La Trasfigurazione del Signore: Rivelazione della Gloria Divina

La Trasfigurazione è un mistero di trasformazione: il nostro corpo e questa creazione sono chiamati alla trasfigurazione, a diventare “altro”; il nostro corpo di miseria diventerà corpo di gloria, e la creazione che geme e soffre nelle doglie del parto conoscerà il mutamento in cielo nuovo e terra nuova. Il racconto della trasfigurazione di Gesù è situato in ciascuno dei tre vangeli sinottici in una posizione centrale, segnando un tornante decisivo tra il ministero di Gesù in Galilea e la sua salita a Gerusalemme.

La festa della Trasfigurazione del Signore, particolarmente cara alla tradizione monastica, è celebrata in Oriente a partire dal IV secolo e in Occidente dall'XI. La liturgia interrompe la lettura del Vangelo di Matteo, che si segue nelle domeniche del tempo ordinario, per celebrare questa festa, che ricade il 6 agosto. È una solennità di grande importanza per la Chiesa d’Oriente, che la chiama la “Pasqua dell’estate”. La data del 6 agosto è legata alla tradizione che vede la trasfigurazione avvenuta quaranta giorni prima della crocifissione, e la memoria si celebra proprio a distanza di quaranta giorni dalla festa dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, ricreando così una successione temporale. Se l'Oriente ha sempre messo in risalto l'importanza di questa festa, l'Occidente l'ha a lungo trascurata, ma oggi si sente la necessità di rivalutarla; essa è stata anche inserita nei “misteri luminosi” del rosario.

L'immagine dovrebbe rappresentare Gesù trasfigurato sul monte Tabor, circondato da Mosè ed Elia, con i discepoli in basso, come da tradizione iconografica.

La Profezia e la Scelta dei Testimoni

L’evento della trasfigurazione è profetizzato da Gesù stesso. Dopo il primo annuncio della sua passione, morte e resurrezione, egli dice ai discepoli: “Vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo Regno” (Mt 16,28). Dunque, alcuni dei discepoli saranno destinatari di una visione prima di morire, nella loro stessa vita, e vedranno il Regno di Dio venire con potenza, o il Figlio dell’uomo venire. Gesù è il Regno di Dio in persona, come ben comprese Origene, e l'evento della trasfigurazione appare come un’anticipazione della sua rivelazione dal Padre come Regno veniente con potenza.

Sei o otto giorni dopo queste parole, "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte". Egli compie un’elezione, e dei dodici prende con sé solo tre, tra i primi chiamati alla sequela. Sono i tre discepoli più vicini a Gesù, già scelti come testimoni della resurrezione della figlia di Giairo (cf. Mc 5,37-43), e saranno poi anche i testimoni della sua de-figurazione nell’orto del Getsemani, alla vigilia della passione (cf. Mt 26,36-46). Questi discepoli sono scelti non per particolari virtù o meriti, ma, nell’imperscrutabile volontà di Dio, affinché possano rendere testimonianza, diventando i testimoni per eccellenza. Pietro sarà "testimone (mártys) delle sofferenze di Cristo e partecipe (koinonós) della gloria che sarà manifestata" (1Pt 5,1); Giacomo e Giovanni berranno la coppa e subiranno l’immersione, secondo la promessa di Gesù (cf. Mc 10,38-39). Presi con sé da Gesù, essi salgono con lui sull’alta montagna, la montagna della rivelazione di Dio che a partire dal II secolo è identificata col Monte Tabor.

Il Simbolismo del Monte

Matteo, parlando di “un alto monte”, sottolinea il valore simbolico di questo luogo di vicinanza a Dio. C’è in questa salita sul monte l’eco di tutti i racconti di teofania, di rivelazione di Dio dell’Antico Testamento: rivelazione sui monti del Sinai e dell’Oreb, salita e discesa da Mosè (cf. Es 19-34) e da Elia (cf. 1Re 19,1-18). Questa salita è dunque finalizzata a un evento decisivo, in cui i discepoli beneficeranno di una rivelazione fatta da Dio, un’epifania che riguarda il loro maestro, confessato poco prima da Pietro come Messia.

Il simbolismo generale del monte si manifesta come luogo di ascesa interiore e di liberazione dal peso della vita quotidiana, permettendo di respirare l'aria pura della creazione e offrendo un panorama dell'ampiezza e bellezza della creazione, donando elevazione interiore e intuizione del Creatore. La storia aggiunge a queste considerazioni l'esperienza del Dio che parla e l'esperienza della passione.

L'Evento della Trasfigurazione

Ed ecco che, mentre Gesù era in preghiera, “fu trasfigurato” (passivo divino), subendo un mutamento di forma nei vestiti e nel corpo. Luca, temendo che i lettori potessero interpretare questo evento come un mito, preferisce usare un’espressione più neutra: “L’aspetto del suo volto divenne altro” (Lc 9,29). Invece del corpo e del volto umano quotidiano, come lo conoscevano i discepoli, il mutamento fornisce la visione di un volto altro, luminoso, trasfigurato da un’azione che poteva solo essere divina.

Se Paolo nell’inno della Lettera ai Filippesi confessava: “Colui che era nella forma di Dio … prese la forma di schiavo” (cf. Fil 2,6-7), nella trasfigurazione colui che aveva la forma di schiavo riprende la sua forma di Dio e risplende di luce divina. Qualcosa della gloria, della luce di Dio risplende in Gesù, per quanto è possibile vedere ai discepoli: Gesù appare nella forma di uno dei “giusti splendenti come il sole nel Regno del Padre loro” (cf. Mt 13,43), come lui stesso aveva rivelato, appare come uno dei santi sapienti “splendenti nel firmamento come stelle per sempre” (Dn 12,3). Matteo descrive il volto di Gesù che brillò come il sole e le sue vesti che divennero candide come la luce. Luca, unico a indicare precedentemente lo scopo della salita ("Salì sul monte a pregare"), spiega che "mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante" (9,29). La trasfigurazione è un avvenimento di preghiera; diventa visibile ciò che accade nel dialogo di Gesù con il Padre: l’intima compenetrazione del suo essere con Dio, che diventa pura luce. Nel suo essere uno con il Padre, Gesù stesso è Luce da Luce.

Mosè ed Elia: La Legge e i Profeti

In quel momento “si aprono i cieli” (cf. Mt 3,16) e appaiono Mosè ed Elia in dialogo con Gesù. Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, che sintetizzano tutte le Scritture di Israele e l’Antico Testamento, sono accanto a Gesù come testimoni e interpreti. Anzi, in quel loro “parlare insieme” a Gesù mostrano un’autentica interpretazione spirituale in atto: Gesù è l’ermeneuta della Legge e dei Profeti che sempre, “cominciando da Mosè e da tutti i Profeti, spiega in tutte le Scritture ciò che si riferisce a lui” (cf. Lc 24,27).

Mosè rappresentava i morti, mentre Elia, che era stato riportato in cielo su di un carro di fuoco, personificava i viventi. Mosè ed Elia parlavano della sofferenza e della morte vicina, confortando Gesù. Proprio in quest’ottica, Luca specifica che Mosè ed Elia “parlavano con Gesù del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme” (Lc 9,31). Dunque la Legge e i Profeti testificano la necessitas passionis di Gesù, lo indicano come il Servo del Signore che deve passare attraverso l’abbassamento e l’innalzamento, mostrando così la continuità della fede tra Antica e Nuova Alleanza.

La Proposta di Pietro e la Nube Luminosa

Nella straordinarietà del momento, Pietro dice a Gesù: “Signore (Kýrios), è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli crede forse che sia giunta la fine dei tempi, o pensa alle tende della festa delle Capanne (Sukkot), carica di senso escatologico. Il contesto dell'evento sembra essere proprio quello della festa ebraica delle Capanne, che commemora i 40 anni di Israele nel deserto, durante i quali si viveva in capanne. La proposta di Pietro non è dunque una "stupidaggine", ma il desiderio di rimanere lì a celebrare la festa. Tuttavia, i discepoli non sapevano cosa dire, perché erano spaventati.

Mentre Pietro sta parlando, ecco arrivare “una nube luminosa che li copre con la sua ombra”. Sullo sfondo vi è sempre il racconto della teofania rivolta sul Sinai a Mosè: sull’alta montagna c’era una nube che la copriva (cf. Es 19,16; 20,21; 24,15), simbolo della Presenza di Dio, segno del Dio che è sceso, e tuttavia resta nascosto, Santo, separato dal mondo. Questa nube è dunque la Shekinah, la Presenza di Dio, letta dalla tradizione rabbinica come Presenza attraverso lo Spirito Santo. L’introito della messa latina giustamente dice: “Lo Spirito santo apparve nella nube luminosa e la voce del Padre risuonò”. Questa è la risposta alle parole di Pietro: non tre tende fatte da mano d’uomo, ma una nube, la Shekinah di Dio.

La Voce del Padre e l'Invito all'Ascolto

E dalla nube della Presenza di Dio ecco venire la voce del Padre, la parola di Dio: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!”. Gesù aveva già ascoltato questa parola nel battesimo, nell’immersione ricevuta da Giovanni il Battista; allora i cieli si erano aperti e la voce aveva dichiarato a Gesù solo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te mi sono compiaciuto” (Mt 3,17). La voce del Padre allora aveva ripetuto le parole dette sul Servo: “Ecco il mio Servo che io sostengo, in cui si compiace la mia anima” (Is 42,1), attestando che il Figlio di Dio è il Servo del Signore.

Ora questo viene annunciato ai tre discepoli: colui che i discepoli avevano seguito, coinvolti nella sua vita, colui che avevano ascoltato e visto agire come Maestro, Profeta, Messia, è rivelato dal Padre come “Figlio amato” e “Servo del Signore”. Attraverso la rivelazione del Padre, Gesù appare insieme come il Messia intronizzato del Salmo 2 (“Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato”: Sal 2,7) e come il Servo che Dio stesso presenta a Israele tramite il profeta Isaia. Vi è qui l’incrociarsi delle diverse attese messianiche di Israele: quella di un Messia regale, di un Messia profetico e di un Messia escatologico. Per questo ormai può risuonare l’invito: “Ascoltatelo!”, che è l’eco della parola di Dio sul profeta escatologico (cf. Dt 18,15) ed è anche l’eco dello Shema‘: “Ascolta, Israele…” (Dt 6,4). Ormai l’ascolto di Dio stesso è ascolto di Gesù, del Figlio, Parola vivente di Dio! Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, cedono il posto a Gesù dopo avergli reso testimonianza, perché ormai è lui l’esegesi del Padre.

LA TRASFIGURAZIONE DI GESÙ SPIEGATA AI BAMBINI – FESTA DEL 6 AGOSTO

Il Ritorno alla Quotidianeità e il Silenzio

La visione svanisce, e Gesù è di nuovo contemplato “solo” nella quotidianità umile della natura umana. Poi, mentre scendono dall’alta montagna, Gesù ordina ai discepoli: “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

Significati Teologici e Implicazioni per la Fede

Contemplare la Trasfigurazione significa comprendere in profondità l’evento del battesimo di Gesù. La parola di Dio rivela l’identità di Gesù: egli è il Figlio di Dio che deve fare esodo, cioè patire-morire-risorgere. Nello stesso tempo l’evento della trasfigurazione annuncia ciò che accadrà a Gerusalemme, quando nell’ora della croce il centurione confesserà: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mt 27,54). La Trasfigurazione è anche mistero di luce, che illumina tutto il corpo (Israele e la chiesa; Mosè, Elia e i discepoli) insieme al Capo. È il punto d'arrivo dell'universo, il volto di Gesù è la bellezza di Dio e il compimento del suo disegno di salvezza.

La Trasfigurazione è inoltre mistero di trasformazione: il nostro corpo e questa creazione sono chiamati alla trasfigurazione, a diventare “altro”; il nostro corpo di miseria diventerà un corpo di gloria (cf. Fil 3,21), e “la creazione che geme e soffre nelle doglie del parto” (cf. Rm 8,22) conoscerà il mutamento in “cielo nuovo e terra nuova” (Ap 21,1). Ciò che è avvenuto sul monte Tabor in Gesù avverrà per tutti i credenti e per il cosmo intero alla fine della storia. L’evento della trasfigurazione deve essere letto e contemplato come un evento storico, accaduto nella vita di Gesù, davanti a testimoni che gli hanno attribuito un significato determinante e attraverso i quali è stato raccontato: non si tratta dunque di un mito e neppure di un midrash cristiano. In tutti e due gli eventi (Battesimo e Trasfigurazione), la voce del Padre presenta Gesù come suo Figlio. La novità, rispetto alla teofania del battesimo, di questa seconda e ultima volta che il Padre parla è l'appellativo "eletto" e l'invito all'ascolto del Figlio. Il Vangelo della Trasfigurazione di Gesù ci porta a riflettere sul destino di trasfigurazione a cui siamo tutti chiamati. Il principio della nostra trasfigurazione è l'ascolto di Gesù; non c'è altra rivelazione da cercare. L'ascolto di lui ci rende come lui, figli di Dio, partecipi della sua vita.

Collegamenti Biblici e Liturgici

L'evento della Trasfigurazione è presente in tutti e tre i Vangeli sinottici (Mt 17,1-13; Mc 9,2-18; Lc 9,28-36) e anche nella Seconda lettera di Pietro (2 Pt 1,16-19), che invita a discernere nella trasfigurazione un’anticipazione della parusia. La Trasfigurazione di Gesù ha a che fare con la festa ebraica delle Capanne (Sukkot), mostrando come tutte le feste giudaiche abbiano in sé tre dimensioni: parlano del Creatore e della creazione, diventano ricordi dell’agire storico di Dio, e infine, feste della speranza che vanno incontro al Signore che viene. Questo è un racconto che rivela il Cristo Glorioso, un anticipo della risurrezione. Il racconto della Trasfigurazione segna una svolta decisiva sia nel cammino di Gesù, che va verso Gerusalemme, sia in quello dei discepoli, ai quali il Padre mostra il mistero del Figlio. Antico e Nuovo Testamento si saldano insieme nelle figure di Mosè ed Elia. Questa festa, la “Pasqua dell’estate”, ci ricorda che noi viviamo nel tempo del… “frattempo”, illuminando il nostro cammino tra la Pasqua di Cristo e la nostra.

  • Antifona: «Nel segno di una nube luminosa apparve lo Spirito Santo e si udì la voce del Padre: “Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo”».
  • Salmo Responsoriale (Dal Sal 96): «R. Il Signore regna, il Dio di tutta la terra. Il Signore regna: esulti la terra, gioiscano le isole tutte. Nubi e tenebre lo avvolgono, giustizia e diritto sostengono il suo trono. R. I monti fondono come cera davanti al Signore, davanti al Signore di tutta la terra. Annunciano i cieli la sua giustizia, e tutti i popoli vedono la sua gloria. R. Perché tu, Signore, sei l’Altissimo su tutta la terra, eccelso su tutti gli dèi. Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
  • Vangelo (Mc 9,2-10): «In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti».

La Trasfigurazione nell'Arte

Nell’arte, la Trasfigurazione è un tema ricorrente, che sebbene possa sembrare simile all’Ascensione, presenta caratteristiche iconografiche proprie. Non ci sono sostanziali mutamenti iconografici nel tempo, poiché vi è la volontà di illustrare in modo esatto le parole così precisamente ripetute dai tre Vangeli sinottici. Anche tra arte orientale e occidentale, le differenze sono minime, mantenendo uno schema triangolare con la figura centrale del Cristo in posizione frontale e assiale, racchiuso nella mandorla, i profeti disposti ai lati e gli apostoli in basso.

Esempi celebri includono il mirabile mosaico del VI secolo nel monastero di Santa Caterina sul Sinai, manoscritti miniati, e diverse icone. Un'eccezione è la decorazione a mosaico dell’abside della basilica di Sant’Apollinare in Classe di Ravenna, dove la figura del Cristo è riassunta nel suo solo volto, in un clipeo dorato al centro dell’intersezione dei due bracci di una croce. Poco al di sotto, tre agnelli rappresentano gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.

L'immagine dovrebbe mostrare un esempio di iconografia tradizionale della Trasfigurazione, magari un mosaico bizantino o un affresco.

Nel Rinascimento si assiste a una "de-iconizzazione" o "de-teofanizzazione", dove la rappresentazione del soprannaturale cede il passo a immagini più "reali". Tuttavia, la Trasfigurazione continua ad essere rappresentata con uno spirito innovativo:

  • Il Beato Angelico, nel convento di San Marco a Firenze (1438-1440), dipinse un affresco che appare come una rappresentazione teatrale, un’apparizione di luce. Cristo allarga le braccia prefigurando la croce, vestito di bianco, e la composizione risponde a calcoli matematici precisi secondo la “proporzione divina”.
  • Giovanni Bellini, con la sua Trasfigurazione (1478 circa), dipinse un paesaggio veneto pervaso da una luminosità tenue, figure composte e gesti misurati, con volti mai drammatici.
  • Celebre è la Trasfigurazione di Raffaello, commissionatagli nel 1483. L'artista muta la consueta iconografia per introdurre una novità, proseguendo con il racconto dei Vangeli che, subito dopo la discesa del monte, fece incontrare Gesù con un padre che gli chiedeva la guarigione del figlio ossesso. La grande pala, oggi nella Pinacoteca Vaticana, è divisa in due parti contrapposte: la metà superiore con Cristo risplendente e i profeti, e la parte inferiore con la scena dell'ossesso.
  • Pierre-Paul Rubens, ispirato all’opera di Raffaello, realizzò una monumentale tela (1604-1605 circa) che rappresenta i due episodi in modo contrapposto con soluzioni pienamente barocche, enfatizzando la spinta dinamica e i contrasti di luce e ombra.

Riflessioni Moderne

David Maria Turoldo, nel 1963, scrisse una potente meditazione sulla Trasfigurazione, definendola "forse il momento più delicato del Vangelo". Egli evidenzia come questa sia una domenica di luce, in contrapposizione al Cristo tentato e alle tenebre. Il punto massimo della storia del mondo è raggiungere questa trasfigurazione, che indica la traiettoria della biologia del mondo: la terra attende di arrivare alla luce per immergersi e diventare luminosa. La luce è un simbolo misterioso della realtà divina, e il corpo di Cristo è lo strumento della sua esplosione. I cristiani sono invitati a salire la montagna, a trasfigurarsi col Cristo, a immergersi dentro la nube luminosa. "Prese i discepoli...", un sottile gioco tra Dio e le creature, che ci fa sentire composti da una componente celeste ma anche il peso della terra. L'attuazione della Quaresima interiore invita a distaccarsi dalle bassure e intraprendere il viaggio dell'ascesa, perché "è sempre in alto che avvengono le cose". In cima con Cristo si incontrano Mosè, rappresentante della legge, ed Elia, rappresentante dei profeti, attraverso cui si rivelano tutti i misteri della terra. I discepoli vorrebbero rimanere, ma prima devono anche loro trasfigurarsi, ridiscendere per risalire l’altra montagna del Calvario. Comprendendo questo, si può "piantare le tende": abbiamo raggiunto la luce!

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