Il Chiostro di Santa Maria delle Grazie a Ferrara: Storia, Architettura e Nuovi Usi

Il Chiostro di Santa Maria delle Grazie, noto anche come Santa Maria di Mortara, a Ferrara, rappresenta un esempio significativo di come gli antichi complessi monastici possano evolversi, mantenendo la loro intrinseca atmosfera di quiete e riflessione pur assumendo nuove funzioni. Questo luogo, oggi frequentato dagli studenti dell'Ateneo, rivela una storia ricca e un'architettura suggestiva, incastonata nel cuore dell'Addizione Erculea.

Foto aerea o ripresa dall'alto del Chiostro di Santa Maria delle Grazie, Ferrara

Origini e Storia del Complesso Monastico

La storia del convento di Santa Maria delle Grazie ebbe inizio negli ultimi anni del Quattrocento, quando alcune monache provenienti da Mortara, in provincia di Pavia, si trasferirono a Ferrara. Questa mossa fu incentivata dalle agevolazioni promesse da Ercole I d'Este, il quale, nell'ambito dell'espansione della città, aveva avviato una politica favorevole all'insediamento di nuove istituzioni religiose. Lo scopo era duplice: popolare la "terra nuova", oggi nota come Addizione Erculea, e creare un "talismano religioso" per la città attraverso l'abbondanza di chiese e conventi.

La Fondazione e il Progetto Architettonico

La prima pietra del complesso fu posata nel 1496. Sebbene la paternità del progetto sia dubbia, sembra che il disegno generale sia stato dettato da Ercole I d'Este in persona, rivisto da Biagio Rossetti, ma di fatto eseguito da Alessandro Biondo. Il grande chiostro di clausura risalirebbe al 1498. Anticamente, qui si concentravano i locali per la vita comunitaria: il refettorio, le cucine e la sala del capitolo. Attorno al piano superiore si trovavano invece le celle delle monache.

Documenti storici testimoniano l'esistenza di un chiostro minore su cui si affacciavano i locali di servizio, situato in corrispondenza dell'attuale ingresso della biblioteca universitaria, dove ancora oggi si possono vedere alcune tracce superstiti.

Architettura del Chiostro: Un Microcosmo di Pace

Il chiostro, in generale, è uno spazio architettonico carico di significato e storia, il cui termine deriva dal latino claustrum, che significa "serratura, chiusura, clausura". È uno spazio aperto al cielo, a pianta rettangolare, circondato da porticati sui quattro lati, e rappresenta il cuore pulsante attorno al quale si sviluppano gli altri edifici del complesso monastico. L'architettura del chiostro trae ispirazione dai peristili delle antiche case romane, ma ne muta la funzione, trasformandolo da semplice luogo di passaggio in un ambiente di raccoglimento, preghiera e meditazione.

Al centro del chiostro, spesso, si trova un giardino verdeggiante, simbolo di purezza e armonia, dominato da un pozzo, fonte di vita e di sostentamento. Il chiostro, nella sua semplicità, è un microcosmo ordinato dove si incontrano i quattro elementi di luce, aria, terra e acqua, dando forma a uno spazio sacro e contemplativo.

Dettaglio del pozzo centrale nel Chiostro di Santa Maria delle Grazie, Ferrara

Il Chiostro di Santa Maria delle Grazie: Dettagli Architettonici

Della corte di Santa Maria delle Grazie, colpisce la forza scenografica dell'ambiente: dall'ombra delle logge, il verde luminoso del prato contrasta con la mole dei mattoni rossi e l'elegante vera da pozzo brilla fra i quattro melograni. Sostando qualche attimo, traspare la vera essenza del luogo: la massività delle due logge sovrapposte, la tozza unione dei porticati in angolo e la totale assenza di decorazioni narrano di un convento non povero, ma modesto. Gli archi a tutto sesto hanno retaggi arcaici, segno di un medioevo che tarda a cedere il passo al Rinascimento.

Uno degli elementi architettonici più suggestivi di tutto il complesso, rimasto indenne dalle trasformazioni e ampliamenti della struttura, è il chiostro rinascimentale, con il doppio loggiato sovrapposto, che gli conferisce snellezza e verticalità, uno spazio aperto che funge da polmone verde, luogo di distribuzione e sosta.

Interno del chiostro con le logge sovrapposte e i melograni

Declino e Riconversione del Complesso

Nonostante le soppressioni napoleoniche e il continuo avvicendarsi degli eserciti stranieri che occupavano la struttura durante il transito in città, le monache abitarono il convento fino al 1831. A metà Ottocento, il complesso venne trasformato in caserma e condominio, ma le sue condizioni pare fossero già molto degradate. A cavallo fra le due guerre mondiali, diventò ricovero per famiglie sfollate o indigenti; fino al 1969, "Mortara 70" era per i ferraresi sinonimo di miseria, talvolta di delinquenza e prostituzione.

Il Recupero e i Nuovi Usi

Furono i grandi restauri realizzati a partire dagli anni Ottanta a trasformare questo luogo in un'isola di cultura. Nel 1971 l'Università acquistò l'intero complesso. Nel 1980 cominciarono i lavori di recupero dell'ex convento, mentre nel 1993 quelli della chiesa. Oggi, gli studenti dell'Ateneo trovano ombra e tranquillità nelle giornate estive, passeggiando tra i quattro magnifici melograni, studiando o ripassando all'ombra dei portici. L'atmosfera di quiete e riflessione che caratterizza questi luoghi rimane intatta, permettendo a chi vi passa di respirare l'aria di un passato che sembra ancora vivo.

Il complesso conventuale, recuperato dopo anni di sfortunato abbandono e uso improprio, ospita oggi aule studio e la biblioteca Chimico-Biologica di Ferrara.

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La Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Situata nell'area settentrionale del centro storico di Ferrara, tra via Fossato di Mortara e via Mortara, l'ex chiesa di Santa Maria delle Grazie o di Mortara, occupa una posizione strategica all'interno del progetto di ampliamento voluto dal duca Ercole I d'Este alla fine del XV secolo, ovvero in quella parte di città "nuova" caratterizzata da ampie strade rettilinee e spazi verdi, concepita da Biagio Rossetti per trasformare Ferrara nella prima città moderna d'Europa, l'Addizione Erculea.

Il complesso di Santa Maria delle Grazie fu commissionato dal Duca Ercole I d'Este e donato nel novembre 1501 alle Canonichesse lateranensi dell'Ordine di Sant'Agostino. Il monastero comprendeva chiesa, convento e due corti, una di servizio e la Corte dei Carri. Poche sono le informazioni sulla vita del complesso conventuale; sappiamo che nel 1574 il convento ospitava 103 monache e che erano stati elevati muri di confine per garantirne una ferrea clausura. Con l'arrivo delle truppe napoleoniche nel 1788 iniziò il progressivo declino del complesso conventuale.

Le suore dapprima cacciate, ritornarono nel 1799, per essere di nuovo espulse dalla Repubblica Francese che vendette all'incanto il complesso edilizio a privati. Solo nel 1836 fu ceduto al Comune di Ferrara. Il convento venne adibito a caserma, lazzaretto e ricovero per i Bondenesi sfollati dopo l'alluvione del 1839, mentre la chiesa nel 1840 veniva concessa in uso alla Confraternita del riscatto e quindi consacrata.

La facciata della Chiesa si presenta sobria, priva di decorazioni e inserti in pietra, riflettendo la semplicità tipica dei complessi monastici dell'epoca. All'interno, le pareti erano probabilmente interamente affrescate, ma oggi poco resta delle decorazioni originarie a causa delle vicissitudini storiche che hanno interessato il monastero. Nonostante ciò, la struttura conserva l'armonia delle proporzioni e delle corti interne, offrendo ancora uno spaccato della vita monastica rinascimentale e dell'architettura conventuale, inserita nel contesto urbano vicino alle mura Estensi.

La Farmacia Navarra-Bragliani nel Chiostro

All'interno del complesso di Santa Maria delle Grazie è collocata la storica Farmacia Navarra Bragliani, in uno dei refettori del Chiostro di via Fossato di Mortara (Dipartimento SVeB). Questa farmacia ospita, in un connubio tra professione e ricerca, la "Collezione Instrumentaria dell'Istituto di Chimica Farmaceutica e Mario Guarneri".

Storia della Farmacia Navarra

L'attività della Farmacia Navarra ebbe inizio nel 1738, in Piazza della Pace, ora Corso Martiri della Libertà. Da sempre considerata dai Ferraresi parte integrante della storia della città, tradizionale punto di incontro tra medici, farmacisti e storici locali, godette di gran fama per i suoi preparati, richiesti in tutto il regno. Tra questi spiccavano lo Sciroppo China Ferro Arsenicale Navarra, il Linimento Navarra, l'Olio Merluzzo Terranuova Ferro Arsenicale, il Siroppo Lattofosfato Calce e Ferro, il Vino Chinato semplice e ferruginoso e il Balsamo inglese all'Arnica.

La farmacia era in grado di dispensare specialità nazionali ed estere, presidi chirurgici ed articoli di gomma elastica, acque minerali di tutte le fonti, preparati per la fotografia, prodotti chimici e profumerie igieniche. Vantava un laboratorio chimico farmaceutico, un gabinetto per analisi, ambulatori medico-chirurgici con possibilità di consultazione a tutte le ore, prestando dal 1896 servizio notturno.

Negli anni Sessanta, fu protagonista nel film "La lunga notte del '43", tratto dai Racconti Ferraresi di Giorgio Bassani, del regista Florestano Vancini. Gli arredi furono donati alla Facoltà di Farmacia nel 1977 dall'allora titolare Alessandro Bragliani, in procinto di cedere i diritti della farmacia.

Lo stato attuale di questo vero e proprio gioiello è il frutto di un intervento di restauro che ha avuto luogo a metà degli anni '90 del secolo scorso, grazie al sostegno dei Club Lions Ferrara Host e Ferrara - Poggiorenatico (restauratori: Maurizi, Macerata e Zanella, Ferrara).

Interno della Farmacia Navarra-Bragliani con gli arredi d'epoca

Il Contesto e il Fascino del Complesso

Il complesso di Santa Maria delle Grazie è parte di un progetto di ampliamento urbano voluto dal duca Ercole I d'Este alla fine del XV secolo, ovvero in quella parte di città "nuova" caratterizzata da ampie strade rettilinee e spazi verdi, concepita da Biagio Rossetti per trasformare Ferrara nella prima città moderna d'Europa, l'Addizione Erculea.

Il particolare fascino di questo complesso edilizio risiede ancora nella percezione del luogo religioso, nel silenzio che in qualche modo si sente di dover mantenere. La stratificazione, il recupero e la trasformazione rendono questo complesso interessante, evidenziando le ferite, le sottrazioni e gli ampliamenti non sempre in linea con il suo essere storia di una città. Nonostante ciò, il luogo continua a emanare un'aura di sacralità e contemplazione, invitando alla riflessione e alla pace.

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