La storia del cristianesimo primitivo è intessuta di figure di martiri la cui fede incrollabile ha ispirato generazioni di fedeli. Le catacombe, antichi cimiteri sotterranei, custodiscono le memorie di questi eroi della fede, mentre il culto delle reliquie, spesso accompagnato dalla loro “traduzione” o traslazione in nuove sedi, ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione della devozione. In questo contesto si inseriscono le vicende di martiri come Santa Felicita e l'intensa figura di Maria Maddalena, testimone della Resurrezione.
Le Catacombe di Santa Felicita: Storia e Martirio
Le catacombe di Santa Felicita sono una catacomba di Roma, posta sulla via Salaria nova, nel moderno quartiere Salario. Erano conosciute anche col nome di catacomba di Massimo, dal nome del proprietario del terreno in cui furono scavate, come era previsto dalla legge dell'epoca. Dopo l'editto di Milano del 313, la catacomba prese il nome del martire più conosciuto che vi era sepolto; in molti casi nei documenti antichi è trasmessa la duplice denominazione.
Felicita e i Sette Figli
Il nome di catacomba di santa Felicita comparve per la prima volta nel Liber Pontificalis. Nel XVII secolo la catacomba era conosciuta come catacomba di sant'Antonio, in quanto il terreno in cui si trovava era di proprietà del monastero di sant'Antonio, monastero collocato però nella cittadina francese di Vienne.
Nella catacomba sono ricordati due martiri: Felicita ed il figlio Silano. La Passio di Felicita narra che, ricca vedova romana, fu accusata di pratiche cristiane durante l'impero di Antonino Pio (tra il 138 e il 161). Dapprima fu interrogata da sola dal prefetto di Roma Publio, senza risultato. Il giorno dopo Publio fece condurre davanti a lei i sette figli (Gennaro, Felice, Filippo, Silano, Alessandro, Vitale e Marziale) che, a causa della loro fermezza nel rifiuto di rinnegare la fede, furono martirizzati uno alla volta con diversi supplizi. Infine anche Felicita fu uccisa. Tuttavia, si dubita molto dell'esistenza della matrona Felicita, figuriamoci dei sette figli.

Interventi Papali e Abbandono
Per ordine di papa Bonifacio I (418-422) nella catacomba venne edificata una basilichetta ipogea dedicata al martire Silano, e, in superficie, un oratorio dedicato a Felicita. Il Papa si fece poi seppellire in un sepolcro subdiale, accanto all'oratorio di Felicita. Queste tre costruzioni erano ancora visibili nel XVI secolo e compaiono nella pianta di Roma del Bufalini (del 1551). Con la traslazione delle reliquie di Felicita nella chiesa di Santa Susanna dentro le mura di Roma ad opera di papa Leone III (inizi del IX secolo), la catacomba fu progressivamente abbandonata e dimenticata.
Riscoperta e Struttura
Alla fine del XVIII secolo furono scoperte, nei pressi di un edificio pericolante, da cui partiva una scala che scendeva in gallerie cimiteriali, lastre marmoree con iscrizioni ed epigrafi, collegabili alla sottostante catacomba. Fu grazie all'opera dell'archeologo Giovanni Battista de Rossi, nell'Ottocento, che avvenne l'identificazione di questa catacomba con quella di Felicita.
La catacomba di santa Felicita si articola su tre livelli:
- Nel primo livello, quello più antico, è posta la piccola basilica dedicata al martire Silano, la cui costruzione risale alla seconda metà del IV secolo: le reliquie del martire erano poste in un altare in fondo alla basilichetta.
- Nello stesso ambiente vi era una pittura, scoperta nel 1884 e risalente alla fine del VII secolo o gli inizi dell'VIII, di matrice bizantina, che ritrae Felicita circondata dai suoi sette figli. Di essa oggi rimangono pochi frammenti, a causa di una frana della parete; si conserva comunque una copia, fatta eseguire dal de Rossi al pittore Gregorio Mariani.

Il Culto dei Sette Fratelli e la Questione delle Reliquie
Il culto dei sette fratelli è diffuso in varie località, sostenuto dalla traslazione di reliquie, che in alcuni casi è un corpo santo che avrebbe dovuto sostenere il culto. Si dicono corpi santi le salme estratte da antichi cimiteri e catacombe e poi traslate in diverse località dentro e fuori Italia, facendole passare per reliquie di santi martiri.
Diversi luoghi venerano questi "corpi santi" o reliquie:
- Garbagnate Milanese (MI): Spoglie di San Gennaro, detto uno dei sette fratelli, ma in realtà è un corpo santo. Le reliquie erano già venerate a Milano, nella Chiesa di S. Maria in Aracoeli, demolita nel 1937.
- Bagnoli del Trigno (IS): Spoglie di S. Vitale, uno dei sette fratelli, in realtà è un corpo santo.
- Carrodano (SP): Venera Santa Felicità e i sette fratelli.
- Collarmele (AQ): Venera Santa Felicità e i sette fratelli.
- Isca dello Ionio (CZ): Venera e conserva una reliquia di S. Marziale.
- Leno (BS): Venera e conserva una reliquia dei Santi Vitale e Marziale.
- Livagra (LO): Venera e conserva le spoglie di S. Gennaro, ma in realtà è un corpo santo.
- Montagano (CB): Venera S. Alessandro.
- Montauro (CZ): Venera tra i suoi compatroni un S. Alessandro, che potrebbe essere uno dei santi fratelli.
- Montepaone (CZ): Venera come patrono e conserva la reliquia in un busto di S. Felice, che potrebbe essere uno dei santi fratelli.
- Ottobeuren (Germania): Venera e conserva una reliquia di S. Alessandro, uno dei santi fratelli.
- Ranica (BG): Venera Santa Felicità e i sette fratelli.
- Romagnano Sesia (NO): Venera e sono conservate le spoglie di S. Silvano (Silano), ma in realtà è un corpo santo.
- Sozzago (NO): Venera S. Silvano (Silano).
- Torricella Peligna (CH): Venera come patrono S. Marziale.
- Turbigo (MI): Venera “S. FELICITAS MARTIR CUIUS FESTUM EX VOTO COMUTIS TURBIGI CELEBRUN DIE VIGIEMO TERO NOVR OB LIBERATIONE A PESTE - M. GERARDINIS 1632” (traduzione: Santa Felicita martire di cui si celebra la festa per voto della comunità turbighese, il giorno 23 novembre, per la liberazione dalla peste, M. Gherardini, 1632).
Il culto dei Santi attraverso le reliquie
Maria Maddalena: Devozione Profonda e Prima Testimone del Risorto
Accanto ai martiri delle catacombe, il cristianesimo venera figure di devoti che con la loro fede e la loro testimonianza hanno lasciato un'impronta indelebile. Tra queste spicca Maria Maddalena, il cui amore per Cristo è descritto con parole toccanti e la cui presenza ai momenti cruciali della Pasqua la rende un simbolo di perseveranza e fede.
L'Amore che Anela e Trova
Nel contesto della festa di S. Filippo de Champaigne, viene ricordato come alcuni abbiano amato maggiormente Cristo, dimostrandolo. Maria Maddalena baciò i piedi di Cristo. Gesù lesse quell’indebito giudizio e gli disse: «Vedi questa donna? bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. i piedi. cosparso di profumo i piedi. peccati, poiché ha molto amato» (Lc. 7, 39-47).
Il Cantico dei Cantici e le parole di San Gregorio Magno (Om. 25,1-2) descrivono la sua ricerca instancabile: «Per i vicoli, le piazze, ricercherò colui che amo con tutta l’anima. non l’ho trovato. colui che amo con tutta l’anima?» Maria Maddalena è colei che fece di Cristo l’unica ragione di vita. La sua perseveranza è un esempio: «chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt. 10, 22). Non trovò Cristo una prima volta, ma non desistette, perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. I santi desideri crescono col protrarsi; se si esauriscono, è segno che non erano veri desideri.

Testimone della Resurrezione
La Domenica di Pasqua, Maria Maddalena si recò al Sepolcro, con gli unguenti, per onorare il Signore (Gv. 20,10-11), rimanendo lì anche dopo che i discepoli se ne erano allontanati. Lì le fu chiesto: «Donna perché piangi?» (Gv. 20,15). E chiamando per nome colui che cerca, s’infiammò di più nell’amore di lui. Il Signore le disse: «Maria!» (Gv. 20,16). Questo è come dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Maria Maddalena si risvegliò dall’incubo: «Rabbunì!» («Maestro!»).
Così, Maria Maddalena divenne testimone del trionfo del Crocifisso. A lei fu detto: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv. 20, 17).

Riferimenti Bibliografici
- De Santis L., Biamonte G. - Le catacombe di Roma - Newton & Compton Editori - Roma - 1997
- De Rossi G. B. - Il cimitero di Massimo nella via Salaria nuova - in Bullettino di Archeologia Cristiana - 1863
- Ferrua A. - Nuove iscrizioni datate delle catacombe romane - in Epigraphica - 1969
- Martina Junghans - Die Armreliquiare des Heiligen Alexander.
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