Il Crocifisso nelle Scuole: Episodi, Contesto Normativo e Dibattito Aperto

La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane è da tempo oggetto di dibattito, tra normative storiche, pronunciamenti giuridici e recenti episodi che riaccendono la discussione sulla laicità dello Stato e il rispetto delle diverse sensibilità religiose e culturali.

Recenti Episodi di Rimozione e Controversie

L'Atto Vandalico di Studenti nel Polesine

Agli inizi di luglio, un filmato diffuso su internet ha permesso ai carabinieri polesani di risalire ai responsabili e di denunciare tre studenti per vari atti vandalici e blasfemi compiuti all'interno di una scuola. A seguito di una perquisizione, sono state trovate molte immagini registrate nei telefonini dei tre studenti e nell'hard disk di un computer. In particolare si scorge la sequenza nella quale la statuetta del Cristo in croce viene tolta dal muro e sostituita con un foglietto con la scritta 'torno subito'. Il crocifisso, poi, viene appoggiato su un banco e distrutto a colpi di bastone. A seguito dell'episodio, il preside della scuola, Domenico Petrone, aveva sporto denuncia ai carabinieri. Mentre l'inchiesta della magistratura fa il suo corso, quella interna, attivata contemporaneamente dall'istituto, si è conclusa con la decisione del consiglio di classe.

Il Caso dell'Insegnante di Lecco e le Reazioni Istituzionali

Un episodio simile ha visto protagonista un insegnante di un istituto tecnico di Lecco, che ha staccato il crocifisso appeso al muro di un’aula e lo ha gettato via, "in un cestino secondo alcuni testimoni - a terra precisa invece il preside della scuola". Il fatto, risalente alla settimana scorsa, è stato segnalato da un altro docente al dirigente scolastico. Il professore si è scusato con il preside, i colleghi e gli studenti. Il ministro per la Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, ha chiesto al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini di intervenire, osservando: «Il gesto commesso da questo professore è assolutamente odioso e blasfemo, in quanto non si è limitato soltanto a rimuovere il crocifisso dal muro ma lo ha addirittura gettato nel cestino per i rifiuti». Calderoli ha aggiunto che, al di là della posizione personale e delle implicazioni religiose, esiste una legge e i professori dovrebbero essere di esempio in positivo. Il preside, Roberto Peverelli, ha informato dell’episodio il provveditore Fausto Gheller, e ha subito aperto un provvedimento disciplinare. Considerate le scuse, il dirigente si è detto orientato ad applicare una sanzione più lieve, rientrante nei suoi poteri: fino a 10 giorni di sospensione dall’insegnamento e dallo stipendio.

La Sospensione di uno Studente a Vigevano

In un altro caso, un ragazzo minorenne di origini sudafricane, studente del tecnico industriale Caramuel di Vigevano, ha staccato il crocifisso dall'interno dell'aula scolastica e lo ha appeso fuori dalla finestra con tanto di chiodo e martello. Per questo gesto, il consiglio d'istituto lo ha sospeso per venti giorni, significando la fine anticipata dell'anno scolastico. Secondo quanto riferito dall'Informatore Vigevanese, alla base del gesto non vi sarebbero motivazioni religiose ma soltanto una "bravata adolescenziale".

I Presunti Crocifissi Rimossi a Modena e Fiumicino: Malintesi e Reazioni Politiche

Anche la decisione di una dirigente scolastica di una scuola del modenese, relativa alla presenza dei crocifissi nelle classi, ha generato polemiche. La preside avrebbe detto che “la scuola non è una chiesa”, rimuovendo i simboli religiosi da ogni aula in seguito a lavori di ristrutturazione. Il programma di Rete4 Dritto e Rovescio ha cercato spiegazioni dalla dirigente, che ha risposto in modo sbrigativo: “Ci sono aule dove ci sono i crocifissi. Stiamo lavorando per rimetterli”. Tuttavia, il programma ha avanzato dubbi sull’effettiva rimozione. Secondo il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, Stefano Versari, si è trattato di un fraintendimento: “A seguito degli articoli di stampa che si sono interessati della vicenda in questi giorni, la dirigente ha inviato una comunicazione scritta all’Ufficio scolastico regionale, per assicurare che nessuno aveva disposto la rimozione dei crocifissi: semplicemente, non erano stati ancora rimessi dopo la riqualificazione estiva degli spazi, ma mi risulta che ieri siano tornati al loro posto”, ha detto Versari ad Avvenire. La vicenda ha comunque scosso gli animi di genitori e docenti, portando un gruppo di professori a scrivere una lettera alla dirigente per chiedere spiegazioni. Il loro sconcerto era legato al fatto che "nei plessi delle elementari e delle materne risulta che il personale docente e ata, in alcuni casi, non ha dato seguito alla direttiva e in tali sedi tuttora i crocefissi sono in aula, mentre nella secondaria di primo grado e in altri plessi, se pur con perplessità, i crocifissi sono stati rimossi".

Un episodio simile, rivelatosi un malinteso, è avvenuto a Fiumicino. Il senatore leghista William De Vecchis aveva lanciato l’hashtag #viviilNatale, seguito dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, per protestare contro presunte rimozioni. È però intervenuto un video esplicativo della dirigente della scuola primaria di via Rodano, Maria Pia Sorce, a chiarire la situazione: i crocifissi mancavano in alcune aule semplicemente perché «il numero di cui siamo dotati è inferiore rispetto al numero occorrente». La preside ha precisato che l’istituto «prende le distanze da questo tipo di indicazioni, in quanto siamo una scuola che tutela, salvaguarda e tutela tutte le religioni e tutte le posizioni etiche e morali dei nostri studenti e delle nostre famiglie, come abbiamo fatto da sempre e da anni. Quindi anche nel rispetto dei valori tradizionali che ci caratterizzano». Il sindaco Esterino Montino, su richiesta del senatore Sorce, ha condotto una mini indagine nell'istituto, confermando che il caso, semplicemente, non esisteva. Nonostante ciò, i consiglieri comunali di opposizione a Fiumicino hanno sottolineato l'importanza di conservare le tradizioni culturali e le radici cristiane della società, con il senatore De Vecchis che si è detto disponibile a comprare e «donare al plesso scolastico i crocifissi mancanti, per non far pesare sulla pubblica amministrazione la spesa».

Il Dibattito in Classe sull'Immagine di un Crocifisso Distrutto

Un professore ha raccontato di essere entrato in aula e di aver trovato sull’immagine della Lim (la lavagna digitale) una scena diversa dal solito: un soldato che distruggeva un crocifisso. Di fronte a quell'immagine non casuale, ha avviato una discussione con gli studenti. Una studentessa ha fatto notare come, a fronte di un gesto grave contro un crocifisso, siano arrivate subito reazioni ufficiali e scuse, mentre «per le persone che muoiono in guerra, non si vedono le stesse reazioni». Questa osservazione ha generato un'autentica inquietudine sulla percezione di uno squilibrio, facendo emergere la domanda se «un simbolo conti più delle vite vere». Un altro studente ha obiettato che il gesto contro il crocifisso è stato intenzionale, mentre la guerra è un insieme di conseguenze non volute, definite amaramente da un compagno come "effetti collaterali". Un’altra voce ha spostato lo sguardo, affermando che «quel gesto ha colpito di più, perché riguarda un simbolo religioso, qualcosa che tocca l’identità profonda delle persone». Una compagna ha espresso un pensiero che ha fatto riflettere tutti: «I veri crocifissi sono le persone che soffrono e il crocifisso rotto rappresenta il dolore innocente, quel dolore di tanti uomini, donne, soprattutto bambini travolti dalla guerra. Forse dovremmo indignarci di più per loro guardando quei frammenti». Il dibattito ha evidenziato il rischio di contrapporre simboli e persone, e la tendenza a reagire con maggiore immediatezza a ciò che è più visibile e vicino. Gli studenti hanno concluso che, sebbene sia umano, non è giusto che l'indignazione dipenda da questa "vicinanza", lasciando aperte domande sulla responsabilità individuale e collettiva di fronte a tali eventi.

Denunce e Sanzioni per Vilipendio: Il Caso di Imola

I Carabinieri della Stazione di Imola sono intervenuti in una classe dell’Istituto Istruzione Superiore Paolini. Il Comandante della Compagnia Carabinieri di Imola e la Dirigente Scolastica hanno incontrato gli studenti. Successivamente, un delegato dell’Istituto si è presentato alla Procura della Repubblica di Bologna per denunciare quanto accaduto, specificando i reati di interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità e vilipendio della Religione dello Stato.

La Presenza del Crocifisso Nelle Scuole Italiane: Contesto Storico e Normativo

Infografica sulla normativa italiana e le sentenze relative al crocifisso nelle scuole

Origini e Evoluzione della Collocazione

Nella storia della Chiesa, l’immagine del Crocifisso si è inserita in periodi diversi. Agli inizi del Cristianesimo, la figura del Signore Gesù che moriva in Croce non era messa in evidenza, poiché questo tipo di condanna era riservato ai peggiori malfattori, da qui un silenzio dei primi cristiani. Tale orientamento espresse un rispetto verso Dio che salva, ma anche un’attenzione ad ambienti dove si faticava a comprendere il significato della Passione e Morte di Cristo. In seguito, con l’apporto della Patristica e di diversi scrittori cristiani, venne valorizzato sempre più il senso salvifico della morte del Redentore in croce. Con il trascorrere del tempo, e con le diverse politiche, si è arrivati all’epoca moderna nella quale diverse correnti di pensiero e posizioni di confessioni religiose reclamano una più aperta valorizzazione dei propri simboli, o chiedono esplicitamente l’abolizione dei crocifissi dai pubblici ambienti.

In Italia, l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche venne indicata dalla legge Casati del 1859. Fu poi prevista da due regi decreti (atti normativi non legislativi) del 1924 e del 1928, a tutt’oggi in vigore, relativi alla scuola media e a quella elementare. Non ci sono chiare indicazioni normative per gli altri ordini (materna e superiore). In tale contesto, non c’è una legislazione generale che preveda l’esposizione dei crocifissi in pubblici ambienti. Nel caso dei tribunali, l’obbligo è previsto da una circolare ministeriale. La presenza del crocifisso è anche garantita da una legge del 1949, confermata dal Concordato del 1962. L'utilità di collocare piccoli crocifissi nelle scuole e in diversi ambienti della pubblica amministrazione si è avvertita nel tempo, in modo progressivo. Tale scelta non ha avuto un’origine di contrapposizione ad altri credi religiosi ma si è piuttosto inserita in due filoni: quello della memoria e quello della linea pedagogica. Sul piano della memoria, la scelta chiave è stata quella di ricordare che il vero “padrone” non è colui che comanda, ma è Colui che salva dal male, dalla morte. Sul piano pedagogico, il Sofferente sulla croce ricorda l’innocenza tradita, il coraggio della verità e la difesa di ogni figlio di Dio. In definitiva, non si trovano i segni del trionfalismo, dell’esaltazione fine a se stessa e della gloria terrena.

Pronunciamenti Giudiziari e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

L’affermarsi di nuove correnti di pensiero, specie nel mondo occidentale, ha condotto a un emergere di voci che hanno reclamato l’abolizione del crocifisso dalle scuole e da altri luoghi della pubblica amministrazione. In particolare, è stato affermato che il rispetto per ogni corrente di pensiero deve condurre a una cancellazione di simboli religiosi che possono recare dispiacere, irritazione o offesa in non cristiani. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo accolse, nel 2009, l’istanza di ritirare i crocifissi dalle scuole. In seguito, nel 2011, ha definitivamente respinto la richiesta della rimozione. Nella sentenza definitiva della Grande Camera, pronunciata il 18 marzo 2011 nel caso Lautsi e altri contro Italia (ricorso n. 30814/06), la Corte ha concluso a maggioranza (quindici voti contro due) che l’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane non viola l’articolo 2 del Protocollo n. 1. Secondo la Corte, se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni, per cui non appare che tale esposizione possa integrare un’opera d’indottrinamento da parte dello Stato italiano atta così a determinare una violazione degli obblighi previsti dall’articolo 2 del Protocollo n. 1. La Corte ha sottolineato inoltre come non siano state rilevate nel corso del procedimento pratiche di insegnamento nelle scuole pubbliche italiane volte al proselitismo e ha dunque escluso che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche pubbliche costituisca una discriminazione vietata dall’art. 14 della Convenzione.

La Posizione della Cassazione

Chi si è opposto alla presenza del crocifisso, lo ha fatto identificando il fatto come una violazione del principio di laicità professato dallo Stato italiano. I tribunali civili, però, non hanno una competenza in materia. Per i magistrati, le indicazioni del Ministero non sono vere e proprie leggi civili, ma provvedimenti amministrativi interni alla scuola. Con riferimento ai pronunciamenti della Cassazione, si ricorda che con sentenza 6 luglio-9 settembre 2021 n. 24414, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno stabilito che l’esposizione non è obbligatoria ma nemmeno discriminatoria; che non può essere imposta, però deve essere decisa in autonomia dalla scuola in questione, con un dialogo e un accordo tra le parti coinvolte in un eventuale confronto, rispettando le diverse sensibilità. Il caso esaminato dalla Corte riguardava un istituto professionale statale di Terni, dove un professore di lettere si era opposto alla direttiva del dirigente scolastico di esporre il crocifisso nelle aule. L’insegnante, sanzionato perché non rispettava la disposizione del preside, aveva fatto ricorso chiedendo un risarcimento per discriminazione. Allo stesso tempo, però, i giudici hanno stabilito che la circolare che ordinava di esporre il crocifisso nelle aule della scuola era illegittima, perché l’esposizione del crocifisso non può essere imposta, ma deve risultare da un percorso di confronto e mediazione tra le diverse parti all’interno di ogni istituto scolastico.

La Situazione in Europa

Mappa comparativa delle normative sui simboli religiosi nelle scuole europee

La questione del crocifisso e dei simboli religiosi nelle scuole presenta scenari differenti nel resto d’Europa:

  • Francia: L’articolo 28 della legge 9 dicembre 1905 vieta espressamente l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti o in spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei campi di sepoltura, dei musei e delle mostre. A un secolo di distanza il Parlamento francese, ribadendo la laicità dello Stato, ha approvato a larghissima maggioranza la legge n. 228 del 15 marzo 2004, comunemente indicata come la ‘legge anti-velo’.
  • Germania: Il crocifisso è esposto solo in Baviera nelle aule delle scuole elementari, dato che il Land è storicamente cattolico. Però, se alcuni studenti obiettano che esso lede la loro libertà di coscienza, le autorità scolastiche aprono un procedimento di conciliazione, che può condurre alla rimozione.
  • Inghilterra: Non è ammessa l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, con l’unica eccezione delle scuole confessionali. Un episodio significativo, sebbene non in ambito scolastico, è quello accaduto all'infermiera cattolica di Londra Mary Onuoha, licenziata per non aver voluto togliere o nascondere la catenina con il crocifisso. La sentenza ha poi notato l’importanza di permettere ai cristiani di vivere pienamente e pubblicamente la loro fede, aggiungendo che “impedire ai cristiani di mostrare la croce è stata una caratteristica di campagne di persecuzione” in tutto il mondo.
  • Romania: La Decisione 323 del 2006 del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione ha stabilito che il Ministero dell’Educazione deve “rispettare il carattere secolare dello Stato e l’autonomia della religione”, e che “simboli religiosi devono essere mostrati solo durante le ore di religione o in aree dedicate esclusivamente all’educazione religiosa”.
  • San Marino: Nel 2005 venne proposta una Istanza d’arengo per la rimozione del crocifisso da aule e uffici pubblici, ma l’iniziativa venne respinta. In seguito, dopo la sentenza contro l’Italia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2009, la coalizione di opposizione Sinistra Unita ha chiesto la rimozione dei crocifissi nelle scuole, motivando con il rispetto della laicità. Su tale istanza il Segretario alla Pubblica Istruzione, Romeo Morri, si è pronunciato contro la richiesta. Il crocifisso è affisso nelle aule scolastiche dal 1930 ed è tuttora presente, nonostante la Costituzione aconfessionale dello Stato entrata in vigore nel 1978.
  • Spagna: Nel 2009 il governo guidato dall’on. José Luis Rodríguez Zapatero ha elaborato un disegno di legge per togliere ogni simbolo religioso dalla scuola pubblica.
  • Svizzera: Nelle scuole pubbliche di Stato non è presente il crocifisso nelle aule. Nel comune di Cadro, nel Canton Ticino, che aveva deciso di mettere il crocifisso nelle aule scolastiche, nel 1990 il Tribunale Federale si pronunciò contro l’esposizione dei crocifissi e per la loro rimozione con la motivazione che “lo Stato ha il dovere di assicurare la neutralità in ambito filosofico-religioso della sua scuola e non può identificarsi con una confessione o religione”.

Significato Teologico e Pedagogico del Crocifisso

Rappresentazione artistica del Christus Patiens e del Christus Triumphans

Il Crocifisso nella Storia della Chiesa: Dal "Cristo Paziente" al "Cristo Trionfante"

Quando in epoca antica le autorità ecclesiastiche vollero evidenziare la centralità della Crocifissione di Cristo, intesero con tale scelta far memoria di una Passio che si concludeva però con la Risurrezione del Signore. La croce, quindi, non era segno di un fallimento ma di un passaggio verso la vittoria. Tale evento di gloria e di trionfo, proprio perché libera ogni persona dalla morte e dal peccato, ricevette un posto centrale nella Chiesa. Nel corso dei secoli, poi, la lectio Crucis venne anche inserita nella catechesi. Essa indicava (e indica) un itinerario di conversione, di scelta radicale a favore dell’unico Dio Padre e Creatore, di impegno nella Chiesa, di donazione gratuita, di sacrificio, di fraternità quotidiana. In tal senso, ogni corrente spirituale, meditando sulla Passio Christi nel Disegno Redentivo, cercò di evidenziare alcuni aspetti del Mistero salvifico.

In Occidente (XIII sec.) emerse la tendenza a valorizzare la figura del Christus patiens (sofferente) e quella del Christus triumphans (redentore e glorioso). Presentando alla contemplazione dei fedeli il Christus patiens, la mistica medievale occidentale volle trasmettere un messaggio di riflessione e di partecipazione: riflessione perché la morte di Cristo non si colloca in un venerdì impazzito; partecipazione perché ogni cristiano in vari momenti della sua vita può unire le proprie sofferenze a quelle del Salvatore per il bene della Chiesa. Contributi omiletici e scritti ascetici evidenziarono l’ubbidienza del Signore Gesù al Padre, il cosciente cammino del Salvatore verso la sua “Ora”, l’accettare una morte ignominiosa per il Messia. In tale contesto, specie il movimento francescano, volle invitare i fedeli a spezzare con tutti il pane della fraternità, a camminare lungo la Via Crucis, a riconoscere nei segni della Passione le manifestazioni del vero Amore. In ogni convento e lungo le strade si costruirono cappelle, edicole e stazioni, raffiguranti un episodio del procedere di Gesù verso l’esecuzione della sua condanna.

Nel Christus triumphans si riflette una spiritualità che troverà accoglienza in Occidente e in Oriente. Il Signore Gesù ha gli occhi aperti ed è raffigurato usando più colori, presentato nella sua Maestà. Permane un richiamo alla morte, ma anche alla Risurrezione e pure ad altri aspetti dell’Evento Pasquale. Tale dinamica di gloria serve a far comprendere che ogni fedele è un risorto con Cristo e che la Redenzione riversa effetti su ogni periodo della storia e su ogni aspetto del Creato. Per questo motivo il Christus triumphans è immerso nella luce, non nelle tenebre, ed è circondato anche da coloro che per primi lo hanno seguito. In tempi successivi, intorno a una croce divenuta trono di gloria, gli artisti disegneranno la Chiesa gloriosa in Paradiso e quella pellegrina in terra. Con riferimento a quest’ultima realtà, il volto dei fedeli rimane segnato da una speranza viva, da una Grazia che rinnova e spinge alla missione. Il Christus patiens segue la linea discendente dell’Incarnazione, mentre il Christus triumphans segue la linea ascendente, pur tenendo in considerazione ogni aspetto della vicenda di Gesù di Nazareth. Tali rappresentazioni dell’unico Salvatore sono state evidenziate dall’apostolo Paolo nella Lettera ai Filippesi: “Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.”

Dibattito e Riflessioni sul Pluralismo Religioso

Foto di studenti impegnati in un dibattito in classe

Il Dialogo e il Rispetto

La riflessione sul crocifisso nelle scuole consente di rivedere e di accogliere tre princìpi: quello del pluralismo religioso, quello del dialogo con ogni confessione e quello del rispetto per ogni orientamento spirituale. Accogliendo il pluralismo religioso, si valorizzano le diverse espressioni spirituali e quindi si tutela anche il simbolo cattolico. Sostenendo il dialogo con ogni confessione si consentono spazi di affissione anche di simboli non cattolici, sulla base di un’intesa tra le diverse componenti di una scuola. In tale contesto, la prof.ssa Ida Angela Nicotra, dell’Università di Catania, ha scritto che: “(…) anche in un orizzonte laico, il Crocifisso è in grado di raccontare tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, rifiuto di ogni discriminazione che sono propri della civiltà italiana.” Trent’anni fa Natalia Ginzburg, che non apparteneva al mondo cattolico, scriveva parole che meritano tuttora attenzione: “Il crocifisso non genera alcuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza.”

La Profondità del Simbolo e il Valore delle Vite Umane

Il dibattito sull'esposizione e la rimozione dei crocifissi nelle scuole spesso si intreccia con questioni più ampie sul valore dei simboli e delle vite umane. Come emerso dal dialogo in classe sulla LIM, la reazione immediata e forte a un gesto contro un simbolo religioso può talvolta sembrare sproporzionata rispetto all'indifferenza verso tragedie umane di vasta portata, come le guerre. Questa riflessione invita a non contrapporre simboli e persone, ma a riconoscere la sfida di non separarli mai. La capacità di indignarsi, e la profondità con cui alcune immagini ci colpiscono, possono dipendere non solo dalla verità dei fatti, ma anche da come questi vengono raccontati e dalla nostra vicinanza culturale ed emotiva. In questo contesto, la domanda finale rimane: «Vale di più difendere un simbolo o una vita? Oppure la vera sfida è non separare mai le due cose?».

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