Il Significato dell'Espressione "Lungo come la Quaresima"

Introduzione: La Lentezza della Quaresima nelle Espressioni Idiomatiche

L'espressione "lungo come la Quaresima" è largamente utilizzata nella lingua italiana per indicare qualcosa di interminabile. Ci sono giornate e situazioni che sembrano non passare mai, il tempo pare fermarsi e l’attesa diventa snervante e faticosa da sopportare. In questi frangenti, la pazienza diminuisce, con la sensazione che il tempo si stia prendendo gioco di noi. Quando sopraggiunge la noia o quando si ha il desiderio di vivere un determinato evento, si vorrebbe che le lancette scorressero più in fretta del previsto per arrivare in un attimo all’ora tanto agognata.

Questo detto calza a pennello per descrivere la frustrazione di dover aspettare che arrivi l'appuntamento che si desidera e per il quale ci si è preparati a lungo. È un'espressione che trova le sue radici profonde nel periodo liturgico che precede la Pasqua, noto per la sua lentezza e per il senso di attesa che scaturisce nei fedeli.

illustrazione di una clessidra con il tempo che scorre lentamente

La Quaresima: Origini e Contesto Liturgico

La parola Quaresima deriva dal latino ecclesiastico quadragēsĭma, un femminile sostantivato dell’aggettivo quadragēsĭmus, che significa «quarantesimo». Quindi, letteralmente, indica il «quarantesimo giorno (prima di Pasqua)».

Nella liturgia cattolica, la Quaresima è il periodo penitenziale di quaranta giorni in preparazione della Pasqua. Questa pratica, il cui uso risale almeno al IV secolo, comincia il Mercoledì delle Ceneri e si prolunga per sei settimane, fino al Giovedì Santo, prima della messa vespertina detta In Coena Domini, con la quale si entra nel Triduo Pasquale. Durante questo periodo, nella liturgia si omettono i segni di gioia come il Gloria e l’Alleluia, il colore liturgico è il viola, l’altare non è ornato di fiori e non si suona l’organo, che può tuttavia accompagnare il canto. La pronuncia corretta del termine è "Quarésima".

Varianti e Connotazioni dell'Espressione Idiomatica

L'espressione “lungo come una Quaresima” viene usata per indicare qualcosa di interminabile, come possono sembrare i giorni di privazioni e penitenza che i Cristiani sono tenuti a osservare e che qualche volta sembrano non finire mai. Questa locuzione può anche riferirsi a cosa lunga e molesta o, per estensione, a persone lente che impiegano troppo tempo nel fare qualcosa, oppure molto alte e magre. Similmente, viene usata l’espressione “essere una Quaresima” per indicare persone tristi, prive di allegria o che parlano in modo noioso.

L'attesa è un esercizio quotidiano, soprattutto in contesti dove ritardi e imprevisti sono frequenti, come per esempio a Roma con i mezzi pubblici o la tendenza a non rispettare l'orario prestabilito. Questo continuo fare i conti con l’attesa è un esercizio quotidiano con cui il romano è in grado di convivere, nonostante ogni volta emerga un po’ di nervosismo.

Esistono anche proverbi ormai rari come "quando il padre fa carnevale, ai figlioli tocca far Quaresima", che significa che se il padre è sprecone, la famiglia ne patisce. Un altro modo di dire è "carnevale o Quaresima, per me è la medesima", detto da chi non ha mai tempo e modo di divertirsi, sicché per lui, o per lei, tutti i giorni sono uguali, o da chi non vuol riconoscere la Quaresima come periodo penitenziale. In senso figurato, l'espressione "continuare a lungo" o "non finire mai" si lega strettamente alla percezione di un periodo prolungato e, spesso, gravoso.

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La Quaresima come Periodo di Ascolto, Digiuno e Comunità

La Quaresima è un periodo di riflessione profonda. Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7).

Un Dio coinvolgente, che raggiunge anche noi con i pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta.

Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso».

Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Un invito concreto è quello di astenersi dalle parole che percuotono e feriscono il prossimo. È fondamentale cominciare a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Ci si deve sforzare invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane.

Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. Come esortato da Leone PP.: "Chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro."

icona stilizzata di persone che ascoltano e digiunano, con elementi che simboleggiano la comunità e la riflessione

Quaresima e Carnevale: Un Contrasto Culturale e Culinario

La Quaresima arriva sempre quando il rumore del Carnevale si spegne. Non è solo un periodo religioso, ma un momento che si contrappone culturalmente e gastronomicamente al periodo precedente. Il Carnevale rappresenta l’ultimo spazio concesso alla trasgressione: zucchero, fritture, impasti ricchi, tavole piene. Durante la Quaresima, soprattutto nelle tradizioni contadine, la cucina si adattava a ciò che c’era. In quel periodo prende forma una cucina povera ma profondamente identitaria, dove la creatività sostituisce l’opulenza, riducendo gli ingredienti per dare valore a ciò che resta.

Durante la Quaresima, la colomba rappresenta un segno di pace, speranza e rinnovamento. Dopo la sobrietà quaresimale, la Pasqua esplode come una festa di rinascita, ma senza la Quaresima, tutto questo perderebbe significato.

fotografia che mostra un contrasto tra tavola imbandita di Carnevale e una più sobria quaresimale

Una Rilettura Moderna della Quaresima

Oggi la Quaresima può essere riletta in chiave moderna, non per togliere piacere, ma per ritrovare equilibrio. Le curiosità, storie e sapori condivisi che ruotano attorno a questo periodo possono essere uno spunto per uno stile di vita sano e per un benessere che va oltre la mera astensione, ma che si focalizza su un rinnovamento interiore ed esteriore.

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