Al tempo di Gesù, i bambini non erano tenuti in gran considerazione: erano visti come creature incomplete, bisognose di tutto, inesperte e incapaci. Dovevano essere plasmati affinché passassero dallo stato grezzo a quello di adulti. Tuttavia, l'atteggiamento di Gesù verso di loro appare particolarmente notevole e rivoluzionario.

La Controversia tra i Discepoli: Chi è il Più Grande?
In un contesto in cui l'umiltà non era valorizzata, i discepoli di Gesù si trovarono a discutere fra di loro. Di cosa discutevano? Avevano discusso su chi fosse il più grande e chi avrebbe avuto il ruolo più importante nel regno di Dio. Sembra che stessero pensando al regno dei cieli in senso temporale, forse come a un regno politico con vari incarichi importanti. Questo atteggiamento rivelava chiaramente l'orgoglio e la gelosia nei discepoli, un modo di pensare incentrato sulla grandezza personale piuttosto che sulla grandezza di Dio. Sembra incredibile che, persino in presenza di Cristo, i discepoli parlassero della loro grandezza e di chi sarebbe stato il più grande nel regno dei cieli.
La presupposizione dietro a questa loro domanda era che sarebbero andati in cielo. Ma Gesù mostrò che, con tale atteggiamento, non vi sarebbero nemmeno potuti entrare! Non si trattava di essere già "grandi", ma di "rivoltarsi" (cambiare direzione) rispetto ai loro ragionamenti precedenti per poter entrare in cielo.
L'Insegnamento di Gesù: Diventare Come Bambini
Appare quindi tanto più notevole l’atteggiamento di Gesù verso i bambini. Egli prese un bambino e lo pose in mezzo a loro, fornendo un esempio vivente. La Scrittura ci dice: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo vietate perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. Chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino non vi entrerà affatto.” (Marco 10:14-15).
Non solo, ma Gesù indica nei bambini un modello da seguire: “Se i discepoli non diventeranno come piccoli fanciulli non entreranno nel regno dei cieli; chi si abbasserà come un fanciullo sarà il maggiore nel regno dei cieli.” (Matteo 18:3-6). Gesù non invita a essere come bambini, ma a diventare come bambini. Questo verbo presuppone un cambiamento, richiede uno sforzo da parte di ciascuno di noi, uno sforzo necessario se vogliamo entrare nel regno dei cieli. Dovevano cambiare direzione, e diventare come bambini. È chiaro che il senso della parola "piccolo" in questo contesto è "umile".
Cosa Significa Diventare Come Bambini?
I bambini sono sprovveduti, ignari di molte cose, e apparentemente non hanno niente da insegnarci. Ma non è così. In realtà, contrariamente agli adulti, sono consapevoli della loro pochezza e vogliono imparare, cosa che fanno anche i discepoli quando chiedono al Signore di insegnar loro a pregare. Dobbiamo essere come i bambini anche nella semplicità, come la vedova che dà i pochi spiccioli che possiede senza troppo almanaccare.
Un bambino ha una grande fede nei genitori. Non si preoccupa di come il genitore sarà capace a fare qualcosa, ma confida. Un bambino non ha alcun desiderio di avere soldi o di essere grande; sa chiaramente di non potercela fare da solo. Al minimo spavento, subito corre dal genitore. È bisognoso. Ha bisogno di riporre la sua fiducia in qualcuno che dia loro sicurezza: questo lo dimostrano i discepoli stessi, tanto da andare a predicare a mani vuote, sapendo che il Signore provvederà loro il necessario.
Diventare come bambini significa dunque:
- Accettare il regno di Dio come i bambini accettano un dono.
- Farsi piccoli come loro.
- Considerarli nella loro debolezza, nell'essere indifesi e bisognosi di aiuto, nel non avere mezzi per aspirare alla sicurezza nella vita, ed essere perciò costretti a dipendere dagli adulti in tutto e per tutto.
Come i bambini nei confronti dei genitori, occorre quindi avere la più totale fiducia nell’amore e nella misericordia di Dio. Sembra tutto molto facile, ma per noi adulti è spesso più comodo e immediato porre la fiducia in noi stessi che in Dio. Gesù è venuto per i poveri, i malati, i peccatori, per coloro che non stanno bene nei propri panni, che si sentono inadeguati, deboli, incapaci, proprio come i bambini. Aver fiducia in Dio significa appunto abbandonarsi nelle sue braccia come un bambino si abbandona in quelle della sua mamma.
L’importanza di chiedere l’umiltà
L'Umiltà e la Dipendenza: Chiavi del Regno
Le qualità necessarie per ricevere la salvezza sono l'umiltà e la fede. Queste sono l'opposto delle qualità che i discepoli mostravano in quella situazione, volendo essere grandi e importanti agli occhi degli altri. Nel "Sermone sul Monte", Gesù delinea i principi fondamentali del Regno dei Cieli: "Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati. Beati i mansueti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati." (Matteo 5:3-6). Queste qualità sono l’esatto opposto di quelle dei discepoli, che cercavano la grandezza terrena. Esse mettono in risalto la dipendenza totale da Dio.
Accogliamo quindi l’invito evangelico a orientare diversamente la nostra vita, facendo come i bambini, che non pongono affatto la loro fiducia in sé stessi e nelle loro forze, nelle loro proprie capacità, che sono così scarse! Siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Fate la gara nel rendere onore agli altri. Gesù ci insegna a non cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Come ha detto Paolo: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze onde la potenza di Cristo riposi su me.” (2 Corinzi 12:9).
La Via del Servizio e dell'Innalzamento da Dio
Gesù ha chiarito che nel Regno di Dio il più grande è colui che si fa come il più piccolo, e chi governa come colui che serve. Chi è più grande, colui che sta a tavola oppure colui che serve? Chiaramente è colui che si fa piccolo, chi si umilia. Questa verità è ripetuta più volte nella Bibbia: "Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli v’innalzi al tempo opportuno." (1 Pietro 5:6).
Chiaramente, Dio guarda il cuore. Se il cuore è pieno di orgoglio, non serve a nulla cercare di apparire umili. È necessaria una vera umiltà fondata sulla fede in Dio, che derivi genuinamente dal cuore, per avere dei veri cambiamenti nella nostra vita di ogni giorno. Dobbiamo lasciare a Dio il compito di innalzarci al momento giusto, e provvedere ad ogni nostro bisogno nel modo perfetto. Spesso, cerchiamo di farci grandi non per il bene della gloria di Dio o del prossimo, ma per piacere di essere visti dagli altri bravi o per rendere una situazione più piacevole o meno difficile. Il nostro cuore spesso vuole farsi grande, ma dobbiamo resistere a questa tendenza, lasciando che sia Dio a esaltarci.
I discepoli, in quella situazione, prendevano per scontato che sarebbero andati in cielo. Questa presunzione era molto pericolosa. Noi, come seguaci di Cristo, dobbiamo evitare di spingere per i nostri interessi. Se non fosse stato per la grazia di Dio, per il sacrificio di Cristo e per la sua umiliazione, dove saremmo oggi? Siamo chiamati a seguire le sue orme, nella potenza di Dio, umiliandoci e confidando pienamente in Lui.