Il significato di "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" nel Padre Nostro

La preghiera del Padre Nostro, consegnata da Gesù, non è una semplice formula, ma un invito a rivolgerci al Padre per vivere come figli suoi. Essa ci rivela che il Padre desidera riversare su di noi lo stesso amore che ha per suo figlio. Il testo del commento di Papa Francesco su questa preghiera è diventato anche un libro, co-edito dalla Rizzoli e dalla Libreria Editrice Vaticana.

In particolare, la petizione "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" racchiude una profonda sapienza e ci invita a una riflessione sul nostro rapporto con Dio, sui nostri bisogni e sulla nostra fiducia in Lui, ma anche sulla condivisione e sul valore del pane.

Il pane: simbolo di necessità e amore divino

Il pane è il simbolo dell'umanità e dell'amore di Dio. Come racconta Papa Francesco, da bambini, a casa, quando il pane cadeva, insegnavano a prenderlo subito e baciarlo, non si buttava mai via. Il pane rappresenta tutto ciò che, nel realismo della vita, ci è necessario per esistere. Ai tempi di Gesù, come nelle culture contadine in genere, il pane era l'elemento base dell'alimentazione e, dunque, la domanda del pane ha già una sua misura.

Quando chiediamo "dammi il pane", esprimiamo il nostro bisogno di uomini. L'uomo è un essere carico di bisogni: siamo completamente poveri e guai se da Dio, e attraverso Dio da altri, non ricevessimo tutto! Chiedere stabilisce un rapporto di confidenza e di abbandono che a Dio è molto gradito, un filo di umile e dolce amore.

L'uomo non vive solo di pane materiale, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Questo concetto, ripreso da Gesù dal Deuteronomio, evidenzia il legame tra pane e Parola. Nel deserto, l'unico pane che si poteva ricevere era quello che Dio donava, chiamato il pane del cielo. Senza la Parola, il pane non ha più senso.

Il pane che il cristiano chiede nella preghiera non è il "mio" ma è il "nostro" pane, come vuole Gesù. Ci insegna a chiederlo non solo per sé stessi, ma per l'intera fraternità del mondo. Se non si prega in questo modo, il "Padre nostro" cessa di essere un'orazione cristiana. Se Dio è nostro Padre, come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano? E se il pane che Lui ci dà ce lo rubiamo tra di noi, come possiamo dirci suoi figli?

Foto di bambini affamati in Yemen

La richiesta del pane quotidiano e la fiducia in Dio

Gesù ci insegna a chiedere al Padre il pane quotidiano in profonda confidenza, sapendo che Lui meglio di noi sa cosa donarci. Molti si domandano perché chiedere a Dio, quando Lui sa già tutto. È vero, e guai a noi se Dio ci desse soltanto ciò che gli chiediamo! Ma il chiedere stabilisce un rapporto di confidenza e di abbandono che a Dio è molto gradito.

La nostra giornata non è solo fatta di cose casuali o prevedibili che riusciamo a controllare; la tua giornata è un dono di Dio e in tutto Dio mette la sua grazia, perché di ogni piccola circostanza tu ne faccia un modo per santificarti, per essere più felice per sempre. La tua giornata è già pronta, prendila come è. Chiedete tutto ciò che vi serve per vivere fidandovi del Signore, ma in questo bellissimo ordine interiore: "Cercate prima di tutto il regno e la giustizia" (Mt 6,33).

Il "dacci il pane quotidiano" diventa una formula molto alta, come se dicessimo: "Padre, noi sappiamo che tu ci conosci bene e valuti bene tutto ciò di cui abbiamo bisogno molto prima che te lo chiediamo, e ci dai ciò che non ti chiederemmo perché siamo dei ciechi. Padre, ci fidiamo di te, e il nostro vivere lo consegniamo alle tue mani. Dammi ciò che mi è necessario per ciò che mi serve e, nello stesso tempo, io ti consegno la mia povertà di spirito".

Il Padre sa quello che mi serve e mi fido talmente che se anche ricevo una cosa che non vorrei o che mi pare non serva, giungo a credere che se me la dona è perché mi serve. Basti pensare ad un dolore, ad una sofferenza: subito non la accettiamo e la respingiamo, "questo non ci voleva". Umanamente non so dire di più, ma cristianamente posso dire di più: "Padre, a mio giudizio non ci voleva, ma tu sai e io no. Se nel mio pane quotidiano hai messo anche questo grano di sale che adesso ho sotto i denti, allora questo è per il mio bene". Queste sono le frasi dei discepoli, che si fidano del dono di Dio prima di vedere il dono.

Solo un discepolo libero dal tumulto dei desideri può rivolgersi così al Padre. Quando i dolori ci straziano, questo è il momento di implorare Dio perché ci dia la forza di continuare a dire di darci il pane quotidiano, anche se è un pane veramente amaro. Andando al di là delle cose materiali, il pane è fare la volontà del Padre, perché ha programmato e donato la mia giornata affinché diventi una giornata santa.

La disciplina dei desideri e il pane come nutrimento semplice

Siamo un fascio di desideri, ma se lasciamo che dentro di noi esplodano e si mettano in conflitto tra loro e con quelli degli altri, fatalmente la vita diventa una guerra, l'uomo lupo per l'uomo, anche nella Chiesa. Se la nostra vita è soprattutto segnata dalla prepotenza del desiderio, certamente noi perderemo la pace. Dunque il desiderio dentro di noi è forza per vivere e chi non ha più desideri è abulico, è morto. Però occorre desiderare con forza e bene nella giusta misura.

La nostra civiltà non ci educa ad una disciplina dei desideri, anzi ne provoca sempre di nuovi e, così facendo, non solo ci fa persuasi che è bene, logico, inevitabile avere desideri, ma che è giusto soddisfarli. Ciò ci rende conflittuali, travagliati spesso dall'invidia di ciò che gli altri hanno, gelosissimi di ciò che abbiamo noi e quindi ci troviamo in difficoltà a donare, a concedere, a partecipare. Il desiderio è un tiranno, ed è buona ascetica renderci conto che spesso siamo ancora abbastanza schiavi di nostri desideri.

Gesù ci dice di offrire al Padre il nostro bisogno di vivere e il desiderio delle cose da veri discepoli, lasciando che ci dia Lui la misura. Il desiderio di per sé è disordinato, non va per ordine di valori, e tutti abbiamo fatto l'esperienza che un desiderio inferiore ne ha sorpassato uno più nobile, nel grande e nel piccolo. Tutto diventa scusabile, perché i valori si sovvertono, i fini si alterano e ciò che dovrebbe rimanere il primo lentamente decade. I desideri con la loro prepotenza ci tradiscono.

Considerando la parola "pane" specificatamente, sia come cibo in generale. Il pane è il cibo di base che serve al corpo per sopravvivere, non un cibo di lusso. Non è qualcosa di speciale come invece lo possono essere altri cibi, ma semplice ma nutriente. Non si deve pregare per le cose di lusso o che vanno oltre al necessario, ma per il necessario per la gloria di Dio. Pregare per il nostro pane quotidiano significa chiedere a Dio di provvedere ogni nostro bisogno, riconoscendo che tutto ciò che abbiamo viene da Dio. Questo ci rende meno dipendenti e ci aiuta a valutare quello che chiediamo a Dio, non solamente per spendere nei nostri piaceri.

Il cristiano prega per il necessario, e non per il superfluo. Un certo Agur ha chiesto a Dio di non dargli né troppo poco, né troppo, per non guardare al Signore con disprezzo se troppo ricco, o non avere bisogno del Signore se troppo povero. Questo ci insegna che, anche se possiamo chiedere qualsiasi cosa vogliamo, dobbiamo chiedere per i nostri bisogni in un ordine interiore.

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Il "quotidiano" e l'importanza del presente

Il problema nella richiesta del Padre Nostro è racchiuso nell'aggettivo "epiousion", tradotto con "quotidiano". Questa richiesta, "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", è generalmente interpretata come semplice richiesta del sostentamento quotidiano. Possiamo avvalerci di una testimonianza singolare, quella di Gerolamo (379-420), padre della Vulgata, che soggiornò a Betlemme e analizzò un antico testo ebraico: il Vangelo degli Ebrei. Secondo alcune testimonianze patristiche, si tratterebbe del Vangelo di Matteo scritto in ebraico o aramaico. Il capitolo sedicesimo dell'Esodo può essere già un testo risolutivo per il problema che abbiamo posto. Nel deserto, c'erano due pani diversi: il pane per i sei giorni che deperiva e il pane del sabato che durava.

Gesù stesso si identifica con il pane del sabato, il pane che dura nel tempo. La richiesta del pane quotidiano ci ricorda di vivere giorno per giorno, per i nostri bisogni immediati, e non con la stoltezza di chi accumula solo per sé, pensando di non aver posto dove riporre i propri raccolti. Tutto ciò che abbiamo costruito noi, possiamo perderlo in un attimo. Piuttosto, dobbiamo cercare quelle cose che riguardano il regno eterno di Dio. Il pane che ci arriva, giorno per giorno, è un dono di Dio.

Non dobbiamo pensare solo a noi stessi, ma anche agli altri. La richiesta è fatta al plurale: "dacci il nostro pane". Questo implica pregare per la propria famiglia, ma anche per gli altri che non hanno il necessario per vivere. Quante madri e quanti padri, ancora oggi, vanno a dormire col tormento di non avere l'indomani pane a sufficienza per i propri figli! Immaginiamo questa preghiera recitata non nella sicurezza di un comodo appartamento, ma nella precarietà di una stanza in cui ci si adatta, dove manca il necessario per vivere. Le parole di Gesù assumono una forza nuova. L'orazione cristiana comincia da questo livello, dalla realtà, dal cuore e dalla carne di persone che vivono nel bisogno, o che condividono la condizione di chi non ha il necessario per vivere.

Il pane spirituale: la Parola di Dio e Gesù

Il pane non è solo un cibo materiale, ma rappresenta anche il "pane spirituale". Gesù, infatti, si è presentato come "il pane della vita". Il pane materiale non può produrre nutrimento da sé, la salvezza arriva dall'esterno dell'uomo, da Dio. Anche la vita spirituale, non possiamo crearla da soli. Dobbiamo impegnarci per riceverla. Se non cerchiamo Dio, non Lo troveremo. Se non leggiamo la Bibbia, non avremo la sua guida, né per il pane materiale, né per il pane spirituale.

Il pane spirituale non è visto come un cibo speciale, lussuoso o paragonabile ad altro. Gesù è stato come una radice da un arido suolo, senza bellezza né splendore per attirare il nostro sguardo, senza aspetto che potesse farcelo desiderare. Era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Le cose di Dio non sono riconosciute come tali dal mondo. Per il mondo, il pane spirituale vale poco o niente. Ma per noi, è fondamentale nutrirci di pane spirituale ogni giorno, e per questo dobbiamo pregare e applicare quello che Dio ci insegna.

Non è qualcosa di miracoloso o straordinario, ma un bisogno di cibo semplice ma nutriente, che Dio ci dà gratuitamente. Siamo dipendenti da Dio per tutto, comprese le quinte di ogni cosa. Questa richiesta riguarda qualcosa di materiale, un vero bisogno, una necessità, non un capriccio. Dobbiamo pregare per il necessario, e non per il superfluo, per poter vivere per la gloria di Dio.

Gesù che spezza il pane con i discepoli

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