L'Aula Paolo VI e le Statue Papali: Storia, Fede e Arte

La visione di Giovanni Battista Montini, Papa Paolo VI, è stata la forza motrice dietro la creazione di uno degli spazi più significativi del Vaticano per le udienze papali: l'Aula Nervi. “Noi stessi, prevedendone le dimensioni, proporzionate allo scopo, lo abbiamo, al principio, incoraggiato ad «osare»”. Questa affermazione sottolinea l'orizzonte grande e universale che ha ispirato il genio di Pier Luigi Nervi.

L'Aula Paolo VI: La Nascita di un Luogo per le Udienze Papali

La necessità di un nuovo spazio nasceva da una constatazione pratica. Fino alla sua ideazione, fedeli e turisti che arrivavano in Vaticano in numeri sempre più consistenti vivevano la Basilica di San Pietro come un luogo unico per ogni scopo: ascoltare il Papa, scattare foto, seguire un'udienza generale o perdersi tra le magnificenze della storia e dell'arte. C'era bisogno di differenziare, o per meglio dire, come avrebbe detto Paolo VI il 30 giugno 1971, di “liberare la Basilica di San Pietro dall’afflusso divenuto consueto della moltitudine eterogenea e vivace, che affolla le nostre udienze generali, e per offrire ai nostri visitatori un’aula d’accoglienza più adatta”.

L'Aula Nervi, oggi nota come Aula Paolo VI, fu commissionata da Papa Montini a metà degli anni Sessanta all'ingegnere e architetto valtellinese Pier Luigi Nervi, già noto per opere come il Palazzetto dello sport di Roma o il grattacielo di Australia Square a Sydney. Nervi, che aveva fatto della “staticità” e della “funzionalità” la regola delle sue opere, convinto che l'arte non potesse essere solo estetica, si dedicò tra il 1966 e il 1971 a dare forma e struttura al grande spazio immaginato da Papa Montini. La sua progettazione modellò il calcestruzzo con un andamento parabolico, giocando con le curvature, le ellissi delle grandi finestre e l'imponenza dei pilastri su cui poggia la struttura. Il terreno adiacente alla Basilica, in gran parte donato dai Cavalieri di Colombo, fu il sito prescelto per questa imponente costruzione.

Paolo VI spiegò il giorno dell’inaugurazione che l'opera non nasceva per “amore di potenza o di fasto”, né come espressione di “orgoglio monumentale, o vanità ornamentale”. Bensì, era la consapevolezza che, pur essendo “piccole creature e umili cristiani”, si serve “un disegno immenso e perfino infinito, un pensiero divino”. Papa Montini ricordò come la creatività dell'arte cristiana abbia in sé lo slancio a “esprimersi in segni grandi e maestosi”.

Vista interna dell'Aula Paolo VI (Aula Nervi) durante un'udienza papale

L'Impegno Sociale di Paolo VI e l'Aula Nervi

A proposito di praticità, in occasione dell'udienza generale del 30 giugno 1971, Paolo VI affrontò il capitolo delle spese sostenute per la costruzione dell'Aula. Pur non minimizzando “l’onere” gravato sulle casse vaticane negli anni del cantiere aperto, il Papa assicurò che ciò non avrebbe in alcun modo pesato sugli aiuti che la Santa Sede intendeva destinare ai più fragili. In quella circostanza, Paolo VI fece due promesse significative: dare sollievo a un “gruppo di baraccati” della periferia romana e istituire un nuovo organismo con il compito di “facilitare” in maniera intensiva “l’attività caritativa della Chiesa nel mondo”.

Quindici giorni dopo, il 15 luglio 1971, prese vita il Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il quale avrebbe portato la carità del Papa alla gente più povera del pianeta. Due anni dopo, il 31 ottobre 1973, lo stesso Paolo VI benedisse le case costruite ad Acilia, un “villaggio” che porta il suo nome e che offrì un tetto vero a chi prima viveva in baracche di legno e lamiera. L’Aula Nervi divenne così la nuova casa di tutti, “inserita ormai nella missione del Pontificato romano”.

L'arrivo di Papa Francesco in Aula Paolo VI per l'Udienza ai catechisti nell'Anno della Fede

Udienze Papali e Simboli di Fede: Eventi Recenti

Le udienze papali continuano a essere un momento di profonda spiritualità e di incontro per fedeli da tutto il mondo, arricchite da tradizioni e gesti simbolici. Anche se l'Anno Giubilare è trascorso, lo spirito di pellegrinaggio rimane vivo, come testimoniato dall'arcidiocesi di Milano.

In un recente evento, 4.000 studenti delle scuole medie sono giunti a Roma per vivere nei luoghi della cristianità un percorso che li porterà alla professione di fede. Hanno partecipato a una messa celebrata nella Basilica Vaticana dall'arcivescovo Mario Delpini e, successivamente, hanno invaso festosamente Piazza San Pietro, attendendo con trepidazione l'incontro con il Pontefice. La loro emozione si è tramutata in gioia al momento di consegnare a Leone XIV il prezioso “tesoro” gelosamente conservato: la Croce degli sportivi. Questa Croce, che il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e Athletica Vaticana avevano portato a Milano per le recenti Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, era rimasta nella Basilica di San Babila per tutta la durata dei Giochi. È previsto che troneggi in Sala Clementina in occasione dell'incontro tra Papa Prevost e un gruppo di atleti che hanno partecipato a tali manifestazioni sportive. Don Stefano Guidi, direttore della Fondazione Oratori Milanesi, ha spiegato che la Croce è “Un simbolo di fede, ma anche di fratellanza e di rispetto del prossimo, il quale è stato affidato al Papa da giovani che sono a loro volta simbolo di purezza e fiducia in un futuro in cui regni la pace: questo gesto rappresenta il significato più profondo e autentico della nostra presenza qui, ai piedi di Pietro”.

La Croce degli Sportivi presentata al Papa durante un'udienza

Musica e Devozione nelle Udienze

La ricerca del bene e la spiritualità trovano espressione anche attraverso l'arte e la devozione popolare durante le udienze. Le note del violino del musicista ungherese di etnia rom Zoltán Mága hanno allietato una mattinata, elevando il suono del suo strumento a preghiera da oltre vent'anni. Egli ha ideato l'iniziativa “100 chiese, 100 concerti” per donare il ricavato a quanti si trovano in difficoltà, sia nel suo Paese che all'estero, convinto del potere della musica di avvicinare a Dio e unire le persone. Ha ricordato anche che si celebra la Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, riconosciuta dall'ONU.

Dalla parrocchia di San Sebastiano martire ad Arbus, nella diocesi sarda di Ales-Terralba, è giunta in Piazza San Pietro per la benedizione pontificia la statua restaurata della Madonna d’Itria, tradizionalmente portata in processione l'ultima domenica di maggio. Don Daniele Porcu, parroco, ha osservato che la diffusione del culto è storicamente legata all’ordine degli Agostiniani, che promossero questa devozione mariana tra il XVI e il XVII secolo, preservata grazie all’impegno della Confraternita. Il Pontefice ha benedetto anche un busto di Santa Rita da Cascia, religiosa agostiniana, conservato nella parrocchia di Santa Maria di Nazareth a Potenza. Questo busto, come ha precisato il parroco don Domenico Pace, è stato “fatto realizzare da un gruppo locale di cittadini devoti alla santa umbra e con all’interno una sua reliquia”.

La Statua Colossale di Sant'Alfonso Maria de' Liguori nella Basilica Vaticana

Tra le opere scultoree di grande significato presenti nella Basilica di San Pietro, spicca la colossale statua di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, situata in una posizione prominente. Il P. Oreste Gregorio, appassionato storico, nello Spicilegium Historicum C.Ss.R. (anno 17, 1969, vol. I, pp. 177-182), ha ricostruito le circostanze storiche di alcune importanti statue dedicate a Sant'Alfonso, dedicando particolare cura alla ricerca sulla statua del Santo presente nella basilica vaticana.

Lo Scultore Pietro Tenerani e la Sua Opera

L'opera in questione fu commissionata allo scultore Pietro Tenerani, del quale ricorreva il centenario della morte avvenuta nel 1869 a Roma. Tenerani, nato nel 1789 a Torrano di Carrara in Toscana, quasi tra le cave di marmi, non tardò a rivelare la sua vocazione di scultore. Esordì con Bartolini, si ispirò a Canova, allora genio dell'epoca. Orientatosi e affermatosi, Tenerani divenne uno degli artisti più celebrati dell’Ottocento, nonostante i critici moderni gli rimproverino un certo accademismo nelle sue robuste composizioni. I contemporanei lo stimarono molto, richiedendogli numerosi lavori. Tra le sue opere si ricordano:

  • 1836: San Giovanni Evangelista per la basilica napoletana di S. Francesco di Paola.
  • 1842: Simone Bolivar.
  • 1846: la Deposizione per San Giovanni in Laterano e l’Angelo della Resurrezione per S. Maria sopra Minerva.
  • 1854: Pellegrino Rossi per Carrara.
  • 1857: Ferdinando II, ora a Messina.

Tra le sue opere migliori si rammentano anche la tomba Pelzer in S. Maria del Popolo a Roma e un San Benedetto nella basilica patriarcale. Nella sua vasta produzione c'è anche la bella statua di Sant'Alfonso Maria de' Liguori.

Ritratto di Pietro Tenerani o una delle sue sculture celebri

Commissione e Realizzazione della Statua di Sant'Alfonso

A Tenerani fu affidata l'incombenza di scolpire la statua colossale di Sant’Alfonso de’ Liguori, destinata a essere collocata tra i fondatori di ordini e congregazioni religiose nella basilica vaticana. Questo lavoro ebbe un notevole eco e servì da propaganda all’artista nell’Urbe e oltre. Il postulatore generale redentorista P. Mautone diede l'incarico, e il 18 giugno 1834 fornì un'idea del progetto al Rettore Maggiore P. Ripoli, descrivendo il lavoro in corso: “Ora si sta lavorando la statua in marmo, che si deve mettere in S. Pietro. Sarà di palmi 22 (circa 4,92 metri, considerando il palmo romano di 0,224 m). Lo scultore è il più bravo, che sta in Roma. La spesa è di scudi quattromila”. Aggiunse che “Tutta Roma è restata stordita nel vedere il modello. Sta vestito da vescovo, col libro in mano, che indica scrittore, con l’Angelo col crocefisso in mano; che significa capo missionario, e con una carta, ove sta scritto: Fondatore della Congregazione del SS. Redentore”. Un altro scultore, solo un punto meno abile, aveva richiesto ottomila scudi per un lavoro simile. Mautone, il 20 ottobre 1836, notificò a Ripoli: “La statua in marmo sta in fine, ed è tutta cosa portentosa. Chiunque la vede, resta attonito”. Il 26 novembre 1836, il postulatore annotò in un registro il pagamento: “Al sig. Pietro Tenerani per la statua in marmo del Beato in varie rate scudi 4000”; e il 6 gennaio 1837 un ulteriore pagamento. La statua marmorea fu commissionata nel 1834, cinque anni prima della canonizzazione di Sant'Alfonso.

Trasporto e Collocazione nella Basilica Vaticana

Il 27 luglio 1839, P. Mautone informava il Rev.mo Ripoli: “Ora sto intavolando il trasporto della statua, e spero per la fine di agosto di collocarla. Il Papa [Gregorio XVI] mi disse di volerla vedere prima di metterla nella nicchia”. Sorsero alcune critiche riguardo al pastorale tenuto nella mano destra dal Santo, ma si chiarì che il vescovo, quando celebra i pontificali, tiene il pastorale nella mano sinistra per benedire il popolo con la mano destra.

Definite le modalità, si procedette al trasporto della statua da Monte Cavallo, dove fu lavorata in un’officina dietro il palazzo della Consulta, a San Pietro. “Non usandosi allora quei facili mezzi di trasporto che si usano al presente, ci vollero 8 giorni, facendola tirare a forza di argani e di braccia, accompagnata sempre dai soldati, i quali anche di notte ci stavano di guardia quando si doveva fermare”. Una volta condotta in San Pietro, vi rimase esposta alcuni giorni e fu visitata anche dal Papa. A causa dell'ornato finissimo dei paramenti vescovili, Tenerani desiderava che la statua fosse posta nella nicchia di San Norberto, per facilitare l'osservazione dei dettagli.

Il giorno della collocazione finale, “preparate già tutte le macchine e messe in moto, arrivata la statua a cert’altezza, si sentì all’improvviso un orribile scroscio che rimbombando per le vaste volte del tempio, spaventò tutti sul pericolo che giù cadesse e rovinasse”. Fortunatamente, grazie a Dio e al Santo, non accadde nulla di grave, salvo la rottura di un legno che imbragava la statua e di un piccolo pezzetto del bordo del piviale, subito accomodato. “Veduto dunque che non c’era pericolo, si proseguì alacremente e in 3 quarti d’ora fu posta felicemente nella sua nicchia, che è, come tutti sanno, la prima a destra dell’altare della Cattedra di S. Pietro nel giro superiore sopra S. Norberto”.

Queste combinazioni, disposte dalla divina sapienza e provvidenza, valsero a onorare Sant'Alfonso M. de Liguori, mettendolo vicino a quella Cattedra che egli tanto difese, e vicino ai quattro dottori della Chiesa (Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, San Giovanni Crisostomo e San Gregorio Magno). La statua di Sant'Alfonso, alta quasi 5 metri, fu sistemata il 6 dicembre 1839 nella Basilica Vaticana. Il 6 dicembre 1839 Mautone comunicava a P. Ripoli: “La statua è stata finalmente situata. Le spese non finiscono mai, e ho preso altro denaro a debito”.

Statua di Sant'Alfonso Maria de' Liguori nella Basilica di San Pietro, vicino all'Altare della Cattedra

L'arrivo di Papa Francesco in Aula Paolo VI per l'Udienza ai catechisti nell'Anno della Fede

Accoglienza e Critica Artistica

La statua del Tenerani piacque agli intendenti d’arte per la finezza dell’ornato. Forse l'espressione personale del Santo non è accentuata abbastanza, con lineamenti fisionomici che appaiono un po’ duri. L’autore, in cerca di valori formali, vi ha sorvolato, ma la sagoma si impone con la sua grandezza. Il palmo napoletano come misura lineare era di m. 0,264, il romano di m. 0,224, e quello di Carrara di m. 0,249. Mautone forse alludeva al palmo romano, e la statua risulta quindi di circa 4,92 m.

Mautone si occupò anche di altre iniziative, come la sottoscrizione dei vescovi per il dottorato del Santo per l’Italia, Germania, Francia, Belgio, ecc., e la ristampa nel 1834 a Ferentino delle Riflessioni sulla santità e dottrina del B. Alfonso del Lanteri con aggiunte per preparare la causa del dottorato. La sua proposta di stabilire la festa liturgica di Sant'Alfonso il 1 agosto, giorno del transito, fu respinta perché in quel giorno ricorreva la festa di un Apostolo (allora San Pietro in Vincoli).

La statua del Santo è stata anche "colorata" per usi pubblicitari, ad esempio per la copertina di un'annata del Periodico S.

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