella attuale: «Guardate!… Toccate!… Avete qui qualcosa da mangiare!… Sono proprio io!». Gesù si esprime così perché è un fatto naturale, umano: si è più propensi a credere a ciò che si vede o si tocca, e molto meno a ciò che non si vede e non si tocca.
Non vi è alcuna radicale diversità tra il Gesù storico e il Gesù della fede, tra il Figlio di Maria, morto sulla croce, e il Signore annunciato dai profeti. Entrato nella gloria con la sua risurrezione, Gesù è altro ed è lo stesso. Il passaggio dalla precarietà della vita terrena, quasi una schiavitù, alla libertà dei figli di Dio, dalle tenebre alla gloria, avviene nello stesso Figlio dell’uomo. Egli giustamente ora si preoccupa di dimostrarlo, mangiando con loro e facendosi toccare le cicatrici da coloro che poi dovranno diffondere nel mondo il grande “kèrigma”, l’annuncio pasquale. Le ferite non servono a rimproverare, ma a confermare un amore più forte di ogni infedeltà, la prova che, proprio nel momento del nostro venir meno, Dio non si è tirato indietro.
La Comprensione delle Scritture e l'Annuncio Pasquale
Gesù disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Se il Gesù risorto non fosse identico al Servo sofferente del Getsèmani, la gloria che ci è promessa non ci riguarderebbe. Se tra i due Gesù non ci fosse identità, ricadremmo totalmente nelle tenebre e la nostra speranza, il nostro futuro, sarebbero un illusorio sogno.
Le Resurrezioni di Gesù | Mauro Biglino
La Vera Libertà: Dalla Schiavitù del Peccato all'Appartenenza a Dio
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Essi risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi».
I veri figli non sono i discendenti per consanguineità, ma gli eredi della promessa, cioè quelli che credono. Senza la fede in Gesù, non è possibile che qualcuno raggiunga la promessa di Abramo. Perciò, tra i discepoli, “non ci sono giudei o greci; non ci sono schiavi o liberi; non ci sono uomini o donne”, perché tutti siamo fratelli per il battesimo.
Il dilemma che ogni uomo deve affrontare è essere libero o essere schiavo del peccato. Essere libero significa appartenere completamente a Dio, fare la sua volontà, poiché egli desidera la nostra salvezza e compiendo il bene si fa piacere a Dio. Al contrario, essere schiavo significa andare per la propria strada, essere signori di se stessi. La liberazione significa una trasformazione interiore dell’uomo, che è una conseguenza della conoscenza della verità. Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi, poiché non c'è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato.
L'Esempio di Fede e Perseveranza
Impariamo a perseverare nell’insegnamento di Cristo. Perseverare significa perdurare sempre, costantemente, credere anche a scapito della logica umana e delle convinzioni universali. Ciò significa avere il coraggio di dare fiducia a Gesù, rimanere sempre nella casa del Padre. Abramo ha mostrato di avere del tutto fiducia in Dio. La patria, verso la quale per tutta la vita non ha smesso di incamminarsi, è Dio. Essere un discendente di Abramo non ha un significato carnale, ma spirituale: continuare lo spirito del patriarca, cioè avere una fede sempre più forte. Nella fede Abramo ha obbedito all’appello di Dio e si è recato nella terra di cui doveva entrare in possesso, aspettando la costruzione della città il cui architetto e costruttore sarebbe stato Dio stesso.
Un esempio di questa fede incrollabile ci viene dal libro di Daniele. Il re Nabucodònosor disse a Sadrac, Mesac e Abdènego: «È vero che voi non servite i miei dèi e non adorate la statua d’oro che io ho fatto erigere? Ora se voi, quando udrete il suono degli strumenti musicali, sarete pronti a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatto, bene; altrimenti, in quel medesimo istante, sarete gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Quale dio vi potrà liberare dalla mia mano?». Ma Sadrac, Mesac e Abdènego risposero al re: «Noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re».

Allora Nabucodònosor, pieno d’ira, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azarìa e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco e rese l’interno della fornace come se vi soffiasse dentro un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia. Il re rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: «Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». «Certo, o re», risposero. Egli soggiunse: «Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell’aspetto a un figlio di dèi». Questo racconto dimostra la potenza liberatrice della fede in Dio.
La Vita nella Parola e la Conoscenza della Verità
Il Signore ci chiede di lottare per vivere cose molto concrete: fondamentalmente si tratta di perseverare nella Sua parola. È importante riferire la nostra vita sempre al Vangelo, chiedendoci: che cosa farebbe Gesù in questa situazione? Come trattare questa persona difficile? Quale sarebbe la Sua reazione? Il cristiano, secondo San Paolo, deve essere un “altro Cristo”: «non sono io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal 2,20).
Il Signore ci assicura che, se perseveriamo nella Sua parola, conosceremo la verità e la verità ci renderà liberi. Dire la verità non sempre è facile; quante volte ci sfuggono piccole bugie o dissimuliamo? Non possiamo ingannare Iddio. L’ottavo comandamento ci insegna che non possiamo testimoniare il falso, dire bugie, per piccole che siano, neanche se ci sembrano insignificanti. Neppure sono accettabili le cosiddette bugie “pietose”. «Sia invece il vostro parlare: «sì, sì», «no, no» (Mt 5,37), ci dice Gesù Cristo. La libertà, questa tendenza al bene, è molto collegata con la verità. A volte non siamo sufficientemente liberi, perché nella nostra vita c’è una specie di doppio fondo, non siamo chiari. Dobbiamo essere contundenti. «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste» (Gv 8,42), dice il Signore.
La Comunità dei Credenti e la Condivisione
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro. Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d'Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest'uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato. Avete ucciso l'autore della vita, ma Dio l'ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore».