La Via Crucis di Gussago: un'opera collettiva
Nel 2002, gli artisti di Gussago hanno dato vita a un'inedita Via Crucis, realizzando opere d'arte specifiche per ciascuna stazione lungo il percorso che collega Casaglio alla Chiesa di San Rocco e al Santuario della Madonna della Stella. Questo progetto, nato da uno spirito di generosità e dall'offerta gratuita di talenti e risorse, rappresenta un dono prezioso per la comunità.
L'impresa ha visto il coinvolgimento di una vasta schiera di persone, accomunate dal desiderio di contribuire all'arricchimento culturale del territorio. Un ringraziamento speciale va agli artisti che hanno accettato la sfida di lavorare con traversine ferroviarie, un materiale insolito per la loro consueta pratica pittorica. Nonostante le difficoltà, hanno riversato passione e dedizione nel loro lavoro, raggiungendo risultati notevoli e sostenendo, in molti casi, anche spese personali.
Al loro fianco, hanno operato mani esperte: falegnami che hanno concretizzato le idee degli artisti nella realizzazione delle croci, fabbri che hanno creato i basamenti di sostegno e contribuito attivamente ad alcune opere, trasformandosi essi stessi in artisti. La commissione del percorso ha beneficiato del contributo costante e qualificato di PierVirgilio Begni Redona, Rinetta Faroni e Angelo Lorenzini, con i preziosi scritti di Pier Virgilio Redona e Rinetta Faroni, e i puntuali commenti di Maurizio Bernardelli Curuz.
Un ringraziamento sentito va anche ai volontari dell'ANEI (ex-internati) e dell'ANMI (marinai) di Gussago, che hanno lavorato manualmente alla realizzazione dei basamenti in calcestruzzo, e ai muratori Albino e Giambattista Peli, che hanno dedicato giornate di riposo alla costruzione dei muretti in pietra. Il Gruppo Sentieri Protezione Civile ha svolto un ruolo fondamentale nella pulizia e nel mantenimento del percorso.
La professionalità del fotografo Piergiuseppe Vivenzi ha saputo immortalare le opere con un accurato lavoro di scontornatura, mentre il grafico Nino Frassi ha creato un'efficace opera di richiamo all'inizio del percorso. Un supporto logistico e materiale è stato fornito dalla Ferramenta Bresciana, dall'Ing. Egidio Marchina e dalla ditta Robopres. Il Comune di Gussago, attraverso i suoi uffici e operai, ha coordinato i lavori, mentre i proprietari dei terreni hanno concesso la loro disponibilità.
Il progetto è stato reso possibile anche grazie al contributo economico di persone e sponsor, che hanno permesso la stampa di un opuscolo illustrativo. Tra i sostenitori figurano la signora Laura Marini e figli, le famiglie Pietta Giuseppe, Aliprandi Luigi, Della Fiore Giuseppe, Beschi Pietro, Venturelli Arnaldo, Peroni Giuseppe, i fratelli Antonio e Luigi Gozio della Distilleria Franciacorta, e l'Associazione Cuore Amico. La giornata di inaugurazione è stata curata con passione da Bruna Gozio.
Infine, un ringraziamento va a tutti i cittadini che percorrendo questo sentiero sapranno apprezzarne il significato, valorizzando appieno il lavoro svolto. L'entusiasmo, la gioia, la fatica e l'emozione che hanno accompagnato questa impresa sono scaturiti da un profondo amore per Gussago, le sue colline e, soprattutto, per San Rocco.

Opere d'arte e interpretazioni artistiche della Caduta di Gesù
Giuseppe Bonometti: "La Sofferenza"
All'inizio del percorso, la scultura di Giuseppe Bonometti, intitolata "La Sofferenza", introduce simbolicamente l'intera Via Crucis. L'artista utilizza la Lancia che trapassa il Legno per rappresentare la "Ferita Profonda" nell'Uomo, la Corona di Spine simboleggia l'"Umiliazione della Persona", i Chiodi che trapassarono le Mani e i Piedi di Cristo indicano la "Malvagità" che trafigge l'Umanità, e la Frusta rappresenta la Continuità con cui l'Uomo si accanisce sui propri simili. Lancia, flagello e corona di spine anticipano in modo diretto le scene dell'ascesa al Calvario.
Giuseppe Bonometti, scultore del ferro dal 1977, è nato e vive a Gussago. La sua opera, collocata all'inizio del percorso, ha finalità simbolico-sintetiche rispetto all'intera Via Crucis.
Stazione I - La Condanna di Silvana Maria Conde
Silvana Maria Conde, sviluppando il tema della condanna di Gesù, utilizza il legno nelle linee ortogonali della croce. La condanna appare come uno strumento di morte, un piatto della bilancia sfuggito all'equilibrio. La sentenza violenta e ingiusta è tuttavia incapace di annientare l'ascesa verso Dio, rappresentata dalle tessere colorate disposte verticalmente, interrotte dalla morte ma riprese nel triangolo trinitario e nella sfera colorata che simboleggia il mondo come occhio di Dio.
Silvana Maria Conde, maestra ceramista nata in Argentina, risiede a Gussago da dieci anni, dove lavora nel proprio laboratorio. Per questa stazione ha collaborato il falegname Stefano Rizzini.
Stazione II - Il peso della Croce di Luigina Boemi
Luigina Boemi, affrontando il tema di Gesù che si carica della croce, desidera rendere evidente l'accettazione consapevole del suo martirio. Nel momento in cui prende la croce sulle spalle, Gesù diventa egli stesso croce, mostrando i segni della sofferenza incisi nel corpo e nel volto. Il braccio della croce che si protende obliquamente verso l'alto simboleggia la preghiera che unisce la terra al cielo. La sua opera è fortemente scultorea e narrativa, lavorando sulle linee oblique per raccontare la temporanea sconfitta del divino.
La figura di Cristo è sovrastata dalla croce, inserita nella composizione come lato di un triangolo. Il volto, coronato da spine, è incorniciato da una forma ovale poggiata sul doppio rettangolo del collo e del corpo. Sul tronco, l'artista realizza una serpentina intagliata nel legno, seguendo un'antica tipologia decorativa.
Luigina Boemi, pittrice e grafica, vive e lavora a Gussago, facendo parte del gruppo di ricerca artistica Kaleidon. Ha collaborato alla realizzazione dell'opera il falegname Stefano Rizzini.
Stazione III - Prima Caduta di Rosanna Nodari
Rosanna Nodari, nella terza stazione, affronta il tema "Gesù cade la prima volta". L'opera si struttura secondo una linea spezzata, che esprime un equilibrio precario. La Croce diventa corpo di Gesù, il legno si fa carne, attraversato da un raggio di luce bianco-argentea, simbolo di potenza e speranza. La caduta di Gesù è metafora della fragilità umana, specchio del faticoso cammino verso un'umanità più vera.
L'artista immagina che la folla osservi nella caduta del condannato la prova della sconfitta di colui che si è dichiarato figlio di Dio. Cristo manifesta la sua natura di figlio dell'uomo, accettando la sofferenza e proiettandosi in una dimensione divina. Nodari evoca il cedimento fisico con tre linee spezzate, rafforzate da una tarsia metallica che contrasta con il legno scuro, simboleggiando l'ineluttabile sconfitta del corpo.
Rosanna Nodari, membro del gruppo di ricerca artistica Kaleidon, vive e lavora a Gussago. Ha collaborato alla realizzazione dell'opera il falegname Stefano Rizzini.
Stazione IV - L'incontro con la madre di Emiliano Cagna
Emiliano Cagna, partendo dalle traversine ferroviarie, ha cercato di far convergere questi elementi per creare un punto d'incontro. Sullo sfondo della Croce, nasce l'incontro tra Dio, che muore come uomo, e colei che lo ha umanizzato. L'artista ricostruisce il tragico istante che precede il distacco, unendo Cristo e Maria in un sentimento che simboleggia l'incommensurabile amore divino verso l'umanità.
La formella di terracotta, in contrasto cromatico con il legno, sottolinea l'intensità del momento. I due protagonisti avvicinano i volti, con gli occhi chiusi, vivendo una proiezione al di là del tempo, recuperando i segmenti gioiosi del passato, nella certezza che l'ultimo abbraccio diventerà eterno.
Emiliano Cagna, nato a Concesio, ha partecipato a diversi concorsi di pittura e frequentato corsi di scultura. Ha collaborato alla realizzazione dell'opera la falegnameria Riccagni Carlo.
Stazione V - Il Cireneo di Angela Sabattoli
Angela Sabattoli, ne "Il Cireneo aiuta Gesù a portare la Croce", esamina l'uomo di fronte al dolore e alla fonte inesauribile della solidarietà. La pietà e la compassione diventano cifre della nuova umanità. L'artista lavora su tre corpi, delineando Cristo, la Croce flessa e il Cireneo, creando un gruppo scultoreo caratterizzato da tre linee di forza.
La traversina che sostiene la Croce di Cristo rappresenta Simone di Cirene, il cristiano che accoglie la propria Croce e si lascia coinvolgere quando il peso diventa insostenibile per un altro. Egli presta la propria forza al debole, diventandone compagno di viaggio.
Angela Sabattoli, pittrice e grafica, vive e lavora a Gussago, facendo parte del gruppo Kaleidon. Ha collaborato alla realizzazione dell'opera il falegname Stefano Rizzini.
Stazione VI - La Veronica di Candida Gottardi
L'opera di Candida Gottardi, simile a una figura a braccia aperte, simboleggia l'accoglienza e rievoca il gesto d'amore della Veronica che, asciugando il volto di Cristo, lo ha tramandato attraverso i secoli. È anche una porta socchiusa, luogo di passaggio della luce che scaccia le tenebre. Nello specchio, moderna sindone, ritroviamo il volto del Dio incarnato.
L'artista racconta in chiave simbolica la sequenza della Via Crucis, rifiutando qualsiasi riferimento mimetico. Il rigore formale dell'opera suscita un silenzio drammatico, attraverso un trattamento equilibrato delle masse. Sull'elemento cruciforme, Gottardi allude all'abbraccio della convertita, al manifestarsi del Dio-accoglienza, allo specchiarsi nell'uomo-storico che soffre e muta vita in Cristo.
Candida Gottardi, scultrice e grafica, vive e lavora a Mandolossa di Gussago. Fa parte del gruppo di ricerca artistica Kaleidon. Ha collaborato alla realizzazione dell'opera il falegname Stefano Rizzini.
Stazione VII - Seconda Caduta
Il testo fa riferimento a un'opera di Gernot Schmerlaib, pittore carinziano, sulla Seconda Caduta di Gesù. L'artista utilizza una verve segnica applicata a masse di colore rosso vivo, accorpate dal bianco della biacca, con un fondo blu/violetto. Gesù è rappresentato precipitare a testa in giù, con un roveto di spine sanguinanti sul capo, mentre le braccia si allargano e il corpo sembra volare, scomposto in brandelli da linee blu.
La libertà compositiva, timbrica e astratta di Schmerlaib viene messa al servizio della narrazione della Via Crucis, con una concentrazione formale che entra nella storia di quest'Uomo. L'artista stupisce per il suo coraggioso rimettere in gioco "tutto", votato a un corpo a corpo con la sua sete espressiva e con il divenire della vita.
Le rappresentazioni di Fernando Botero
Il testo dedica ampio spazio all'analisi delle opere di Fernando Botero sulla Via Crucis, evidenziando come le sue forme ridondanti, ironiche e dissacranti, applicate al tema sacro, riescano a emozionare e a rendere partecipi del grande dolore espresso nelle 14 Stazioni. Botero ha esposto 27 dipinti e 34 disegni, realizzati tra il 2010 e il 2011, in un'eloquente immersione dell'artista nel mistero della Passione.
Il critico Uribe Pereira collega la "Via Crucis" di Botero ai precedenti cicli pittorici sulla violenza in Colombia e sulle torture nel carcere di Abu Ghraib, sottolineando come l'artista abbia affrontato temi politici e sociali con una profonda sensibilità umana. Botero ha donato queste opere per diffonderne la visione e muovere le coscienze, reagendo alla violenza e all'ingiustizia in ogni latitudine.
Le opere di Botero, pur mantenendo il suo stile personalissimo con forme opulente, colori delicati e linee arrotondate, affrontano il dramma della Passione con una profondità inedita. L'artista, influenzato dai grandi maestri del Rinascimento, crea un proprio mondo riconoscibile, in cui anche i temi drammatici sono resi con una serenità e una quiete che non annullano la potenza espressiva.
La mostra "Botero. Via Crucis, la passione di Cristo" si è tenuta al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2016. Le 14 Stazioni individuate dagli autori del testo sono precedute dall'immagine di "Cristo tra la moltitudine" e seguite da "Christo ha muerto", "La Pietà" e "Madre afflitta".
Pietrasanta si ferma per rendere omaggio a Fernando Botero
La Deposizione di Cristo nell'arte
La Deposizione dalla croce (in greco Ἀποκαθήλωσις?, Apokathelosis) è il penultimo episodio della Passione di Gesù, narrato nei Vangeli. L'episodio, diffuso nell'arte bizantina dal IX secolo e poi in occidente dal X secolo, raffigura Giuseppe di Arimatea e Nicodemo impegnati nello staccare Cristo dalla croce.
Altre figure non menzionate nei vangeli, come San Giovanni evangelista e le Tre Marie, sono spesso incluse nelle rappresentazioni. L'iconografia classica della deposizione comprende il cadavere di Cristo avvolto in tessuti specifici, offrendo agli artisti la possibilità di mostrare abilità nella rappresentazione del nudo maschile e nei drappeggi. I volti e i gesti del gruppo permettono di esprimere sofferenza, e grande importanza viene data alla croce e agli strumenti della Passione.
Artisti come Benedetto Antelami, Peter Paul Rubens e Rembrandt hanno interpretato questo tema, con variazioni nella composizione e nella posa del corpo di Cristo. Durante il Rinascimento, il soggetto divenne popolare come pala d'altare, data la centralità del mistero cristologico e la verticalità della scena.
Le interpretazioni dei Carracci
Il testo menziona diverse opere legate alla famiglia Carracci, in particolare Ludovico Carracci, raffiguranti scene della Passione di Cristo. Un dipinto raffigurante il Crocifisso con Dio padre e angeli, attribuito prudentemente a "Ludovico Carracci, studio di", presenta caratteristiche tipiche dei dipinti preparatori, con varianti rispetto a redazioni più complesse.
Le quattro Crocifissioni menzionate, eseguite intorno al 1614, interpretano il tragico trapasso di Cristo dalla vita alla morte. Ciascuna di esse è ambientata contro uno sfondo cupo, schiarito dalla luce che illumina la sofferta tensione muscolare di Gesù, rappresentata con l'accuratezza di un eccellente anatomista.
L'opera "Cristo in croce e i Santi Padri nel Limbo" di Ludovico Carracci, datata 1614, presenta un significato iconografico complesso, legato al culto di San Benedetto. La presenza insolita di Mosè e Abramo ai lati del sacro legno trova spiegazione nel fatto che il clero equiparava entrambi a San Benedetto e al suo ordine, considerandoli modelli di vita spirituale.

La Via Crucis di Stella: un percorso di fede e arte
La Via Crucis di Stella è un progetto artistico che unisce diverse interpretazioni delle stazioni della Passione di Cristo. La qualità dell'intero progetto risiede nella sua libera articolazione stilistica e formale, mantenendosi solidale alle intenzioni del Comitato promotore di farne un percorso di "vita".
La vitalità del percorso creativo si nutre della convinzione dei partecipanti di essere parte di un tutto, di un'unica via che sale dalla chiesa nuova al luogo di una chiesa che non c'è più. È un percorso impregnato di ricordi, fatiche, solidarietà, smarrimento e gratitudine.
Le interpretazioni di Aldo Micco e Claudio Mario Feruglio
Aldo Micco, autore del secondo pannello, si è concentrato sull'oggetto Croce, componendo un'immagine in cui la tessitura cromatica appare come una ricca veste. La figura di Gesù è posta in primo piano, quasi sfiorandoci, con la sua tunica bianca e il manto rosso. L'artista ci suggerisce di vedere nella Croce le incrostazioni che hanno finito per soffocare la nostra anima, invitandoci a proseguire il percorso con responsabilità.
Claudio Mario Feruglio, nella sua interpretazione della Prima Caduta di Cristo, adotta un narrare più asciutto e drammatico. Il suo bozzetto, reso più incisivo da Micco, mostra il volto affilato di Gesù segnato da un colore livido, con un rivolo di sangue che scende dalla fronte. La scena evoca la complicità e la scelta infernale dell'indifferenza, ricordandoci la meccanicità di gesti passivi che nascondono complicità.
Bruno Paladin e Antonio Crivellari: incontri e aiuti
Bruno Paladin, nella sua interpretazione dell'incontro di Gesù con Sua Madre, utilizza un segno sintetico, dai contorni forti e neri, con campiture cromatiche piene. L'immagine evoca lo struggimento toccante e la silente tenerezza di Maria, che riesce a incontrare lo sguardo del Figlio. Questo reciproco guardarsi è un dialogo d'anime, un commiato terreno.
Antonio Crivellari, affrontando la stazione del Cireneo, indaga la forma intrisa di parole. Le parole, prese da ogni lingua o evocate come lettere, si inseriscono in forme geometriche e strutturate. La sua interpretazione si svolge da un portico, bloccando l'istantanea dell'episodio. Simone ha il colore terra del sentiero del Calvario, mentre attorno alle due sagome brilla un azzurro acceso, con lettere che chiariscono la stazione.

Pietro De Campo e Gernot Schmerlaib: dolore e caduta
Pietro De Campo ha realizzato una composizione essenziale per la Sesta Stazione, rendendo la materia plastica tattile attraverso solchi di dolore dai bordi sbrecciati. La croce sembra cadere su un Cristo devastato nel viso, mentre la Veronica è avvolta nella sua veste, quasi a cercare ristoro. L'opera sottolinea la pietà e la valenza del sostegno reciproco e fraterno.
Gernot Schmerlaib, nella Settima Stazione, rappresenta Gesù che cade per la seconda volta. L'artista utilizza masse di colore rosso vivo, bianco e blu/violetto, con Gesù che precipita a testa in giù, le braccia allargate e il corpo che sembra volare, scomposto in brandelli. La sua opera è caratterizzata da una libertà compositiva, timbrica e astratta, che entra nella storia dell'Uomo.
Dino Durigatto e Cesco Magnolato: riflessioni sulla responsabilità
Dino Durigatto interpreta un episodio poco sondato: Gesù rimprovera le donne piangenti che lo seguivano. La sua composizione è ricca di simboli, formule alchemiche e richiami esoterici. A sinistra, il corpo semisvestito di Gesù si staglia verso le donne sulla destra. L'albero giovane che brucia rappresenta il rimprovero a queste madri che abbandonano i figli al vuoto delle piazze e al potere manipolatorio dei media.
Cesco Magnolato, maestro veneto, raffigura Gesù inginocchiato sotto il peso della croce. Sullo sfondo, soldati e i cornicioni di un castello. La sua opera, inserita in un medaglione in stucco, si concentra sull'essenza comunicativa primaria, invitando a una riflessione sulla responsabilità individuale nel cammino della Passione.
La Trasfigurazione nell'arte
Il 6 agosto la Chiesa Cattolica ricorda la Trasfigurazione di Cristo, un episodio narrato dai Vangeli in cui compaiono Mosè ed Elia accanto a Gesù, mentre una voce da una nube lo indica come Figlio di Dio.
Diversi artisti hanno raffigurato questo episodio. La più celebre opera è la Trasfigurazione di Raffaello, commissionata dal cardinale Giulio de' Medici e considerata il suo ultimo capolavoro. L'opera, inizialmente destinata a Narbonne, rimase a Roma e divenne parte della Pinacoteca Vaticana.
Anche Giovanni Bellini e Luca Giordano hanno realizzato opere sulla Trasfigurazione. Il dipinto di Bellini, datato tra il 1478 e il 1479, raffigura Cristo con Mosè ed Elia, mentre gli apostoli ai loro piedi appaiono increduli e spaventati. L'opera di Giordano, commissionata dal Granduca Cosimo III, mostra Gesù che trascende sul monte Tabor, diventando fonte di luce.
