Leonardo da Vinci: Genio Poliedrico e il Rinascimento

A 500 anni dalla sua morte, avvenuta il 2 maggio del 1519, Leonardo da Vinci è un nome e un personaggio famoso ancora in tutto il mondo. Inventore, artista e scienziato, è giustamente considerato un genio innovatore e visionario. Miglior rappresentante del Rinascimento, periodo in cui visse, si occupò di pittura, architettura, scultura, scenografia, musica, oltre ad essere un capace ingegnere, inventore e progettista. In tutto l’arco della sua vita, Leonardo da Vinci creò opere in grado di ispirare i contemporanei e poi i posteri per i secoli a venire.

Ritratto di Leonardo da Vinci anziano o autoritratto

La Vita e gli Anni della Formazione

Nel 1452 Leonardo nasce nel borgo di Vinci in Toscana. Figlio illegittimo di un notaio fiorentino, non accede a studi classici di greco e latino. Nel 1465, a tredici anni, si trasferisce a Firenze, dove frequenta la bottega di Andrea Verrocchio ed entrerà a far parte della cerchia di artisti e uomini d'ingegno alla corte di Lorenzo il Magnifico. Un dipinto di Andrea Verrocchio, oggi esposto agli Uffizi, che porta il nome di "Battesimo di Cristo", è legato a questo periodo di formazione.

Il Periodo Francese e la Morte

Nel 1516 Leonardo arriva in Francia ad Amboise nell'autunno del 1516. All'età di 64 anni, compie un viaggio lungo e difficile di quasi 2.000 km a dorso di mulo attraverso le Alpi. Leonardo e il re Francesco I si erano incontrati a Bologna alla fine del 1515, dopo la vittoria nella battaglia di Marignano che aveva attribuito ai francesi il controllo sul Ducato di Milano. Il giovane Francesco I gli scrive in una lettera: “sarete libero di sognare, di pensare e di lavorare”.

Mappa del viaggio di Leonardo dalla Toscana alla Loira

Quando Leonardo arriva ad Amboise, il re lo nomina "primo pittore, ingegnere ed architetto", gli mette a disposizione il Maniero di Clos Lucé e gli versa una ricca pensione. Il re era molto legato a Leonardo, lo chiamava "mon père" e si recava ogni giorno a fargli visita. Ad Amboise, Leonardo non dipinse più in senso tradizionale, ma continuò a sognare, pensare e lavorare, dedicandosi a progetti visionari come quello di Romorantin, una cittadina destinata a diventare la città ideale di Francesco I e la nuova capitale del Regno di Francia. Sebbene questo sogno non si sia realizzato, ci ha lasciato il progetto della scala a doppia rivoluzione, poi costruita nel Castello di Chambord. Altri progetti visionari includono la rete di canali per unire la Loira alla Saona e il prosciugamento delle paludi della Sologne.

Veduta del Castello di Clos Lucé ad Amboise

Il 2 maggio 1519, tre anni dopo il suo arrivo ad Amboise, Leonardo muore nel Castello di Clos Lucé e viene sepolto nel chiostro della Cattedrale di Saint Florentin al Castello Reale di Amboise. Il Castelletto è una dimora in mattoni rosa e tufo circondata da un parco, dove si ritrovano una ventina di riproduzioni giganti delle sue invenzioni più famose. In occasione dell'anniversario della sua morte, al Clos Lucé è stato esposto un grandioso arazzo dell'Ultima Cena proveniente dai Musei Vaticani.

Il 1519 non segna solo il V centenario della morte di Leonardo, ma anche la posa della prima pietra del grandioso Castello di Chambord e la nascita di Caterina de' Medici, futura regina di Francia. Per volontà di questi sovrani e dei loro successori, un gran numero di architetti, artigiani e artisti, in grandissima parte italiani, trasformarono le cittadine e le campagne nel cosiddetto Giardino della Francia. Castelli, chiese ed edifici pubblici contribuirono alla trasformazione della Valle della Loira, con la costruzione di Chambord (1519), Azay le Rideau (1518), Chenonceau (1514) e l'ala Francesco I del Castello di Blois (1515). Dal 2000, 280 km del territorio della Valle della Loira sono iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO, da Sully-sur-Loire a Chalonnes-sur-Loire, rendendola il più grande sito francese riconosciuto come tale. Questo territorio naturale e culturale, con i suoi paesaggi viventi nati dalla Loira e dall'intervento dell'uomo, ospita i maestosi Castelli della Loira e le città emblematiche della Valle, onorando un patrimonio culturale immenso e considerata "un'espressione del genio creatore dell'uomo". Tutt'intorno al fiume si è sviluppata la vita di numerose specie vegetali e animali, ma anche quella degli uomini che hanno saputo domare la terra per trarne profitto.

Le Opere Immortali di Leonardo

Le tre opere che Leonardo portò con sé dall’Italia sono oggi esposte al Museo del Louvre di Parigi: si tratta della Vergine col Bambino e Sant’Anna, del San Giovanni Battista e della celeberrima Monna Lisa.

La Gioconda (Monna Lisa): Icona e Mistero

La Gioconda o Monna Lisa è l'icona della pittura leonardesca. Si tratta del ritratto di Lisa Gherardini, sposa del mercante di tessuti fiorentino Francesco del Giocondo, probabilmente iniziato da Leonardo nel 1503 a Firenze. Un altro ritratto femminile conservato al Louvre è quello della Belle ferronière, considerato il ritratto di Lucrezia Crivelli, favorita di Ludovico il Moro.

A rendere la Gioconda una delle opere più conosciute al mondo contribuì anche Vincenzo Peruggia, il ladro che il 21 agosto del 1911 la rubò dal Louvre di Parigi. La scomparsa della Monna Lisa divenne un vero e proprio giallo e trascorsero ben due anni prima che si arrivasse ad una svolta nelle indagini. Peruggia fu arrestato a Firenze nel 1913, dove provò a vendere l'opera al direttore degli Uffizi e a un mercante d'arte. Il ladro, che sosteneva di aver agito per restituire all'Italia il capolavoro sottratto da Napoleone, ottenne una condanna piuttosto lieve, poi riconvertita a sette mesi e otto giorni.

Immagine della Gioconda dopo il restauro

Un altro enigma a lungo irrisolto riguarda il paesaggio raffigurato alle spalle della Gioconda. Secondo gli ultimi studi, si tratterebbe del punto in cui l'Arno supera le campagne di Arezzo e riceve le acque dalla Val di Chiana. Sulla destra è infatti ben visibile il ponte di Buriano, costruito nel XIII secolo e ancora oggi esistente. Sulla sinistra si vede invece la Gola di Pratantico, ma qualche dubbio resta comunque. Alcuni studiosi ritengono si possa trattare di un tipico paesaggio lombardo, e di un ponte che si troverebbe nella zona di Lecco, e arrivano a sostenere che il dipinto contenga un mistero, cioè che capovolgendolo si possa vedere il profilo del Resegone.

La pulitura effettuata ha portato alla luce un’immagine estremamente più ricca di valori espressivi, dove volumi e gradazioni cromatiche riemergono alla vista di tutti. Nel corso dei secoli l’opera ha subito l’appesantimento di diverse stratificazioni di materiali sovrapposti dai suoi manutentori, con un effetto di patinatura che dava l’impressione di monocromia. Finalmente la lettura dei significati e della materia pittorica in sé è possibile a occhio nudo per l’osservatore che prima doveva limitarsi a guardare come da un vetro appannato. Dopo due anni di “assottigliamento”, con un lavoro attento e delicato da parte dell’equipe dell’Opificio, adesso possiamo riscoprire il piacere di osservare un dipinto che, pur sempre segnato dal passaggio del tempo, si presenta nella sua forma più verace.

L'Adorazione dei Magi: Un Capolavoro Incompiuto e la Sua Genesi Tecnica

L'Adorazione dei Magi, oggi conservata agli Uffizi a Firenze, è uno dei più conosciuti dipinti realizzati da un giovane Leonardo tra il 1481 e il 1482, sebbene l'opera sia rimasta incompiuta. La tavola fu commissionata a Leonardo nel 1481 dai canonici regolari di Sant’Agostino per l’altar maggiore della chiesa di San Donato a Scopeto, situata su una piccola collina fuori Porta Romana a Firenze.

L'Adorazione dei Magi (dipinto incompiuto) di Leonardo da Vinci

Materiali e Supporto

Il supporto ligneo dell’Adorazione misura attualmente 244 cm in larghezza e 240 in altezza. Il tavolato è in pioppo e ha uno spessore medio di 4 cm. Al tavolato fu applicato un particolare sistema di traversatura che ha subito, nel corso del tempo, evidenti modifiche. Sulla base delle tecniche tradizionali di costruzione dei supporti in ambito fiorentino, si può supporre che per le dimensioni dell’opera e per la distribuzione consueta delle traverse, queste fossero in origine quattro: due disposte lungo il bordo superiore e lungo quello inferiore del tavolato, e due centrali. Misurando la distanza tra le traverse centrali e i bordi attuali, si nota che quello in basso attualmente è a una distanza dalla traversa inferiore di circa 7/8 cm rispetto allo spazio che avrebbe potuto essere originariamente, se calcolato come uguale a quello che separa tra loro le due traverse della zona superiore.

Nella costruzione degli strati pittorici non si trova alcuna tela, né come incamottatura né come protezione parziale delle aree di giunzione delle tavole. Si segnala come la preparazione a gesso e colla abbia la presenza di fibre, in parte stese sul legno e parte, più corte e fini, disperse all’interno del gesso. Un espediente come questo non è un’invenzione del pittore, ma una pratica di lavoro, probabilmente frutto di importazione da altre aree geografiche.

Studi Preliminari e Composizione

Come fase di studio finalizzata alla realizzazione di questo dipinto, la critica ha da sempre associato due disegni di progetto su carta: quello del Louvre, eseguito a mano libera, dove l’artista studia la composizione quasi come uno schizzo; l’altro, agli Uffizi, dove Leonardo studia meticolosamente l’impianto prospettico delle rovine che poi saranno ricreate sul dipinto.

Tra i molti temi che emergono dalla lettura dell’underdrawing in relazione alla costruzione della scena, principale è quello dell’impostazione dell’assetto spaziale, condotto con somma meticolosità prospettica e costruttiva. La riflettografia mostra chiaramente inoltre delle linee oblique che si diramano da un punto marcato da un foro. Si tratta del punto di fuga collocato in corrispondenza dell’albero centrale che affonda le radici nella balza di terreno su cui si staglia la Vergine. Da questo centro si diramano tutte le linee prospettiche tracciate per la costruzione dell’edificio in rovina.

Dettaglio della riflettografia dell'Adorazione dei Magi con linee prospettiche

Processo Pittorico

Una volta completata la scena in alto, Leonardo ha iniziato a disegnare a mano libera con un mezzo grafico a secco e in seguito ha raffermato il segno grafico con tratti a pennello intrisi in un’acquerellatura nera, che già apporta le prime modifiche rispetto al progetto originario. A questa fase disegnativa e di prima indicazione delle luci e delle ombre, segue l’applicazione di una sottile e semitrasparente imprimitura, non omogeneamente stesa su tutto il supporto, fatta di bianco di piombo disciolto in un legante, che ha lo scopo di fissare il disegno sottostante. Successivamente vengono stese pennellate intense e marcate, di colore monocromo, che costituiscono la base delle successive velature pittoriche, irregolarmente presenti in maniera quasi impercettibile. Dalle indagini effettuate emerge una grande complessità, maggiore di quanto sarebbe possibile immaginare, almeno da un punto di vista della costruzione dell’immagine. Sempre grazie alla nuova riflettografia Multi-NIR, è possibile leggere ancora più in dettaglio gli innumerevoli particolari che affollano la scena. La Vergine seduta poggia i piedi su una roccia che si affaccia su una sorta di pozzo o burrone, del quale non è difficile vedere l’accenno di presenza di acqua. La parte di disegno e di impostazione di ombre e luci fin qui descritta è quella che Leonardo ha realizzato direttamente sul gesso della preparazione. Sull’imprimitura Leonardo iniziò la fase pittorica vera e propria, modellata e modulata con aggiunta di tonalità più calde, a seconda della funzionalità, a definire rilievi, aree e figure.

La Vergine delle Rocce

Già l’anno successivo all'Adorazione dei Magi, Leonardo si mise all’opera per dipingere il quadro intitolato Vergine delle Rocce (olio su tavola, 199×122 cm). Ne realizzò ben due versioni: la prima oggi esposta al Museo del Louvre di Parigi, e la seconda alla National Gallery di Londra. Al centro troviamo Maria Vergine Madre di Dio, che mostra un fare protettivo verso due bambini, rispettivamente Gesù e Giovanni Battista.

La Vergine delle Rocce (versione Louvre) di Leonardo da Vinci

L'Ultima Cena (o Cenacolo Vinciano)

Impossibile non citare poi quella che è una delle opere più famose di Leonardo da Vinci: L’Ultima Cena (o Cenacolo Vinciano). Realizzato con tempera grassa, lacche e olio su intonaco, questo dipinto parietale è grande ben 460×880 cm, oggi custodito al Santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano. Datato tra il 1495 e il 1498, raffigura il momento dell’Ultima Cena in cui Gesù annuncia agli apostoli che uno di loro lo tradirà.

Il restauro del Cenacolo di Leonardo commentato da Federico Zeri

La Madonna dei Fusi

Del 1501 è invece la Madonna dei Fusi, un piccolo (50×36 cm) olio su tavola, in seguito trasferito e incollato su tela. Un’opera che può vantare numerose copie, e anche se la mano di Leonardo è indiscussa, c’è ancora molto da discutere su quale sia di sua realizzazione. La National Gallery of Scotland a Edimburgo custodisce la copia che si considera più vicina alla mano leonardesca. Altre se ne possono ammirare al museo di Palazzo Costa a Piacenza, al Musées des Beaux-Arts di Digione, al Worcester Art Museum e al Louvre a Parigi, anche se quest’ultima di certo realizzata da un imitatore successivo.

La Visione di Mereskovskij: "La Resurrezione degli Dei" nel Rinascimento

La visione di Leonardo da Vinci, la sua ricerca e la sua incessante attività sono magistralmente sintetizzate da Dimitri Mereskovskij: «Guerre, vittorie, sconfitte nazionali e straniere, mutamenti di leggi e di governi, schiavitù di popoli, abbattimento di tiranni, tutto quanto insomma pareva agli uomini cosa di particolare importanza e gravità, gli passava accanto come il turbine di polvere passa accanto allo smarrito pellegrino». Da Firenze a Milano, da Venezia a Roma, attraverso le innumerevoli tappe che lo vedono geometra ed esperto di fortificazioni, costruttore di canali e scenografo, inventore di strumenti fantascientifici e anatomista, maestro d'armi e musico di corte, Leonardo non si ferma mai. La sua ricerca di una perfezione sottile nell'arte lo stimola lungo un cammino senza fine, di cui intravede sempre mete che si rivelano illusorie, ma propedeutiche ad altre mete vicino-lontane.

Mereskovskij inserisce questo dramma, con una potenza narrativa tutta russa, come tema secondario ma intercalato, e perciò filo conduttore del romanzo, nella descrizione di quei cinquant'anni a cavallo tra il XV e XVI secolo. Questo periodo, variegato e multiforme, turgido di fatti e di uomini, è uno dei momenti più significativi e complessi della storia italiana, segnando la «fine» del Medioevo e dell’Umanesimo e l’«inizio», e lo sviluppo sempre più dilatato, attraverso il culto dell’antichità classica (la resurrezione degli Dei), del Rinascimento. Qui, l'autore, proiettato verso un auspicato futuro «regno dello spirito», colloca la sua sintesi di paganesimo e fede cristiana. Il suo lavoro si articola in capitoli che esplorano queste tematiche profonde:

  1. La Diavolessa Bianca
  2. Ecce Deus - Ecce Homo
  3. I frutti avvelenati
  4. Il Sabba delle streghe
  5. Sia fatta la tua volontà
  6. Il Diario di Giovanni Beltraffio
  7. Il rogo delle vanità
  8. L'età dell'oro
  9. I sosia
  10. Placide onde
  11. Le ali saranno
  12. O Cesare o nulla
  13. La bestia scarlatta
  14. Monna Lisa del Giocondo
  15. La Santa Inquisizione
  16. Leonardo, Michelangelo e Raffaello
  17. La morte

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